– Lady Shin, eccoci arrivati – disse l’apprendista all’arresto della carrozza, osservando la radura al di fuori del finestrino.
Shin gli sorrise. Era un bravo ragazzo, ed un buon apprendista. Avevano, a dispetto di qualsiasi cosa lui potesse pensare, la stessa giovane età.
L’apprendista aprì lo sportello della carrozza e scese, e annunciò:
– L’eterna chiede una sosta!
– Loris… – lo rimproverò lei – Quante volte devo ripeterti che non desidero che si usino simili appellativi?
– Ma signora…
– Niente ma… E non sono una signora! – esclamò protestando.
Non c’era verso… Gli abitanti di Saberinne continuavano a ritenerle dee materializzatesi dal cielo.
Si allontanò cogitabonda verso il bosco per ottenere un po’ della tanto sospirata privacy, ritraendo in sé le sue percezioni. La sua lunga veste nera ondulava fluida sul corpo dalle perfette proporzioni, i lunghi riccioli biondi danzavano allo stesso ritmo del suo passo.
– Adesso non montarti la testa – la voce di sua sorella, gemella, nella mente.
– Senti chi parla… – le rispose nello stesso modo. Si trovavano a diverse centinaia di chilometri di distanza… Ma in effetti non contava. La mente dell’una era sempre a un passo da quella dell’altra.
Si sedette su un ceppo di un albero, e raccolse un piccolo fiore che cresceva fra le radici.
– Shad, sai dirmi perché continuano a chiamarmi “signora”, “dea”, “eterna” e altri ridicoli titoli del genere mentre a te non capita mai?
– Sorellina, sei tu che lo desideri, in fondo! (tono canzonatorio)
– Cosa dici?
– Ah, lo sai benissimo…
– Signora! Signora, presto! – Loris stava correndo verso di lei.
– Vai a vedere cosa turba il tuo caro Loris…
– Smettila!
– Signora!
– Presto…!
– Non vi sopporto più… – mormorò Shin a denti stretti e si avviò su per la collina da dove stava caracollando Loris.
– Cosa succede Loris? – gli chiese in tono stanco, indifferente.
Il ragazzo non era abituato all’attività fisica. L’improvviso sforzo lo aveva estenuato. Stava piegato con le mani sulle ginocchia, e mentre cercava di riprendere fiato faceva anche il possibile per fare il suo resoconto.
– Signora… Johny… nella forra… la legna… un mostro… campo mentale…
Le uniche parole che colpirono davvero Shin furono le ultime. Un campo mentale? Sperduto in mezzo a quel tranquillo bosco?
– Conducimi – gli ordinò. Con un rantolo lui tornò ad inerpicarsi su per la collinetta.
C’era un certo scompiglio nell’accampamento improvvisato… La maggior parte dei giovani studenti correva da una parte all’altra senza sapere cosa fare. Solo un gruppetto dei più anziani studenti fra i Percettivi si era radunato in disparte, con lo sguardo assente. Shin poteva sentire il modesto campo telempatico che avevano imparato a proiettare intorno a sé, e come cercavano di percepire da che parte provenisse questo supposto campo mentale.
– Non siamo riusciti ad individuarlo – le disse la voce del più anziano.
Lei non rispose. Aveva avvertito qualcosa di strano. Si allontanò dagli altri verso il punto più alto della collina. Nella piccola valle che si stendeva ai suoi piedi, ricoperta di vegetazione, poteva avvertire ora distintamente la presenza di un’entità che sembrava avanzare verso di loro. Non l’aveva mai incontrata prima, ma non era sicura. La percezione non era il suo forte… Voleva vedere meglio. Si guardò intorno. C’era un massiccio albero simile ad un abete: sarebbe andato bene. Un attimo di concentrazione e usò il potere della sua mente per sollevarsi da terra. Levitò lentamente fino a raggiungere il ramo più alto che potesse sostenerla, sotto lo sguardo meravigliato degli studenti, specie i Cinetici.
La vide quasi subito, una macchia indistinta di colore, fra le fronde, muoversi disordinatamente, apparentemente nella loro direzione. Dovevano assolutamente saperne di più! Lei stessa non aveva mai visto niente del genere.
– Oggi faremo una scoperta! – pensò fra sé.
– Puoi giurarci che è strana – convenne Shad. – Non ho mai visto niente di simile… Posso percepirla attraverso di te e non riesco a capire che cosa sia…
– Non preoccuparti sorellina, adesso lo acchiappiamo!…
Si rivolse agli studenti sotto di lei.
– Vi prego di mantenere la calma. Abbiamo incontrato un’entità anomala, ma non sembra essere pericolosa. Dobbiamo cogliere questa fortunata occasione per cercare di studiarla! Ora, intendo scendere di qui e andare incontro a quella cosa. I più coraggiosi fra Cinetici, Dinamici e Energetici possono accompagnarmi…
Scese planando dall’albero, toccando terra con grazia infinita. Dopo qualche istante un gruppo di esitanti studenti si fece avanti.
– Bene, andiamo!
Li diresse giù per il pendio ombreggiato da alti alberi, fino al punto in cui stimava si trovasse la creatura. Giunsero in una radura.
– Dov’è finita? – si chiese Shin, non percependo più la sua presenza. Un attimo dopo udirono un urlo terribile alle loro spalle: improvvisamente la cosa era fuoriuscita dal bosco e si dirigeva verso di loro! Aveva tutta l’aria di essere ostile.
Rapidamente Shin impartì gli ordini:
– En.! Cercate di contenere la sua energia – la creatura non sembrava avere corpo, solo macchie di colore mobili semi trasparenti attraversate da bagliori e strutture simili a tentacoli, alcune delle quali si protendevano con rumore di scariche elettriche verso di loro – gli altri, Cin. e Din., stabilizzate un campo costrittivo intorno a quell’affare!
Gli studenti ubbidirono pronti. Un lieve bagliore azzurrino apparve intorno alla creatura, la quale rallentò visibilmente i suoi movimenti.
– Bravi! Ottimo lavoro… – Shin stava ancora parlando quando il mostro emise un urlo altissimo e si impennò, letteralmente. La bolla azzurrina che lo circondava esplose, mandando gli studenti a terra per il contraccolpo. Una luce iniziava a brillare sulla sommità della cosa, forse la testa.
Fu un attimo, con un velocissimo balzo telecinetico si mise fuori portata, altrimenti il tremendo flusso energetico l’avrebbe disintegrata in pieno.
– Shin!
– …Tutto a posto sorella… – rispose piano dopo essersi ripresa dal momentaneo choc.
– Mi stai facendo incavolare! – urlò alla creatura da una ventina di metri di altezza, mentre nella sua mano cominciava a brillare una mutevole lama di luce multicolore. Un attimo con dopo scagliò con un urlo liberatorio la propria energia contro di lei, un lungo raggio rosso e bianco che l’attraversò
da parte a parte. Il mostro sussultò, poi esplose. Shin si riparò gli occhi dalla luce abbagliante.
– Yu-hu! Centro!!
Un attimo dopo la radura era tornata alla tranquillità, era come se non fosse successo assolutamente nulla. A parte la mezza dozzina studenti riversi a terra. Shin scese a terra e corse verso di loro.
– Oddio, che ho fatto!… – si inchinò su quello più vicino. Respirava ancora. Gli pose la mano sulla fronte e si rivolse alla sorella.
– Shad…
– Non preoccuparti, sta bene… Devono essere rimasti semplicemente storditi… Quell’affare sembrava avercela specialmente con te…
Shin trasportò telecineticamente uno a uno gli studenti su per la collina. Infine si sedette stanca, sotto lo sguardo attonito e timoroso degli altri.
– Qui c’è qualcosa che non va… – disse in comunicazione privata con Shad.
– Hai ragione… Dobbiamo saperne di più.
– E credo che non sia una buona idea continuare a viaggiare in questi boschi… Se dovessero essercene degli altri…
– Effettivamente non è stata proprio una passeggiata…
– Dobbiamo dirlo a mamma e papà…
– Forse loro ne sanno qualcosa.
– Vediamoci a Saberinne città.
– Va bene, a presto.
Finita la cena Shad si congedò e si allontanò verso la prateria ondulata, nel buio della notte rischiarata da quelle strane stelle. Camminò per un po’, temendo che i suoi apprendisti potessero scorgere il riverbero della luna sulla sua veste bianca e seguirla. Si sedette su una roccia, in posizione meditativa. Chiuse gli splendidi occhi che insieme alla sorella aveva ereditato dalla madre e lasciò vagare la mente sugli avvenimenti della giornata. Shin aveva avuto proprio una piccola avventura… Tipico di lei. Però stavolta era diverso. Non era stata poi così piccola, dovette riconoscere. Chissà da dove veniva quella creatura. Chissà se Thorium… Stava per mettersi in comunicazione con la sorella quando si fermò. Aveva percepito qualcosa… Ma non ne era proprio certa.
Allontanò da sé tutte le percezioni sensoriali esterne e i pensieri di poco
prima ed estese al massimo la sua sensibilità ricettiva. Il suo campo di percezione diveniva ogni giorno più potente, come anche le altre facoltà della sorella.
Si stava distraendo di nuovo. Si riscosse e tornò a concentrarsi.
Sospiro.
Niente.
Respiro.
Niente.
Niente.
Respiro.
Eccolo di nuovo! Non si era sbagliata.
Inseguì la sensazione con tutte le sue energie fino ad avvertirlo di nuovo, stavolta con maggiore chiarezza. Una specie di eco. Avvertiva un’eco lontanissima, ed era come ascoltare il soffio del vento fra i petali di una stella alpina sulla sommità di un alto monte a mille chilometri di distanza. Un’eco debolissima, ma estesa a tal punto che ora avvertiva la vibrazione quasi ovunque. Non sembrava venire dal pianeta, ma a quel punto non ne era certa. Ritirò la sua mente, incerta, e riaprì gli occhi.
La luna era tramontata, erano passate diverse ore, e non se ne era resa conto.
– Shad, ora che sta succedendo?
– Non capisco…
– Che cosa non capisci?
– Stanotte ho percepito qualcosa di strano… Sembra che il tuo incontro di oggi non sia destinato a rimanere l’unico fatto interessante della giornata…
– Cosa hai sentito?
– Non lo so… So solo che era lontano. Più lontano di qualsiasi altra cosa abbia mai percepito… Ed era enorme.
– Cominciamo a preoccuparci?
– Credo che vi saremo costrette…
Sedeva immobile, nel buio, sospeso nel vuoto sopra uno stelo di metallo che spariva sotto di lui inghiottito dalla tenebra. Respira, concentrati. Via.
Un salto e giù nella voragine. Un lieve, elegante, movimento e due spade
fluorescenti apparvero nelle sue mani. Gli ostacoli piovevano da ogni direzione, a tutte le velocità. Schiva, colpisci, ruota, spazza, para, affonda. Continuava a cadere, ma riusciva a rimanere concentrato quel tanto che bastava per rallentare la discesa.
Atterrò elegante e flessuoso come una tigre, i muscoli leggermente rigonfi per lo sforzo. Scattò in piedi e prese a correre facendo ruotare le spade nelle mani. Dopo pochi istanti avversari invisibili lo affrontarono con armi e arti d’energia. Mente, occhio, braccio, di nuovo mente. Perfetta coordinazione. Un colpo per ogni obiettivo.
Ora era circondato. Presto avrebbe dovuto far appello a tutta la sua forza e abilità. I colpi arrivavano da tutte le parti e lui schivava prodigiosamente, a velocità innaturale, come se stesse danzando ad un arcano ritmo a tutti gli altri sconosciuto, un ritmo che da sempre aveva dentro sé.
– Thorium, dobbiamo parlare…
– Accidenti – disse fra sé mentre continuava a combattere – dovevate interrompermi proprio sul più bello?
– Crediamo si tratti di qualcosa d’importante…
– Ah, e va bene, sorelline… – un’altro colpo fatale – Arrivo subito!…
Dopo pochi istanti attivò uno dei tanti congegni che aveva addosso, e la luce tornò nella sala di addestramento, rivelando ora solo un semplice quanto enorme e vuoto stanzone.
– Posso farmi una doccia? – disse ad alta voce.
– Certo fratellino – risposero Shin e Shad.
Dopo qualche minuto si recò presso il suo personale (ed unico nel suo genere) punto d’accesso alla rete del Proiettore di Ayonn. Preferiva fare affidamento su quella macchina. Le faccende telepatiche non gli erano mai state così familiari come agli altri suoi consanguinei.
I dati relativi al Proiettore di Saberinne erano già inseriti. Le due macchine comunicavano incessantemente, e anche se avevano lo stesso nome erano completamente diverse. Il Proiettore di Ayonn era molto più evoluto. Thorium ignorava quali fossero tutte le sue funzioni, sebbene fosse oggetto di studio da parte sua da anni.
Formulò il pensiero di comando e la macchina riconobbe il suo proprietario.
– Portami a Saberinne – pensò Thorium, e la macchina ubbidì.
Nella sua mente si formò l’immagine di Saberinne, nello specifico dei giardini di palazzo, dove da piccolo aveva tante volte giocato insieme alle sue sorelle minori. Erano già lì ad aspettarlo.
– Quando imparerai la telepatia? – si lamentò Shin.
– Sorellina… – iniziò Thorium.
– Oh Shin, quando smetterai di affliggerlo così?
– Non lo sto affliggendo… E sai bene che dovrebbe farlo!
– E chi l’ha detto?
– Ma Shad!
– Scusate se vi interrompo, carissime… – intervenne lui – Non che non apprezzi la vostra compagnia, ma perché non mi spiegate il perché di questa convocazione invece di bisticciare?
– Scusa Thory – disse Shad.
– Hai ragione… – disse Shin – Racconterò quello che mi è successo…
– Aspetta – la interruppe Shad – Ci penso io… Thorium, rilassati. Cerca di percepire la mia mente.
– Ok... – fece lui. Non era la prima volta che lo faceva. Sin da piccoli giocavano agli indovinelli in questo modo… Ora però il gioco era divenuto qualcosa di più. Avvertì il tocco di Shad che stava gentilmente cercando di insinuarsi fra i suoi pensieri. Lentamente nella sua mente prese forma un’altra immagine. Era a fianco di Shin, nella radura, insieme ai suoi studenti. Vide il mostro urlare e uscire dalla boscaglia. Assistette a tutta la scena finché Shin lo fece fuori e tornò al campo.
– Accidenti – disse quando lo spettacolo terminò. – Non ho mai visto niente del genere…
– Puoi dirlo forte! – disse Shin – E anche Shad ha qualche novità…
– Già… Non so spiegarlo bene… – confermò la sorella – di campi di attività mentale ne ho percepiti tanti, ma quello che ho sentito qualche notte fa…
– Pensate che le due cose siano collegate? – domandò Thorium.
– Potrebbe essere – disse Shad.
– Non credi dovremmo consultare i nostri genitori? – chiese Shin. Dopo qualche istante di riflessione Thorium convenne.
– Allora preparati, ci mettiamo in contatto con loro.
Kriss e Sabrina, nel momento in cui ricevettero il contatto, stavano dormendo… la scena prese forma nelle loro menti come un sogno poi
acquistò gradatamente il vigore di realtà sotto la spinta mentale congiunta delle gemelle.
– Cara, credo che i ragazzi abbiano bisogno di qualcosa… – biascicò senza aprire gli occhi.
– Strano… – disse lei subito desta al richiamo dei figli – …non chiamano mai quando sono in viaggio…
– Sentiamo cos’hanno da dire…
Dopo qualche minuto i tre ragazzi poterono avvertire la presenza mentale dei genitori, anche se non potevano vederli.
– Mamma, papà! – esclamarono le gemelle.
Thorium si sforzò di prodursi in un abbraccio mentale.
– Che accoglienza! – fece Kriss.
– Tesoro, dimentichi che per loro sono passati dei mesi dall’ultima volta che ci hanno visto! – intervenne Sabrina.
– Hai ragione… Sapete… – disse rivolto ai ragazzi – …qui saranno passate un paio d’ore…
Dopo ulteriori convenevoli, Kriss disse:
– Allora, sentivate semplicemente la nostra mancanza?
– Sai benissimo che non è solo questo… – disse Shad.
– Negli ultimi giorni qui su Noi-Hert sono successe un paio di cose che non ci spieghiamo – disse Shin.
Kriss e Sabrina fecero una breve pausa. Poi lei disse:
– Perché non ci illustrate per bene quello che vedo nelle vostre menti?
– Ecco, un momento… – Shin e Shad riprodussero i loro ricordi con la massima accuratezza possibile.
Kriss si rivolse in comunicazione intima alla moglie. Stavano pensando la stessa cosa. Di comune accordo estesero le loro menti al di là del loro spazio e del loro tempo fino a giungere nei più remoti luoghi della galassia di Noi-Hert.
– Era un sospiro quello? – fece Thorium rivolto al padre.
– Eh? No, co…
– E’ che stavamo dormendo – intervenne Sabrina – Vostro padre è stanco…
– Ah… Scusateci allora… – Thorium non sembrava molto convinto.
– Allora, che ne pensate? – chiesero le gemelle dopo un po’.
– Beh, non siamo proprio sicuri… – disse Kriss – …dovremmo cercare di saperne di più. Vi consigliamo di recarvi alla Rocca del Telepate per sentire cos’ha da dire in proposito l’Anziano.
– Si parte… – fece Thorium.
– Mi raccomando, state attenti! – fece Sabrina, preoccupata.
– Mamma, sai bene che sappiamo badare a noi stessi… – dissero le gemelle.
– Vostra madre ha ragione, non si sa mai… Fate buon viaggio ragazzi!
I genitori si ritirarono lentamente dal contatto, dopodichè con un ultimo moto d’affetto si separarono anche le gemelle.
– Allora pare che ci vedremo presto! – disse Thorium.
– Incontriamoci direttamente alla Rocca – disse Shin.
– D’accordo.
– A presto fratellino.
– Sono in pensiero per loro, Kriss.
– Lo sono anch’io, Saberinne.
– Siamo sicuri che siano pronti per ciò che li attende?
Sospiro. – Non lo so. Ero pronto io quando tu mi chiamasti a te?
– Non mi conforta…
– Lo so, cara, lo so. Dobbiamo avere fede e fiducia in loro.
Sospiri.
Thorium chiamò il sindaco di Ayonn.
– Buongiorno Markel. Come vanno oggi le cose? – il volto del sindaco apparve sullo schermo.
– Oh salve Thor! Come al solito, più o meno… C’è una novità però.
– Sarebbe?
– Ho ricevuto un messaggio dal Telepate Anziano, amico mio. Dice che richiede la tua presenza alla Rocca. Vuole parlarti.
– Che coincidenza! Mi stavo dirigendo proprio lì! Non so se le mie sorelle ti hanno già informato…
– Cosa dovrei sapere?
– Sono sicuro che lo faranno presto. C’è stato un avvistamento di una creatura di energia psichica, credo, e mia sorella ha percepito uno strano campo di attività mentale. Più di questo non so dirti, non ho idea di cosa si tratti.
– Uhm. Molto strano. Sicuramente l’Anziano ne saprà più di me. Mantenetevi in contatto con me, manterrò tutte le risorse del Proiettore a vostra disposizione.
– Grazie per l’aiuto, amico.
– E’ sempre un piacere – sorrise Markel, e chiuse la comunicazione.
Riempì la borsa di oggetti che gli sarebbero potuti tornare utili, nonché di qualcosa da mangiare, senza dimenticare di prendere con sé le sue preziose spade di cristallo più duro del diamante, acciaio e altri materiali reattivi all’attività mentale. Aveva appreso la tecnica per lavorare quei materiali a Saberinne, dove fra l’altro aveva potuto studiare le preziose sciabole che erano appartenute alla madre prima di conoscere suo padre.
Indossò la tuta da viaggio e gli occhiali di protezione e saltò sulla moto, un mezzo versatile creato apposta per quel tipo di territori.
Uscì dalla felice città sollevando una certa quantità di polvere dietro di sé. Poi dopo qualche istante raggiunse lo scudo generato del proiettore. Lo attraversò senza sentire quasi nulla, giusto un formicolio alla base della nuca. Aveva un dispositivo tracciante che funzionava come una chiave d’accesso. L’aveva sviluppato lui stesso, differiva dagli altri perché i suoi cristalli interni erano sintonizzati sulla mente del proprietario, e avrebbero reagito al campo con lui soltanto.
Infilò la gola dei Labirinti che conduceva a est, scivolando in curva sulle piccole pietre che venivano costantemente erose dalle pareti delle gole da parte del vento e della pioggia.
Accelerò, e il potente motore a combustibile solido nitrosiliceo della moto ubbidì all’istante. Schizzava fra gole e rocce schivando ostacoli e buchi con riflessi più veloci del normale. Dopo un po’ di quella gincana intravide un rampa rocciosa.
– Stai aspettando me… – disse fra sé.
Accelerò ancora di più, rannicchiandosi sulla sella. La rampa era sempre più vicina, cento metri, cinquanta, dieci…!
Ora. Nell’istante in cui premette i due pulsanti del boost, mentre le due marmitte della moto oltre a gas ad altissima pressione cominciarono a sputare fuoco, e la moto raddoppiava quasi la sua potenza, Thorium congelò l’attimo nella mente, cosciente che era in momenti come quelli che il potenziale della sua mente si attivava. Cercò prima di estendere
la consapevolezza a tutto il mezzo che aveva sotto di sé in ogni suo componente e vibrazione, poi di raccogliere quella materia nel suo campo d’azione mentale e di scagliarlo via più forte che poteva.
Un attimo dopo stava volando al di sopra dei labirinti, vedeva le gole scorrere sotto di sé come disegni tracciati da grandi e folli mani.
Si era lasciato il punto più alto alle spalle, e cominciava a ricadere verso il basso. Mentre precipitava portò la moto in posizione verticale, poi cercò con tutte le sue forze di rallentare la caduta, di ammorbidire l’impatto. Premette gli altri due boost prima di toccare terra, bruciando la polvere sotto di sé. Nel complesso riuscì a restare in sella senza sfasciare l’ammortizzatore.
– Yiii-haa!! – il suo urlo riecheggiò dietro di sé, mentre ripartiva a tutta velocità, come commento nonsenso all’atto di un folle. L’adrenalina gli scorreva a fiotti nelle vene e provava la consueta sensazione esaltante, raddoppiata dalla consapevolezza di essere riuscito una volta di più ad usare il suo potere nascosto.
Quante gliene avrebbero detto le sue sorelline se l’avessero visto in quel momento!
I presidi e gli studenti delle varie discipline delle scuole di Saberinne si erano radunati sulla terrazza per salutare la partenza delle signore della città, Shin e Shad, le figlie di Saberinne e del potente Kriss.
I loro genitori gli avevano raccontato sin da quando erano nati le famose gesta e le imprese eroiche di Saberinne e di Kriss, mille anni prima, e di come a distanza di secoli questi avevano inviato periodicamente dai loro elevati reami superiori la loro progenie divina per aiutare il popolo di Saberinne. Shin e Shad, come i loro genitori in passato, avevano tentato di spegnere quelle leggende, ma non c’erano riuscite.
I ragazzi le guardavano come esseri soprannaturali, pieni di ammirazione. I Creativi avevano addirittura preparato uno spettacolo in omaggio delle due ragazze eterne. Avevano materializzato la scena di un sole nascente che si tramutava in fiore dai cui petali si dipartivano fiumi di luce che portavano benedizioni a tutto il pianeta e che sgorgavano dalle mani congiunte, più in alto, delle due gemelle.
A dir la verità le due sorelle non se lo aspettarono, e fu con un discreto imbarazzo, se non con una vaga commozione, che lasciarono la città a
bordo del loro pallone.
– Papà dice che piano piano ci abitueremo… – iniziò Shin, dopo qualche minuto, in tono infelice.
– …almeno per ora non riesco a immaginare come faremo – concluse Shad.
L’aria era deliziosa, era un ottima giornata di sole e l’aria era frizzantina.
– Ahh! Che bello!… – esclamò Shin stirandosi e aspirando una salubre boccata d’aria, per poi osservare il panorama sotto di sé.
– Pensa come siamo fortunate rispetto al povero Thory che si fa il viaggio su quella scomodissima moto, in mezzo alla polvere… – disse Shad, mentre controllava la rotta.
– Capirai… Lui dice che gli piace!
Ormai il sole era tramontato. Fermò la moto e si dispose a fare uno spuntino che gli avrebbe fatto da cena. Guardò il sole spegnersi lentamente, e si concesse qualche minuto di riposo prima di rimettersi in viaggio.
Stava osservando le stelle sorgere quando la sua attenzione si spostò a est, sull’orizzonte.
Si sedette sulla moto per guardare meglio. Non riusciva a vedere niente, ma per un attimo gli era sembrato…
Prese il binocolo dalla sacca. Lavorava su varie lunghezze d’onda… Avrebbe integrato la visione a infrarossi con quella normale per permettergli di distinguere meglio. Zumò al massimo e lo scorse.
Un uomo, massiccio e a torso nudo percorreva il deserto ortogonalmente a lui, verso sud. Thorium riconobbe il mezzo: non faceva parte della confederazione di Ayonn; doveva appartenere ai barbari. Montò in sella e partì all’inseguimento.
La moto del barbaro era enorme e antiquata rispetto alla sua. Oltre a essere più lenta era molto più rumorosa, così poté avvicinarsi senza essere notato. Si fermò quando vide formarsi un bagliore nella notte di fronte a lui. Prese il binocolo e vide l’accampamento. Centinaia di persone. Cosa ci faceva quel piccolo esercito di barbari in mezzo al deserto? Un’orda solitaria? Non era possibile…
Cercò di avvicinarsi per saperne di più. Decise che avrebbe mantenuto una certa distanza dall’accampamento, girando in senso orario verso est, per poi ripartire verso la Rocca.
Quando si fermava poteva sentire anche gli schiamazzi e le urla di quei bruti, in lontananza.
Incontrò uno di loro dietro una cresta rocciosa che spuntava dal terreno. Stava orinando contro la roccia, fischiettando, quando lo scorse. A tutta prima rimase sorpreso con gli occhi rossastri spalancati, poi con un urlo prese a dirigersi verso il suo veicolo per andare a dare l’allarme. Thorium accelerò e gli tagliò la strada, scendendo al volo davanti alla piccola jeep e lasciando proseguire la moto da sola per una ventina di metri. Estrasse un coltello lungo quanto il suo avambraccio.
– Ti conviene arrenderti – ammonì il barbaro. Sfortunatamente, pochi lo stavano a sentire.
– Arrenditi tu sporco bastardo – lo insultò il barbaro mentre afferrava l’enorme piede di porco che portava appeso alla cinta. Quegli uomini avevano una forza incredibile, ed erano pericolosissimi. Thorium sospirò dentro di sé. Lasciò cadere il coltello che brillò alla luce della luna, sotto lo sguardo ghignante del barbaro, poi fulmineo estrasse le spade, fino ad un momento prima invisibili, da dietro la schiena. Roteò in direzione del barbaro colpendolo forte al torace con il piatto per non ferirlo e poi di nuovo alla schiena, ottenendo di farlo infuriare. Il barbaro sollevò il randello di ferro sopra di sé per schiantarlo su di lui. Thorium guardò il colpo arrivare come al rallentatore, poi, con una mossa fulminea usò lo stesso slancio del barbaro per farlo finire a terra con un gran tonfo. In un attimo gli fu sulla schiena. Lo ammanettò e legò.
Lo lasciò lì che continuava a dimenarsi e ringhiare nella polvere, nascosto alla vista dell’accampamento dalla cresta di roccia. Non l’avrebbero trovato prima della mattina successiva. Nel frattempo avrebbe continuato con il suo giro d’ispezione.
Proseguendo verso sud-est notò dinanzi a sé, leggermente alla sua destra una strana zona dell’accampamento, dalla quale emanava un vago e mutevole bagliore, diverso da quello dei fuochi. Prese il binocolo, e si mise ad osservare, al riparo fra alcune rocce. Da quella distanza scorgeva strutture come gabbie, dalle sbarre luminescenti, dalle quali ogni tanto si diramava una scarica di energia. Nelle gabbie c’erano degli strani ammassi multicolori, indistinguibili da lì.
– Le creature di energia! – esclamò fra sé. Erano sicuramente come quella che aveva visto nei ricordi di Shin. Le gabbie erano sorvegliate da barbari che usavano strane picche dalla punta luminosa per controllare le creature. Sembravano reagire a quell’energia.
– Cosa ci fanno questi barbari con quegli affari? – stava chiedendosi, quando lo avvertì. Scartò di lato all’ultimo momento evitando un coltello che gli era stato lanciato alle spalle.
– Non lo andrai a raccontare in giro! – gli disse il suo assalitore dall’oscurità.
– Che idiota, si è fatto individuare fra le ombre – pensò Thorium, e in un attimo gli fu addosso. Lo immobilizzò, ma un altro era appostato poco distante. Lo vide salire su una moto poco distante e schizzare via.
– Scappa pure, tanto ormai so quello che mi serve… – disse, prima di salire in moto e ripartire verso la Rocca.
– Guarda là sotto, Shad!
– Che c’è? – biascicò, la sorella l’aveva svegliata in piena notte.
– Cosa sono quelle luci?
Sotto di loro, nel nero oceano si stagliavano distintamente alcune luci mobili, chiaramente artificiali. Si spostavano verso ovest.
– Sembra una nave… – disse Shad.
– A quello c’ero arrivata anch’io… Non percepisci nulla? – ribatté Shin.
– Un momento, lasciami concentrare – fece Shad, chiudendo gli occhi. Inspirò a fondo.
– Ci sono molti uomini. Barbari dell’est, direi. Ma, un momento! Percepisco un altro tipo di attività… Shin, guarda, presto, sono quei mostri!
Shin si affacciò nella mente della sorella, dove c’era pronta per lei la scena che Shad percepiva. Sì, erano senza dubbio creature analoghe a quella che aveva già affrontato.
– Cosa significa? – chiese Shin.
Shad si abbandonò sul suo giaciglio.
– Non lo so – disse – Ma sicuramente qualcosa di male.
– Oh no, Shad, cos’è quello?
Una vaga luminescenza si aggirava lampeggiando misteriosamente fra le nubi inargentate dalla luna.
– Brutte notizie, sorellina…
Non c’era bisogno di cercare di percepirlo. Il mostro volando venne loro incontro uscendo allo scoperto.
– Punta proprio su di noi! – esclamò Shin.
– Credo voglia fare uno spuntino…
– Non sei divertente!
– Scusa, ma sento chiaramente che quel mostro è affamato. Come non mai.
– Oh, cavolo…
Ormai si era lasciato l’accampamento molti chilometri addietro, correndo a tutta velocità nella notte. Rallentò finché poté togliere le mani dai comandi. Si stirò la schiena, pensando a tutte le implicazioni di quello che aveva visto. Quei barbari si stavano preparando all’attacco, questo era certo. Ma verso cosa? E perché? Ormai erano decenni che non si facevano vedere in quella parte del pianeta. E Ayonn era impenetrabile come non mai… Forse quei mostri erano la chiave di tutto. Sentiva che se avessero scoperto da dove venivano avrebbero potuto comprendere ciò che stava accadendo.
Improvvisamente a qualche decina di metri davanti a lui comparve una luce. Dapprima era un punto bianco nell’oscurità, poi si estese fino a diventare una linea verticale, ricurva, poi si aprì come una ferità di luce nel buio, crescendo di intensità finché non scomparve per lasciare al suo posto una di quelle creature misteriose.
– E questo da dove cavolo salta fuori?!
Non aveva mai visto il teletrasporto in azione, ma non riusciva a pensare a nient’altro che avesse potuto permettere a quel mostro di raggiungerlo in così poco tempo.
– Come diavolo hai fatto a seguirmi? – gli urlò, risentito di non poter capire.
Il mostro innalzò due alti e filiformi tentacoli purpurei semitrasparenti. Poi da quella che doveva essere approssimativamente la sua testa proruppe un grido lacerante, terrificante.
– Questo si supponeva dovesse spaventarmi… – commentò Thorium ironico. Si tolse i guanti e disse – Vediamo di sistemarti a dovere…
Il mostro attaccò con velocità inaspettata. Con un balzo in avanti si portò a portata di quegli strani tentacoli. Vibrò quattro colpi in rapida successione. Thorium riuscì a schivarli all’ultimo con una fortunata serie di prodigiosi movimenti del corpo.
– Come fa a essere così veloce? – pensò mentre rotolava di lato ed estraeva le sue spade dal nulla. Si mise in posizione d’attacco e attese. Quando i tentacoli calarono di nuovo li intercettò ogni volta con dei fulminei ed eleganti fendenti doppi.
Il mostro non sembrò neanche accorgersene. La superficie cristallina delle armi increspava il tessuto energetico della creatura, ma attraversava quella specie di suo corpo senza arrecargli danno.
– Eh, no, così non va! – disse Thorium, facendo un salto mortale all’indietro per portarsi per un po’ fuori portata. – E’ veloce, non subisce un graffio. Ora qualcuno vuole gentilmente dirmi quali sono i suoi punti deboli?
Il mostro caricò di nuovo, urlando più forte. Calò i tentacoli sulla sua preda. Otto volte attaccò. Due tentacoli raggiunsero Thorium. Erano troppo veloci.
Uno gli sfiorò la spalla causandogli una fitta lancinante a tutto il torace. L’altro gli sfiorò la gamba la quale gli si addormentò all’istante. Non aveva più sensibilità. Sentì l’ira montare dentro di lui.
Allora gli tornarono alla mente le parole del padre.
– Quando l’ira ti investe, non respingerla. Respira il suo fuoco, sentila nelle vene. Sarà la tua forza nei momenti disperati e la tua vittoria quando sarai con le spalle al muro.
Digrignò i denti, con uno sforzo tremendo saltò di nuovo indietro, fuori portata.
– Conosco ancora qualche trucchetto, lurida bestia – disse sibilando con i neri occhi di fuoco. Chiuse gli occhi, e si concentrò su un comando mentale riservato alle spade. Le avvicinò l’una all’altra. Presero a brillare sempre più, finché diventarono accecanti quando vennero in contatto. Il mostro arretrò. Infine le due lame si fusero, come anche le mani di Thorium intorno all’elsa. La spada continuava a brillare come una nova sul punto di esplodere. Con un urlo Thorium balzò in avanti, liberando tutta l’ira compressa fino a quel momento. Quando fu a poca distanza dal mostro spiccò un salto mortale in avanti, tracciando un vivido cerchio di luce nella notte, che trapassò, ricadendo, il mostro per tutta la lunghezza della spada. La creatura urlò di dolore, mentre scariche di energia scorrevano in tutto il corpo ferito, si contorse ancora e ancora e poi esplose, accecando Thorium, senza lasciare tracce.
Thorium giaceva supino, a terra. Aveva il fiato grosso, e aveva male dappertutto. Dopo diversi minuti, forse ore, si alzò a fatica, ripose le armi e risalì sulla moto, deciso più che mai a raggiungere la Rocca il prima possibile.
– Qualche idea? – chiese Shin mentre il mostro arrivava sempre più vicino.
– Sei tu l’attaccante… Io sto già erigendo le difese… – ribatté Shad. Intorno al pallone iniziava a vibrare una evanescente bolla multicolore, roteante.
– Buttalo giù sorellina – disse poi.
– Sembra facile! – si schermì Shin – Mica sono un cannone antiaereo!
Intanto il mostro sembrava studiare la sua preda, girando intorno al pallone dall’aria innocua.
– Però devi ammettere che è affascinante… – disse Shad – sembra una via di mezzo fra una farfalla e un drago…
Improvvisamente dalla bocca del mostro saettò un raggio, simile a un fulmine, che si abbatté sulla bolla protettiva generata da Shad. Si disperse all’intorno seguendo la curvatura di quello scudo.
– Aah! – urlò Shad per il contraccolpo mentale.
– Ancora convinta? – le urlò Shin concitata.
– Accidenti… – gemette – No…! Mi ha fatto male… – la bolla reggeva ancora
– Beh, stringi i denti sorellina, ora lo sistemo io.
Nelle mani di Shin apparvero due roteanti luci rosse e purpuree, che aumentavano d’intensità insieme alla sua concentrazione.
– Prendi questo! E questo! Crepa!– scagliò il primo colpo e poi subito il secondo come due palle di neve. Il primo mancò il bersaglio, ma il secondo lo colpì ad un’ala, provocando un certo danno testimoniato dalle urla di dolore del mostro.
– Brava, Shin…
Il mostro perse quota, poi si sollevò per tornare all’attacco con un altro urlo.
– Oh no, Shad! Quello torna, preparati!
Il drago-farfalla scese stavolta in picchiata su di loro, senza emettere raggi.
– Ci viene addosso! – urlò Shad.
– Lo vedo! Preparati all’urto! Cerco di sostenere il pallone!
Un attimo dopo l’urto fu tremendo. Shad urlò di dolore e si accasciò a terra inerme, mentre la cabina appesa al pallone rischiava di capovolgersi. Shin cercava di mantenere stabile il pallone telecineticamente. Il mostro rimase per un po’ impigliato nella complessa trama energetica dello scudo, la quale poi vacillò senza Shad a rigenerarla. Un altro urlo.
– Shad, il tuo scudo l’ha bruciacchiato per benino! – disse Shin con un moto di soddisfazione. La sorella non diede segno di aver udito.
– Sto per svenire, Shin. Dobbiamo sistemarlo alla svelta, o non avremo scampo.
– Un piccolo sforzo, Shad, è quasi fritto!
– Non riesco a muovermi. Attingi pure dalla mia energia. Perderò i sensi, ma almeno ce la caveremo.
Shin capì che era l’unica cosa sensata da fare. Per lo meno l’unica che era loro rimasta.
Si concentrò sulla mente della sorella, tanto da rischiare di confondervisi. Prima di perdere l’orientamento e il contatto con la realtà circostante tornò indietro, forte di un flusso di energia aggiuntivo.
– Ora ti concio per le feste. – pensò, e non sembrava la sua “voce”. Protese la mano, e un instabile raggio di luce e tenebra si protese dal suo palmo fino a colpire la creatura, senza lasciarla andare. Non era chiaro se la stesse disgregando o risucchiando, ma con un terribile ultimo urlo la belva disparve.
Shin si accasciò esausta presso la sorella, abbracciandola e tirandola a sedere. Sentiva il suo cuore battere. La sua mente era assente. Con le ultime energie residue cercò in tutti i modi di chiamarla, di farla tornare. Infine, quando stava per rinunciare, la mente di lei rispose.
– Shad?
– Ti sento.
– Cosa è successo?
– Non lo so… Era come se fossi io stessa a lanciare quel raggio. Ma eri tu, non è vero?
– Sì, o almeno credo.
– Non ci è mai successa una cosa del genere prima d’ora…
– E’ stato come se…
– …come se ci stessimo fondendo!
Avvistò con sollievo la Rocca sorgere all’orizzonte, e crescere in dimensioni e altezza man mano che si avvicinava, affilato e solitario pinnacolo nel mezzo del deserto. Accelerò ulteriormente.
Arrivato presso la base di quell’enorme spuntone di roccia rallentò e piegò a sinistra. Si inerpicò su per le rocce slittando e rombando finché non giunse su una superficie abbastanza liscia. Seguì quel sentiero naturale finché non lo condusse dabbasso, in una grotta dall’angusto ingresso. Accese i fari e seguì il percorso claustrofobico, fino ad arrivare, diversi minuti dopo, in un’immensa cavità, una grotta in parte naturale e in parte scavata dall’uomo, parecchi metri al di sotto del livello del terreno.
Spense la moto, e rimase solo nell’oscurità. Si stirò le membra anchilosate e attese.
Dopo qualche minuto delle fonti luminose nascoste iniziarono lentamente a rischiarare l’ambiente. Quando ci fu sufficiente luce una figura vestita di una lunga tunica apparve da dietro una grande stalagmite.
– Salve Thorium. Fatto buon viaggio?
– Salve Alis. Non direi proprio – sorrise alla telepate.
– Ma, sei ferito! – esclamò Alis con improvvisa ansia nella voce.
– No, sto bene, vedi…
– Non parlo del tuo corpo… – indugiò un attimo di troppo su quella frase – …ma della tua mente – terminò abbassando lo sguardo e avvicinandosi a lui.
– Mi sei mancato… e guarda come sei ridotto!
Lui avvertì il lieve e gentile tocco della mente di lei.
– Non ti rendi conto delle tue condizioni. Vieni, ti porto dall’Anziano, ora.
Lo condusse per mano negli oscuri recessi di quel luogo fino ad una parete di roccia. Lei la osservò per qualche istante, dopodichè una cupa vibrazione riempì l’aria e la parete scorse di lato. Una stretta, angusta, ripida scalinata saliva arricciandosi su sé stessa, letteralmente incisa nella roccia che la circondava da ogni parte. Un flusso d’aria fredda saliva dal basso e il passo era illuminato da deboli luci appese alla parete a distanza regolare.
Migliaia di scalini, anche più. Ogni volta Thorium cercava di contarli e ogni volta, arrivato a un certo punto, perdeva il conto. Allora Alis gli sorrideva:
– E’ così importante quanti sono?
E ogni volta dopo pochi minuti giungevano alla fine del percorso, in uno dei punti più alti della Rocca, nell’interno, dal quale si dominava tutto il villaggio.
– Salve Thorium – era il Telepate Anziano che gli parlava direttamente – vedo che hai fatto incontri spiacevoli…– Spiacevoli è dir poco, saggio Long…
Alis si volse verso di lui. Senza dire niente lo prese di nuovo per mano e lo portò verso la casa dell’Anziano, anche se avrebbe potuto arrivarci a occhi chiusi.
Entrarono nella silenziosa e accogliente dimora. Un caldo aroma permeava l’aria. Thorium accolse con gratitudine tutte quelle sensazioni rilassanti, e si accasciò sul piccolo divano rendendosi improvvisamente conto di quanto fosse stanco.
– Riposerai presto, Thorium. Riposerai…
Si svegliarono sotto l’occhio curioso di due uccelli, una specie di gabbiani.
– Abbiamo compagnia… – fece Shin sbadigliando.
Shad aprì gli occhi, e quando fece per stirarsi gli uccelli volarono via impauriti.
– Dove siamo? – disse poi – Quanto abbiamo dormito? – scattò in piedi e osservò il panorama sotto di loro.
Erano al di sopra di una spessa e soffice coltre di nubi bianchissime, e un veloce vento sospingeva il pallone senza scossoni.
– Che spettacolo – disse fra sé.
– Che bello – le fece eco Shin.
Dopo qualche minuto si riscossero. Controllarono la rotta.
– Siamo quasi arrivate.
Cominciarono a far scendere il pallone. Per un po’ furono circondate da un ovattato biancore senza direzione, dopodichè sbucarono dalle nubi per ritrovarsi in alto sopra il deserto, non molto distante dalla Rocca del Telepate.
Quando furono abbastanza vicine Shad ricevette un messaggio per tutt’e due.
– Salve Shin, salve Shad. Benvenute… Vostro fratello è già qui che vi aspetta.
– Salve a te saggio Long – risposero – Fra pochi minuti atterriamo.
– Benvenute care ragazze! Siete bellissime, come al solito. Mi ricordate tanto vostra madre, sapete, le assomigliate così tanto!… – il vecchio Long accolse con calore le gemelle. Erano atterrate su uno spiazzo sulla sommità di un rialzo di roccia poco distaccato dal corpo del villaggio.
– Ma c’è una luce nei vostri occhi… La riconoscerei ovunque – il Telepate Anziano, com’era consueto fra gli abitanti della Rocca, passava dalla comunicazione verbale a quella mentale in continuazione.
– Ti ringraziamo dei complimenti, onorato Long. Sei sempre troppo gentile… – disse Shad.
– Oh, affatto…
Si avviarono giù per la discesa che portava alla piazza al centro del villaggio, mentre il pomeriggio volgeva al termine.
– Nostro fratello? – chiese Shin.
– Sta riposando… Non ha fatto un viaggio di tutto riposo… Ma vedo che anche voi avete avuto le vostre avventure…
– Ne portiamo i segni – confermò Shad.
Alis uscì da una delle modeste abitazioni scostando la tende posta all’ingresso.
– Alis, ti affido le nostre visitatrici. – le si rivolse Long mentre si avviava verso casa sua, con la sua tipica andatura lenta e claudicante, appeso al suo lungo bastone.
– Salve ragazze. Fatto buon viaggio?
– Non proprio… ma siamo qui, sane e salve! – rispose Shin.
– Ho preparato il vostro alloggio. Suppongo vogliate rinfrescarvi e rilassarvi dopo la lunga trasvolata…
– Un bel bagno sarebbe l’ideale… – disse Shad sorridendo con gratitudine.
Giunsero davanti l’ingresso della dimora riservata ai consueti ospiti.
– Per qualsiasi bisogno sono a vostra disposizione. Vi ricordo che siete invitate al banchetto di stasera, insieme a vostro fratello – la sua voce o il suo tono mentale era cambiato? Shad ne era quasi certa – …sarà presieduto dall’Anziano – stava continuando Alis – credo che abbia qualche importante comunicazione da fare.
Fece un lieve inchino in segno di saluto.
– Grazie ancora, cara Alis – la congedò Shad sorridendo.
La osservarono allontanarsi lungo il sentiero.
– Devi ammettere che è carina… – sussurrò Shin all’orecchio della sorella, quando furono all’interno della loro camera – …Thory sembra sapere il fatto suo…
– Shin! Potrebbe sentirti! Potrebbe sentirti chiunque, qui! – rispose Shad schermando istintivamente il loro dialogo.
– Su, Shad, hai una così bassa stima della gente della Rocca? Rispetteranno la nostra privacy, no? – ribatté Shin sarcastica, con i pugni sui fianchi.
Shad la fissò.
– E se non lo fanno non me ne importa! – rise Shin. Poi corse verso il bagno. – Prima io!
Shad sospirò e si dispose ad attendere.
Un profumo delizioso si insinuava nelle sue narici, invitandolo dolcemente a destarsi. Si rigirò nel letto, ancora semincosciente. Ricordò dov’era, ricordò quello che gli era successo, ricordo Alis.
– Buongiorno dormiglione – era la sua voce piena d’affetto.
Thorium aprì gli occhi, la vide intenta a preparare qualcosa che emanava l’invitante aroma che lo aveva svegliato.
– Quanto ho dormito?
Lei si avvicinò sorridendo e gli porse una tazza piena di un liquido oscuro.
– Cos’è? – chiese lui.
– Assaggia. E’ buonissimo, e ti farà bene.
Bevve. Era veramente buonissimo, anzi, eccellente. Lo sentì scendergli nelle viscere e ridargli le forze.
– Ora sei proprio sveglio… – sorrise maliziosa.
– Puoi scommetterci – rispose lui sullo stesso tono – Quanto hai detto che ho dormito?
Lei si alzò, riprendendo la tazza ormai vuota.
– Un paio di giorni…
– Cosa?
– Sì, infatti nel frattempo sono arrivate le tue sorelle.
– Accidenti! – si alzò e la cinse da dietro le spalle.
– Devo recuperare il tempo perduto… – le sussurrò all’orecchio. Alis si abbandonò un istante a quella sensazione, poi si ritrasse.
– No… – abbassò lo sguardo – Thor caro, non è ancora il momento…
Lui sospirò.
– D’accordo Alis, come vuoi tu. – le sorrise un’ultima volta poi uscì nella piccola veranda. Era il tramonto. Dopo qualche istante Alis lo seguì. Si appoggiò alla sua spalla, e rimasero a guardare i raggi del sole proiettati oltre l’alto orlo frastagliato della roccia a ovest.
– Stasera Long ha indetto un banchetto. Sono convocate anche Shin e Shad.
– Voglio proprio sentire cos’ha da dire l’Anziano riguardo a questa storia. D’altronde sono qui per questo…
Lei si voltò a fissarlo. Lui continuò a guardare per un po’ dinanzi a sé. Poi soggiunse, piano:
– …e per te.
La notte era calata sulla Rocca come sul resto del deserto. Le stelle erano incorniciate insieme alla luna dai margini delle creste più alte della Rocca, tutt’intorno al villaggio. Fiaccole ardevano su tutte le strade, conducendo allo spiazzo centrale dove fuochi più grandi illuminavano i grande tavolo ovale al quale si sarebbero seduti i commensali.
Thorium aveva indossato una tunica come usavano gli abitanti del posto, e si era seduto al posto assegnatogli, Alis al fianco, lisci capelli scuri dai riflessi di fuoco, come gli occhi, alla luce delle fiaccole.
Dopo qualche minuto arrivarono le due gemelle, calamitando lo sguardo di tutti. Per l’occasione avevano indossato i loro abiti migliori e alcuni dei gioielli che Thorium aveva fatto per loro nel corso del tempo.
Shin indossava un lungo abito nero con spalline sottili e un lungo strascico. Alcune fasce di tessuto contenevano dei piccolissimi cristalli dorati che brillavano alla luce delle fiaccole. Al collo portava una collana di pietre d’ambra, ai polsi cerchi d’oro. I lunghi, ricci capelli biondi scendevano liberi a incorniciare la sua bellezza.
Shad aveva un vestito bianco allacciato dietro il collo. Il corpetto e il retro rilucevano di bagliori argentei, mentre sul davanti la lunga gonna ondulata era bianca, di più strati trasparenti. I capelli erano tirati indietro e lasciati ricadere lungo la schiena, mettendo in evidenza tutti i lineamenti del perfetto volto. Aveva degli orecchini d’argento con una perla ciascuno incastonata, e a polsi bracciali dello stesso materiale e madreperla.
Per quanto riguardava la bellezza, meritavano senza dubbio la fama e l’adorazione che condividevano con la madre.
Thorium si alzò ad accoglierle.
– Ben trovate, sorelline – disse abbracciandole – Vi trovo splendidamente!
– Anche tu Thory sei migliorato dall’ultima volta – scherzò Shin. Risero.
– Ci sei mancato – disse Shad.
– Anche voi – l’affetto presente fra i tre era forte e percepibile chiaramente dalla maggior parte dei presenti.
Si sedettero.
– Non sai cosa abbiamo passato per venire qui! – prese a raccontare Shin.
– Davvero? Anche di me non si può dire che mi sia divertito…
– Cosa ti è successo? – chiese Shad.
– Ah! Prima voi. Sentiamo…
Le gemelle gli raccontarono le peripezie che avevano affrontato in volo.
– Accidenti, pare che qualcuno ce l’abbia proprio con noi…
– Cosa intendi dire?
– Che anch’io ho avuto uno “scambio di opinioni” con una di quelle creature…
– Davvero? Dicci tutti i particolari.
Dopo diversi minuti di discussioni animate arrivò il Telepate Anziano, e si sedette davanti a loro.
– Benvenuti, a voi tutti. – si rivolse a tutti i presenti, una dozzina, in totale.
– Spero che potrete apprezzare questo banchetto in vostro onore… – continuò rivolto ai tre ospiti. Poi fece un gesto e la prima portata fu servita.
Dopo diverso tempo e parecchi bicchieri vuotati, quando le candele sul tavolo erano per metà consumate, le portate terminarono. Ci fu qualche attimo di silenzio, poi Long prese la parola.
– Sono venuto a conoscenza dai vostri genitori il motivo della vostra visita… – annunciò, sorprendendoli.
– Nuovi avvenimenti stanno avendo luogo su Noi-Hert, e si avvicina per tutti noi il momento di agire. Thorium, vuoi spiegarci cosa hai visto, e cosa hai potuto concludere?
– Certo saggio Long – rispose lui – Ho avvistato un accampamento di barbari a circa metà strada fra qui e Ayonn. Sono rimasto perplesso, sappiamo tutti che sono passati quasi cento anni da quando l’ultima orda tentò di attaccare Ayonn. E’ pensiero comune che i barbari si siano infine arresi. Eppure quei barbari si stanno preparando all’attacco, su questo non c’è dubbio. E l’unico obiettivo plausibile, vista la loro posizione, è Ayonn.
– C’è dell’altro? – chiese Long.
– Purtroppo si. Ho avvistato diverse di quelle strane creature di energia, come quelle che io e le mie sorelle ci siamo trovati ad affrontare. Credo in definitiva che i barbari puntino tutto su questo loro asso nella manica.
L’Anziano annuì.
– Tutto questo è in buona parte corretto, Thorium – disse poi – Ciò che ci manca di sapere è da dove vengano queste strane creature che hai menzionato, e, forse cosa più importante, il perché. Se il combattimento sarà inevitabile, avrete bisogno di sapere che tipo di creature siano, come agiscano, il loro punti forti e deboli, e via dicendo. A quanto pare non sembrano risentire degli attacchi fisici, vero?
– Dici il vero – concordò Thorium, rabbuiandosi un poco.
– Questo mi sembra essere un fatto più che significativo! Disponete del potenziale mentale sufficiente per sconfiggere un esercito di queste creature?
La domanda li colse impreparati. Si guardarono l’un l’altra, senza sapere cosa rispondere.
– Non sapete cosa rispondere, ovviamente, perché la risposta è no. – Long li fissò uno ad uno.
– Voi siete potenti, le menti più forti ed abili del pianeta. Non avete però mai avuto un’occasione in cui mettervi alla prova, sotto questo aspetto. Sì, lo so, lo so – placò le obiezioni che stavano nascendo nelle menti degli ascoltatori – non sto sminuendo quello che avete fatto da quando siete qui. Ma fino ad ora siete stati misurati con un metro troppo piccolo rispetto a quello imposto da questa situazione, io temo.
– Se quello che tu dici è vero, quali sono le nostre speranze? – chiese Shin che non riusciva più a trattenersi.
– Una speranza c’è sempre. Anzi, di solito ce n’è anche più di una, ma non divaghiamo. Per questo siete stati convocati qui. Ho dei compiti da assegnarvi, delle missioni, se volete. Dal loro esito dipenderanno le sorti di
Noi-Hert, se non le vostre.
– Sono pronto a fare ciò che è necessario – disse Thorium deciso. Alis lo guardò con apprensione.
– Lo stesso vale per noi – affermò Shad.
– Bene, ora che avete confermato la vostra determinazione, posso illustrarvi i vostri incarichi. Thorium – si rivolse a lui – necessitiamo di maggiori informazioni. Allo stato attuale sappiamo che l’orda che hai visto ed altre analoghe sono state radunate da un certo Radjer, ne avrai sentito parlare.
– Radjer? Proprio lui?
– Sì. Ha chiamato intorno a sé la maggior parte delle orde conosciute, nonché diverse altre a noi ignote, provenienti dall’estremo est. Sta preparando un grande e massiccio attacco, verso Ayonn, sì, e molto presto. Ma non sappiamo quanto, presto. E non sappiamo da dove provengano queste creature, come vi ho già accennato. Il tuo compito consisterà nell’infiltrarti fra le fila nemiche, e, grazie alle tue molteplici abilità, guadagnare se possibile la stima di Radjer. Quando sarai abbastanza addentrato potrai scoprire, spero, tutto ciò di cui avremo bisogno per affrontare questa minaccia.
– Accetto l’incarico – rispose prontamente Thorium.
Long rivolse la sua attenzione alle gemelle.
– Avremo bisogno di tutti gli aiuti disponibili. – disse – Per prima cosa dovete dare l’allarme a Saberinne. Tutte le menti, anche gli studenti, dovranno accorrere prima possibile ad Ayonn per difendere la città. Ma, cosa più importante, dovete partire per un lungo viaggio per reperire un oggetto del quale molto si parla ma in effetti poco si sa. La spada di vostro padre.
A quell’affermazione il silenzio scese sui presenti. La fama di quell’arma leggendaria era pari a quella del suo detentore.
Dopo qualche istante Long riprese a parlare:
– Se ne sono perse le tracce molto tempo fa, poco dopo che Kriss e Saberinne visitarono Noi-Hert.
– Visitarono?! – sussurrò Shin alla sorella.
– L’ultima locazione nota dell’arma risulta essere il continente-isola di Nat. Vostro compito sarà quello di rintracciare la spada di Kriss e di riportarla presso Ayonn, dove Thorium potrà brandirla in memoria di suo padre.
Thorium sgranò gli occhi.
– C’è qualcosa che non ci dice – disse Shin alla sorella, in comunicazione privata.
– Ovviamente. Chissà cos’ha in mente… – rispose Shad.
Long sorrise loro come se avesse sentito tutto, quindi si alzò in piedi, sotto gli sguardi sorpresi delle gemelle e quello incredulo ed entusiasta di Thorium.
– Ora, se non vi dispiace, vi consiglio di andare a riposarvi. Domani vi attende l’inizio di un lungo viaggio, e sarà meglio che lo affrontiate nel pieno delle vostre forze.
I presenti si alzarono. Si inchinarono leggermente in segno di saluto, quindi si diressero verso le loro dimore.
– Non voi due – disse la voce dell’Anziano nelle menti delle gemelle – venite nella mia abitazione fra qualche minuto, quando tutti saranno rientrati. Non vorrete mancare di fare visita a un povero vecchio? – terminò ironicamente.
Shin e Shad si scambiarono un’occhiata piena di significato.
– Thorium, ti prego!
– Ciò che chiedi è impossibile, Alis, lo capisci?
– Ma non posso accettare di separarmi di nuovo da te! Ogni istante di solitudine su questa Rocca è morto quando non ci sei tu a dar luce ai miei giorni e aria ai miei respiri!
– Oh, Alis, quanto vorrei potesse essere diversamente!
Lei si gettò nelle sue braccia. Lacrime le scendevano silenziose dagli occhi.
– Promettimi che tornerai! Promettimi che non ti accadrà nulla di male, e che potremo vivere insieme la nostra vita!
– Alis sai che nulla mi impedirebbe di adempiere alle promesse che già ti ho fatto tempo fa e che rinnovo ora con tutto il mio cuore. Non sparirò come feci duecento anni fa, stanne certa.
– Ne parli come fosse una cosa da niente!
– Non è vero, Alis, lo sai bene. Proprio tu, poi… – Thorium le aprì la mente e il cuore, e lei poté vedere chiaramente la sua sincerità.
Rimasero abbracciati per diverso tempo, poi Alis si ritrasse, prendendo un oggetto dalla piega della veste.
– L’anziano mi ha detto di darti questo – era un piccolo oggetto di pietra quadrangolare, finemente inciso, con un buco al centro. Lei glielo infilò alla catena d’oro che aveva al collo. – Tramite questo simbolo potrai rimanere in contatto mentale con la Rocca, potrai così tenerci aggiornati sui tuoi progressi. Sapremo inoltre se dovessi venire a trovarti in difficoltà…
Lo abbracciò di nuovo.
– Ora perdonami se ti lascio, per questa notte. Non potrei sopportare di averti a fianco…
– Capisco, Alis – disse lui con dolcezza – Mi mancherai stanotte, come tutti i prossimi giorni e notti che ci vedranno lontani l’un dall’altro.
– Ti amo Thorium. Non te l’ho mai detto. Ti amo con tutta me stessa. Non dimenticarlo mai.
Gli volse le spalle e si dileguò nell’ombra.
– Prego, accomodatevi mentre preparo il tè… – disse Long. Le gemelle si sedettero, in attesa di ciò che l’Anziano aveva da dirgli.
Dopo qualche minuto il vecchissimo uomo parlò.
– E’ successo qualcosa di nuovo, di inaspettato, mentre eravate in viaggio – disse tenendo lo sguardo fisso dinanzi a sé.
Le gemelle annuirono.
– Avete fatto un passo di più alla scoperta del vostro potere. In quel momento, quando avete unito le vostre forze e le vostre menti vi siete avvicinati a allo stato di fusione.
Le due sorelle trattennero il respiro a quella dichiarazione.
– So cosa state pensando. La fusione mentale per ora è solo una teoria, non è mai stata attuata veramente, da nessuno, visti per altro gli altissimi requisiti che ne sono caratteristici. Ma vi sbagliate.
Shin e Shad rimasero pietrificate. Continuarono a tacere e ad ascoltare.
– I vostri genitori prima di voi attuarono una fusione mentale, per ben due volte, se non mi sbaglio, e in entrambi i casi (sì, non vi stupite, i vostri genitori tornarono su questo mondo per una seconda volta) fu un intervento decisivo per quanto riguardava le sorti del pianeta… Provate solo ad immaginare cosa poté significare: Kriss e Saberinne, le menti più eccelse che siano finora apparse in questo universo, fusi insieme in perfetto equilibrio. E’ stato un evento che aveva praticamente nessuna probabilità di verificarsi, eppure è quello che successo.
– Ora, vedete, nel loro caso fu possibile a causa della natura del loro spirito, della loro mente. I vostri genitori sono perfettamente complementari. Mi sembra che sul vostro pianeta alcuni dicano “anime gemelle”. Non è un termine proprio corretto, ma esprime bene l’idea.
Ci furono alcuni secondi di silenzio in cui Shin e Shad assimilavano quelle nuove informazioni.
– Voi due… – iniziò Long.
– …noi siamo gemelle! – terminarono all’unisono le due sorelle.
– Vuoi dire che possiamo davvero fonderci? – esclamò Shin.
– E’ nel vostro potenziale sì…
– Ma? – fece Shad
– …non siete ancora pronte. Come avete potuto sperimentare in prima persona lo stato in cui vi siete trovate era ancora instabile, una semi-fusione.
– E’ vero…
– Quindi – disse Long dopo una pausa – è anche per questo che intraprenderete il vostro viaggio. Quello che non vi ho detto è che dovrete affrontare queste prove indipendentemente l’una dall’altra, senza aiutarvi, senza neanche sentirvi reciprocamente.
– Com’è possibile? Il nostro legame è indissolubile! – disse Shad.
– Non conoscete quello che vi attende sull’isola di Nat. E’ un posto completamente diverso da qualunque altro abbiate mai visto. Ma tutto vi sarà chiaro quando vi ci troverete.
– In cosa consiste questa prova? – disse Shin.
– Ve l’ho detto. Dovete recuperare la spada di Kriss. Quando il suo guardiano vi riconoscerà ve la consegnerà.
– Non siate atterrite. Dovete imparare a cavarvela da sole, in completa solitudine. Siete state abituate sempre a lavorare in coppia, ma per poter dar luogo a una fusione occorre essere completi in sé stessi e nella propria natura, essere pienamente coscienti di tutto il proprio potenziale e dei propri limiti. Allora potrete collaborare come mai prima e arrivare probabilmente a generare una fusione in stato di necessità.
Le due sorelle continuarono a guardare l’anziano bere il suo tè. Infine, capendo che non avrebbe parlato oltre, si alzarono.
– Ti ringraziamo dell’ospitalità e dei tuoi consigli saggio Long – disse Shad.
– Assolveremo il nostro compito al meglio delle nostre capacità – aggiunse Shin.
Il vecchio rimase per qualche istante a contemplarle in silenzio, in piedi dinanzi a lui.
– Bene – disse infine – vi auguro un buon riposo e un buon viaggio.
Ad attenderle poco distante dalla porta dell’abitazione dell’Anziano c’era Alis.
– Dovrei parlarvi – disse.
Shin e Shad la condussero presso il proprio alloggio.
– Cosa ti turba? – disse Shad, già immaginandolo.
– Sono preoccupata per Thor.
Abbassò lo sguardo, rimanendo in silenzio. Poi disse:
– Voi potete aiutarmi. Io voglio aiutarlo. So che nel suo viaggio si troverà ad affrontare molte difficoltà. Non sono quelle fisiche che mi preoccupano…
Shin disse:
– Temi l’eventualità che Thorium debba confrontarsi con quelle creature…
– Hai indovinato. Quei mostri sono immuni ai suoi attacchi. E’ stato per un soffio che è riuscito a cavarsela l’altra notte.
– Cosa hai in mente?
Alis tirò fuori dalla veste delle perline di vetro colorato.
– Queste perle mi sono state regalate da mio padre quando ero una bambina. Sono costituite da materiale psico-attivo. Potete percepirne il modesto campo energetico.
– Cosa vuoi farne?
– Volevo pregarvi di infondervi la vostra forza mentale così che Thor possa usarle in caso di necessità come difesa da minacce come quelle.
Shin e Shad ci rifletterono un momento, poi si scambiarono un’occhiata d’intesa.
– Pensiamo sia una buona idea. – disse Shin.
– Sarà il nostro dono collettivo per nostro fratello – continuò Shad.
– …e per il tuo uomo – terminò Shin, mentre Alis arrossiva visibilmente.
– Ora lasciaci, il procedimento ci sfinirà – chiese Shad.
– Domattina le consegneremo insieme a Thorium.
– Grazie, grazie di cuore! – disse Alis prendendo le loro mani fra le sue
– Significa tanto per me. Buonanotte. – e se ne andò.
Il sole era sorto. In alto nel cielo alcuni uccelli solitari scrutavano sotto di sé, lanciando di tanto in tanto i loro alti richiami. I raggi di luce giungevano ancora molto obliqui, illuminando direttamente soltanto parte della parete rocciosa ad ovest. Il villaggio era ancora immerso nell’ombra.
Le gemelle stavano preparando il pallone. Thorium si avvicinò per salutarle.
– Così ci separiamo di nuovo… – disse Shin.
– Il nostro destino ci chiama a percorrere strade diverse… – commentò lui.
– Ecco che arriva Alis… – annunciò Shad mentre srotolava una corda dal supporto.
– Buongiorno a tutti – non sembrava aver riposato, quella notte – Dormito bene? – chiese con una certa premura alle gemelle. Loro sorrisero.
– Siamo pronte a metterci in viaggio.
– Bene… Thor, prima che tu parta…
– Sì Alis cara?
– C’è una cosa che vorremmo darti…
Le gemelle si avvicinarono e gli consegnarono un sacchetto con le perline di vetro. Lui ne estrasse alcune e le osservò: brillavano ora vividamente di vari colori.
– Cosa sono? – chiese incuriosito. Alis rispose:
– Appartenevano a me. Ora contengono la forza delle menti delle tue due sorelle. Ti prego di accettarlo come nostro dono in segno del nostro affetto… Ti potranno servire per difenderti da avversari come quel mostro che hai affrontato nel deserto – le mancò la voce – Abbi cura di te…- lo guardò con occhi pieni d’amore.
– Mi fate sentire in imbarazzo… Alis, io non ho niente per te! – al che Alis gli mostrò un anello.
– Da te ho già una promessa – disse – E l’unico dono che desidero è il tuo amore.
Thorium la abbracciò di slancio e la baciò appassionatamente, a lungo, finché lei con un grande sforzo si ritrasse e corse via.
– Torna presto – furono le sue ultime parole. Thorium rimase a guardarla andar via per lunghi istanti, poi si riscosse, accorgendosi dello sguardo
delle sue sorelle.
– Beh… – fece per dire, ma fu interrotto da Shin.
– Shhh, Thory, non dire nulla… – si avvicinò, lo abbracciò e lo baciò sulla guancia. Altrettanto fece Shad.
– Ci rivedremo presto – gli dissero.
– Ehi… Aspettate un attimo… – fece lui riscuotendosi ulteriormente. Estrasse un oggetto avvolto in un panno dalla borsa che aveva a tracolla. Lo aprì, rivelando due pregiatissimi stili, affilatissimi.
– Li hai fatti per noi? – chiesero le gemelle. Lui annuì.
– Ho cercato di instillarvi attraverso il Proiettore tutto l’affetto che provo per voi e i ricordi che condividiamo. Se vi concentrate su di loro sarà come sentire una piccola parte di me, così non potrete dimenticarmi mai. – Ne prese uno, e lo diede a Shin. Aveva il manico d’oro, finemente cesellato e incastonato di varie gemme. La lama era leggermente ricurva e aveva una sfumatura giallastra che dava l’impressione di una lama traslucida, ma non lo era affatto. Dava una strana sensazione a guardarlo. In fondo all’elsa c’era inciso un piccolo sole e una S. L’altro che consegnò a Shad era completamente argenteo, lavorato come l’altro, freddo al tatto, con perle e diamanti incastonati nell’elsa, la lama dritta e appuntita, asimmetrica. In fondo all’elsa c’era una piccola luna e una S.
– Sia il loro aspetto che la loro configurazione interna sono fatti su misura per voi, e cercano di rispecchiare le vostre caratteristiche. Libereranno tutto il loro potere solo se branditi dalle vostre mani, e dalle vostre menti.
– Siamo senza parole… – disse Shad.
– E’ un dono preziosissimo… – disse Shin – Chissà quanto ci hai lavorato!
– Per voi questo ed altro…
– Grazie ancora Thory caro – disse Shad tornando ad abbracciarlo – Ne faremo buon uso.
– Abbi cura di te! – disse Shin, e saltò nella cabina appesa al pallone.
– Arrivederci, sorelline… – disse Thorium sottovoce, con grande malinconia pensando a quanti addii aveva dovuto dare quel giorno, quando il pallone iniziò a librarsi in aria.
– Arrivederci fratellino – risposero le gemelle, guardando la Rocca, il villaggio e Thorium rimpicciolire sempre più. – Arrivederci.