Smart attack!

Istanti di panico oggi! 

Per la prima volta ho guidato (parcheggiato) una Smart. Panico totale. Ma immaginatevi la scena:

"…un gruppo di traslocatori cinesi deve parcheggiare il camion per strada, una via residenziale. Il principale ha lasciato la Smart parcheggiata in modo tale da bloccarli. Vi accorgete che dopo qualche minuto (e con un certo clamore) stanno cercando di alzarla A MANO e di spostarla… Chiedete aiuto via telefono e vi viene detto che le chiavi sono in un certo cassetto. Le arraffate al volo e vi precipitate di sotto."

Entrato in macchina, i primi sconcertanti dubbi. Cosa fare della chiave? Come si accende? La toppa è vicino al freno a mano, bene; e ora? Che è st'affare al posto del cambio? So che la frizione è automatica (quindi dovrebbe essere più facile) riesco a "ingranare" la prima, bene, accelero piano piano, parte, ok. Provo a frenare.

Questo è stato un grosso errore.

Chi immaginava che i freni di una Smart fossero così efficienti. 

Ho rischiato di fare la fine di questa qua sotto.

Per non parlare poi del successivo parcheggio… o.O

(e meno male che in tutto questo frattempo i cinesi erano simpatici!)

Scynt – pt.3

Indice dei capitoli

In principio, era.

Un inizio non concepisce tempo precedente a esso stesso. E non sa nulla, non vede nulla. Esso è solamente. 

Con quel primo istante, quel primo quanto di tempo a seguito del quale inizia l’esistenza, viene all’esistenza il mondo. Acquista un significato il tempo, e lo spazio; il quando, e il dove.

E il silenzio. Il silenzio rende attoniti. E attonito è uno dei suoi primi come. Il mondo è vasto, e l’universo ancora di più. Ma tutto tace. O forse non si ascolta con sufficiente attenzione o abilità.

Arenoll è entrata nella locanda del molo. Ora siede in disparte, fingendo di essere assorta nella contemplazione del boccale e della fiamma della candela. In realtà sta ascoltando i marinai.

I marinai sono noti per la loro propensione al racconto. Chissà, forse le lunghe permanenze in deserto aperto li rendono particolarmente ciarlieri. Forse lo Scynt più pulito alla lunga, a respirarlo, stimola la creatività, l’inventiva.

O semplicemente dopo un po’, sotto il sole, tutto il giorno, si dà di matto.

Comunque sia, ne hanno sempre una da dire. La taverna, quando rientrano dalla pesca, o quando fanno tappa nei loro lunghi viaggi, si riempie di colori, di strani personaggi, di mostri magici, di abissi senza fondo che portano nel regno degli inferi, di sirene ammaliatrici e molte altre divertenti quanto interessanti fandonie mente umana possa concepire.

Arenoll si è sempre chiesta il perché, cioè quale sia il fondo di verità che si cela dietro quelle invenzioni, cos’è che spinge quegli uomini a immaginarsi determinate cose piuttosto che altre.

A volte chi racconta lo fa per divertimento. A volte sono seri. Raramente li vedi spaventati. Ma stavolta è diverso. Arenoll vede che l’intero equipaggio sembra piuttosto terrorizzato. Parlano poco, si scambiano solo brevi frasi. Qualcuno fissa il bicchiere ormai vuoto con aria vacua.

Il barista, da dietro il bancone, è un po’ che li squadra. Ne ha viste tante, e difficilmente qualcosa lo smuove. Con aria di sufficienza si rivolge a uno degli uomini e gli fa:

“Che musi lunghi! Si direbbe abbiate visto la morte in faccia!”

Il silenzio cala fra gli uomini. Alcuni si scambiano occhiate nervose. Nessuno però risponde alla provocazione. Dopo qualche secondo, uno di loro si alza, forse il capitano, e dichiara con voce stentorea:

“Forse non in viso, ma la morte l’abbiamo vista eccome!”

“Non mi dire…” replica il barista. Il marinaio prosegue come se questi non esistesse neppure, gli occhi a fuoco su immagini lontane.

Nemmeno Arenoll si fa impressionare più di tanto. Lei ci è cresciuta in quei posti. Ma ogni volta le storie cambiano di poco, ed è divertente conoscerle tutte. Per non parlare poi di come si diverte a esagerarle ulteriormente per terrorizzare i suoi amici più piccoli. Specie Aik. La fa scompisciare, quello stupidotto. Il marinaio riprende a parlare:

“Era senza dubbio lei!”

“Si, mia nonna… Lei chi?”

“LEI ti dico! La Fanciulla Argentea, la dea della Morte!”

“Questa mi giunge nuova…”

“Perché pochissimi l’hanno vista e hanno potuto poi raccontarlo!”

“Ah questa invece è classica…”

“I miei uomini dal primo all’ultimo possono giurarlo! Equipaggi di Rasfet e Perinna l’hanno vista come noi, e la maggior parte di loro ora è in fondo alle sabbie! Loro non si spingono quasi mai fin qui, altrimenti ve l’avrebbero riferito.”

Ora Arenoll è interessata. Questa è storia nuova. Anche il barista è curioso, ma continua a fingere per provocare il marinaio. Ma questi non sembra aver bisogno di ulteriori stimoli. Prosegue:

“Eravamo ormai al nostro settimo giorno di viaggio, e fino a quel momento era andato tutto fin troppo bene.” gira lo sguardo intorno stralunato “Il Grande riposava tranquillo, basso sull’orizzonte a dritta, quando improvvisamente… Bam!” cala un gran pugno sul tavolo, facendo sobbalzare la fiamma delle candele e rotolare via un bicchiere ormai vuoto “Ecco che improvvisamente arriva una tempesta! Così! Dal nulla! Rapida come mai ho visto in vita mia! Le tenebre ci accerchiarono, la sabbia oscurava tutto, non potevamo neanche respirare.” Fa una pausa, respirando rumorosamente. Evidentemente rivive quelle sensazioni. “Abbiamo lottato per tenere a galla il nostro prezioso carico… Non oso pensare cosa ci farebbero se perdessimo un solo carico d’acqua… Eravamo così presi che ce ne siamo accorti solo quando era a pochi metri da noi” e fa una pausa ad effetto, strabuzzando gli occhi e fissando per un secondo tutti quelli che ha intorno, anche Arenoll che siede in disparte. In quel momento il racconto del marinaio sembra prendere vita; dalla fandonia si passa alla cronaca, le sue parole hanno un peso diverso, nell’aria si respira un po’ di quel terrore che sembra aver attanagliato quei poveri sventurati. E lui riprende, ormai al centro di quell’intreccio di menti e sensazioni, come l’occhio di una tempesta invisibile in miniatura. “Il primo a vederla sono stato io” gli altri confermano con discreti e rispettosi cenni del capo “Stava in piedi, sulle sabbie in tumulto! Non affondava! La figura spettrale avanzava lentamente, ci guardava, ci osservava, e veniva verso di noi vi dico!” ormai urla, prende brevemente fiato “Mai abbiamo visto qualcosa di più spaventoso” improvvisamente il suo umore cambia, come quando cade il vento. Ora il suo tono è sommesso, quasi tremolante “Protendeva… la sua… mano… o quel che era… verso di noi! Indicava noi, bramava noi! Questo è certo” tutti i suoi compagni assentiscono “Un peso sul cuore, ti mozza il respiro anche se l’aria è pulita… Una gelida presenza che reclamava il nostro spirito, ecco cosa!” il marinaio crolla seduto, con aria improvvisamente di nuovo assente.

Arenoll si riscuote. Il racconto l’ha rapita. Ovvio che non ci crede del tutto, come sempre, ma sicuramente questo è il migliore che abbia mai ascoltato. Oppure il marinaio – e tutta la ciurma – è il miglior attore mai visto. Decide che ne ha abbastanza, fa un cenno di saluto al barista ormai ammutolito e si avvia verso casa.


E’ ormai notte, e Shalaiin passeggia lungo il porticato della Piazza Reale di Rannai. A quell’ora, sotto le oblunghe arcate, si gode di un bel fresco. Una musica incostante, a tratti sorniona, a tratti misteriosa, aleggia nell’aria. Shalaiin sa da dove proviene. Senza fretta, procede verso la fonte di quei suoni. Altri camminano intorno a lei; il ceto medio-alto di Rannai si ritrova in questo luogo, dove si intreccia vita politica, intrattenimento e istruzione. Alcuni la salutano, inchinandosi al suo passaggio. Lei ha un sorriso ristoratore per tutti. Ora scorge gruppetti di ragazzi affrettarsi verso quell’angolo della piazza. La luna sbianca le pietre della fortezza lasciate in ombra dalle fiaccole e dai bracieri accesi. Le stelle osservano, fitte. La musica ora domina. Shalaiin la segue, ipnotica, fino alla sua fonte. Il giovane savio suona – incanto è nelle sue mani – esiguo è il numero di savii in grado di produrre una tale estasi, la musica, e ancora più esiguo è il numero di strumenti musicali degni di questo nome presenti su Solariade. E’ un arte preclusa al resto della popolazione, retaggio esclusivo dei già privilegiati savii. Shalaiin siede sulla pietra, la sua lunga e soffice e chiara veste le scorre intorno. Si copre le spalle, che brillano alla luce della luna. E ascolta rapita Knot suonare quel magico oggetto, un oggetto di legno! Ora percuote le corde, ora le sfrega con un arco… Le vibrazioni che genera la fanno fremere ora di allegria, ora di malinconia… E coloro che ascoltano non sanno più se la musica entra in loro o se piuttosto non ne esca, esprimendo quegli accenti nascosti del cuore che non si riesce sempre a esprimere a parole.

Infine, l’incanto giunge a termine, ritirandosi da loro languido come la nebbia di sabbia dopo una tempesta al mattino. Shailaiin riapre gli occhi che inconsapevolmente aveva chiuso (privando in tal modo di una discreta dose di luce, a detta di molti, la Piazza Reale di Rannai). Vede Knot riporre lo strumento con estrema cura. Sa che ora inizierà a parlare al suo pubblico, perlopiù studenti, ma anche aristocratici, perfino qualche mercante.

“La Sabbia, e il Vento” declama, uno dei tanti consueti inizi delle lezioni di tutte le scuole di Solariade, per lo meno quando si parla di Scynt “Questi gli elementi che caratterizzano il nostro pianeta, Proun!” queste frasi introduttive servono più che altro a richiamare l’attenzione dell’uditorio. Knot li osserva, o meglio continua a studiarli, fin da quando stava suonando.

Rileva con piacere la sete di conoscenza dei più giovani; come ingenuamente pendono dalle sue labbra! Ogni volta che parla loro cerca di rinforzare in loro quel desiderio, lo stesso desiderio che lo accompagna da sempre e che non trova mai completa soddisfazione.

Nota con apparente distacco, ma sorridendo ironico dentro di sé, il rispetto, quasi il timore con cui lo guardano le donne aristocratiche. Riesce quasi a vedere attraverso i loro occhi, quanto appaia sapiente, misterioso e potente… Qualità che colui che è realmente saggio ahimè – o per fortuna – solo negli altri percepisce.

Diversa invece è l’ammirazione e l’interesse dei mercanti, esponenti di spicco della Gilda. Uomini dalla mentalità più pragmatica, abituati a vedere nella conoscenza primariamente uno strumento di profitto.

I nobili invece manifestano poco oltre che invidia. La conoscenza è potere, e il solo pensiero che qualcuno possa sfidare, anche solo a livello potenziale, la loro importanza politica, li sconvolge. Povere menti cieche, pensa Knot, a cui sono preclusi i più nobili godimenti dell’intelletto! Altrettanto sconvolgente per loro è l’inconsulta abitudine dei savii di essere sempre pronti a condividere la loro saggezza con la gente del popolo in generale.

Per un attimo indugia sugli occhi di Shalaiin, e come sempre avverte una leggera vertigine. Gli succede sempre quando percepisce una mente particolare. Sa quindi che il massimo beneficio dalle sue parole sarà lei a trarlo. Ne è onorato. Guarda i suoi occhi per un attimo molto più lungo di quanto sia percepito dagli altri, e vi scorge molte cose, alcune delle quali estremamente interessanti, insieme ad altre che sono ancora ignote alla giovane stessa.

“Come voi tutti sapete bene, la natura è caratterizzata dall’ordine. Anche gli eventi più selvaggi e violenti rientrano comunque in cicli, in alternanze affatto casuali che preservano una moltitudine di equilibri” riprende imperturbabile Knot. Alcuni dei suoi ascoltatori annuiscono “Il Grande, il nocciolo di Solariade; questo gigante irrequieto da sempre stabilisce i ritmi delle nostre vite. Chi può conoscerlo? Esso rappresenta ancora un mistero anche per il Sommo Savio” mormorii rispettosi “Eppure esso da sempre manifesta un comportamento coerente, che ha permesso alla nostra civiltà di vivere pressoché indisturbata.” Ulteriori cenni di assenso. “Ora io vi chiedo: cosa fareste se ciò che considerate in tal modo eterno, sicuro, ovvio, cambiasse improvvisamente, venisse inaspettamente a contrariare ogni vostra più chiara e semplice aspettativa?” i savii sono abituati a questo genere di domande. Anche gli studenti lo sono. Ma Knot sta tendendo un esca. E non viene deluso. Shalaiin infatti cambia leggermente espressione, in un modo particolare; nessuno può notarlo, a parte lui. Soltanto chi la conosce da una vita potrebbe. Come per esempio Khaleman, che ora è lontano. Knot sorride dentro di sé pensando all’incarico che gli ha affidato; ma solo in parte è un sorriso divertito. Sia questi che Shalaiin occupano un ruolo importante nella storia che Knot vede snodarsi di fronte a sé. Solo che loro ancora non lo sanno.

Il discorso del giovane savio prosegue, finché non giunge l’ora dei sogni.

Menti selvagge – pt.5

Tutto intorno a lui era divenuto fitte tenebre. Non aveva corpo, né occhi. Solo un punto dimensionale, nel vuoto. “Udiva” cupi rumori intorno a lui, come di tuoni.

Poi, pensò di scorgere dei bagliori, sinistri. La spada del capo si faceva sempre più vicina, con la punta rivolta minacciosamente contro di lui, verso i suoi occhi. Non riusciva a muoversi, non aveva neanche mani con cui ripararsi. La scintillante punta era sempre più vicina, più vicina… Urlò. Le tenebre vibrarono i risposta a tanta rabbia e dolore, ma, improvvisamente, come in risposta agli echi più lontani del suo inconsapevole richiamo, giunse in risposta la luce. Un accecante bagliore lo investì, trapassandolo in ogni particella del suo corpo. Faceva completamente parte della luce, quando una calda voce sussurrò, o pensò di sussurrare, appena sulla soglia dell’udibilità: “Coraggio”.

Non era solo?

La luce continuava a tormentarlo. Aprì gli occhi, e si accorse che il sole gli illuminava il viso, spuntando dalla cresta rocciosa del canyon. Doveva aver sognato. Stropicciandosi gli occhi e stirandosi si alzò in piedi, accorgendosi che qualcuno aveva accesso un fuoco.

Vi si accostò, notando che faceva piuttosto fresco. Poco dopo apparve Smiurl da dietro un masso, portando fra le braccia qualcosa.

“Oh! Buongiorno Kriss! Dormito bene? Hai fame?” esclamò appena lo vide, premuroso.

“Per il buongiorno è da vedersi… Per il resto, la risposta è due volte sì!” fece Kriss sorridendo.

Smiurl si avvicinò al fuoco e iniziò a maneggiare gli oggetti che aveva portato con sé.

“I carri merci erano praticamente vuoti… Però un po’ di cibo sono riuscito a trovarlo… Ecco qua: un otre d’acqua, per cominciare, poi acquavite, carne secca, frutti di sabbia e pere…”

“Frutti di che?”

“Frutti di sabbia! Non mi dire che non li conosci! Sono squisitezze. Si cucinano facendoli bollire nella linfa di Pinzerro, no?… Ma dovrò arrangiarmi con quello che ho…”

Kriss non aveva ancora ben chiaro il concetto. Se ne fece dare uno. Era delle dimensioni più o meno di una noce. Somigliava ad una conchiglia.

“Ma che roba è?”

“Ma dove vivi? Sono larve di Croeggs.”

“Larve?… Vuoi dire… insetti?!” fece Kriss allontanando subito da se la specie di conchiglia.

“Insetti, certo! Ma mica insetti qualunque. Un Croegg anziano può arrivare a pesare come te… Una volta ne ho preso uno grosso così…” e fece il gesto con due mani indicando un metro e mezzo circa. Kriss aveva nel frattempo assunto un’aria decisamente disgustata. Smiurl lo osservò per un po’ in silenzio, sconcertato. Poi disse, tutto contento, riprendendosi bruscamente il frutto di sabbia:

“Vorrà dire che la tua porzione me la mangerò io!”

Kriss sedette a terra, sconfortato. Di nuovo quell’assurda realtà tornava a perseguitarlo. Da dove diavolo uscivano quelle persone, quei posti? Il nano, la ragazza e il gigante, un trio troppo pittoresco per essere reale… Quell’orda di barbari assassini in cui si trovavano… Chi erano in realtà quei tre? La ragazza aveva un non so che di particolare che la rendeva diversa dagli altri che la circondavano. C’era una luce in più nei suoi occhi, e il suo portamento era sempre elegante e sicuro di sé, seducente. Nel suo sguardo c’era qualcosa di nobile, un qualcosa che si avvertiva palese anche nel gigante. Solo il nano non c’entrava niente con alcunché e con chiunque avesse visto finora… Ma sentiva che poteva fidarsi di loro, nonostante in ultima analisi fossero dei perfetti sconosciuti. Forse erano “selvaggi”, ma non animali.

E ora ci si mettevano anche larve di insetti giganti… Per un po’ si trastullò con l’idea che fosse tutto uno scherzo di pessimo gusto.

“Ascolta, Smiurl” fece d’un tratto, guardando serio il piccolo cuoco “…senti un po’… dov’è che siamo?”

“Uh?” fece Smiurl, guardandolo senza capire cosa

intendesse dire “Nel canyon, vicino al fuoco, no? Dove vuoi che…”

“Ma no!” esclamò Kriss, con disappunto.

“Non credo intendesse quello…” disse Theo sbucando alle loro spalle con Corolla.

“Già” confermò lei.

Rimasero a guardarlo, un po’ come se stessero aspettando la sua mossa. Nessuno sapeva bene cosa dire. Infine Kriss si decise, si alzò e disse a bassa voce, con un sorriso nervoso sulle labbra:

“Prima di tutto, questa è la Terra, vero?…”

Corolla sussultò, e Theo sembrò rabbuiarsi nella sua perenne imperturbabilità. Nessuno dei due rispose, così intervenne Smiurl.

“No.” Kriss si voltò a guardarlo. Il nano lo guardava da laggiù molto seriamente, era tutto assurdo! “Questa è Noi-Hert

“Eeh? No-che?” esclamò Kriss sempre più incredulo.

“Un momento” fece Corolla “Kriss, sai dirmi in che epoca siamo?”

“Per favore” disse lui, quasi implorando “dimmi che questo è il ventunesimo secolo!…”

Corolla chinò il capo, per distogliere lo sguardo, impotente. Theo scosse il suo con aria grave.

“Sarà meglio che ti siedi, giovanotto” disse Theo.

Noi-Hert era stata scoperta nel quinto secolo dopo la Grande Guerra di Religione, pochi decenni dopo la realizzazione del viaggio interstellare. Fu il primo pianeta abitabile trovato dalle grandi navi terrestri. Era poco più piccolo della Terra, circa due terzi del suo volume, ma era caratterizzato da una maggiore densità del nucleo, e la forza di gravità raggiungeva quasi 1g. Orbitava solitario, accompagnato solo dalla sua piccola luna, intorno a una stella di tipo G che veniva chiamata Sole ma che in realtà non aveva nome.

I terrestri, nel corso del tempo, avevano creato molte colonie in ogni parte del pianeta, per fini commerciali, di ricerca scientifica e per problemi di densità demografica sul loro pianeta d’origine. Su Noi-Hert era giunto il meglio e il peggio della società sulla Terra; molte furono le menti geniali come numerosi furono anche gli artisti che lasciarono la Terra alla ricerca di nuove scoperte e di più vasti orizzonti, con un intero pianeta a loro disposizione dove rimettere in gioco qualsiasi certezza raggiunta fino ad allora, ma molti furono anche i poco di buono, avanzi di galera, i più spregevoli di tutte le culture terrestri che si ritrovarono lì, in fuga dal sistema che li braccava continuamente. Anche un enorme complesso penitenziario fu costruito, al capo opposto del pianeta. Ma l’altra faccia mostrava una fiorente e nuova società, in cui nuove scienze trovarono fertile terreno per svilupparsi come mai prima di quel momento. C’era spazio per tutti e ogni comodità tecnologica veniva inviata dalla Terra.

Ma fu anche quello a provocare lo sfacelo.

Un giorno, senza preavviso, dopo circa vent’anni di frenetico sviluppo, i terrestri avevano abbandonato tutte le colonie a loro stesse.

Cominciarono a circolare delle leggende, leggende dove gli spiriti del pianeta erano emersi dalle profondità del mare per scacciare tutti i coloni, risparmiando solo i nativi del pianeta. Pochi erano quelli che ci credevano davvero, almeno all’inizio. I più saggi erano convinti che ci fosse qualcosa di molto più concreto dietro tutto ciò. Una guerra, forse, qualche catastrofe, sulla Terra…

Ma, comunque andarono le cose, i coloni si resero presto conto che non avrebbero potuto fare quasi nulla per arginare l’imminente declino che la Terra aveva loro imposto. Senza il supporto delle grandi navi orbitali, i cosiddetti Titani, cessarono le comunicazioni globali, i grossi scambi commerciali. Le macchine o ogni altra creazione della tecnologia terrestre andarono via via scomparendo, essendo il loro complesso funzionamento sconosciuto ai pochi scienziati rimasti. Infine si formarono le prime orde e tutto scivolò sempre più nell’anarchia.

“Non posso crederci” disse Kriss piano dopo qualche minuto di silenzio meditativo. E poi, più risoluto:

“Come posso aver viaggiato nel tempo? E’ chiaramente impossibile!”

Neanche noi riusciamo a credere davvero alla tua storia, perciò siamo pari…” interloquì Corolla, sorridendogli.

Nonostante le spiegazioni di Theo, (completamente assurde) Kriss non riusciva a darsi pace.

Cosa ci faceva lì? Dove sarebbe andato? Che ne sarebbe stato di lui? Pensò a casa sua, a tutti quelli che erano in pena per lui… Sei una persona scomparsa, disse fra sé.

Corolla vide il suo sconforto. Gli si inginocchiò a fianco, mettendogli una mano sulla spalla, e disse:

“Non preoccuparti. In qualche modo troveremo una risposta…”

Kriss la guardò, depresso. Poi riuscì a prodursi in un mezzo sorriso e disse:

“Grazie.”

“Ehi! Guardate qua!” esclamò la vocetta di Smiurl da poco distante. Tutti si radunarono intorno a lui.

“Guardate cosa ho trovato!”

Si chinarono a osservare. Era il corpo di uno dei soldati, a fianco a quello del suo cavallo.

“Cosa sono queste?” chiese Corolla, indicando delle strane piastre somiglianti ad un’armatura.

Kriss si inginocchiò, e toccò la superficie di una delle piastre, e questa si illuminò improvvisamente, poi si spense lentamente, quando ritrasse repentinamente la mano, illuminandosi poi di bagliori simili a scariche elettriche, d’aspetto simile a ologrammi.

“Ma che cavolo?…” disse Corolla.

Theo staccò una serie di piastre dal morto per esaminarle. Le portarono alla luce per poterle meglio osservare. Theo se le rigirò tra le mani, poi indicò una protuberanza con due spie luminose.

“Questa è la riserva energetica…” e, indicando tutta la strana armatura: “…non può essere che il prodotto di Ayonn.”

Smiurl emise un gridolino di timore.

“Ne sei sicuro?” chiese Corolla, improvvisamente seria.

“Certo. Non ci sono dubbi. Nessuno possiede più tecnologia come questa”

Kriss che aveva osservato i due in silenzio, d’un tratto chiese:

“Cos’è questo Ayonn?”

“La mitica città di Ayonn, l’inespugnabile!” esclamò Smiurl con voce timorosa.

“Inespugnabile?”

“Sì, Ayonn, la città di luce, protetta dal suo sempiterno scudo magico!”

“Smiurl, lo stai spaventando…” lo riprese Corolla.

“Spaventando?” fece Kriss, risentito. Poi, a Smiurl: “Continua”.

“Ebbene, ecco… Ayonn è la città magica che resiste eterna dai tempi dell’abbandono. Nessuno può entrarvi, e nessuno riesce neanche ad avvicinarvisi. Il suo scudo magico è una difesa invincibile anche dal solo pensiero di assalirla. Al suo interno vi sono ricchezze e lussi inenarrabili, e si dice che i pochi ayonnesi che siano stati visti brillino di luce propria come spiriti!” spiegò Smiurl in un emozionato crescendo, poi tacque di colpo, come se avesse paura di quello che aveva detto.

“Interessante” disse Kriss, per niente impressionato “Almeno questo spiegherebbe quello che abbiamo visto stanotte…”

“Per non parlare di questa armatura” disse Theo.

Kriss si allontanò dal gruppo, tornando verso il focolare. Afferrò la spada appoggiata a un masso, poi si arrampicò su una rupe. Si girò a fissare l’orizzonte. Il sole era ormai sorto. E forse in lui stava sorgendo anche la speranza. Ayonn, una città civile. Tecnologia. Sapere. Risposte.

Improvvisamente protese la spada verso occidente, ed esclamò:

“Verso Ayonn!”

Menti selvagge – pt.4

L’orda procedeva spedita sull’altopiano, in testa la jeep con il capo. I cavalli caricati di armi e uomini sollevavano nuvole di polvere, correndo sotto gli sproni dei cavalieri.

Kriss si trovava alla retroguardia, in sella all’enorme cavallo era di Theo, insieme a Smiurl. Gli altri due erano poco più avanti.

In quel momento Kriss stava pensando che mai aveva creduto che andare a cavallo potesse essere così frustrante. In effetti temeva che quando, e soprattutto se fosse sceso, qualcuno molto misericordioso avrebbe dovuto rimontarlo pezzo per pezzo. Nelle ossa aveva ogni scossone, e nelle orecchie le urla di quella massa di… (non sapeva neanche chi fossero), nonché quelle stridule di Smiurl, le quali stentava ad interpretare…

Dopo quella che sembrò essere un’eternità, il frastuono iniziò a scemare, i cavalli rallentarono e infine si fermarono sparpagliandosi lungo l’orlo di un canyon, che piuttosto improvvisamente tagliava loro la strada, una lunga ferita che tagliava quella vasta pianura rocciosa semidesertica.

Dalla sua posizione arretrata Kriss vide il capo saltare agilmente sul cofano della sua jeep. Un modello davvero raro, pensò Kriss, non riconoscendola in nessuna delle vetture da lui conosciute. Il capo attaccò a parlare.

“La preda giungerà qui al tramonto. Attaccheremo fulmineamente e li sconfiggeremo ancora prima che abbiano il tempo di allungare la mano a prendere una lancia!”

Un urlo si levò dalla marmaglia.

Cosa diavolo ci faccio in mezzo a questa gente? Si chiese Kriss. Un altro massacro stava forse per compiersi davanti ai suoi occhi? Strinse gli occhi come a negare la realtà che lo circondava, e dovette stringere forte anche la sua cavalcatura, perché l’animale iniziò a sbuffare e a scuotere il collo.

“Lascia andare Betty!” esclamò Smiurl da dietro le sue spalle, cercando di tirarlo verso di sé.

“Io e l’avanguardia” stava continuando il capo “ci apposteremo dietro quell’ansa; il resto di voi rimarrà in agguato qui e dall’altra parte, laggiù…” indicò alle sue spalle “Quando vedrete noi attaccare frontalmente, voi scenderete a rotta di collo a tagliare loro ogni via di fuga, possibilmente facendo un gran bel baccano del diavolo…” terminò con una risata.

“A presto!” salutò facendo un cenno con la mano come se stessero tutti andando a fare una gita al lago, mentre si avviava giù per la scoscesa parete del canyon rombando e sollevando un gran polverone, subito seguito da buona parte degli uomini a cavallo.

Kriss era ancora un po’ frastornato quando Corolla e Theo li raggiunsero.

“Piaciuto lo spettacolo?” esclamò Corolla sarcastica.

“Dobbiamo trovare un riparo” disse Theo.

Kriss non comprendeva.

“Che sta succedendo?” chiese.

“Succede che ci sarà una gran bella battaglia, come direbbe il capo” disse Corolla “ma non del genere che lui si aspetta. Troppo a lungo ha nutrito serpi di fra il suo seguito! Ora solo il tradimento otterrà in cambio…”

Kriss non capiva, di nuovo. Doveva essere evidente dalla sua espressione, poiché Corolla riprese a dire, con tono più mite:

“Ci sono molti nell’orda che si sono stancati della guida del capo. Pensa a Jeorghe: sono molti i tipi come lui, qua in mezzo…”

“Tutti tipi che ci ammazzerebbero volentieri!” esclamò Smiurl che fino ad allora era rimasto in silenzio.

“Ora…” riprese lei “…noi ci siamo accorti di ciò che sta accadendo, ma non ci è stato possibile avvertire il capo… Jeorghe e i suoi ci hanno impedito di avvicinarci… poi sei arrivato tu… insomma: ora non ci resta che nasconderci e sperare che non si diano troppa pena a cercarci”

Kriss annuì con la testa, fronteggiando l’impresa di assimilare ulteriori nodi indigesti di quella realtà assurda, senza capo né coda. Non riusciva neanche a chiedersi dove accidenti fosse finito, che posto fossequello, che razza di farabutti fossero quegli assassini e cosa stesse succedendo. Non riconosceva praticamente più nulla, si sentiva come se fosse diventato pazzo. Gli era difficile persino capire quello che gli dicevano, la lingua era distorta e certo dalle sue parti non parlavano così.

“Forse sto sognando” disse d’un tratto all’orecchio di Betty. Lei non rispose.

Si erano nascosti dentro una grotta naturale in una parete del canyon, in un punto dove non era possibile scorgerli dal basso dov’erano il capo con i suoi, ne dall’alto dov’erano gli altri.

Si prepararono ad attendere.

Il sole sprofondava lentamente e inesorabile, ansioso e tremulo, pronto ad essere inghiottito dalla profonda gola della notte, per cedere il passo alle sue miriadi di piccole emissarie. Bagliori alieni danzavano sull’orizzonte e i raggi più forti correvano l’ultima corsa scurendosi sempre più e trasformando la rossiccia pianura desolata in un enorme arazzo, e i soldati in sagome forse sognate.

Nemmeno il minimo rumore turbava la calma e il silenzio assoluti che ora regnavano; Kriss riusciva a sentire soltanto il battito del suo cuore e il flusso del sangue nelle orecchie. Per quello che ne sapeva, Theo, Corolla e Smiurl potevano anche aver smesso di respirare.

Scomparve ogni pallore crepuscolare, e le tenebre si fecero più fitte. Ad un tratto, ascoltando con la massima attenzione, Kriss avvertì un vago rumore. Sembrava proprio la carovana che stavano aspettando.

Il tempo sembrò rallentare ancora di più il suo cammino. Kriss poteva sentire i secondi scorrergli fra le dita come mercurio, liquido, passandovi faticosamente attraverso per poi cadere con insopportabile lentezza, quasi esitando, e spegnendosi poi a terra con un tonfo.

Ormai il convoglio stava passando proprio sotto di loro. Tenui e fugaci bagliori illuminavano le pareti del canyon. Kriss si sporse, insieme agli altri, per osservare. C’erano una decina di grossi trasporti, e molti cavalli montati dalla scorta. Delle luci erano appese sui carri merci, qualcuno trainato da cavalli e qualcuno a motore.

Ora l’attacco era imminente. E infatti non si fece attendere troppo. Improvvisamente si levarono delle urla dalla gola, che echeggiarono infinite volte sulle pareti rocciose confondendo l’orecchio. Si udì quindi il rumore acuto della jeep del capo, che subito divenne anche visibile, sbucando dal suo nascondiglio, seguita dall’avanguardia. La carovana si fermò bruscamente, e tutta la scorta si dispose intorno ai primi carri merci.

Appena l’orda iniziò a scontrarsi con la scorta dei mercanti un altro clamore ancora più alto iniziò a farsi sentire al di sopra di tutto il baccano, che permeava la gola come l’acqua in una bottiglia. Tutta la parte restante dell’orda piombò alle spalle del convoglio, chiudendo in una morsa mortale le forze nemiche.

Dopo pochi minuti passati come ore non rimaneva quasi più traccia dei difensori dei convogli.

Corolla ruppe il silenzio:

“Ascoltate, cos’è questo…”

Una cupa vibrazione andava crescendo molto rapidamente e rimbombava attraverso le rocce. All’improvviso si udì un acuta nota squillare per tutta la gola, e tutti i combattenti si fermarono, sorpresi. Iniziarono a guardarsi intorno.

Repentinamente lo squillo di quel misterioso strumento cessò, lasciando di nuovo la scena al silenzio. E silenziosamente i margini del canyon si riempirono di luci. Alcune piccole, altre più grandi, di tutti i colori. Sembravano fuochi fatui, tremolanti, che danzavano lentamente avanti e indietro. Kriss rabbrividì.

Poi, improvvisamente, l’oscurità della gola fu squarciata da un fascio luminoso, da riflessi di ogni colore dello spettro che accecò tutti, compresi Kriss e gli altri al riparo nella grotta. E a nulla serviva chiudere gli occhi; la luce sembrava arrivare direttamente nella mente.

Seguì un gran frastuono, cupo. Quando gli occhi di Kriss ripresero a funzionare, vide che quelle luci assalivano e massacravano l’orda ormai confusa, impotente.

Tutto avvenne molto rapidamente. Dopo pochi minuti già si stavano allontanando lasciando dietro di sé soltanto un silenzio di morte.

“Cosa diavolo?…” fece Corolla, esprimendo lo stato d’animo generale.

“Aspettiamo” disse Theo.

Rimasero nascosti ancora per qualche minuto, finché furono sicuri di non udire più alcun rumore, dopodichè uscirono allo scoperto. I carri merci giacevano ormai abbandonati, e le loro fiaccole ancora illuminavano la zona.

Discesero verso la zona della battaglia, incontrando sempre più frequentemente i corpi dei caduti.

Videro del fumo alzarsi da dietro un masso, e corsero lì. Dietro c’era la jeep, la cui tappezzeria alimentava il fuoco.

“Il capo!” esclamò Smiurl.

In effetti, era il capo, appoggiato al parafango posteriore. Doveva essere in fin di vita, poiché stava perdendo molto sangue da una vistosa ferita al petto. Corolla, Theo e Smiurl rimasero impalati dinanzi a quella scena, non sapendo bene come comportarsi. Kriss invece si avvicinò. Il capo alzò gli occhi e vedendolo riuscì nonostante tutto a sogghignare.

“Forse eri veramente una spia…” tossì, sangue alla bocca. Poi vide gli altri tre e comprese “Dovevo aspettarmelo…”. Sospirò rauco, e con un ultimo sforzo alzò gli occhi verso Kriss e iniziò a dire:

“Almeno potreste vendicar…” ma le parole gli morirono sulle labbra, insieme al suo ultimo respiro.

Rimasero un po’ a contemplarlo. Kriss non riusciva a reagire di fronte a quella morte. Poi, dopo alcuni istanti, senza neanche rendersene conto, si ritrovò ad avanzare verso di lui. Si sentiva come se fosse proiettato fuori dal suo corpo e qualcun altro stesse in effetti muovendo i suoi muscoli. Si abbassò sul morto, e vide distrattamente che le proprie mani slacciavano la sua cintura. Un istante dopo si ritrovava con la sua spada fra le mani, rivolta al cielo, fissando la lama che mandava sinistri bagliori.

Smiurl nel frattempo si era tutto ritirato su se stesso, acquistando una tinta brunastra. Theo invece era tornato impassibile come sempre. Corolla sembrò approvare il gesto di Kriss. Si avvicinò anche lei e prese la catena del capo, che giaceva ora a terra.

Improvvisamente Kriss tornò in sé, avvertendo di nuovo la terra sotto i suoi piedi, l’aria che gli soffiava contro, gli sguardi dei compagni, e il possente peso della spada, troppo lunga e pesante per essere brandita con una mano sola. Subito la poggiò a terra, appoggiandovi poi il proprio peso.

“Qualcosa non va?” fece Corolla, poggiandogli una mano sulla spalla.

“Eh?… Credo… Credo di no…” rispose Kriss.

Ma in verità non capiva ancora cosa fosse successo.

“Ci accampiamo qui, fino al mattino” sentenziò Theo.

Il ritorno dei Ra’Hesh – pt.1 (Progenie)

– Lady Shin, eccoci arrivati – disse l’apprendista all’arresto della carrozza, osservando la radura al di fuori del finestrino.

Shin gli sorrise. Era un bravo ragazzo, ed un buon apprendista. Avevano, a dispetto di qualsiasi cosa lui potesse pensare, la stessa giovane età.

L’apprendista aprì lo sportello della carrozza e scese, e annunciò:

– L’eterna chiede una sosta!

– Loris… – lo rimproverò lei – Quante volte devo ripeterti che non desidero che si usino simili appellativi?

– Ma signora…

– Niente ma… E non sono una signora! – esclamò protestando.

Non c’era verso… Gli abitanti di Saberinne continuavano a ritenerle dee materializzatesi dal cielo.

Si allontanò cogitabonda verso il bosco per ottenere un po’ della tanto sospirata privacy, ritraendo in sé le sue percezioni. La sua lunga veste nera ondulava fluida sul corpo dalle perfette proporzioni, i lunghi riccioli biondi danzavano allo stesso ritmo del suo passo.

Adesso non montarti la testa – la voce di sua sorella, gemella, nella mente.

– Senti chi parla… – le rispose nello stesso modo. Si trovavano a diverse centinaia di chilometri di distanza… Ma in effetti non contava. La mente dell’una era sempre a un passo da quella dell’altra.

Si sedette su un ceppo di un albero, e raccolse un piccolo fiore che cresceva fra le radici.

– Shad, sai dirmi perché continuano a chiamarmi “signora”, “dea”, “eterna” e altri ridicoli titoli del genere mentre a te non capita mai?

Sorellina, sei tu che lo desideri, in fondo! (tono canzonatorio)

– Cosa dici?

Ah, lo sai benissimo…

– Signora! Signora, presto! – Loris stava correndo verso di lei.

Vai a vedere cosa turba il tuo caro Loris…

– Smettila!

– Signora!

Presto…!

– Non vi sopporto più… – mormorò Shin a denti stretti e si avviò su per la collina da dove stava caracollando Loris.

– Cosa succede Loris? – gli chiese in tono stanco, indifferente.

Il ragazzo non era abituato all’attività fisica. L’improvviso sforzo lo aveva estenuato. Stava piegato con le mani sulle ginocchia, e mentre cercava di riprendere fiato faceva anche il possibile per fare il suo resoconto.

– Signora… Johny… nella forra… la legna… un mostro… campo mentale…

Le uniche parole che colpirono davvero Shin furono le ultime. Un campo mentale? Sperduto in mezzo a quel tranquillo bosco?

– Conducimi – gli ordinò. Con un rantolo lui tornò ad inerpicarsi su per la collinetta.

C’era un certo scompiglio nell’accampamento improvvisato… La maggior parte dei giovani studenti correva da una parte all’altra senza sapere cosa fare. Solo un gruppetto dei più anziani studenti fra i Percettivi si era radunato in disparte, con lo sguardo assente. Shin poteva sentire il modesto campo telempatico che avevano imparato a proiettare intorno a sé, e come cercavano di percepire da che parte provenisse questo supposto campo mentale.

Non siamo riusciti ad individuarlo – le disse la voce del più anziano.

Lei non rispose. Aveva avvertito qualcosa di strano. Si allontanò dagli altri verso il punto più alto della collina. Nella piccola valle che si stendeva ai suoi piedi, ricoperta di vegetazione, poteva avvertire ora distintamente la presenza di un’entità che sembrava avanzare verso di loro. Non l’aveva mai incontrata prima, ma non era sicura. La percezione non era il suo forte… Voleva vedere meglio. Si guardò intorno. C’era un massiccio albero simile ad un abete: sarebbe andato bene. Un attimo di concentrazione e usò il potere della sua mente per sollevarsi da terra. Levitò lentamente fino a raggiungere il ramo più alto che potesse sostenerla, sotto lo sguardo meravigliato degli studenti, specie i Cinetici.

La vide quasi subito, una macchia indistinta di colore, fra le fronde, muoversi disordinatamente, apparentemente nella loro direzione. Dovevano assolutamente saperne di più! Lei stessa non aveva mai visto niente del genere.

– Oggi faremo una scoperta! – pensò fra sé.

Puoi giurarci che è strana – convenne Shad. – Non ho mai visto niente di simile… Posso percepirla attraverso di te e non riesco a capire che cosa sia…

– Non preoccuparti sorellina, adesso lo acchiappiamo!…

Si rivolse agli studenti sotto di lei.

– Vi prego di mantenere la calma. Abbiamo incontrato un’entità anomala, ma non sembra essere pericolosa. Dobbiamo cogliere questa fortunata occasione per cercare di studiarla! Ora, intendo scendere di qui e andare incontro a quella cosa. I più coraggiosi fra Cinetici, Dinamici e Energetici possono accompagnarmi…

Scese planando dall’albero, toccando terra con grazia infinita. Dopo qualche istante un gruppo di esitanti studenti si fece avanti.

– Bene, andiamo!

Li diresse giù per il pendio ombreggiato da alti alberi, fino al punto in cui stimava si trovasse la creatura. Giunsero in una radura.

– Dov’è finita? – si chiese Shin, non percependo più la sua presenza. Un attimo dopo udirono un urlo terribile alle loro spalle: improvvisamente la cosa era fuoriuscita dal bosco e si dirigeva verso di loro! Aveva tutta l’aria di essere ostile.

Rapidamente Shin impartì gli ordini:

– En.! Cercate di contenere la sua energia – la creatura non sembrava avere corpo, solo macchie di colore mobili semi trasparenti attraversate da bagliori e strutture simili a tentacoli, alcune delle quali si protendevano con rumore di scariche elettriche verso di loro – gli altri, Cin. e Din., stabilizzate un campo costrittivo intorno a quell’affare!

Gli studenti ubbidirono pronti. Un lieve bagliore azzurrino apparve intorno alla creatura, la quale rallentò visibilmente i suoi movimenti.

– Bravi! Ottimo lavoro… – Shin stava ancora parlando quando il mostro emise un urlo altissimo e si impennò, letteralmente. La bolla azzurrina che lo circondava esplose, mandando gli studenti a terra per il contraccolpo. Una luce iniziava a brillare sulla sommità della cosa, forse la testa.

Fu un attimo, con un velocissimo balzo telecinetico si mise fuori portata, altrimenti il tremendo flusso energetico l’avrebbe disintegrata in pieno.

Shin!

– …Tutto a posto sorella… – rispose piano dopo essersi ripresa dal momentaneo choc.

– Mi stai facendo incavolare! – urlò alla creatura da una ventina di metri di altezza, mentre nella sua mano cominciava a brillare una mutevole lama di luce multicolore. Un attimo con dopo scagliò con un urlo liberatorio la propria energia contro di lei, un lungo raggio rosso e bianco che l’attraversò

da parte a parte. Il mostro sussultò, poi esplose. Shin si riparò gli occhi dalla luce abbagliante.

Yu-hu! Centro!!

Un attimo dopo la radura era tornata alla tranquillità, era come se non fosse successo assolutamente nulla. A parte la mezza dozzina studenti riversi a terra. Shin scese a terra e corse verso di loro.

– Oddio, che ho fatto!… – si inchinò su quello più vicino. Respirava ancora. Gli pose la mano sulla fronte e si rivolse alla sorella.

– Shad…

Non preoccuparti, sta bene… Devono essere rimasti semplicemente storditi… Quell’affare sembrava avercela specialmente con te…

Shin trasportò telecineticamente uno a uno gli studenti su per la collina. Infine si sedette stanca, sotto lo sguardo attonito e timoroso degli altri.

Qui c’è qualcosa che non va… – disse in comunicazione privata con Shad.

– Hai ragione… Dobbiamo saperne di più.

– E credo che non sia una buona idea continuare a viaggiare in questi boschi… Se dovessero essercene degli altri…

– Effettivamente non è stata proprio una passeggiata…

– Dobbiamo dirlo a mamma e papà…

– Forse loro ne sanno qualcosa.

– Vediamoci a Saberinne città.

– Va bene, a presto.


Finita la cena Shad si congedò e si allontanò verso la prateria ondulata, nel buio della notte rischiarata da quelle strane stelle. Camminò per un po’, temendo che i suoi apprendisti potessero scorgere il riverbero della luna sulla sua veste bianca e seguirla. Si sedette su una roccia, in posizione meditativa. Chiuse gli splendidi occhi che insieme alla sorella aveva ereditato dalla madre e lasciò vagare la mente sugli avvenimenti della giornata. Shin aveva avuto proprio una piccola avventura… Tipico di lei. Però stavolta era diverso. Non era stata poi così piccola, dovette riconoscere. Chissà da dove veniva quella creatura. Chissà se Thorium… Stava per mettersi in comunicazione con la sorella quando si fermò. Aveva percepito qualcosa… Ma non ne era proprio certa.

Allontanò da sé tutte le percezioni sensoriali esterne e i pensieri di poco

prima ed estese al massimo la sua sensibilità ricettiva. Il suo campo di percezione diveniva ogni giorno più potente, come anche le altre facoltà della sorella.

Si stava distraendo di nuovo. Si riscosse e tornò a concentrarsi.

Sospiro.

Niente.

Respiro.

Niente.

Niente.

Respiro.

Eccolo di nuovo! Non si era sbagliata.

Inseguì la sensazione con tutte le sue energie fino ad avvertirlo di nuovo, stavolta con maggiore chiarezza. Una specie di eco. Avvertiva un’eco lontanissima, ed era come ascoltare il soffio del vento fra i petali di una stella alpina sulla sommità di un alto monte a mille chilometri di distanza. Un’eco debolissima, ma estesa a tal punto che ora avvertiva la vibrazione quasi ovunque. Non sembrava venire dal pianeta, ma a quel punto non ne era certa. Ritirò la sua mente, incerta, e riaprì gli occhi.

La luna era tramontata, erano passate diverse ore, e non se ne era resa conto.

Shad, ora che sta succedendo?

– Non capisco…

Che cosa non capisci?

– Stanotte ho percepito qualcosa di strano… Sembra che il tuo incontro di oggi non sia destinato a rimanere l’unico fatto interessante della giornata…

Cosa hai sentito?

– Non lo so… So solo che era lontano. Più lontano di qualsiasi altra cosa abbia mai percepito… Ed era enorme.

Cominciamo a preoccuparci?

– Credo che vi saremo costrette…

Sedeva immobile, nel buio, sospeso nel vuoto sopra uno stelo di metallo che spariva sotto di lui inghiottito dalla tenebra. Respira, concentrati. Via.

Un salto e giù nella voragine. Un lieve, elegante, movimento e due spade

fluorescenti apparvero nelle sue mani. Gli ostacoli piovevano da ogni direzione, a tutte le velocità. Schiva, colpisci, ruota, spazza, para, affonda. Continuava a cadere, ma riusciva a rimanere concentrato quel tanto che bastava per rallentare la discesa.

Atterrò elegante e flessuoso come una tigre, i muscoli leggermente rigonfi per lo sforzo. Scattò in piedi e prese a correre facendo ruotare le spade nelle mani. Dopo pochi istanti avversari invisibili lo affrontarono con armi e arti d’energia. Mente, occhio, braccio, di nuovo mente. Perfetta coordinazione. Un colpo per ogni obiettivo.

Ora era circondato. Presto avrebbe dovuto far appello a tutta la sua forza e abilità. I colpi arrivavano da tutte le parti e lui schivava prodigiosamente, a velocità innaturale, come se stesse danzando ad un arcano ritmo a tutti gli altri sconosciuto, un ritmo che da sempre aveva dentro sé.

Thorium, dobbiamo parlare…

– Accidenti – disse fra sé mentre continuava a combattere – dovevate interrompermi proprio sul più bello?

Crediamo si tratti di qualcosa d’importante…

– Ah, e va bene, sorelline… – un’altro colpo fatale – Arrivo subito!…

Dopo pochi istanti attivò uno dei tanti congegni che aveva addosso, e la luce tornò nella sala di addestramento, rivelando ora solo un semplice quanto enorme e vuoto stanzone.

– Posso farmi una doccia? – disse ad alta voce.

Certo fratellino – risposero Shin e Shad.

Dopo qualche minuto si recò presso il suo personale (ed unico nel suo genere) punto d’accesso alla rete del Proiettore di Ayonn. Preferiva fare affidamento su quella macchina. Le faccende telepatiche non gli erano mai state così familiari come agli altri suoi consanguinei.

I dati relativi al Proiettore di Saberinne erano già inseriti. Le due macchine comunicavano incessantemente, e anche se avevano lo stesso nome erano completamente diverse. Il Proiettore di Ayonn era molto più evoluto. Thorium ignorava quali fossero tutte le sue funzioni, sebbene fosse oggetto di studio da parte sua da anni.

Formulò il pensiero di comando e la macchina riconobbe il suo proprietario.

Portami a Saberinne – pensò Thorium, e la macchina ubbidì.

Nella sua mente si formò l’immagine di Saberinne, nello specifico dei giardini di palazzo, dove da piccolo aveva tante volte giocato insieme alle sue sorelle minori. Erano già lì ad aspettarlo.

Quando imparerai la telepatia? – si lamentò Shin.

Sorellina… – iniziò Thorium.

Oh Shin, quando smetterai di affliggerlo così?

Non lo sto affliggendo… E sai bene che dovrebbe farlo!

E chi l’ha detto?

Ma Shad!

Scusate se vi interrompo, carissime… – intervenne lui – Non che non apprezzi la vostra compagnia, ma perché non mi spiegate il perché di questa convocazione invece di bisticciare?

Scusa Thory – disse Shad.

Hai ragione… – disse Shin – Racconterò quello che mi è successo…

Aspetta – la interruppe Shad – Ci penso io… Thorium, rilassati. Cerca di percepire la mia mente.

Ok... – fece lui. Non era la prima volta che lo faceva. Sin da piccoli giocavano agli indovinelli in questo modo… Ora però il gioco era divenuto qualcosa di più. Avvertì il tocco di Shad che stava gentilmente cercando di insinuarsi fra i suoi pensieri. Lentamente nella sua mente prese forma un’altra immagine. Era a fianco di Shin, nella radura, insieme ai suoi studenti. Vide il mostro urlare e uscire dalla boscaglia. Assistette a tutta la scena finché Shin lo fece fuori e tornò al campo.

Accidenti – disse quando lo spettacolo terminò. – Non ho mai visto niente del genere…

Puoi dirlo forte! – disse Shin – E anche Shad ha qualche novità…

Già… Non so spiegarlo bene… – confermò la sorella – di campi di attività mentale ne ho percepiti tanti, ma quello che ho sentito qualche notte fa…

Pensate che le due cose siano collegate? – domandò Thorium.

Potrebbe essere – disse Shad.

Non credi dovremmo consultare i nostri genitori? – chiese Shin. Dopo qualche istante di riflessione Thorium convenne.

Allora preparati, ci mettiamo in contatto con loro.


Kriss e Sabrina, nel momento in cui ricevettero il contatto, stavano dormendo… la scena prese forma nelle loro menti come un sogno poi

acquistò gradatamente il vigore di realtà sotto la spinta mentale congiunta delle gemelle.

– Cara, credo che i ragazzi abbiano bisogno di qualcosa… – biascicò senza aprire gli occhi.

– Strano… – disse lei subito desta al richiamo dei figli – …non chiamano mai quando sono in viaggio…

– Sentiamo cos’hanno da dire…

Dopo qualche minuto i tre ragazzi poterono avvertire la presenza mentale dei genitori, anche se non potevano vederli.

Mamma, papà! – esclamarono le gemelle.

Thorium si sforzò di prodursi in un abbraccio mentale.

Che accoglienza! – fece Kriss.

Tesoro, dimentichi che per loro sono passati dei mesi dall’ultima volta che ci hanno visto! – intervenne Sabrina.

Hai ragione… Sapete… – disse rivolto ai ragazzi – …qui saranno passate un paio d’ore…

Dopo ulteriori convenevoli, Kriss disse:

Allora, sentivate semplicemente la nostra mancanza?

Sai benissimo che non è solo questo… – disse Shad.

Negli ultimi giorni qui su Noi-Hert sono successe un paio di cose che non ci spieghiamo – disse Shin.

Kriss e Sabrina fecero una breve pausa. Poi lei disse:

Perché non ci illustrate per bene quello che vedo nelle vostre menti?

Ecco, un momento… – Shin e Shad riprodussero i loro ricordi con la massima accuratezza possibile.

Kriss si rivolse in comunicazione intima alla moglie. Stavano pensando la stessa cosa. Di comune accordo estesero le loro menti al di là del loro spazio e del loro tempo fino a giungere nei più remoti luoghi della galassia di Noi-Hert.

Era un sospiro quello? – fece Thorium rivolto al padre.

Eh? No, co…

E’ che stavamo dormendo – intervenne Sabrina – Vostro padre è stanco…

Ah… Scusateci allora… – Thorium non sembrava molto convinto.

Allora, che ne pensate? – chiesero le gemelle dopo un po’.

Beh, non siamo proprio sicuri… – disse Kriss – …dovremmo cercare di saperne di più. Vi consigliamo di recarvi alla Rocca del Telepate per sentire cos’ha da dire in proposito l’Anziano.

Si parte… – fece Thorium.

Mi raccomando, state attenti! – fece Sabrina, preoccupata.

Mamma, sai bene che sappiamo badare a noi stessi… – dissero le gemelle.

Vostra madre ha ragione, non si sa mai… Fate buon viaggio ragazzi!

I genitori si ritirarono lentamente dal contatto, dopodichè con un ultimo moto d’affetto si separarono anche le gemelle.

Allora pare che ci vedremo presto! – disse Thorium.

Incontriamoci direttamente alla Rocca – disse Shin.

D’accordo.

A presto fratellino.

– Sono in pensiero per loro, Kriss.

– Lo sono anch’io, Saberinne.

– Siamo sicuri che siano pronti per ciò che li attende?

Sospiro. – Non lo so. Ero pronto io quando tu mi chiamasti a te?

– Non mi conforta…

– Lo so, cara, lo so. Dobbiamo avere fede e fiducia in loro.

Sospiri.

Thorium chiamò il sindaco di Ayonn.

– Buongiorno Markel. Come vanno oggi le cose? – il volto del sindaco apparve sullo schermo.

– Oh salve Thor! Come al solito, più o meno… C’è una novità però.

– Sarebbe?

– Ho ricevuto un messaggio dal Telepate Anziano, amico mio. Dice che richiede la tua presenza alla Rocca. Vuole parlarti.

– Che coincidenza! Mi stavo dirigendo proprio lì! Non so se le mie sorelle ti hanno già informato…

– Cosa dovrei sapere?

– Sono sicuro che lo faranno presto. C’è stato un avvistamento di una creatura di energia psichica, credo, e mia sorella ha percepito uno strano campo di attività mentale. Più di questo non so dirti, non ho idea di cosa si tratti.

– Uhm. Molto strano. Sicuramente l’Anziano ne saprà più di me. Mantenetevi in contatto con me, manterrò tutte le risorse del Proiettore a vostra disposizione.

– Grazie per l’aiuto, amico.

– E’ sempre un piacere – sorrise Markel, e chiuse la comunicazione.

Riempì la borsa di oggetti che gli sarebbero potuti tornare utili, nonché di qualcosa da mangiare, senza dimenticare di prendere con sé le sue preziose spade di cristallo più duro del diamante, acciaio e altri materiali reattivi all’attività mentale. Aveva appreso la tecnica per lavorare quei materiali a Saberinne, dove fra l’altro aveva potuto studiare le preziose sciabole che erano appartenute alla madre prima di conoscere suo padre.

Indossò la tuta da viaggio e gli occhiali di protezione e saltò sulla moto, un mezzo versatile creato apposta per quel tipo di territori.

Uscì dalla felice città sollevando una certa quantità di polvere dietro di sé. Poi dopo qualche istante raggiunse lo scudo generato del proiettore. Lo attraversò senza sentire quasi nulla, giusto un formicolio alla base della nuca. Aveva un dispositivo tracciante che funzionava come una chiave d’accesso. L’aveva sviluppato lui stesso, differiva dagli altri perché i suoi cristalli interni erano sintonizzati sulla mente del proprietario, e avrebbero reagito al campo con lui soltanto.

Infilò la gola dei Labirinti che conduceva a est, scivolando in curva sulle piccole pietre che venivano costantemente erose dalle pareti delle gole da parte del vento e della pioggia.

Accelerò, e il potente motore a combustibile solido nitrosiliceo della moto ubbidì all’istante. Schizzava fra gole e rocce schivando ostacoli e buchi con riflessi più veloci del normale. Dopo un po’ di quella gincana intravide un rampa rocciosa.

– Stai aspettando me… – disse fra sé.

Accelerò ancora di più, rannicchiandosi sulla sella. La rampa era sempre più vicina, cento metri, cinquanta, dieci…!

Ora. Nell’istante in cui premette i due pulsanti del boost, mentre le due marmitte della moto oltre a gas ad altissima pressione cominciarono a sputare fuoco, e la moto raddoppiava quasi la sua potenza, Thorium congelò l’attimo nella mente, cosciente che era in momenti come quelli che il potenziale della sua mente si attivava. Cercò prima di estendere

la consapevolezza a tutto il mezzo che aveva sotto di sé in ogni suo componente e vibrazione, poi di raccogliere quella materia nel suo campo d’azione mentale e di scagliarlo via più forte che poteva.

Un attimo dopo stava volando al di sopra dei labirinti, vedeva le gole scorrere sotto di sé come disegni tracciati da grandi e folli mani.

Si era lasciato il punto più alto alle spalle, e cominciava a ricadere verso il basso. Mentre precipitava portò la moto in posizione verticale, poi cercò con tutte le sue forze di rallentare la caduta, di ammorbidire l’impatto. Premette gli altri due boost prima di toccare terra, bruciando la polvere sotto di sé. Nel complesso riuscì a restare in sella senza sfasciare l’ammortizzatore.

– Yiii-haa!! – il suo urlo riecheggiò dietro di sé, mentre ripartiva a tutta velocità, come commento nonsenso all’atto di un folle. L’adrenalina gli scorreva a fiotti nelle vene e provava la consueta sensazione esaltante, raddoppiata dalla consapevolezza di essere riuscito una volta di più ad usare il suo potere nascosto.

Quante gliene avrebbero detto le sue sorelline se l’avessero visto in quel momento!

I presidi e gli studenti delle varie discipline delle scuole di Saberinne si erano radunati sulla terrazza per salutare la partenza delle signore della città, Shin e Shad, le figlie di Saberinne e del potente Kriss.

I loro genitori gli avevano raccontato sin da quando erano nati le famose gesta e le imprese eroiche di Saberinne e di Kriss, mille anni prima, e di come a distanza di secoli questi avevano inviato periodicamente dai loro elevati reami superiori la loro progenie divina per aiutare il popolo di Saberinne. Shin e Shad, come i loro genitori in passato, avevano tentato di spegnere quelle leggende, ma non c’erano riuscite.

I ragazzi le guardavano come esseri soprannaturali, pieni di ammirazione. I Creativi avevano addirittura preparato uno spettacolo in omaggio delle due ragazze eterne. Avevano materializzato la scena di un sole nascente che si tramutava in fiore dai cui petali si dipartivano fiumi di luce che portavano benedizioni a tutto il pianeta e che sgorgavano dalle mani congiunte, più in alto, delle due gemelle.

A dir la verità le due sorelle non se lo aspettarono, e fu con un discreto imbarazzo, se non con una vaga commozione, che lasciarono la città a

bordo del loro pallone.

– Papà dice che piano piano ci abitueremo… – iniziò Shin, dopo qualche minuto, in tono infelice.

– …almeno per ora non riesco a immaginare come faremo – concluse Shad.

L’aria era deliziosa, era un ottima giornata di sole e l’aria era frizzantina.

– Ahh! Che bello!… – esclamò Shin stirandosi e aspirando una salubre boccata d’aria, per poi osservare il panorama sotto di sé.

– Pensa come siamo fortunate rispetto al povero Thory che si fa il viaggio su quella scomodissima moto, in mezzo alla polvere… – disse Shad, mentre controllava la rotta.

– Capirai… Lui dice che gli piace!


Ormai il sole era tramontato. Fermò la moto e si dispose a fare uno spuntino che gli avrebbe fatto da cena. Guardò il sole spegnersi lentamente, e si concesse qualche minuto di riposo prima di rimettersi in viaggio.

Stava osservando le stelle sorgere quando la sua attenzione si spostò a est, sull’orizzonte.

Si sedette sulla moto per guardare meglio. Non riusciva a vedere niente, ma per un attimo gli era sembrato…

Prese il binocolo dalla sacca. Lavorava su varie lunghezze d’onda… Avrebbe integrato la visione a infrarossi con quella normale per permettergli di distinguere meglio. Zumò al massimo e lo scorse.

Un uomo, massiccio e a torso nudo percorreva il deserto ortogonalmente a lui, verso sud. Thorium riconobbe il mezzo: non faceva parte della confederazione di Ayonn; doveva appartenere ai barbari. Montò in sella e partì all’inseguimento.

La moto del barbaro era enorme e antiquata rispetto alla sua. Oltre a essere più lenta era molto più rumorosa, così poté avvicinarsi senza essere notato. Si fermò quando vide formarsi un bagliore nella notte di fronte a lui. Prese il binocolo e vide l’accampamento. Centinaia di persone. Cosa ci faceva quel piccolo esercito di barbari in mezzo al deserto? Un’orda solitaria? Non era possibile…

Cercò di avvicinarsi per saperne di più. Decise che avrebbe mantenuto una certa distanza dall’accampamento, girando in senso orario verso est, per poi ripartire verso la Rocca.

Quando si fermava poteva sentire anche gli schiamazzi e le urla di quei bruti, in lontananza.

Incontrò uno di loro dietro una cresta rocciosa che spuntava dal terreno. Stava orinando contro la roccia, fischiettando, quando lo scorse. A tutta prima rimase sorpreso con gli occhi rossastri spalancati, poi con un urlo prese a dirigersi verso il suo veicolo per andare a dare l’allarme. Thorium accelerò e gli tagliò la strada, scendendo al volo davanti alla piccola jeep e lasciando proseguire la moto da sola per una ventina di metri. Estrasse un coltello lungo quanto il suo avambraccio.

– Ti conviene arrenderti – ammonì il barbaro. Sfortunatamente, pochi lo stavano a sentire.

– Arrenditi tu sporco bastardo – lo insultò il barbaro mentre afferrava l’enorme piede di porco che portava appeso alla cinta. Quegli uomini avevano una forza incredibile, ed erano pericolosissimi. Thorium sospirò dentro di sé. Lasciò cadere il coltello che brillò alla luce della luna, sotto lo sguardo ghignante del barbaro, poi fulmineo estrasse le spade, fino ad un momento prima invisibili, da dietro la schiena. Roteò in direzione del barbaro colpendolo forte al torace con il piatto per non ferirlo e poi di nuovo alla schiena, ottenendo di farlo infuriare. Il barbaro sollevò il randello di ferro sopra di sé per schiantarlo su di lui. Thorium guardò il colpo arrivare come al rallentatore, poi, con una mossa fulminea usò lo stesso slancio del barbaro per farlo finire a terra con un gran tonfo. In un attimo gli fu sulla schiena. Lo ammanettò e legò.

Lo lasciò lì che continuava a dimenarsi e ringhiare nella polvere, nascosto alla vista dell’accampamento dalla cresta di roccia. Non l’avrebbero trovato prima della mattina successiva. Nel frattempo avrebbe continuato con il suo giro d’ispezione.

Proseguendo verso sud-est notò dinanzi a sé, leggermente alla sua destra una strana zona dell’accampamento, dalla quale emanava un vago e mutevole bagliore, diverso da quello dei fuochi. Prese il binocolo, e si mise ad osservare, al riparo fra alcune rocce. Da quella distanza scorgeva strutture come gabbie, dalle sbarre luminescenti, dalle quali ogni tanto si diramava una scarica di energia. Nelle gabbie c’erano degli strani ammassi multicolori, indistinguibili da lì.

– Le creature di energia! – esclamò fra sé. Erano sicuramente come quella che aveva visto nei ricordi di Shin. Le gabbie erano sorvegliate da barbari che usavano strane picche dalla punta luminosa per controllare le creature. Sembravano reagire a quell’energia.

– Cosa ci fanno questi barbari con quegli affari? – stava chiedendosi, quando lo avvertì. Scartò di lato all’ultimo momento evitando un coltello che gli era stato lanciato alle spalle.

– Non lo andrai a raccontare in giro! – gli disse il suo assalitore dall’oscurità.

– Che idiota, si è fatto individuare fra le ombre – pensò Thorium, e in un attimo gli fu addosso. Lo immobilizzò, ma un altro era appostato poco distante. Lo vide salire su una moto poco distante e schizzare via.

– Scappa pure, tanto ormai so quello che mi serve… – disse, prima di salire in moto e ripartire verso la Rocca.

– Guarda là sotto, Shad!

– Che c’è? – biascicò, la sorella l’aveva svegliata in piena notte.

– Cosa sono quelle luci?

Sotto di loro, nel nero oceano si stagliavano distintamente alcune luci mobili, chiaramente artificiali. Si spostavano verso ovest.

– Sembra una nave… – disse Shad.

– A quello c’ero arrivata anch’io… Non percepisci nulla? – ribatté Shin.

– Un momento, lasciami concentrare – fece Shad, chiudendo gli occhi. Inspirò a fondo.

– Ci sono molti uomini. Barbari dell’est, direi. Ma, un momento! Percepisco un altro tipo di attività… Shin, guarda, presto, sono quei mostri!

Shin si affacciò nella mente della sorella, dove c’era pronta per lei la scena che Shad percepiva. Sì, erano senza dubbio creature analoghe a quella che aveva già affrontato.

– Cosa significa? – chiese Shin.

Shad si abbandonò sul suo giaciglio.

– Non lo so – disse – Ma sicuramente qualcosa di male.

– Oh no, Shad, cos’è quello?

Una vaga luminescenza si aggirava lampeggiando misteriosamente fra le nubi inargentate dalla luna.

– Brutte notizie, sorellina…

Non c’era bisogno di cercare di percepirlo. Il mostro volando venne loro incontro uscendo allo scoperto.

– Punta proprio su di noi! – esclamò Shin.

– Credo voglia fare uno spuntino…

– Non sei divertente!

– Scusa, ma sento chiaramente che quel mostro è affamato. Come non mai.

– Oh, cavolo…

Ormai si era lasciato l’accampamento molti chilometri addietro, correndo a tutta velocità nella notte. Rallentò finché poté togliere le mani dai comandi. Si stirò la schiena, pensando a tutte le implicazioni di quello che aveva visto. Quei barbari si stavano preparando all’attacco, questo era certo. Ma verso cosa? E perché? Ormai erano decenni che non si facevano vedere in quella parte del pianeta. E Ayonn era impenetrabile come non mai… Forse quei mostri erano la chiave di tutto. Sentiva che se avessero scoperto da dove venivano avrebbero potuto comprendere ciò che stava accadendo.

Improvvisamente a qualche decina di metri davanti a lui comparve una luce. Dapprima era un punto bianco nell’oscurità, poi si estese fino a diventare una linea verticale, ricurva, poi si aprì come una ferità di luce nel buio, crescendo di intensità finché non scomparve per lasciare al suo posto una di quelle creature misteriose.

– E questo da dove cavolo salta fuori?!

Non aveva mai visto il teletrasporto in azione, ma non riusciva a pensare a nient’altro che avesse potuto permettere a quel mostro di raggiungerlo in così poco tempo.

– Come diavolo hai fatto a seguirmi? – gli urlò, risentito di non poter capire.

Il mostro innalzò due alti e filiformi tentacoli purpurei semitrasparenti. Poi da quella che doveva essere approssimativamente la sua testa proruppe un grido lacerante, terrificante.

– Questo si supponeva dovesse spaventarmi… – commentò Thorium ironico. Si tolse i guanti e disse – Vediamo di sistemarti a dovere…

Il mostro attaccò con velocità inaspettata. Con un balzo in avanti si portò a portata di quegli strani tentacoli. Vibrò quattro colpi in rapida successione. Thorium riuscì a schivarli all’ultimo con una fortunata serie di prodigiosi movimenti del corpo.

– Come fa a essere così veloce? – pensò mentre rotolava di lato ed estraeva le sue spade dal nulla. Si mise in posizione d’attacco e attese. Quando i tentacoli calarono di nuovo li intercettò ogni volta con dei fulminei ed eleganti fendenti doppi.

Il mostro non sembrò neanche accorgersene. La superficie cristallina delle armi increspava il tessuto energetico della creatura, ma attraversava quella specie di suo corpo senza arrecargli danno.

– Eh, no, così non va! – disse Thorium, facendo un salto mortale all’indietro per portarsi per un po’ fuori portata. – E’ veloce, non subisce un graffio. Ora qualcuno vuole gentilmente dirmi quali sono i suoi punti deboli?

Il mostro caricò di nuovo, urlando più forte. Calò i tentacoli sulla sua preda. Otto volte attaccò. Due tentacoli raggiunsero Thorium. Erano troppo veloci.

Uno gli sfiorò la spalla causandogli una fitta lancinante a tutto il torace. L’altro gli sfiorò la gamba la quale gli si addormentò all’istante. Non aveva più sensibilità. Sentì l’ira montare dentro di lui.

Allora gli tornarono alla mente le parole del padre.

– Quando l’ira ti investe, non respingerla. Respira il suo fuoco, sentila nelle vene. Sarà la tua forza nei momenti disperati e la tua vittoria quando sarai con le spalle al muro.

Digrignò i denti, con uno sforzo tremendo saltò di nuovo indietro, fuori portata.

– Conosco ancora qualche trucchetto, lurida bestia – disse sibilando con i neri occhi di fuoco. Chiuse gli occhi, e si concentrò su un comando mentale riservato alle spade. Le avvicinò l’una all’altra. Presero a brillare sempre più, finché diventarono accecanti quando vennero in contatto. Il mostro arretrò. Infine le due lame si fusero, come anche le mani di Thorium intorno all’elsa. La spada continuava a brillare come una nova sul punto di esplodere. Con un urlo Thorium balzò in avanti, liberando tutta l’ira compressa fino a quel momento. Quando fu a poca distanza dal mostro spiccò un salto mortale in avanti, tracciando un vivido cerchio di luce nella notte, che trapassò, ricadendo, il mostro per tutta la lunghezza della spada. La creatura urlò di dolore, mentre scariche di energia scorrevano in tutto il corpo ferito, si contorse ancora e ancora e poi esplose, accecando Thorium, senza lasciare tracce.

Thorium giaceva supino, a terra. Aveva il fiato grosso, e aveva male dappertutto. Dopo diversi minuti, forse ore, si alzò a fatica, ripose le armi e risalì sulla moto, deciso più che mai a raggiungere la Rocca il prima possibile.

– Qualche idea? – chiese Shin mentre il mostro arrivava sempre più vicino.

– Sei tu l’attaccante… Io sto già erigendo le difese… – ribatté Shad. Intorno al pallone iniziava a vibrare una evanescente bolla multicolore, roteante.

– Buttalo giù sorellina – disse poi.

– Sembra facile! – si schermì Shin – Mica sono un cannone antiaereo!

Intanto il mostro sembrava studiare la sua preda, girando intorno al pallone dall’aria innocua.

– Però devi ammettere che è affascinante… – disse Shad – sembra una via di mezzo fra una farfalla e un drago…

Improvvisamente dalla bocca del mostro saettò un raggio, simile a un fulmine, che si abbatté sulla bolla protettiva generata da Shad. Si disperse all’intorno seguendo la curvatura di quello scudo.

– Aah! – urlò Shad per il contraccolpo mentale.

– Ancora convinta? – le urlò Shin concitata.

– Accidenti… – gemette – No…! Mi ha fatto male… – la bolla reggeva ancora

– Beh, stringi i denti sorellina, ora lo sistemo io.

Nelle mani di Shin apparvero due roteanti luci rosse e purpuree, che aumentavano d’intensità insieme alla sua concentrazione.

– Prendi questo! E questo! Crepa!– scagliò il primo colpo e poi subito il secondo come due palle di neve. Il primo mancò il bersaglio, ma il secondo lo colpì ad un’ala, provocando un certo danno testimoniato dalle urla di dolore del mostro.

– Brava, Shin…

Il mostro perse quota, poi si sollevò per tornare all’attacco con un altro urlo.

– Oh no, Shad! Quello torna, preparati!

Il drago-farfalla scese stavolta in picchiata su di loro, senza emettere raggi.

– Ci viene addosso! – urlò Shad.

– Lo vedo! Preparati all’urto! Cerco di sostenere il pallone!

Un attimo dopo l’urto fu tremendo. Shad urlò di dolore e si accasciò a terra inerme, mentre la cabina appesa al pallone rischiava di capovolgersi. Shin cercava di mantenere stabile il pallone telecineticamente. Il mostro rimase per un po’ impigliato nella complessa trama energetica dello scudo, la quale poi vacillò senza Shad a rigenerarla. Un altro urlo.

– Shad, il tuo scudo l’ha bruciacchiato per benino! – disse Shin con un moto di soddisfazione. La sorella non diede segno di aver udito.

– Sto per svenire, Shin. Dobbiamo sistemarlo alla svelta, o non avremo scampo.

– Un piccolo sforzo, Shad, è quasi fritto!

– Non riesco a muovermi. Attingi pure dalla mia energia. Perderò i sensi, ma almeno ce la caveremo.

Shin capì che era l’unica cosa sensata da fare. Per lo meno l’unica che era loro rimasta.

Si concentrò sulla mente della sorella, tanto da rischiare di confondervisi. Prima di perdere l’orientamento e il contatto con la realtà circostante tornò indietro, forte di un flusso di energia aggiuntivo.

– Ora ti concio per le feste.­ – pensò, e non sembrava la sua “voce”. Protese la mano, e un instabile raggio di luce e tenebra si protese dal suo palmo fino a colpire la creatura, senza lasciarla andare. Non era chiaro se la stesse disgregando o risucchiando, ma con un terribile ultimo urlo la belva disparve.

Shin si accasciò esausta presso la sorella, abbracciandola e tirandola a sedere. Sentiva il suo cuore battere. La sua mente era assente. Con le ultime energie residue cercò in tutti i modi di chiamarla, di farla tornare. Infine, quando stava per rinunciare, la mente di lei rispose.

– Shad?

– Ti sento.

– Cosa è successo?

– Non lo so… Era come se fossi io stessa a lanciare quel raggio. Ma eri tu, non è vero?

– Sì, o almeno credo.

– Non ci è mai successa una cosa del genere prima d’ora…

– E’ stato come se…

– …come se ci stessimo fondendo!


Avvistò con sollievo la Rocca sorgere all’orizzonte, e crescere in dimensioni e altezza man mano che si avvicinava, affilato e solitario pinnacolo nel mezzo del deserto. Accelerò ulteriormente.

Arrivato presso la base di quell’enorme spuntone di roccia rallentò e piegò a sinistra. Si inerpicò su per le rocce slittando e rombando finché non giunse su una superficie abbastanza liscia. Seguì quel sentiero naturale finché non lo condusse dabbasso, in una grotta dall’angusto ingresso. Accese i fari e seguì il percorso claustrofobico, fino ad arrivare, diversi minuti dopo, in un’immensa cavità, una grotta in parte naturale e in parte scavata dall’uomo, parecchi metri al di sotto del livello del terreno.

Spense la moto, e rimase solo nell’oscurità. Si stirò le membra anchilosate e attese.

Dopo qualche minuto delle fonti luminose nascoste iniziarono lentamente a rischiarare l’ambiente. Quando ci fu sufficiente luce una figura vestita di una lunga tunica apparve da dietro una grande stalagmite.

– Salve Thorium. Fatto buon viaggio?

– Salve Alis. Non direi proprio – sorrise alla telepate.

– Ma, sei ferito! – esclamò Alis con improvvisa ansia nella voce.

– No, sto bene, vedi…

– Non parlo del tuo corpo… – indugiò un attimo di troppo su quella frase – …ma della tua mente – terminò abbassando lo sguardo e avvicinandosi a lui.

Mi sei mancato… e guarda come sei ridotto!

Lui avvertì il lieve e gentile tocco della mente di lei.

Non ti rendi conto delle tue condizioni. Vieni, ti porto dall’Anziano, ora.

Lo condusse per mano negli oscuri recessi di quel luogo fino ad una parete di roccia. Lei la osservò per qualche istante, dopodichè una cupa vibrazione riempì l’aria e la parete scorse di lato. Una stretta, angusta, ripida scalinata saliva arricciandosi su sé stessa, letteralmente incisa nella roccia che la circondava da ogni parte. Un flusso d’aria fredda saliva dal basso e il passo era illuminato da deboli luci appese alla parete a distanza regolare.

Migliaia di scalini, anche più. Ogni volta Thorium cercava di contarli e ogni volta, arrivato a un certo punto, perdeva il conto. Allora Alis gli sorrideva:

– E’ così importante quanti sono?

E ogni volta dopo pochi minuti giungevano alla fine del percorso, in uno dei punti più alti della Rocca, nell’interno, dal quale si dominava tutto il villaggio.

Salve Thorium – era il Telepate Anziano che gli parlava direttamente – vedo che hai fatto incontri spiacevoli…– Spiacevoli è dir poco, saggio Long…

Alis si volse verso di lui. Senza dire niente lo prese di nuovo per mano e lo portò verso la casa dell’Anziano, anche se avrebbe potuto arrivarci a occhi chiusi.

Entrarono nella silenziosa e accogliente dimora. Un caldo aroma permeava l’aria. Thorium accolse con gratitudine tutte quelle sensazioni rilassanti, e si accasciò sul piccolo divano rendendosi improvvisamente conto di quanto fosse stanco.

Riposerai presto, Thorium. Riposerai…

Si svegliarono sotto l’occhio curioso di due uccelli, una specie di gabbiani.

– Abbiamo compagnia… – fece Shin sbadigliando.

Shad aprì gli occhi, e quando fece per stirarsi gli uccelli volarono via impauriti.

– Dove siamo? – disse poi – Quanto abbiamo dormito? – scattò in piedi e osservò il panorama sotto di loro.

Erano al di sopra di una spessa e soffice coltre di nubi bianchissime, e un veloce vento sospingeva il pallone senza scossoni.

– Che spettacolo – disse fra sé.

– Che bello – le fece eco Shin.

Dopo qualche minuto si riscossero. Controllarono la rotta.

– Siamo quasi arrivate.

Cominciarono a far scendere il pallone. Per un po’ furono circondate da un ovattato biancore senza direzione, dopodichè sbucarono dalle nubi per ritrovarsi in alto sopra il deserto, non molto distante dalla Rocca del Telepate.

Quando furono abbastanza vicine Shad ricevette un messaggio per tutt’e due.

Salve Shin, salve Shad. Benvenute… Vostro fratello è già qui che vi aspetta.

Salve a te saggio Long – risposero – Fra pochi minuti atterriamo.

– Benvenute care ragazze! Siete bellissime, come al solito. Mi ricordate tanto vostra madre, sapete, le assomigliate così tanto!… – il vecchio Long accolse con calore le gemelle. Erano atterrate su uno spiazzo sulla sommità di un rialzo di roccia poco distaccato dal corpo del villaggio.

Ma c’è una luce nei vostri occhi… La riconoscerei ovunque – il Telepate Anziano, com’era consueto fra gli abitanti della Rocca, passava dalla comunicazione verbale a quella mentale in continuazione.

– Ti ringraziamo dei complimenti, onorato Long. Sei sempre troppo gentile… – disse Shad.

– Oh, affatto…

Si avviarono giù per la discesa che portava alla piazza al centro del villaggio, mentre il pomeriggio volgeva al termine.

– Nostro fratello? – chiese Shin.

– Sta riposando… Non ha fatto un viaggio di tutto riposo… Ma vedo che anche voi avete avuto le vostre avventure…

– Ne portiamo i segni – confermò Shad.

Alis uscì da una delle modeste abitazioni scostando la tende posta all’ingresso.

Alis, ti affido le nostre visitatrici. – le si rivolse Long mentre si avviava verso casa sua, con la sua tipica andatura lenta e claudicante, appeso al suo lungo bastone.

– Salve ragazze. Fatto buon viaggio?

– Non proprio… ma siamo qui, sane e salve! – rispose Shin.

– Ho preparato il vostro alloggio. Suppongo vogliate rinfrescarvi e rilassarvi dopo la lunga trasvolata…

– Un bel bagno sarebbe l’ideale… – disse Shad sorridendo con gratitudine.

Giunsero davanti l’ingresso della dimora riservata ai consueti ospiti.

– Per qualsiasi bisogno sono a vostra disposizione. Vi ricordo che siete invitate al banchetto di stasera, insieme a vostro fratello – la sua voce o il suo tono mentale era cambiato? Shad ne era quasi certa – …sarà presieduto dall’Anziano – stava continuando Alis – credo che abbia qualche importante comunicazione da fare.

Fece un lieve inchino in segno di saluto.

Grazie ancora, cara Alis – la congedò Shad sorridendo.

La osservarono allontanarsi lungo il sentiero.

– Devi ammettere che è carina… – sussurrò Shin all’orecchio della sorella, quando furono all’interno della loro camera – …Thory sembra sapere il fatto suo…

– Shin! Potrebbe sentirti! Potrebbe sentirti chiunque, qui! – rispose Shad schermando istintivamente il loro dialogo.

– Su, Shad, hai una così bassa stima della gente della Rocca? Rispetteranno la nostra privacy, no? – ribatté Shin sarcastica, con i pugni sui fianchi.

Shad la fissò.

– E se non lo fanno non me ne importa! – rise Shin. Poi corse verso il bagno. – Prima io!

Shad sospirò e si dispose ad attendere.

Un profumo delizioso si insinuava nelle sue narici, invitandolo dolcemente a destarsi. Si rigirò nel letto, ancora semincosciente. Ricordò dov’era, ricordò quello che gli era successo, ricordo Alis.

– Buongiorno dormiglione – era la sua voce piena d’affetto.

Thorium aprì gli occhi, la vide intenta a preparare qualcosa che emanava l’invitante aroma che lo aveva svegliato.

– Quanto ho dormito?

Lei si avvicinò sorridendo e gli porse una tazza piena di un liquido oscuro.

– Cos’è? – chiese lui.

– Assaggia. E’ buonissimo, e ti farà bene.

Bevve. Era veramente buonissimo, anzi, eccellente. Lo sentì scendergli nelle viscere e ridargli le forze.

Ora sei proprio sveglio… – sorrise maliziosa.

– Puoi scommetterci – rispose lui sullo stesso tono – Quanto hai detto che ho dormito?

Lei si alzò, riprendendo la tazza ormai vuota.

– Un paio di giorni…

– Cosa?

– Sì, infatti nel frattempo sono arrivate le tue sorelle.

– Accidenti! – si alzò e la cinse da dietro le spalle.

– Devo recuperare il tempo perduto… – le sussurrò all’orecchio. Alis si abbandonò un istante a quella sensazione, poi si ritrasse.

– No… – abbassò lo sguardo – Thor caro, non è ancora il momento…

Lui sospirò.

– D’accordo Alis, come vuoi tu. – le sorrise un’ultima volta poi uscì nella piccola veranda. Era il tramonto. Dopo qualche istante Alis lo seguì. Si appoggiò alla sua spalla, e rimasero a guardare i raggi del sole proiettati oltre l’alto orlo frastagliato della roccia a ovest.

– Stasera Long ha indetto un banchetto. Sono convocate anche Shin e Shad.

– Voglio proprio sentire cos’ha da dire l’Anziano riguardo a questa storia. D’altronde sono qui per questo…

Lei si voltò a fissarlo. Lui continuò a guardare per un po’ dinanzi a sé. Poi soggiunse, piano:

– …e per te.

La notte era calata sulla Rocca come sul resto del deserto. Le stelle erano incorniciate insieme alla luna dai margini delle creste più alte della Rocca, tutt’intorno al villaggio. Fiaccole ardevano su tutte le strade, conducendo allo spiazzo centrale dove fuochi più grandi illuminavano i grande tavolo ovale al quale si sarebbero seduti i commensali.

Thorium aveva indossato una tunica come usavano gli abitanti del posto, e si era seduto al posto assegnatogli, Alis al fianco, lisci capelli scuri dai riflessi di fuoco, come gli occhi, alla luce delle fiaccole.

Dopo qualche minuto arrivarono le due gemelle, calamitando lo sguardo di tutti. Per l’occasione avevano indossato i loro abiti migliori e alcuni dei gioielli che Thorium aveva fatto per loro nel corso del tempo.

Shin indossava un lungo abito nero con spalline sottili e un lungo strascico. Alcune fasce di tessuto contenevano dei piccolissimi cristalli dorati che brillavano alla luce delle fiaccole. Al collo portava una collana di pietre d’ambra, ai polsi cerchi d’oro. I lunghi, ricci capelli biondi scendevano liberi a incorniciare la sua bellezza.

Shad aveva un vestito bianco allacciato dietro il collo. Il corpetto e il retro rilucevano di bagliori argentei, mentre sul davanti la lunga gonna ondulata era bianca, di più strati trasparenti. I capelli erano tirati indietro e lasciati ricadere lungo la schiena, mettendo in evidenza tutti i lineamenti del perfetto volto. Aveva degli orecchini d’argento con una perla ciascuno incastonata, e a polsi bracciali dello stesso materiale e madreperla.

Per quanto riguardava la bellezza, meritavano senza dubbio la fama e l’adorazione che condividevano con la madre.

Thorium si alzò ad accoglierle.

– Ben trovate, sorelline – disse abbracciandole – Vi trovo splendidamente!

– Anche tu Thory sei migliorato dall’ultima volta – scherzò Shin. Risero.

– Ci sei mancato – disse Shad.

– Anche voi – l’affetto presente fra i tre era forte e percepibile chiaramente dalla maggior parte dei presenti.

Si sedettero.

– Non sai cosa abbiamo passato per venire qui! – prese a raccontare Shin.

– Davvero? Anche di me non si può dire che mi sia divertito…

– Cosa ti è successo? – chiese Shad.

– Ah! Prima voi. Sentiamo…

Le gemelle gli raccontarono le peripezie che avevano affrontato in volo.

– Accidenti, pare che qualcuno ce l’abbia proprio con noi…

– Cosa intendi dire?

– Che anch’io ho avuto uno “scambio di opinioni” con una di quelle creature…

– Davvero? Dicci tutti i particolari.

Dopo diversi minuti di discussioni animate arrivò il Telepate Anziano, e si sedette davanti a loro.

– Benvenuti, a voi tutti. – si rivolse a tutti i presenti, una dozzina, in totale.

– Spero che potrete apprezzare questo banchetto in vostro onore… – continuò rivolto ai tre ospiti. Poi fece un gesto e la prima portata fu servita.

Dopo diverso tempo e parecchi bicchieri vuotati, quando le candele sul tavolo erano per metà consumate, le portate terminarono. Ci fu qualche attimo di silenzio, poi Long prese la parola.

– Sono venuto a conoscenza dai vostri genitori il motivo della vostra visita… – annunciò, sorprendendoli.

– Nuovi avvenimenti stanno avendo luogo su Noi-Hert, e si avvicina per tutti noi il momento di agire. Thorium, vuoi spiegarci cosa hai visto, e cosa hai potuto concludere?

– Certo saggio Long – rispose lui – Ho avvistato un accampamento di barbari a circa metà strada fra qui e Ayonn. Sono rimasto perplesso, sappiamo tutti che sono passati quasi cento anni da quando l’ultima orda tentò di attaccare Ayonn. E’ pensiero comune che i barbari si siano infine arresi. Eppure quei barbari si stanno preparando all’attacco, su questo non c’è dubbio. E l’unico obiettivo plausibile, vista la loro posizione, è Ayonn.

– C’è dell’altro? – chiese Long.

– Purtroppo si. Ho avvistato diverse di quelle strane creature di energia, come quelle che io e le mie sorelle ci siamo trovati ad affrontare. Credo in definitiva che i barbari puntino tutto su questo loro asso nella manica.

L’Anziano annuì.

– Tutto questo è in buona parte corretto, Thorium – disse poi – Ciò che ci manca di sapere è da dove vengano queste strane creature che hai menzionato, e, forse cosa più importante, il perché. Se il combattimento sarà inevitabile, avrete bisogno di sapere che tipo di creature siano, come agiscano, il loro punti forti e deboli, e via dicendo. A quanto pare non sembrano risentire degli attacchi fisici, vero?

– Dici il vero – concordò Thorium, rabbuiandosi un poco.

– Questo mi sembra essere un fatto più che significativo! Disponete del potenziale mentale sufficiente per sconfiggere un esercito di queste creature?

La domanda li colse impreparati. Si guardarono l’un l’altra, senza sapere cosa rispondere.

– Non sapete cosa rispondere, ovviamente, perché la risposta è no. – Long li fissò uno ad uno.

– Voi siete potenti, le menti più forti ed abili del pianeta. Non avete però mai avuto un’occasione in cui mettervi alla prova, sotto questo aspetto. Sì, lo so, lo so – placò le obiezioni che stavano nascendo nelle menti degli ascoltatori – non sto sminuendo quello che avete fatto da quando siete qui. Ma fino ad ora siete stati misurati con un metro troppo piccolo rispetto a quello imposto da questa situazione, io temo.

– Se quello che tu dici è vero, quali sono le nostre speranze? – chiese Shin che non riusciva più a trattenersi.

– Una speranza c’è sempre. Anzi, di solito ce n’è anche più di una, ma non divaghiamo. Per questo siete stati convocati qui. Ho dei compiti da assegnarvi, delle missioni, se volete. Dal loro esito dipenderanno le sorti di

Noi-Hert, se non le vostre.

– Sono pronto a fare ciò che è necessario – disse Thorium deciso. Alis lo guardò con apprensione.

– Lo stesso vale per noi – affermò Shad.

– Bene, ora che avete confermato la vostra determinazione, posso illustrarvi i vostri incarichi. Thorium – si rivolse a lui – necessitiamo di maggiori informazioni. Allo stato attuale sappiamo che l’orda che hai visto ed altre analoghe sono state radunate da un certo Radjer, ne avrai sentito parlare.

– Radjer? Proprio lui?

– Sì. Ha chiamato intorno a sé la maggior parte delle orde conosciute, nonché diverse altre a noi ignote, provenienti dall’estremo est. Sta preparando un grande e massiccio attacco, verso Ayonn, sì, e molto presto. Ma non sappiamo quanto, presto. E non sappiamo da dove provengano queste creature, come vi ho già accennato. Il tuo compito consisterà nell’infiltrarti fra le fila nemiche, e, grazie alle tue molteplici abilità, guadagnare se possibile la stima di Radjer. Quando sarai abbastanza addentrato potrai scoprire, spero, tutto ciò di cui avremo bisogno per affrontare questa minaccia.

– Accetto l’incarico – rispose prontamente Thorium.

Long rivolse la sua attenzione alle gemelle.

– Avremo bisogno di tutti gli aiuti disponibili. – disse – Per prima cosa dovete dare l’allarme a Saberinne. Tutte le menti, anche gli studenti, dovranno accorrere prima possibile ad Ayonn per difendere la città. Ma, cosa più importante, dovete partire per un lungo viaggio per reperire un oggetto del quale molto si parla ma in effetti poco si sa. La spada di vostro padre.

A quell’affermazione il silenzio scese sui presenti. La fama di quell’arma leggendaria era pari a quella del suo detentore.

Dopo qualche istante Long riprese a parlare:

– Se ne sono perse le tracce molto tempo fa, poco dopo che Kriss e Saberinne visitarono Noi-Hert.

– Visitarono?! – sussurrò Shin alla sorella.

– L’ultima locazione nota dell’arma risulta essere il continente-isola di Nat. Vostro compito sarà quello di rintracciare la spada di Kriss e di riportarla presso Ayonn, dove Thorium potrà brandirla in memoria di suo padre.

Thorium sgranò gli occhi.

C’è qualcosa che non ci dice – disse Shin alla sorella, in comunicazione privata.

Ovviamente. Chissà cos’ha in mente… – rispose Shad.

Long sorrise loro come se avesse sentito tutto, quindi si alzò in piedi, sotto gli sguardi sorpresi delle gemelle e quello incredulo ed entusiasta di Thorium.

– Ora, se non vi dispiace, vi consiglio di andare a riposarvi. Domani vi attende l’inizio di un lungo viaggio, e sarà meglio che lo affrontiate nel pieno delle vostre forze.

I presenti si alzarono. Si inchinarono leggermente in segno di saluto, quindi si diressero verso le loro dimore.

Non voi due – disse la voce dell’Anziano nelle menti delle gemelle – venite nella mia abitazione fra qualche minuto, quando tutti saranno rientrati. Non vorrete mancare di fare visita a un povero vecchio? – terminò ironicamente.

Shin e Shad si scambiarono un’occhiata piena di significato.

– Thorium, ti prego!

– Ciò che chiedi è impossibile, Alis, lo capisci?

– Ma non posso accettare di separarmi di nuovo da te! Ogni istante di solitudine su questa Rocca è morto quando non ci sei tu a dar luce ai miei giorni e aria ai miei respiri!

– Oh, Alis, quanto vorrei potesse essere diversamente!

Lei si gettò nelle sue braccia. Lacrime le scendevano silenziose dagli occhi.

– Promettimi che tornerai! Promettimi che non ti accadrà nulla di male, e che potremo vivere insieme la nostra vita!

– Alis sai che nulla mi impedirebbe di adempiere alle promesse che già ti ho fatto tempo fa e che rinnovo ora con tutto il mio cuore. Non sparirò come feci duecento anni fa, stanne certa.

– Ne parli come fosse una cosa da niente!

– Non è vero, Alis, lo sai bene. Proprio tu, poi… – Thorium le aprì la mente e il cuore, e lei poté vedere chiaramente la sua sincerità.

Rimasero abbracciati per diverso tempo, poi Alis si ritrasse, prendendo un oggetto dalla piega della veste.

– L’anziano mi ha detto di darti questo – era un piccolo oggetto di pietra quadrangolare, finemente inciso, con un buco al centro. Lei glielo infilò alla catena d’oro che aveva al collo. – Tramite questo simbolo potrai rimanere in contatto mentale con la Rocca, potrai così tenerci aggiornati sui tuoi progressi. Sapremo inoltre se dovessi venire a trovarti in difficoltà…

Lo abbracciò di nuovo.

– Ora perdonami se ti lascio, per questa notte. Non potrei sopportare di averti a fianco…

– Capisco, Alis – disse lui con dolcezza – Mi mancherai stanotte, come tutti i prossimi giorni e notti che ci vedranno lontani l’un dall’altro.

– Ti amo Thorium. Non te l’ho mai detto. Ti amo con tutta me stessa. Non dimenticarlo mai.

Gli volse le spalle e si dileguò nell’ombra.

– Prego, accomodatevi mentre preparo il tè… – disse Long. Le gemelle si sedettero, in attesa di ciò che l’Anziano aveva da dirgli.

Dopo qualche minuto il vecchissimo uomo parlò.

– E’ successo qualcosa di nuovo, di inaspettato, mentre eravate in viaggio – disse tenendo lo sguardo fisso dinanzi a sé.

Le gemelle annuirono.

– Avete fatto un passo di più alla scoperta del vostro potere. In quel momento, quando avete unito le vostre forze e le vostre menti vi siete avvicinati a allo stato di fusione.

Le due sorelle trattennero il respiro a quella dichiarazione.

– So cosa state pensando. La fusione mentale per ora è solo una teoria, non è mai stata attuata veramente, da nessuno, visti per altro gli altissimi requisiti che ne sono caratteristici. Ma vi sbagliate.

Shin e Shad rimasero pietrificate. Continuarono a tacere e ad ascoltare.

– I vostri genitori prima di voi attuarono una fusione mentale, per ben due volte, se non mi sbaglio, e in entrambi i casi (sì, non vi stupite, i vostri genitori tornarono su questo mondo per una seconda volta) fu un intervento decisivo per quanto riguardava le sorti del pianeta… Provate solo ad immaginare cosa poté significare: Kriss e Saberinne, le menti più eccelse che siano finora apparse in questo universo, fusi insieme in perfetto equilibrio. E’ stato un evento che aveva praticamente nessuna probabilità di verificarsi, eppure è quello che successo.

– Ora, vedete, nel loro caso fu possibile a causa della natura del loro spirito, della loro mente. I vostri genitori sono perfettamente complementari. Mi sembra che sul vostro pianeta alcuni dicano “anime gemelle”. Non è un termine proprio corretto, ma esprime bene l’idea.

Ci furono alcuni secondi di silenzio in cui Shin e Shad assimilavano quelle nuove informazioni.

– Voi due… – iniziò Long.

– …noi siamo gemelle! – terminarono all’unisono le due sorelle.

– Vuoi dire che possiamo davvero fonderci? – esclamò Shin.

– E’ nel vostro potenziale sì…

– Ma? – fece Shad

– …non siete ancora pronte. Come avete potuto sperimentare in prima persona lo stato in cui vi siete trovate era ancora instabile, una semi-fusione.

– E’ vero…

– Quindi – disse Long dopo una pausa – è anche per questo che intraprenderete il vostro viaggio. Quello che non vi ho detto è che dovrete affrontare queste prove indipendentemente l’una dall’altra, senza aiutarvi, senza neanche sentirvi reciprocamente.

– Com’è possibile? Il nostro legame è indissolubile! – disse Shad.

– Non conoscete quello che vi attende sull’isola di Nat. E’ un posto completamente diverso da qualunque altro abbiate mai visto. Ma tutto vi sarà chiaro quando vi ci troverete.

– In cosa consiste questa prova? – disse Shin.

– Ve l’ho detto. Dovete recuperare la spada di Kriss. Quando il suo guardiano vi riconoscerà ve la consegnerà.

– Non siate atterrite. Dovete imparare a cavarvela da sole, in completa solitudine. Siete state abituate sempre a lavorare in coppia, ma per poter dar luogo a una fusione occorre essere completi in sé stessi e nella propria natura, essere pienamente coscienti di tutto il proprio potenziale e dei propri limiti. Allora potrete collaborare come mai prima e arrivare probabilmente a generare una fusione in stato di necessità.

Le due sorelle continuarono a guardare l’anziano bere il suo tè. Infine, capendo che non avrebbe parlato oltre, si alzarono.

– Ti ringraziamo dell’ospitalità e dei tuoi consigli saggio Long – disse Shad.

– Assolveremo il nostro compito al meglio delle nostre capacità – aggiunse Shin.

Il vecchio rimase per qualche istante a contemplarle in silenzio, in piedi dinanzi a lui.

– Bene – disse infine – vi auguro un buon riposo e un buon viaggio.

Ad attenderle poco distante dalla porta dell’abitazione dell’Anziano c’era Alis.

– Dovrei parlarvi – disse.

Shin e Shad la condussero presso il proprio alloggio.

– Cosa ti turba? – disse Shad, già immaginandolo.

– Sono preoccupata per Thor.

Abbassò lo sguardo, rimanendo in silenzio. Poi disse:

– Voi potete aiutarmi. Io voglio aiutarlo. So che nel suo viaggio si troverà ad affrontare molte difficoltà. Non sono quelle fisiche che mi preoccupano…

Shin disse:

– Temi l’eventualità che Thorium debba confrontarsi con quelle creature…

– Hai indovinato. Quei mostri sono immuni ai suoi attacchi. E’ stato per un soffio che è riuscito a cavarsela l’altra notte.

– Cosa hai in mente?

Alis tirò fuori dalla veste delle perline di vetro colorato.

– Queste perle mi sono state regalate da mio padre quando ero una bambina. Sono costituite da materiale psico-attivo. Potete percepirne il modesto campo energetico.

– Cosa vuoi farne?

– Volevo pregarvi di infondervi la vostra forza mentale così che Thor possa usarle in caso di necessità come difesa da minacce come quelle.

Shin e Shad ci rifletterono un momento, poi si scambiarono un’occhiata d’intesa.

– Pensiamo sia una buona idea. – disse Shin.

– Sarà il nostro dono collettivo per nostro fratello – continuò Shad.

– …e per il tuo uomo – terminò Shin, mentre Alis arrossiva visibilmente.

– Ora lasciaci, il procedimento ci sfinirà – chiese Shad.

– Domattina le consegneremo insieme a Thorium.

– Grazie, grazie di cuore! – disse Alis prendendo le loro mani fra le sue

– Significa tanto per me. Buonanotte. – e se ne andò.

Il sole era sorto. In alto nel cielo alcuni uccelli solitari scrutavano sotto di sé, lanciando di tanto in tanto i loro alti richiami. I raggi di luce giungevano ancora molto obliqui, illuminando direttamente soltanto parte della parete rocciosa ad ovest. Il villaggio era ancora immerso nell’ombra.

Le gemelle stavano preparando il pallone. Thorium si avvicinò per salutarle.

– Così ci separiamo di nuovo… – disse Shin.

– Il nostro destino ci chiama a percorrere strade diverse… – commentò lui.

– Ecco che arriva Alis… – annunciò Shad mentre srotolava una corda dal supporto.

– Buongiorno a tutti – non sembrava aver riposato, quella notte – Dormito bene? – chiese con una certa premura alle gemelle. Loro sorrisero.

– Siamo pronte a metterci in viaggio.

– Bene… Thor, prima che tu parta…

– Sì Alis cara?

– C’è una cosa che vorremmo darti…

Le gemelle si avvicinarono e gli consegnarono un sacchetto con le perline di vetro. Lui ne estrasse alcune e le osservò: brillavano ora vividamente di vari colori.

– Cosa sono? – chiese incuriosito. Alis rispose:

– Appartenevano a me. Ora contengono la forza delle menti delle tue due sorelle. Ti prego di accettarlo come nostro dono in segno del nostro affetto… Ti potranno servire per difenderti da avversari come quel mostro che hai affrontato nel deserto – le mancò la voce – Abbi cura di te…- lo guardò con occhi pieni d’amore.

– Mi fate sentire in imbarazzo… Alis, io non ho niente per te! – al che Alis gli mostrò un anello.

– Da te ho già una promessa – disse – E l’unico dono che desidero è il tuo amore.

Thorium la abbracciò di slancio e la baciò appassionatamente, a lungo, finché lei con un grande sforzo si ritrasse e corse via.

Torna presto – furono le sue ultime parole. Thorium rimase a guardarla andar via per lunghi istanti, poi si riscosse, accorgendosi dello sguardo

delle sue sorelle.

– Beh… – fece per dire, ma fu interrotto da Shin.

– Shhh, Thory, non dire nulla… – si avvicinò, lo abbracciò e lo baciò sulla guancia. Altrettanto fece Shad.

– Ci rivedremo presto – gli dissero.

– Ehi… Aspettate un attimo… – fece lui riscuotendosi ulteriormente. Estrasse un oggetto avvolto in un panno dalla borsa che aveva a tracolla. Lo aprì, rivelando due pregiatissimi stili, affilatissimi.

– Li hai fatti per noi? – chiesero le gemelle. Lui annuì.

– Ho cercato di instillarvi attraverso il Proiettore tutto l’affetto che provo per voi e i ricordi che condividiamo. Se vi concentrate su di loro sarà come sentire una piccola parte di me, così non potrete dimenticarmi mai. – Ne prese uno, e lo diede a Shin. Aveva il manico d’oro, finemente cesellato e incastonato di varie gemme. La lama era leggermente ricurva e aveva una sfumatura giallastra che dava l’impressione di una lama traslucida, ma non lo era affatto. Dava una strana sensazione a guardarlo. In fondo all’elsa c’era inciso un piccolo sole e una S. L’altro che consegnò a Shad era completamente argenteo, lavorato come l’altro, freddo al tatto, con perle e diamanti incastonati nell’elsa, la lama dritta e appuntita, asimmetrica. In fondo all’elsa c’era una piccola luna e una S.

– Sia il loro aspetto che la loro configurazione interna sono fatti su misura per voi, e cercano di rispecchiare le vostre caratteristiche. Libereranno tutto il loro potere solo se branditi dalle vostre mani, e dalle vostre menti.

– Siamo senza parole… – disse Shad.

– E’ un dono preziosissimo… – disse Shin – Chissà quanto ci hai lavorato!

– Per voi questo ed altro…

– Grazie ancora Thory caro – disse Shad tornando ad abbracciarlo – Ne faremo buon uso.

– Abbi cura di te! – disse Shin, e saltò nella cabina appesa al pallone.

– Arrivederci, sorelline… – disse Thorium sottovoce, con grande malinconia pensando a quanti addii aveva dovuto dare quel giorno, quando il pallone iniziò a librarsi in aria.

Arrivederci fratellino – risposero le gemelle, guardando la Rocca, il villaggio e Thorium rimpicciolire sempre più. – Arrivederci.