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Menti Selvagge – pt.22-26

Si erano accampati presso la base del monolito di roccia.

Il sole era calato, e, salendo di nuovo sulla piattaforma, si potevano scorgere centinaia di fuochi sparsi per tutta la valle, attorno ai quali erano radunati uomini che mangiavano e bevevano, e, tendendo l’orecchio, ogni tanto, sembrava di sentire il suono di qualche tamburo e delle loro voci cantare.

Ammirando la scena, Kriss aveva rivisto in un attimo quando quella notte era arrivato su Noi-Hert ed era stato “accolto” nell’orda. Aveva pensato alla faccia di Jeorghe, e deciso che niente avrebbe potuto fargli desiderare di vederla ancora.

Ora erano radunati intorno al loro piccolo falò, che non era possibile scorgere, dalla valle, in mezzo a quel fitto fogliame.

Sedevano in silenzio, mangiando alcuni animali simili a gatti catturati prima del tramonto, con scarso appetito.

Dopo alcuni minuti che ebbero finito di mangiare, Ef prese la parola.

“Dobbiamo elaborare un piano per entrare in città”

“Dovremo agire col favore delle tenebre, poco prima che il sole sorga, per correre il minor rischio” disse Theo.

“E poi resta un altro problema. Una volta giunti alle porte della città, come faremo a lasciarci aprire? Vuoi andare a bussare dicendo: ‘amici’?” esclamò Corolla.

“A quello penseremo quando saremo lì…” disse Kriss. Corolla sospirò, tornando a guardare il fuoco.

“Come faremo ad attraversare il campo senza farci né vedere né sentire? Non è un cortile, saranno un paio di chilometri allo scoperto. Una volta usciti dalla foresta…”

“Io posso percepire la differenza fra una mente sveglia e una addormentata” disse Ef.

“Quindi potrai guidarci tu” disse Kriss.

“Sono due chilometri senza un sasso dove nascondersi” ribadì Theo.

“Già” fece Corolla “Non avremo neanche un buco dove nasconderci, e se faremo scricchiolare anche un solo rametto ci saranno addosso in centinaia in pochi secondi.”

Il silenzio scese su tutti loro. Guardavano il fuoco, unica fonte di luce e di suoni, con il suo sommesso scoppiettare.

Ad un certo punto Kriss si alzò, dirigendosi verso la tenda. Non riusciva a descrivere il suo stato d’animo. Non riusciva a concentrarsi sulla realtà, se ne sentiva dissociato. Solo la città occupava i suoi pensieri.

Prima di scomparire nella tenda, disse:

“Allora è deciso” con lo stesso tono assente che aveva avuto per tutta la serata.

Si sdraiò sul suo giaciglio, e immediatamente ogni pensiero fuggì dalla sua mente, sprofondandolo in un profondo sonno senza sogni.

Era ancora buio. L’oscurità avrebbe regnato per ancora un po’.

Si muoveva silenzioso, invisibile, fra la vegetazione fitta come mai aveva visto.

Nulla muoveva intorno a sé. Neanche gli animali notturni seppero distinguere il suo passaggio.

Osservando la città in lontananza udiva un lento, struggente suono provenire dal palazzo dove un’unica luce era ancora accesa. Sembrava un canto, un lamento, un richiamo.

Percepì le migliaia di uomini addormentati ai suoi piedi, oltre a quelli svegli che montavano la guardia.

Non poterono vederlo, né sentirlo. Scivolò nelle ombre e attraverso i loro sospiri, portando un accenno della sua presenza solo nell’oblio dei dormienti.

Veleggiava come una nave spettrale al di sopra del terreno denudato per mano di quell’esercito di bruti capaci solo di pensieri di morte, violenza e corruzione.

Senza voltarsi guardò alle sue spalle. Un lieve chiarore stava ora segnalando l’imminente arrivo dell’astro del giorno. Si mosse più veloce.

Era sotto le mura. Nel pallido chiarore indistinto foriero del giorno brillavano come pietre di luna, evanescenti ed eteree.

Possenti baluardi.

Non c’era tempo di trovare le porte. A cosa sarebbero servite? Ora la voce si faceva più forte.

Come danzando risalì lungo il muro, prigioniero unicamente di quel canto.

Passò come una nuvola sopra i bei tetti che ancora conservavano un poco di calore residuo, lasciandosi il minaccioso esercito alle spalle.

I primi raggi del sole giungevano ora rifratti, bagnando il paesaggio di luce onirica.

Ora vedeva la luce in quell’alta finestra tremolare come percependo la sua presenza, ora sempre più vicina.

Scese nei giardini del palazzo, fra incantevoli alberi ancora addormentati e fontane dal misterioso mormorio.

Giunse presso una grande scalinata bianca, marmo ammorbidito in quella luce lattiginosa.

Scorse, o credette di scorgere, una figura, in cima alla scalinata, a braccia protese, che sussurrava il suo nome.

In quell’istante il primo raggio di sole trapassò il cielo come un dardo infuocato, sciogliendosi su quegli scalini, che subito s’infiammarono a quella luce come lava fusa. La luce andava facendosi sempre più forte, finché divenne abbagliante, irresistibile. Tutto ne fu inghiottito. Ora solo calore e luce era intorno a sé.

Aprì lentamente gli occhi. La luce del giorno lo abbagliava. Si guardò intorno e subito si rese conto di non essere più nella sua tenda. Un meraviglioso giardino giaceva davanti a lui, pieno di fontane, fiori e alberi che ondeggiavano dolcemente accarezzati da una leggera brezza. Vide che a terra ancora giacevano i suoi amici, i quali si stavano svegliando, ora.

Si girò e rimase allibito: dinanzi a sé stava la scalinata che aveva visto quella notte.

Non poteva essere stato solo un sogno.

O stava forse ancora sognando?

In quello stato di dubbio semi-incosciente si avviò su per quegli scalini, avvertendo la propria ansia ed emozione crescere ad ogni passo. Non si accorgeva neanche che gli altri avevano preso a seguirlo.

Intravedeva un vasto atrio in cima a quella scala, separato dall’esterno da dei veli che scendevano dall’alto soffitto e che danzavano nell’alito che soffiava su quella terra come creature eteree.

Giunsero alla fine di quella scala e si ritrovarono in una sala bellissima.

Colonne e marmi salivano tutt’intorno alla parete ascendendo verso l’alto, lontano soffitto, a cupola. Nel suo centro c’era un’apertura la quale contribuiva insieme alle numerose e grandi finestre all’illuminazione.

Il pavimento era un marmo talmente lucido da sembrare uno specchio. Pareva di camminare sul vetro.

Ogni accesso, quattro in tutto, era velato da quegli enormi e al tempo stesso incorporei tendaggi che rivelavano ogni movimento d’aria.

Furono proprio quelli a richiamare la sua attenzione. Improvvisamente si erano fermati, come immobilizzati. Non un alito ora percorreva quell’immensa sala aperta a ogni vento. Anche i suoi amici si erano fermati, come statue.

Si voltò di scatto, avvertendo la sua presenza.

Una figura maestosa stava di fronte a lui, all’altro fuoco dell’ellisse della sala. Il suo volto, come il suo corpo, era coperto: una armatura verdastra rivestiva interamente quel misterioso guerriero. Due spade aveva nelle mani, che ora pendevano inerti ai suoi fianchi. Erano due lunge sciabole leggermente ricurve, dal manico d’oro e dalla lama vitrea, azzurrina, un ibrido fra l’acciaio più resistente e il cristallo più puro.

Kriss percepì la forza che emanava da quella figura, la forza della sua mente oltre che del suo corpo.

Una e mille voci risuonarono in quell’istante nella sua testa, e quasi gli sembrò di veder vibrare l’aria che si frapponeva fra loro, al fluire di quell’energia:

“Sono Saberinne”

Immediatamente, senza provocare alcun suono se non quello prodotto dai suoi calzari, il guerriero si slanciò contro Kriss, pronto a servirsi delle sue due armi.

Ubbidendo a un cieco istinto, senza rendersi pienamente conto delle sue azioni, Kriss sfoderò la sua spada, pronto a ricevere quel terrificante attacco.

La sua mente non fu sfiorata dalla consapevolezza di essere solo uno studente di una qualsiasi scuola della Terra il quale stava vivendo quello che molto probabilmente era un sogno che stava rivelandosi un incubo, e che non sapeva maneggiare nessun’arma, figuriamoci quella spada pazzesca che ormai si portava dietro da molto tempo.

Niente di tutto ciò, no, lui era solo consapevole dei suoi movimenti, e di quelli del suo avversario, e la spada che reggeva con entrambe le mani diveniva sempre più parte integrante del suo essere, un’estensione del suo corpo. Avvertiva ogni molecola d’aria che spostava, e, invece di cercare di fuggire, o di parare il colpo, si avventò anche lui con folle slancio contro il suo assalitore.

Senza lanciare alcun grido protese la spada nell’istante del impatto e menò un fendente che rischio quasi di sbilanciarlo, nonostante il suo stato di unione con la sua arma.

Ma il guerriero protese una delle due sciabole con velocità fulminea e parò il suo colpo, piroettando poi su sé stesso e dandogli un calcio, mandandolo a cadere più in là facendolo ruzzolare per qualche metro.

Gli cadde la spada.

Si rialzò di scatto e la riafferrò: il guerriero lo stava aspettando. Non lo avrebbe colpito mentre era a terra e disarmato.

Questa volta Kriss si mosse per primo. Corse verso quella figura che lo stava aspettando, ferma, quasi volesse schernirlo. Decise che avrebbe fatto una finta, per coglierlo di sorpresa. Caricò il colpo, ma proprio un attimo prima che si lasciasse andare in una scivolata, per sorprendere l’avversario, il guerriero balzò di lato, evitando di lasciarsi sbilanciare.

Kriss, mentre ancora scivolava, puntò la spada sul pavimento e si rialzò nonostante la punta della sua arma continuasse a slittare sollevando una scia di scintille senza lasciare alcuna traccia su quel marmo lucido.

Si scontrarono di nuovo, con rinnovato vigore. Parevano danzare velocissimi e leggeri l’uno in perfetto accordo con l’altro, invece stavano lottando sul filo della vita. La sicurezza di Kriss cominciava ora ad essere incrinata: il guerriero sembrava giungere ovunque con le sue sciabole che fendevano velocemente e silenziosamente l’aria. Preveniva come se leggesse nella sua mente tutte le iniziative di Kriss, che fra l’altro non erano neanche opera di una mano esperta. Combatteva infatti con la forza della disperazione, della determinazione a non arrendersi. La sua spada si intrecciava senza sosta a quelle dell’avversario, lanciando ad ogni tremendo impatto una cascata di scintille, ma ogni istante che passava perdeva terreno, arretrava lentamente e inesorabilmente verso la parete di fondo. Continuava a respingere gli attacchi di quel guerriero senza volto, che lo osservava dalle feritoie del suo casco. Si chiese se lo avrebbe mai visto in faccia. Si chiese quanti in effetti potevano dire di averlo fatto, ed essere ancora vivi…

Improvvisamente si trovò col muro alle spalle. Nella destra la spada, la sinistra protesa appoggiata al marmo di quella parete.

Erano pochi istanti, eppure un’eternità. Aveva combattuto come non aveva mai immaginato che alcuno potesse fare, e aveva perso. Ora il suo avversario lo fissava, e gli puntava la sciabola destra alla gola. Un gesto chiaro. Era perduto.

Ma non poteva accettarlo. Non poteva lasciare che finisse così. Pensò di nuovo a tutto quello che aveva passato, a tutto quello che aveva visto a fatto in compagnia di quegli amici che erano disposti a dare la vita l’uno per l’altro.

Non poteva finire.

Strinse il manico della spada, e come quella volta in fondo al mare, prigioniero in quella cella metallica, riversò tutta la sua rabbia ed energia mentale nella spada, in quell’unico colpo. In quell’attimo urlò, urlò come mai aveva fatto, e la spada perse il

suo peso, e sparì dal muro velocissima per ricomparire sotto l’elmo del guerriero, colpendo quella protezione con un urto tremendo, accecando per un istante gli occhi di entrambi i contendenti con il bagliore del metallo ferito, e mandando l’almo a rotolare giù per la scalinata dalla quale Kriss era salito.

Il tempo riprese allora a scorrere, senza sforzo, ma quello di Kriss si fermò.

L’armatura del guerriero prese a svanire, ritraendosi su sé stessa, svelando infine sotto di sé una superba, splendida figura.

Era una donna, meravigliosa, che lo guardava, ora, sorridendo. I suoi profondi occhi del colore del mare e degli smeraldi lo guardavano ridendo, rivelando una grande saggezza e forza, ma allo stesso tempo dolcezza. Intorno al suo viso, dai lineamenti di una dea, e lungo la schiena, scendevano tanti ricci d’oro biondo, spargendosi sulla candida veste che rivelava un corpo perfetto.

“Io sono Saberinne” disse, non senza una certa soddisfazione, sorridendo con calore e proiettando quello stesso calore direttamente nella sua mente.

Ora riconosceva quella voce.

L’aveva trovata.

Uno stato di stupore generale ora dominava le menti di Kriss e dei suoi compagni, i quali, inoltre, non si erano accorti minimamente del tremendo duello che si era svolto a due passi da loro.

Anche Efeliah non si era accorta di niente, ma fu la prima a riprendersi. Quando si rese conto del tipo di persona che aveva ora davanti si prostrò a terra rendendole omaggio come a una dea, subito imitata da Smiurl. Theo e Corolla rimasero invece a fissarla, impalati.

“Alzati” disse Saberinne “Non sono quello che tu pensi. Sono un essere umano come voi tutti”

“Ma…” esitò Ef.

“Avanti, seguitemi, accomodatevi sotto il portico” disse la loro ospite voltandosi verso l’ingresso nord “Credo di dovervi spiegare una quantità di cose…”

Procedettero in silenzio lungo un corridoio non meno meraviglioso della sala precedente. Il lontano soffitto era affrescato, e marmi e dipinti ornavano le immense pareti, intorno alle grandi, chiare, porte che si aprivano a intervalli regolari nel muro di sinistra. In quello di destra invece c’erano numerose finestre e vetrate, le quali lasciavano filtrare obliqui raggi di sole a illuminare quel passaggio di luce eterea, ora bianca, ora scomposta nelle varie tonalità dello spettro.

Si guardavano intorno a bocca aperta abbagliati da tanto splendore. Ma Kriss vi dedicava poco tempo: lui e Saberinne camminavano davanti agli altri guardandosi negli occhi, scambiandosi chissà quali pensieri, del tutto impenetrabili anche alle capacità di Ef.

Il corridoio finì, immettendo in una grande terrazza aperta sui giardini, verso i quali digradava con due larghe scalinate. Era coperta da un pergolato di varie piante rampicanti che dovevano essere curate meticolosamente, come tutto il resto. La struttura che lo sorreggeva sembrava tendere impercettibilmente allo stile liberty, secondo Kriss.

Si sedettero attorno a un tavolino già apparecchiato. Subito arrivò della servitù che portò un carrello con dei rinfreschi. Erano due bei giovani, un ragazzo e una ragazza.

“Non tollero la schiavitù nella mia città” disse Saberinne, indicando i due servitori sorridenti. “Il lavoro svolto nel palazzo è considerato un privilegio e svolto volontariamente”

I due se ne andarono, dopo essersi inchinati a Saberinne. Iniziarono a mangiare sotto lo sguardo di Saberinne che sembrava penetrare fin dentro le loro menti e anche più in profondità. Dopo qualche minuto smise di osservare i suoi ospiti e si soffermò a osservare Kriss, reclinando il capo e appoggiandolo su una mano chiusa. Sembrava lo sguardo di un’innamorata.

Kriss, inutile dirlo, era completamente stregato da quello sguardo, da quella mente, da quelle sembianze divine.

Quando tutti ebbero finito di mangiare, Saberinne iniziò a parlare.

“Kriss, io percepii la tua presenza sin dal giorno in cui giungesti su Noi-Hert, partorito dalle fibre più recondite del nostro universo. Sapevo del tuo arrivo, era profetizzato. E, anche se non lo fosse stato, tutto questo sarebbe successo ugualmente.

“Tu provieni da un universo parallelo a questo. Non hai viaggiato nel tuo spazio e nel tuo tempo. Il tuo viaggio è stato reso possibile da due fattori: in secondo luogo la scarica di energia che ti ha investito nella tua abitazione, in concomitanza con un temporale di proporzioni inusuali e che ha modificato tutta una serie di parametri energetici nella zona della tua casa e nella tua mente.

“Ma la parte più importante l’ha fatta la tua mente stessa. Come posso vedere anche ora, essa è al di fuori del comune almeno quanto lo è la mia.”

A quell’affermazione fece una pausa.

“Come Ef ha già potuto percepire, la mia mente dispone di un potenziale telepatico ed empatico enorme. Nessuno, al di fuori di me, avrebbe potuto avvertire l’arrivo di Kriss da tanta distanza. E nessuno, al di fuori di me, su questo pianeta, saprebbe

dirigere una città felice e fiorente come questa in un mondo in piena decadenza.

“Tornando a prima, nell’istante in cui la folgore ti ha sfiorato, la tua mente ha posto inconsciamente in contatto i nostri due universi. Questo perché, come già vi è stato spiegato alla Rocca del Telepate, questo universo è caratterizzato da parametri, da ‘dimensioni’, se così vogliamo definirle, aggiuntivi: permettono lo scambio di informazioni fra più menti e permettono di modificare addirittura la realtà delle normali leggi fisiche da parte di menti particolarissime, estremamente rare.

Fissò lo sguardo su Kriss.

“La tua è una di quelle”

“Ecco cosa sono le strutture di cui ti parlavo!” fece Ef nella mente di Kriss cercando di schermare la comunicazione.

“Esatto” confermò Saberinne ad alta voce “Tu, Kriss, la chiameresti, un po’ impropriamente, ‘telecinesi’. Quei circuiti celebrali non sono mai stati usati, nel corso della tua vita, poiché di fatto inutilizzabili, nel tuo universo. Quando sei arrivato su questo pianeta, però, l’energia della tua mente ha automaticamente iniziato a premere su di essi. Quella notte, quando hai salvato Smiurl dallo Sgozza-buoi, la vicinanza della mente di Efeliah ti ha trasferito una massiccia dose di emissioni emozionali, le quali hanno momentaneamente sconvolto il tuo equilibrio elettrico-mentale…”

Kriss, come tutti gli altri, non sembrava capire esattamente cosa Saberinne stesse dicendo. Lei naturalmente se ne accorse e disse:

“E’ stato come dare un’accelerazione fortissima e repentina ad un motore freddo: la tua mente si è surriscaldata rischiando anche di danneggiarsi.

“Però quell’evento fu di fondamentale importanza. Da quella sera l’accesso alle tue peculiari strutture celebrali è stato sbloccato. Ciò ti ha permesso, Kriss, fra l’altro, di entrare in contatto con me attraverso il proiettore di Ayonn. Di solito percepivi il mo richiamo soltanto quando la presa della tua coscienza si allentava o se ti trovavi in bilico fra il sonno e la veglia.

“Un’altra scarica poi l’hai data quando abbattesti quella porta, nella colonia sottomarina dei mutanti

“Da allora, ora dopo ora, giorno dopo giorno, il tuo potenziale si accresciuto moltissimo. Ed è stata questa tua capacità che vi ha reso possibile giungere qui, questa notte, anche grazie alla vicinanza delle nostre due menti, all’imminenza del nostro incontro.

“Mi crederesti se ti dicessi che ora potresti smuovere una montagna, se solo lo volessi? …No, vedo che non ci crederesti. E questo contribuisce in maniera fondamentale all’impedirti di riuscirci davvero…

“Venite, andiamo in giardino” disse Saberinne alzandosi dal tavolo. La seguirono giù per la scalinata verso i giardini del palazzo.

Dopo qualche minuto Saberinne sospirò e disse, con infinita tristezza nella voce:

“La mia millenaria città è sotto assedio. Rischia l’annientamento. Tutto quello che avete intravisto dalle colline rischia di essere eliminato per sempre.

“La città non possiede un esercito, fa parte della sua costituzione. La posizione isolata nel lontano continente meridionale e le formidabili mura sono sempre bastate a proteggerci dagli sporadici attacchi di orde che ardivano spingersi sin qui.

“Tutto ciò non è più sufficiente: decine di orde hanno stretto un’alleanza per appropriarsi della città, delle sue ricchezze, economiche e tecnologiche, le uniche rimaste intatte in tutto il pianeta da decine di secoli.

“Difendere questa città è la mia vita. Lei porta il mio stesso nome, e da quando lei vive vivo anch’io. Se dovesse essere distrutta, significherebbe distruzione anche per la mia anima.

Si fermarono a riflettere su quelle parole.

“Significherebbe che tu abbia vissuto per millenni…” disse Corolla, incredula.

Saberinne non rispose subito. Camminò ancora per qualche istante a piedi nudi sull’erba, poi si fermò e si voltò.

“Ti sembra strano che io conservi la vita e la bellezza dopo tutto questo tempo? Il corpo è solo il prodotto della mente. Una conoscenza ed un uso perfetti di questa risparmiano al corpo di portare i suoi segni di decadenza. E inoltre la mia anima trae la sua energia da tutti gli abitanti di Saberinne, e, in minima parte, anche dalle forze sepolte nel cuore del pianeta…

“E’ incredibile…” fece Ef.

“Io conobbi il Maestro” la anticipò Saberinne sui suoi stessi pensieri. “Gli trasmisi la mia conoscenza per quello che pochi anni mi permisero di fare. La vostra comunità è il prodotto di quel nostro incontro”

“Un momento, vi ricordate la leggenda?” disse Kriss.

“Quale leggenda?” chiesero gli altri.

“Quella che l’anziano Long ci raccontò, del Maestro che in sogno vide apparirgli una dea bionda che gli prediceva il nostro arrivo alla Rocca.”

“E’ buffo, io non ne sapevo niente!” disse Saberinne.

“La cosa mi sembra davvero sorprendente, date le circostanze…” disse Kriss.

Stettero alcuni istanti in silenzio, riflettendo su quelle informazioni.

Saberinne sembrò esitare, poi sospirò e disse:

“Kriss, vorrei parlarti in privato.”

Naturalmente non era possibile opporle un rifiuto. Comunque non avrebbe rifiutato per nulla al mondo…

Gli altri si allontanarono. Ef rispettosamente ritirò anche la propria presenza mentale, che fra l’altro sarebbe stata inutile.

Saberinne lo condusse attraverso ai giardini fino a un labirinto di siepi. Lo guidò all’interno, fino a giungere nel piccolo spiazzo centrale dov’era una bella fontana zampillante circondata da alcune panchine.

Si sedettero.

Kriss sentiva la mente e il cuore scoppiargli. Tanti pensieri, emozioni gli attraversavano furiosi l’animo accalcandosi nelle sue viscere e rendendogli impossibile proferire parola alcuna.

Saberinne gli portò un dito alle labbra sorridendo.

“Non dire nulla” gli sussurrò nella mente.

Se mai qualcuno avesse avuto l’opportunità di osservarli, avrebbe detto che avevano trascorso alcune ore a osservare intenti l’uno gli occhi dell’altra, ma non avrebbe potuto percepire l’intensa comunicazione mentale che si scambiavano. I loro occhi erano fissi davanti a loro, ma non vedevano i loro volti, il giardino. Erano fissi direttamente sulle rispettive anime, e i due avrebbero potuto rimanere così per l’eternità, se solo l’avessero voluto. E il desiderio era forte.

Non si scambiarono parole, né immagini. Parlavano il linguaggio delle emozioni. Ogni loro neurone vibrava in concomitanza dei pensieri dell’altro. Le loro menti così denudate si offrivano reciprocamente l’una all’altra, desiderose solo di unirsi in un abbraccio eterno.

Potevano sentire sul proprio viso i respiri e i sospiri dell’altro, contando ogni molecola d’aria in quel tempo che andava dilatandosi come melassa.

Le loro mani si cercarono, incontrandosi a metà strada.

Kriss sentiva le labbra bruciargli come se vi colasse fuoco, e in quell’incredibile comunione mentale poteva sentire che anche quelle di lei si torcevano in quell’improvviso, irrazionale spasimo del cuore.

La fontana smise di giocare con l’acqua, e una brezza improvvisa agitò i loro capelli mentre una creatura alata, sola nel cielo, cantava la loro estasi.

Tornarono dagli altri, camminando sottobraccio, a pomeriggio inoltrato.

Saberinne li condusse presso i loro regali alloggi, quindi si ritirò, esitando impercettibilmente, per gli altri, sugli occhi di Kriss, salutandolo come solo loro due potevano comprendere.

Quando Saberinne si fu allontanata, Corolla esplose, senza curarsi dell’eventualità di essere ascoltata:

“Ci vuoi dire che cosa diavolo ti ha detto per tutto questo tempo?!”

“Ci crederesti se ti dicessi che non ci siamo scambiati una

sola parola?” chiese Kriss.

“Un momento… Cosa è successo, Kriss? Percepisco un forte cambiamento in te… Quasi non ti riconosco…” disse Ef, ansiosa.

“Stai bene, Kriss?” chiese Smiurl, preoccupato dalle reazioni dei suoi amici.

“Io penso proprio di sì…” disse Theo, che guardava i giardini, dalla finestra.

Gli altri si voltarono a guardarlo, senza capire. Infine Kriss parlò.

“Conoscete il concetto di anime gemelle?” disse. Ef lo spiegò agli altri.

“Naturalmente smisi di credere a sciocchezze del genere sin da bambino… Ma i fatti ora dimostrano che mi sbagliavo.

“La mia mente e quella di Saberinne sono perfettamente complementari. Possono fondersi in un’unica entità senza problemi…”

“In effetti potrebbe essere possibile…” disse Ef.

“Nel giardino non abbiamo fatto altro che scambiarci i nostri pensieri, guardando l’uno nella mente dell’altra.”

“Ne sei sicuro?” chiese Corolla, sospettosa.

“Sì…”

“Mente” disse Ef nella mente di Corolla, schermando istintivamente la comunicazione.

“Ti ho sentito!” disse Kriss.

Ef si voltò di scatto sgranando gli occhi.

“Come è possibile?! Solo Saberinne finora è stata in grado di vedere attraverso le mie schermature!”

Kriss chinò il capo. Dopo alcuni istanti disse:

“Ormai io e lei siamo una cosa sola, due facce della stessa medaglia… La mia vita è la sua, la sua città è la mia città, e i nostri cuori, il nostro respiro, sono divenuti uno solo…”

Corolla si lasciò cadere sul letto.

“Cosa ti è successo?…” mormorò quasi fra sé fissando il vuoto.

“Non mi è successo niente di male, Corolla, te lo assicuro.” le disse poggiandole una mano sulla spalla “Voi restate i miei migliori amici, compagni per la vita… Però la mia vita d’ora in poi sarà per sempre legata a Saberinne, in ogni luogo, in ogni tempo.”

Detto questo, si ritirarono ognuno nelle proprie stanze.

Dopo un bagno ristoratore e un cambio d’abito scesero per la cena.

Saberinne li stava aspettando, nella sala dei banchetti che nulla aveva in comune con il municipio di Ayonn che pure era sembrato loro grandioso.

Il tavolo, molto piccolo rispetto all’enormità della sala, giaceva ai piedi di una larga scalinata percorsa da una guida rossa, che attraversava poi tutta la sala fino all’ingresso.

Centinaia di luci erano annidate negli anfratti di pietra delle pareti, gettando un aura di luce diffusa per tutta la sala. Dall’incredibile soffitto pendeva un enorme lampadario di gemme e d’oro, che rischiarava maggiormente il centro della sala.

Le pareti erano decorate da marmi con un effetto simile a quello nella sala ellittica, dove Kriss si era battuto contro Saberinne. Pilastri di pietra salivano dal pavimento lucido, prendendo poi forme umane, di colossi e creature a Kriss sconosciute che sembravano sorreggere con le loro teste e spalle il soffitto anch’esso riccamente decorato.

Arrivarono al tavolo ancora trasognati, per l’ennesima volta, guardandosi intorno a bocca aperta. Solo Kriss ormai era immune a quel tipo di fascino quando davanti agli occhi e alla mente gli si schiudeva quello della sua Saberinne.

Ella era ancor più splendida, se possibile. La bellezza del suo volto e la radiosità della sua espressione erano abbaglianti; il suo corpo perfetto era sapientemente velato da un abito verde con uno strascico che a Kriss sembrò quello di una sposa. Aveva indossato anche due orecchini che le donavano e una collana che scendeva verso i seni.

Pensò ancora una volta, con tutte le sue forze, che non l’avrebbe mai lasciata, proprio mentre sentiva che lei provava lo stesso sentimento per lui.

Si sedettero, e presto furono serviti.

Dopo aver consumato le portate parlando delle proprie storie e della città di Saberinne, salirono la scalinata che conduceva in un’altra terrazza, stavolta scoperta per permettere di ammirare il firmamento.

Si sistemarono su alcune sedie, alla flebile e carezzevole luce di alcune candele.

“Volevamo dirvi una cosa” disse Saberinne a un certo punto.

“Il nostro arrivo, come sappiamo, non è giunto inaspettato. C’è un motivo per cui sono apparso su questo mondo e per cui siamo giunti sani e salvi fin qui” disse Kriss.

“Come vi ho detto questa mattina, la città è sotto assedio, e non aveva speranza di sopravvivere, finché non siete arrivati voi”

“Come anch’io vi ho detto prima, le nostre menti possono fondersi perfettamente a formare un’unica entità”

“Essa conserverebbe le caratteristiche delle nostre due personalità, ma sarebbe anche qualcosa di diverso, di infinitamente superiore. Il potere delle nostre menti, già grande, si moltiplicherebbe a dismisura, permettendoci di respingere le orde a nord delle mura” concluse Saberinne.

“Domani, all’alba, entreremo nella sala ellittica, e uniremo le nostre menti.” Disse Kriss “Voi non dovrete fare altro che aspettare, e avere fiducia in noi.”

Li guardarono senza sapere cosa dire. Dopo qualche istante Corolla disse:

“Beh, mi sembra che abbiate già preso una decisione…”

“Io… Riconosco che sia giusto così. Era senz’altro questo il nostro destino” disse Ef. Capiva che fra loro due, dal momento in cui si erano incontrati, era intercorsa una comunicazione mentale, uno scambio tale che lei non poteva presumere di immaginare. Tutto ciò andava oltre le sue capacità.

“Non sarà pericoloso, vero?” chiese Smiurl, ansioso.

Kriss sorrise, e gli disse:

“Come ogni altra cosa, la faccenda presenta dei rischi… Ma non saranno questi a fermarmi, non è vero Smiurl?”

“Hai ragione” disse il nano chinando la testa.

Improvvisamente Theo si avvicinò e quasi stritolò Kriss in

un abbraccio.

“Questo è il mio addio. Ho uno strano presentimento, ragazzo… Nel caso non dovessimo rivederci.” disse poi.

“Oh” rispose Kriss quando si fu ripreso “Vi assicuro che non é necessario…”

“Non ce ne importa un bel niente!” esclamò Corollacon voce incrinata, gettandoglisi al collo.

“Non farti male, capito?” gli sussurrò all’orecchio. Poi si staccò lentamente da lui, indugiando con le mani nelle sue.

“Addio Kriss” disse Ef, con infinita malinconia negli occhi “Non so perché, ma sento che Theo ha ragione…”

Erano tutti commossi, peraltro senza capirne appieno il perché. Smiurl non seppe dire nulla, ma con un balzo si attaccò al collo di Kriss rischiando di farlo cadere, illuminandosi fiocamente di vari colori.

“Non ti dimenticheremo mai” disse quando tornò a terra.

“Neanch’io, amici.”

Si abbracciarono tutti un’ultima volta, quindi se ne andarono nelle loro stanze per passare la notte, col cuore gonfio di tristezza.

Kriss si allontanò sottobraccio a Saberinne, la quale stava placando il turbinio di emozioni che quell’addio inaspettato aveva provocato in lui.

“Pensi anche tu che non li rivedrò mai più?” chiese lui dopo un po’, usando il linguaggio verbale, quando si furono seduti su un divanetto, celato in un angolo di quel padiglione, al riparo della vista di altri che non fossero le stelle del cielo.

“E chi lo sa, Kriss?” disse lei “Certe cose davvero non possono essere previste…”

“Per la prima volta da quando ti conosco” per Kriss era ormai un eternità “Ho l’impressione che tu non mi sita dicendo tutto…”

“A chi non piace avere i suoi piccoli segreti?…” disse lei guardando il cielo. Poi aggiunse “E se si trattasse di una sorpresa?”

“Non credo riusciresti a nascondermelo a lungo…”

“Il tempo ti arrecherà risposte, Kriss caro, quando porterà con sé il domani…” gli appoggiò la testa su una spalla. “Domani abbiamo una grande missione da compiere, un appuntamento col destino. Non giova pensarci più di tanto.” Sospirò. “La notte è così breve…”

Si voltò a guardarlo negli occhi.

“E se i tuoi amici avessero ragione? E se questa fosse la nostra ultima notte?…” le sue parole si persero nei loro pensieri.

“Non possiamo più esistere separatamente, Saberinne. Nulla potrà separarmi da te, o separare te da me, neanche le nostre rispettive volontà. Lo sai molto bene”

“Certo, amore mio. Certo.”

Continuarono a guardarsi negli occhi per alcuni istanti, poi tutto intorno a loro sembrò svanire nel nulla quando lei pose fine a ogni suo dubbio e domanda chiudendogli la bocca nel suo bacio.

Le stelle impallidirono, e i primi rossastri raggi del sole li trovarono ancora stretti, addormentati, per non lasciarsi più.

Gli amici di Kriss avevano capito che Kriss e Saberinne avrebbero avuto bisogno della massima concentrazione e di stare soli, per compiere quello che avevano loro annunciato la sera precedente. La loro presenza non avrebbe dato altro risultato che turbare la serenità mentale di Kriss. Così passarono tutto il tempo riuniti in una sola stanza, interrogandosi sull’esito di quell’avventura, e se davvero non avrebbero più rivisto Kriss.

Kriss e Saberinne erano pronti. Entrarono nella sala ellittica, giungendo al centro. Si separarono, e come muovendosi allo specchio andarono a posizionarsi sui due fuochi dell’ellisse. Si inginocchiarono, le mani sulle cosce, e si guardarono negli occhi un’ultima volta.

Nello stesso istante, schiusero le loro menti l’uno all’altra, molto più di quanto non avessero fatto soltanto un giorno prima nel giardino di Saberinne.

Lo spazio e il tempo persero parte del loro significato. Percepivano, ora, i loro corpi, come se ne fossero usciti. Erano

distanti alcuni metri, ma potevano sentire l’uno il tocco dell’altra.

Abbandonarono ogni riluttanza, sciogliendo ogni tensione. Videro le rispettive menti come un grande arazzo indescrivibile di luci, suoni e pensieri. Si concentrarono ancora di più su quella percezione, dimenticando i propri corpi, la stanza ellittica, la città di Saberinne, il pianeta intero. Erano loro due, sospesi in un reticolo di energie che andava facendosi sempre più denso. Si abbandonarono in quel vortice, e i loro pensieri, i loro ricordi e sensazioni, le loro anime, si mescolarono a formare una cosa sola. Non era più Saberinne, né Kriss.

Quell’enorme potenza si sollevò verso il cielo, protendendosi in ogni direzione, cosciente di ogni casa, di ogni persona, soldato e filo d’erba, di ogni loro molecola.

Sentiva sotto di sé l’intero pianeta pulsare come un enorme cuore, trasmettendogli un’energia inimmaginabile.

Invisibile, si estese sopra tutta la città, allungandosi poi verso nord.

Tanti piccoli uomini fremevano in quello che credevano l’attacco decisivo, quello che avrebbe consegnato nelle loro mani la sorte di Saberinne. Ignoravano di essere come trasparenti sotto l’occhio di qualcosa che non sarebbero mai riusciti neanche a concepire.

Esitò solo un momento, poi, esercitando semplicemente la sua volontà, la potenza di Kriss e Saberinne agì.

Il panico più profondo e totale pervase la mente di buona parte degli assalitori. Iniziarono a fuggire da tutte le parti, sbattendo gli uni contro gli altri, calpestandosi a vicenda, ingaggiando duelli fra compagni. Altri gettarono le loro frecce ma troppo tardi si accorsero sgomenti di non aver mirato agli scarsi difensori delle mura bensì ai loro alleati, che ora reagivano attaccandoli furiosamente.

Tutte le armi da fuoco esplosero nelle loro sedi, o persero le loro cariche energetiche, risucchiate da una forza misteriosa.

L’esercito si era scompaginato, stava fuggendo, ma alcuni ancora resistevano.

Un vento impetuoso allora sorse da sud, portando con sé fitte nuvole dal malato colore rossiccio e scatenando poi selve di fulmini che annerivano in più punti il terreno, dove una volta sorgeva la foresta.

I mezzi di trasporto esplodevano, si incendiavano. I cavalli fuggivano completamente prede del terrore, quasi quanto lo erano i loro cavalieri.

La piana a nord della città era ora devastata: fuochi, cadaveri, sciami di soldati che correvano da una parte all’altra senza più comprendere nulla. Il caos regnava indiscusso.

A quella vista il suo cuore si turbò. Con un ultimo impeto, volle spazzare via d’innanzi a sé quello scempio.

Un enorme vortice nero scese dalle nuvole, facendo inchinare al suo passaggio tutta la foresta rimasta ancora intatta.

Tutto ciò che incontrò lungo il suo cammino fu trascinato in alto, nelle sue potenti spire, implacabili.

La maggior parte di quei barbari fu trascinata via, portata in alto da quel turbine come semplice sabbia.

Era uno spettacolo terrificante. Pochi furono gli abitanti di Saberinne che ebbero il coraggio di assistervi, dalle mura della città.

Il vortice si allontanò verso nord, sparendo all’orizzonte, trascinando in sé un esercito intero, portandolo, se qualcuno avesse avuto la fortuna di sopravvivere, sulla terra più lontana che sul pianeta esistesse.

Altri, i primi a fuggire attraverso la foresta, scamparono a quella fine, e, raggiunte precipitosamente le loro navi, si diedero alla fuga, spingendo al massimo la loro andatura per giorni e giorni, disperdendosi nell’oceano per approdare poi al continente settentrionale. Costoro avrebbero portato in tutto il mondo il ricordo del terrore di Saberinne, e presto una leggenda sarebbe nata, un mito avrebbe preso vita da quei tremendi avvenimenti di cui quei soldati erano stati testimoni oculari.

L’enorme pulsazione energetica dell’unica mente di Kriss e Saberinne fu percepita dall’anziano Long, dall’alto della sua rocca in mezzo al deserto, e un fremito di timore lo pervase, anche da quella distanza.

 

Ecco, era compiuto. La fusione era riuscita, la città era salva. Si ritirò su sé stesso, abbandonando gradualmente le tremende energie che lo avevano sostenuto. Rimpiccioliva, svaniva, ritirandosi fremente nella sala, dove i suoi corpi lo stavano aspettando.

Lentamente, con un immenso dolore che li attraversò fino alla più piccola fibra del loro essere, iniziarono a separarsi. I loro pensieri si divisero, la loro percezione tornò a diversificarsi, e iniziarono a ricadere ognuno verso il rispettivo corpo, che respirava tranquillo in attesa del loro ritorno.

Kriss sentiva che stava per tornare in sé, sul punto di riaprire gli occhi, quando un nuovo flusso di energia lo investì.

“Cosa sta succedendo?!” esclamò senza emettere alcun suono.

“Kriss, caro, tu non appartieni a questo mondo. Questo non è il tuo universo” rispose dentro di sé l’amata voce di Saberinne.

“Non capisco”

“Il processo è ora irreversibile. Non avremmo avuto un secondo tentativo a disposizione”

“Di cosa stai parlando?”

“I nostri sforzi congiunti possono riportarti nel tuo universo d’origine. Abbiamo attinto a energie tremende, e ora possono darti la spinta necessaria”

“Ma io non voglio tornare.” Grande dolore era in quella frase.

“Kriss, tu devi tornare. E’ al tuo mondo che appartieni… Oh, non pensare che sia facile per me. Sai benissimo come mi sento” la sua mente era aperta a lui, e poté scorgervi lo stesso dolore.

Pensò ai suoi amici, e li vide, tutti in quella stanza, preoccupati della sua sorte.

Avevano avuto ragione. Sicuramente non li avrebbe più visti.

Vide nelle loro menti, grazie all’aiuto di Saberinne.

Lo consideravano come un fratello. Capì le emozioni contrastanti che avevano attraversato l’animo di Corolla in quegli ultimi giorni, come approvasse la sua direttiva ma come al tempo stesso sentisse il bisogno di proteggerlo.

Vide Theo, leale e inamovibile come una roccia. Nel suo grande cuore era impressa per sempre la sua immagine, come in quello piccolino di Smiurl.

Ef, cara amica, lo stava salutando anche ora, e lui rispose al contatto nella mente di lei, che subito si accese violentemente, come una nova.

Saberinne instillò in quella mente un’indicazione, un progetto. Kriss vide Ef proiettata nel futuro, alla guida della città, costruire un proiettore superiore anche a quello di Ayonn, in collaborazione con Max.

“Perché?” si chiese. Saberinne non rispose, ma percepì lo stesso la verità nella mente di lei. Poi lei disse:

“Gli stessi rischi che corri tu, li corro io. Passando da un universo all’altro c’è una possibilità che entrambi o uno di noi finisca disperso nel continuum, in un altro universo parallelo, o nel limbo fra due dimensioni diverse…”

Non potevano perdersi.

“Non ti sopravvivrò” disse lui, con voce tremante.

“Neanch’io…” rispose lei con lo stesso tono “Ma questo sacrificio è necessario. Ricordi, stanotte, cosa mi hai detto? Nulla potrà separarci. Tieni sempre questo con te: saremo sempre uniti, in qualunque remoto angolo dello spazio tempo ci verremo a trovare, anche a millenni e universi di distanza.

“Ora, con questa consapevolezza nel cuore, possiamo lanciarci verso questo ignoto, e sperare che tutto vada bene” dissero entrambi, non senza timore.

“Non ti dimenticherò, non ti lascerò. Mai.” dissero in una sola voce, commossi fino in fondo all’anima.

Piangendo senza versare lacrime dai loro occhi, sparirono in un accecante lampo di luce.

Le cortine trasparenti della sala si polverizzarono, e un forte vento corse sulla città di Saberinne. L’eco di quello scoppio di dolore fece più volte il giro del pianeta, e oscurò, per intensità e passione, qualsiasi altra emozione in tutto il sistema solare di Noi-Hert.

 

La testa gli scoppiava.

Centinaia di luci gli danzavano negli occhi e un forte formicolio lo pervadeva.

Tremava, nell’oscurità. Nonostante questo, il suo primo pensiero, ancora prima di riprendere del tutto conoscenza, andò a Saberinne.

Si sentiva mutilato. La mente era tornata a chiudersi su sé stessa, sola, senza l’appoggio confortante ed esaltante di quella di lei, senza altra consapevolezza che quella del proprio corpo. Era peggiore che essere divenuti improvvisamente ciechi e sordi.

Gemette dal dolore mentale che ancora sovrastava quello fisico. Stette alcuni minuti a contorcersi a terra, perdendo conoscenza a più riprese.

Infine, si riscosse, quando le sue narici furono punte dall’odore del fumo. Rotolò su sé stesso e vide che un albero a pochi metri da lui era in fiamme. C’era un incendio.

Si trascinò via tossendo. Strisciava penosamente nel fango, sotto la pioggia incessante, lottando per respirare, finché l’oscurità lo sovrastò ancora, un’altra volta.

“Oh, mio dio, Chris, come stai?!” la madre lo guardava preoccupata. Si trovava in un letto d’ospedale. Dovevano averlo portato al pronto soccorso.

Avrebbe voluto dire che stava malissimo, molto peggio di quanto sembrasse, che avrebbe preferito morire, ma non voleva farla preoccupare oltre misura.

“Bene… almeno credo…” rispose.

Lei gli si gettò al collo, piangendo per lo spavento.

“Avanti mamma, è passato, ora sto bene…”

Quando lei si fu ripresa disse:

“Sei stato colpito dal fulmine! Ti rendi conto?”

Kriss la guardò inespressivo. Dopo quello che aveva passato non gli sembrava un evento poi così improbabile.

“Il temporale…” iniziò a dire, ma la madre lo interruppe.

 

“Sssst. Silenzio. Riposati ora.”

Cercò di sorridere. La madre sorrise soddisfatta. Se già gli tornava il senso dell’umorismo, era un buon segno.

In realtà lui aveva voglia di piangere.

Il giorno dopo lo dimisero. Tornando a casa non disse una parola. Osservava il suo mondo scorrere intorno a sé, vedeva il traffico della città sotto la pioggia, e pensò a Noi-Hert. Non poteva credere che si fosse trattato della sua immaginazione, lui era stato veramente lì, aveva camminato su quella terra, respirato quell’aria, aveva mangiato il cibo locale che gli aveva dato le forze, aveva parlato davvero con i suoi amici, e Saberinne…

Un nodo alla gola gli bloccò ogni altra considerazione. Si voltò verso il finestrino per nascondere gli occhi lucidi.

Il giorno successivo era domenica: non sarebbe andato comunque, a lezione. Per tutto il giorno fu circondato dalle attenzioni dei suoi cari, e per un po’ riuscì a non pensare ai suoi amici persi per sempre in quel remoto futuro di una Terra gemella.

“Sei sicuro di voler tornare a scuola?” gli chiese la madre, mentre cenavano.

“Sì. Non resisterei tutto un altro giorno dentro casa…” rispose.

“Ma devi ancora riprenderti del tutto: hai subito un forte shock, dovresti riposarti, stare a letto.” Disse il padre. Non sapeva quanto fossero vere quelle parole.

“No papà, ho deciso. Devo riprendere la mia vita normale…”

I genitori lo guardarono senza capire. Kriss vide le loro espressioni perplesse e preoccupate, quindi si alzò e disse:

“Credetemi, è meglio così” e si avviò verso la sua camera.

Doveva rituffarsi anche mentalmente nel suo mondo, nella sua vita. Non poteva continuare a vivere a Saberinne con la mente… Non sarebbe sopravvissuto. Sarebbe impazzito.

Dopo più di un’ora riuscì ad addormentarsi. E la sognò.

 

Bellissima, era ancora vicina a lui, e gli parlava, poteva udire di nuovo quella voce meravigliosa che smuoveva ogni atomo del suo corpo, poteva vedere il suo sorriso e respirare il suo profumo.

Si svegliò con le lacrime agli occhi. Guardò la sveglia: era notte fonda. Si affacciò alla finestra, coprendosi con una coperta, e vide la città addormentata. Osservò il cielo: non c’era più traccia di nubi, e nonostante l’illuminazione artificiale si potevano scorgere numerose stelle e qualche costellazione.

Lanciò il suo pensiero, come poteva fare solo su Noi-Hert, con immensa malinconia verso quelle profondità, consapevole che di fronte a sé, da qualche parte, c’era quello stesso pianeta, che girava solitario intorno alla sua stella, senza traccia di vita intelligente.

Niente rispose a quel richiamo. La sua mente era tornata muta. Di nuovo frustrato e con la tristezza che gli schiacciava il cuore, tornò a dormire.

La sveglia suonò molto prima di quanto avesse desiderato. Doveva alzarsi, o avrebbe fatto tardi. Con uno sforzo di volontà si impose di andare in bagno, lavarsi, poi fare colazione e uscire.

L’aria mattutina in un certo qual modo lo risvegliò, acuendo i suoi sensi. Si strinse nel giubbotto e si convinse che prima o poi avrebbe dimenticato, indipendentemente da quello che poteva pensare e provare in quel momento.

Passò accanto all’albero dove tutto era iniziato, e dove tutto era finito. La pioggia aveva spento le fiamme. Molte foglie erano state carbonizzate, e alcuni rami erano spogli e anneriti. Anche quell’albero avrebbe portato la cicatrice di quell’avventura.

Arrivò puntuale, anzi, in anticipo, tanto che entrò prima di tutti i suoi compagni, e si sedette al suo solito posto. Ad uno ad uno lo salutarono con calore, man mano che entravano, sincerandosi della sua salute e facendosi raccontare i particolari dell’incidente.

Alla fine il professore entrò in classe. Tutti si sedettero.

“Oh, Chris!” gli sussurrò uno dalla fila dietro la sua “Oggi c’è una nuova!” e indicò la porta. Kriss fissava il quaderno degli appunti.

 

Nel frattempo era entrata una ragazza, e si era presentata al professore.

“Prego Sabrina, accomodati. Datele il benvenuto, ragazzi!” la introdusse il professore.

Kriss alzò lo sguardo, e il suo tempo si fermò, come quella volta, nella sala ellittica. Non poteva crederci: era lei, già riconosceva quello sguardo e la piega del suo sorriso, e quasi credeva di poter avvertire di nuovo il suo tocco mentale. Dopo un istante lungo un milione di anni, esclamò:

Saberinne!”

Lei lo guardò sorpresa: Kriss era sconvolto e la guardava appoggiato al banco respirando affannosamente. Non si aspettava un’accoglienza così particolare.

“Devi aver frainteso…” lo corresse sorridendo “…mi chiamo Sabrina…”

Continuava a fissarla, e lei sosteneva lo sguardo.

“Beh, Sabrina, accomodati” la incitò il professore, non dando molto peso a quegli sciocchi giochi di parole.

Lei si avviò fra i banchi, osservando i pochi posti liberi. Giunse presso Kriss, e chiese, indicando il posto che da molto tempo ormai rimaneva libero accanto a lui:

“Disturbo se mi metto qui?”

Kriss la guardava a bocca aperta, incapace di proferire sillaba, impossibilitato a capacitarsi di come potesse davvero trovarsela di fronte. Pensò di stare ancora sognando. Alla fine riuscì a balbettare un no, fra le invidiose risate schernitrici dei suoi compagni.

Lei si sedette, e sistemò le sue cose. Ad un certo punto si girò, mentre lui la fissava ancora. Guardandolo in quel modo che gli faceva scoppiare il cuore, disse:

“Sai, Kriss… Ho come l’impressione di averti già visto, da qualche parte…”

FINE

 

 

Menti Selvagge – pt.21

Viaggiarono verso un sud indubbiamente monotono e piatto per altri cinque giorni.

Avevano deciso di procedere pochi metri sotto la superficie in quanto in emersione i motori erano praticamente inutilizzabili. Sembravano essere stati progettati esclusivamente per uso subacqueo. E, vista la loro provenienza, doveva essere senz’altro così.

Finite le scarse provviste di cibo, il secondo giorno, iniziarono a pescare, registrando comunque scarsi successi. Si fermavano a ore stabilite del giorno e Theo si immergeva con una fiocina presa a bordo, guidato da Efeliah che aveva il compito di individuare la fauna marina. Razionarono l’acqua, ma ben presto si esaurì.

Da diverse ore ormai i motori non sembravano più carichi come alla partenza, e più passava il tempo più il minisub rallentava.

Sarebbero sopravvissuti? Sarebbe stato davvero frustrante morire di fame e di sete in mare aperto dopo essere sfuggiti a tutti quei nemici.

Magari la loro meta… di dubbia natura, per altro… era ancora migliaia di chilometri a sud di quel vasto mare.

Sentiva la gola ardergli, Kriss, mentre pensava a tutto questo. Giacevano, in silenzio, stipati in alcune brande incassate nel metallo, per risparmiare le forze, e anche perché preferivano non dire nulla.

Era il turno di Ef, ai comandi, ed era completamente assorta nel piatto e uniforme blu che aveva davanti agli occhi, aldilà della lastra di polimeri intrappolata fra braccia metalliche che formava il muso trasparente del minisub.

A volte Kriss pensava di udire delle voci, invece erano i loro stomaci che reclamavano rumorosamente per non aver ricevuto abbastanza cibo.

Passavano la giornata in quello stato catatonico, perdendo la cognizione del tempo, finché non era il loro turno di pilotare, o finché Theo non si immergeva per cercare qualcosa da mettere sotto i denti che fosse anche commestibile.

La notte non era molto diversa dal giorno. Non godevano più del ristoro del sonno, tormentato anch’esso da fame, sete, e dagli stessi incubi che li perseguitavano di giorno. L’unica cosa che dava l’impressione di non stare vagando a caso in una liquida massa oscura, sia di giorno che di notte, era la bussola, che indicava la loro direzione. Per caso il sud era indicato nella stessa direzione che stavano seguendo. L’unico compito di chi stava ai comandi era di far rimanere il minisub in linea con quell’indicatore.

Dopo il sesto giorno, fu in uno di quei momenti a metà fra l’incoscienza e la veglia che Kriss la udì di nuovo: quella voce che molte volte aveva solo pensato di aver immaginato di aver udito, ora risuonava nella sua testa molto più forte, continuando a chiamarlo con insistenza, e come se ormai dovesse mancare davvero poco. Sembrava volesse incoraggiarlo a non arrendersi. Ma vi percepiva anche una vena di timore, di apprensione. Sentì di dover continuare, di dover scoprire chi o cosa lo stesse chiamando sin da quando era giunto su quel pianeta.

Fu forse quel sentimento di determinazione a restituirgli un po’ di lucidità. Tanta quanta ne bastava per udire Smiurl che esclamava, con le sue forze residue:

“Terra!”

Dopo circa un ora il minisub si arenò sul fondo sabbioso, emergendo in buona parte dalla superficie. Si trascinarono fino sulla spiaggia, esausti. La finissima sabbia bianca accolse le loro membra mentre si accasciarono a terra. Si addormentarono, o meglio, persero i sensi, all’ombra della vegetazione, simile alle palme terrestri, che cresceva fitta al margine della spiaggia.

Dopo un tempo imprecisato Kriss si svegliò. Theo e Corolla erano in piedi proprio presso di lui.

“Abbiamo fatto provviste d’acqua” disse Theo.

“C’è un fiumiciattolo delizioso a poche centinaia di metri da qui… Mi sono potuta anche lavare” disse Corolla. “E, inoltre, abbiamo un po’ di cacciagione… Questo fucile laser non è solo

un’onorificenza…” terminò, accennando alla vistosa arma che le pendeva al fianco. Improvvisamente Kriss fu colto dal ricordo della serata di gala ad Ayonn, dove erano stati premiati, e un terribile crampo lo prese allo stomaco, accompagnato da un notevole rumore.

“Datemela anche cruda, quella carne, o morirò!” esclamò, dopo aver bevuto a lungo.

Svegliarono gli altri e bevvero di nuovo tutti quanti, poi presero ad accendere il fuoco. Corolla regolò al minimo il fucile e incendiò un tronco secco.

Dopo aver mangiato, andarono in esplorazione.

Era un posto meraviglioso: ogni scorcio ricordava a Kriss le cartoline delle spiagge tropicali della Terra…

Anche la temperatura era quella: davvero gradevole, accompagnata da una leggera brezza marina. Il mare si estendeva azzurro a perdita d’occhio, e giungeva mite a lambire la spiaggia in tutta probabilità protetta da una barriera corallina.

Alle loro spalle invece c’erano delle colline, tutte ricoperte di lussureggiante vegetazione, entro la quale risuonavano spesso versi di animali sicuramente alieni, i quali risultavano anche inquietanti.

Camminarono in una direzione e nell’altra fino a che il sole iniziò a declinare, incendiando poi il mare di mille riflessi arancioni.

Kriss si sdraiò vicino al fuoco acceso da Ef e ringraziò di essere vivo. Poi si dispose ad aspettare il ritorno di Theo, Smiurl e Corolla, con la cena.

Si era fatto buio, e avevano iniziato a far sparire la cena intorno al falò in mezzo alla spiaggia.

Kriss pensava che, finalmente, potevano rilassarsi e godersi qualche momento di tranquillità. Non avevano avuto pace per giorni, da quando erano partiti da Ayonn. Vedeva i volti di Corolla e di Ef esaltati nella loro bellezza dalla luce mutevole del fuoco e da quella del loro momento di felicità.

Piccole scintille si levavano in alto trascinate dai flussi d’aria calda, o forse dalle storie impossibili raccontate da Smiurl.

Avrebbe dato qualsiasi cosa per rimanere per sempre così, con quelle sensazioni nel cuore e quelle immagini negli occhi, ma neanche in quell’occasione gli riuscì di rilassarsi del tutto..

Continuava ad avvertire una sensazione di disagio, tutt’intorno a sé. Era come se ogni cosa che guardasse e ogni pietra che calpestasse vibrasse, percorsa da una misteriosa energia che perturbava l’animo di Kriss.

Ef notò la sua espressione.

“Qualcosa non va?” chiese nella sua mente, mentre rideva ad alcune barzellette di Smiurl.

“Non so spiegarlo… Pensi anche tu che abbia a che fare con questo misterioso richiamo?”

“Non vedo come potrebbe essere altrimenti…”

“A proposito” li interruppe Corolla.

“Eh? Che c’è?” fece Kriss, ritornando alla comunicazione verbale.

“Non credo rimarremo su questa spiaggia, vero?” chiese lei.

“In effetti, pensavo di partire domani mattina…” annunciò Kriss.

“Ancora a sud?” chiese ancora Corolla.

“Ma perché, qui non va bene?” si lamentò Smiurl.

“Sì…” continuò Kriss, ignorando il commento del nano “Ma perché lo chiedi?”

“La foresta” disse Theo.

“Theo intende dire…” spiegò Corolla “…che costeggiare la foresta verso ovest o est sarebbe un conto, ma attraversarla sarà molto, molto più impegnativo. Non sappiamo cosa vi si nasconde. Potrebbe essere molto pericoloso.”

Kriss la guardò, sentendosi anche vagamente in colpa. Disse poi:

“Dopo tutto quello che ho passato, non saranno certo un po’ di alberi, a fermarmi”

Corolla lo guardò con una strana espressione. Quasi sorridendo soddisfatta, disse:

“Era solo per sentire il tuo parere. Domani attraverseremo quel bosco!”. Quindi si alzò, e entrò nella tenda che avevano eretto, insieme alle altre, dopo averle fatte asciugare al sole.

Theo continuava a guardare imperterrito il fuoco. Smiurl aveva preso a giocherellare con dei bastoncini di legno e dei tizzoni. Kriss guardò interrogativamente Ef.

“Credo sia soddisfatta di te… Che approvi la tua linea di condotta… Almeno in parte, è sicuramente così.” disse subito lei nella sua mente.

“E’ per quanto riguarda l’altra parte?”

“Uhm… non so…” Ef si alzò, e si avviò verso la tenda che divideva con Corolla “Sai che molti dicono che il cervello delle donne sia molto più complicato di quello degli uomini?…”

Ma nel suo tono c’era una nota che Kriss non comprendeva. Sembrava stesse trattenendo una risata…

“Tu mi stai nascondendo qualcosa!” esclamò alzandosi in piedi. Smiurl lo guardò come se fosse impazzito.

“Cosa te lo fa pensare?…” Ef sparì nella tenda. Kriss dovette tenersi la curiosità. Dette un calcio a un sasso e dopo una breve passeggiata decise di andare a dormire.

Il giorno dopo smontarono il campo, all’alba, e si avviarono verso le colline a sud.

Attraversare la foresta si rivelò davvero complicato come aveva supposto Corolla. Liane, arbusti, tronchi e fogliame ostruivano completamente la visuale dopo due metri in ogni direzione. Ogni tanto Smiurl doveva arrampicarsi su un albero più alto degli altri per controllare la direzione.

Procedettero zigzagando per tutto il giorno, fermandosi stremati solo per mangiare, verso mezzogiorno, in una piccola radura.

Ripartirono dopo un’oretta, avendo ripreso un poco le forze.

A pomeriggio inoltrato giunsero sulla cima della collina. A occhio e croce sembrava si trovassero a 200 metri sul livello del mare. La cima era rocciosa, e protendeva una conformazione di roccia grigia verso l’alto. Si arrampicarono sul quel monolito per osservare il panorama dall’altro lato della collina.

Dopo una breve arrampicata arrivarono su una specie di piattaforma, abbastanza regolare e ampia per poterci stare tutti insieme senza rischiare di cadere di sotto.

Si trovavano con le spalle a sud, e ammirarono il panorama verso il mare. Videro la strada che avevano fatto. Dovettero convenire che non era stata impresa da poco percorrere quei pochi chilometri.

Si voltarono, e lo spettacolo fu sorprendente.

Dinanzi a loro si apriva una grandissima vallata, seguita poi da alte montagne. Ma sul fondo della valle giaceva una grande città. Si scorgevano i particolari degli edifici più vicini, aldilà di imponenti mura, bianche alla luce del sole.

Nel centro della città sorgeva un palazzo di molto più alto degli altri, anch’esso bianco, e avorio, probabilmente costruito in marmo, con torri, colonnati, portici e giardini tutt’intorno.

Per bellezza e leggera imponenza faceva svanire al confronto qualsiasi altra costruzione, sebbene tutta la città fosse piena di grandi edifici, tutti bellissimi.

Però c’era un particolare a deturpare tanta bellezza: la foresta a nord delle mura era stata abbattuta, e ora vi giaceva accampato un numeroso esercito. Fumo saliva da fuochi accesi qua e là. Potevano vedere l’attività che pervadeva l’accampamento. Era evidente: quella città era sotto attacco. Forse sotto assedio.

D’altronde era comprensibile, pensò Kriss, quella città era bellissima e ricchissima, e avrebbe fatto gola a chiunque. Ma non poteva accettare l’idea che venisse presa da quell’esercito di formiche nere, animali che sciamavano sotto le sue candide mura. Gli dava l’impressione che ne sarebbe stata, in un certo qual modo… profanata.

Vide con gli occhi della mente un esercito mille volte grande come l’orda in cui aveva trovato i suoi amici assaltare la città, percorrerne le vie più deliziose, trafugare statue, gioielli, uccidere senza pietà chiunque si fosse parato loro dinanzi, senza distinguere fra vecchio, giovane o donna. Vide il grande

palazzo prima svuotato, privato dei materiali pregiati e poi dato alle fiamme come la carcassa di un cadavere, e sentì che doveva assolutamente entrare in quella città.

Doveva camminare di persona nelle sue vie, voleva parlare con i suoi abitanti, e visitare il palazzo che doveva essere la reggia. Tutto, intorno a lui, sembrava spingerlo in quella direzione. Ora capiva la tensione che avvertiva tutto intorno a sé: doveva assolutamente raggiungere la città.

“Kriss vuole entrare nella città” disse Ef ad alta voce.

Theo scosse la testa.

“Non è possibile! Come pensi di passare inosservato attraverso l’accampamento? Si estende da una parte all’altra, vedi?” disse Corolla abbracciando con un gesto l’intera ampiezza della valle. “Proprio non capisco come tu possa desiderare di recarti lì dentro… Non vedo molti difensori, e non vorrei essere lì con loro quando quell’esercito entrerà nella città…”

La logica di Corolla era inoppugnabile.

“So che non sembra possibile e che tu non ne capisci il motivo, ma io so di dover entrare in quella città. Ora so che questa è la meta del nostro viaggio.”

Smiurl, che come al solito aveva assistito in silenzio alla discussione, disse:

“Va a finire che facciamo di nuovo gli eroi…” con un certo tono di apprensione repressa nella voce.

“Non c’è bisogno che veniate con me” disse Kriss, guardando fisso dinanzi a sé “Avete già rischiato abbastanza. Già così non potrò mai ricambiare il mio debito con voi…”

“Non dire idiozie” scattò Corolla, offesa “Noi verremo con te, ovunque tu decida di andare”

“Non ti lasceremo, ragazzo” concluse Theo.

Kriss guardò ancora per qualche istante la città, poi chinò il capo e disse, sottovoce:

“Grazie”

Menti Selvagge – pt.19-20

Ef correva in testa a tutti affiancata da Corolla, pronta a colpire nonostante la ferita ancora in via di guarigione.

Theo aiutava Kriss a trascinare lo scienziato lungo i corridoi metallici della base sottomarina.

“Da quella parte!” disse Ef, giunti davanti a una massiccia porta metallica, circolare. La telepate stette alcuni istanti a contemplarla, poi prese la mano del mutante e gliela fece appoggiare su una superficie piana al centro della porta. La piastra a quel contatto si illuminò leggermente, poi la porta scivolo silenziosamente aprendosi a diaframma rivelando un lungo tunnel davanti a loro.

“Impronte digitali?” disse Kriss, alludendo al meccanismo di apertura. Ma non poterono soffermarsi ad esaminare quel tipo di tecnologia, perché già altre voci giungevano poco distante, alle loro spalle.

Imboccarono di corsa il tunnel, ed Ef richiuse la grande porta dietro di loro.

“Può aprirsi solo con l’impronta delle persone più ‘autorevoli’” disse Ef in un secondo, nelle loro menti. Kriss non capì effettivamente cosa significasse, ma decise di fidarsi, che d’altro canto c’era poco da scegliere.

All’improvviso la loro attenzione si rivolse alle pareti del tunnel: erano divenute trasparenti. Correvano in un lungo tubo di vetro che doveva collegare due strutture simili. Il fondale, diversi metri più in basso, era illuminato a giorno tutt’intorno per l’area di una piccola città. Sulla sinistra si scorgevano mutanti al lavoro, uscire dai minisub senza alcuna protezione, perfettamente a loro agio in quell’ambiente. Sembrava stessero scavando, o preparando una nuova costruzione.

“Attività minerarie” chiarì Ef.

Sulla destra, poterono assistere a uno spettacolo sorprendente: una vera e propria città sottomarina, con tanto di strade e giardini di alghe e coralli. A giudicare dall’illuminazione doveva essere giorno. In strada si scorgeva una specie di mercato attorno al quale si affollava un grande numero di mutanti. La cosa che li colpì di più fu vedere uscire, da un edificio, un folto gruppo di piccoli mutanti.

“Bambini che escono da scuola…” disse Ef, non senza una certa esitazione.

Non poterono proseguire: dovettero fermarsi a osservare quella scena. Era incredibile a vedersi: pareva di assistere al sogno di un bambino al quale si racconti una favola sui popoli del mare. La città brulicava di vita e colore. Nei giardini di alghe bambini pesce giocavano nuotando liberi, le strade erano piene di gente, numerose botteghe e negozi si aprivano sulle vie principali e piccoli sommergibili luminosi facevano la spola da un posto all’altro, trasportando gli abitanti. Erano i mezzi pubblici.

Il mutante loro ostaggio ora aveva un’espressione che ricordava la fierezza, sul volto. Ma non disse una sillaba.

“Dobbiamo muoverci, stanno per entrare in questo tunnel!” esclamò Ef, strappandoli alla loro contemplazione. Ripresero a correre.

Quel tubo di vetro sembrava continuare infinito senza mai curvare, sfumando nel buio dinanzi a sé.

Dopo alcuni minuti, scorsero, contro l’effimero chiarore proveniente dalla superficie, un’altura sommersa stagliarsi di fronte a loro.

Il tunnel sembrava ora digradare lentamente, ed era rivolto verso un fianco dell’altura. Osservando bene si poteva scorgere una vaga luminosità salire da quella parte.

Si fermarono subito quando sentirono un rumore di acqua sotto i loro piedi: saliva come un velo verso di loro, lentamente ma inesorabilmente. Si guardarono allarmati, poi Kriss vide che il mutante aveva schiuso la bocca in una specie di sogghigno dai denti aguzzi.

“Vogliono affogarci…” disse Smiurl, in tono afflitto. Guardarono Ef, la quale assentì con un cenno del capo.

“Allora non c’è tempo da perdere!” esclamò Kriss, lasciando andare il mutante. Si misero a correre il più velocemente possibile.

Più andavano avanti più il livello dell’acqua saliva rapidamente. E il tunnel non accennava minimamente a risalire.

Presto si ritrovarono ad avanzare con l’acqua che arrivava loro ai fianchi. Smiurl già doveva nuotare. Dopo un po’ dovettero imitarlo tutti gli altri. Si fermarono, infine, quando fra l’acqua e il soffitto c’era solo lo spazio per le loro teste.

“Cosa facciamo?” chiese Corolla.

“Guardate: lì il tunnel torna a salire” disse Ef, indicando dinanzi a sé: il tunnel, diversi metri più avanti, curvava bruscamente verso la roccia e risaliva poco più rapidamente di quanto era disceso.

“Vorresti nuotare?” chiese Theo.

La telepate non rispose.

“Non credo abbiamo altra scelta” disse Kriss.

Si guardarono cupi. La distanza da percorrere in apnea era notevole. Poi Theo disse:

“Smiurl, tu vai per primo. Seguirà Corolla, Ef, poi Kriss e io per ultimo. Tutto chiaro?”. Assentirono tutti. Quindi Smiurl si avvicinò al limite dell’acqua, e con espressione angosciata prese tre, quattro, cinque boccate d’aria e infine si immerse. Subito Corolla lo seguì sparendo agilmente al di sotto dell’acqua.

“E voi, restate vicini” disse Theo, rivolto ai due che ancora erano con lui.

Kriss si immerse subito dopo Ef. Fortunatamente l’illuminazione del tunnel consentiva loro di vedere dove andavano.

Non pensava a nulla. Ogni fibra del suo corpo era impegnata a spingersi verso l’aria, trattenendo il fiato più a lungo possibile.

Ormai erano diversi secondi che nuotava, e cominciava ad avvertire un’insostenibile pressione nei polmoni. Cercava di non pensarci e di concentrarsi a nuotare, ma ogni istante si faceva sempre più insopportabile. Diede un’ultima bracciata, ormai non doveva mancare molto, ma lasciò sfuggire l’aria dai polmoni e ingerì quell’acqua salata. Sentiva che non c’era più nulla da fare, doveva essere finita lì, in fondo a quell’oceano sconosciuto su quell’assurdo pianeta. Dopo tutte le peripezie, i pericoli e le cose viste quello doveva essere l’epilogo. In fondo laggiù sulla Terra dovevano già crederlo morto, sin dal primo giorno in cui era scomparso.

Si sentì trascinare verso l’oblio, verso l’oscurità. D’un tratto avvertì una strana pesantezza nelle membra: con l’ultimo barlume di coscienza pensò che fosse il suo ultimo momento.

Poi avvertì una forte pressione sul torace. Una volta, due volte, tre.

Aprì gli occhi di scatto mentre sputava tossendo l’acqua dai polmoni. Theo lo stava spremendo come un limone con le sue possenti mani.

Dopo che ebbe sputato l’ultima goccia, si trascinò a sedere. Vide lo sguardo spaventato di tutti, vide Ef che aveva ancora il fiato corto. Tese una mano a Theo, dicendo:

“Se sono vivo è grazie a te. Mi hai salvato”. Lui gli strinse la mano concedendosi un sorriso e lo aiutò ad alzarsi.

“Purtroppo…” disse Ef, mentre riprendeva fiato “…non possiamo fermarci neanche ora… per loro l’acqua non è un problema…”

Si avviarono su per il tunnel verso la porta che vedevano poco distante.

Stavolta il massiccio portale non presentava protezioni di sorta. Si aprì docilmente con un sibilo non appena premettero il pulsante. Entrarono in un vasto ambiente in buona parte scavato nella roccia. Moltissime apparecchiature popolavano quell’antro, tutte molto attive, a giudicare dall’aspetto e dal rumore intenso.

Delle lampade pendevano dall’alto soffitto, fino al quale schermi e macchinari erano stipati senza soluzione di continuità. Alcune passerelle permettevano di raggiungerle quasi tutte. Due scalinate di metallo salivano, una a destra e una a sinistra, immettendo in corridoi scavati nella roccia.

“Credo sia meglio dividerci.” Disse Theo “Tu, Smiurl, vieni con me” aggiunse mentre saliva la scalinata di destra. “Voi altri, andate a sinistra. Dobbiamo trovare un modo per andarcene, e le nostre armi”

“Io sarò il nostro mezzo di comunicazione” disse Ef assentendo. Poi si slanciò nel corridoio di sinistra insieme a Corolla e Kriss. Procedettero per un minuto o due senza incontrare nulla. La monotonia di quella roccia rossiccia era interrotta solo dal cavo elettrico che collegava le lampadine poste a intervalli regolari.

All’improvviso, però, il tunnel terminò, dando su una specie di pianerottolo di metallico.

Quello che videro li lasciò senza fiato.

Davanti a loro, in un’enorme grotta scavata nella roccia era deposta, al centro, la nave sulla quale erano fuggiti fin lì e che li aveva trascinati con sé sul fondo del mare. Apparecchiature sibilavano, e sferragliavano tutt’intorno allo scafo, agli alberi e alle vele, smantellando lentamente ogni singolo pezzo. Già la metà di prua, infatti, giaceva in pezzi davanti alla metà posteriore ancora intatta.

Dopo alcuni istanti si riscossero e scesero in esplorazione.

Non potevano avvicinarsi più di tanto allo scafo, perché era circondato da braccia meccaniche che li avrebbero travolti senza colpo ferire. Si girarono di scatto quando videro un mutante che li fissava da una cabina di controllo, posta in alto su una parete. Dopo alcuni istanti sembrò riaversi dalla sorpresa, e prese una specie di telefono.

“Sta chiamando rinforzi” disse Corolla.

“Come se non avessimo già abbastanza problemi…” disse Kriss.

Improvvisamente un sibilo li sfiorò e sentirono l’impatto di un corpo metallico poco alle loro spalle. Alzarono di nuovo gli occhi e videro che quello che doveva essere un tecnico sapeva anche sparargli con una specie di fiocina.

Presero un corridoio di lato, curvandosi istintivamente per evitare i dardi.

Procedettero finché non incontrarono una delle porte, ai lati del corridoio metallico, aperta.

Nel locale c’era un molo con alcuni minisub.

“Questi sono il nostro biglietto verso la superficie” disse Kriss, con un certo sollievo.

Avendo avvertito il rumore, un paio di mutanti uscirono da dietro una serie di armadietti.

Non fecero in tempo a sfoderare i loro pungoli che già Corolla era su di loro, mettendoli fuori causa. Raccolse anche le loro armi: sembrava in grado di padroneggiare l’uso di quattro di quegli affari contemporaneamente.

“Torniamo verso Theo e Smiurl” disse.

Tornarono presso il relitto. Si sporsero di soppiatto per non essere infilzati dal tecnico, ma poi videro che era sparito.

“Stanno arrivando!” esclamò Ef.

Subito una massa di mutanti si riversò nel locale dalla stessa strada che avevano fatto loro.

“Alla cabina!” urlò Corolla indicandogli la postazione del tecnico. “Rifugiatevi lì mentre io li distraggo!” disse poi andandosi ad appostare dietro un pezzo della murata della nave che giaceva insieme agli altri segmenti dello scafo.

“Andiamo” disse Ef vedendo che Kriss esitava.

“Non se ne parla proprio!” disse lui andando a rifugiarsi anche lui dietro un riparo improvvisato.

Ef sospirò e iniziò a cercare di guadagnare la cabina. Disse nelle loro menti:

“Cercherò di confondere le loro menti. Resistete più che potete, Theo e Smiurl dovrebbero arrivare da un momento all’altro.”

I primi attaccanti fecero una brutta fine, raggiungendo subito Kriss e Corolla dietro i loro rifugi.

L’unico loro vantaggio era avere il relitto e le macchine smantellatrici fra loro e gli assalitori.

Subito gli altri si divisero per cercare di circondarli. Non fecero caso ad alcuni di loro che andavano incomprensibilmente a sbattere l’uno contro l’altro, o a gettarsi direttamente sotto le macchine in movimento. Un buon numero guadagnò però la parte opposta. Tre raggiunsero Corolla, che subito cominciò a dar prova del suo valore, e altri due accorsero presso Kriss. Cercò di respingerli, ma erano ossi duri: schivavano i suoi colpi, peraltro poco pericolosi, non avendo con sé la sua spada.

Rotolò a terra, mise un cavo di acciaio fra i piedi di uno e mentre si rialzava conficcò il pungolo nel fianco dell’altro. Poi si girò e liberò la scossa su quello che ancora stava rialzandosi. Si girò di scatto quando sentì un impatto poco dietro le sue orecchie, giusto in tempo per evitare il corpo di un terzo mutante che cadeva dall’alto di una cassa sulla quale era salito per sorprenderlo alle spalle, ma prontamente infilzato da uno dei formidabili lanci di Corolla. La cercò con lo sguardo: era circondata da cinque nemici: non poteva reggere a lungo. Raccolse l’altro pungolo elettrico e, incurante del pericolo, si slanciò fra pezzi metallici e cavi brandendo minaccioso le due armi e urlando per richiamare l’attenzione dei mutanti. Quando questi si girarono per fronteggiarlo era ormai troppo tardi. Tre caddero ai suoi piedi, e gli altri due presi da Corolla alle spalle.

Ma ne stavano già arrivando altri. Troppi.

“Questa storia inizia a stancarmi!” tuonò in quel momento Theo dall’alto della piattaforma metallica. Si slanciò insieme a Smiurl giù per le scale per impegnare parte degli assalitori.

Poco dopo le armi di Kriss e Corolla volavano nelle loro mani. Liberata così una mano dal peso, Theo poté afferrare anche l’altro maglio. Il risultato fu devastante.

Kriss sfoderò la lama e osservò i suoi riflessi rassicuranti fra le sue mani, poi si slanciò all’assalto.

Pochi minuti dopo era tutto finito. Furono raggiunti da Ef.

“Dovremmo andarcene prima che ne arrivino ancora degli altri.”

Pochi istanti dopo si stavano calando in uno dei minisub.

“Chi è che sa pilotare questi affari?” chiese Corolla indicando i comandi.

Ef scosse la testa. “Io non ho mai visto niente del genere… E non ho neanche un pilota a cui ‘chiederlo’…” intanto Smiurl aveva chiuso il boccaporto.

Kriss osservò il quadro dei comandi: era pieno di luci intermittenti, ma quello che spiccava era una specie di joypad che gli ricordava quello del suo computer e una cloche simile a quella degli aerei. Ogni indicazione riguardo al loro funzionamento era scritta in una lingua dai caratteri incomprensibili, quindi inutile.

Si sedette al posto del pilota. Provo a scostare lievemente la cloche verso l’alto: una leggera vibrazione pervase l’ambiente.

“Non deve essere così complicato…” disse quasi fra sé, più per rassicurare sé stesso che gli altri.

Osservò il joypad: aveva una leva che poteva scorrere verticalmente nel centro e due joystick, uno a destra e uno a sinistra.

Abbassò la levetta centrale di qualche millimetro e non poté trattenere un moto di euforica soddisfazione quando vide che la sua intuizione era esatta, e che il minisub andava lentamente immergendosi.

“Uao, ma come fai?” esclamò Smiurl.

“Oh, è semplice…” rispose Kriss “Vedi questa? Comanda i giri dei motori. Questa levetta qui invece serve per immergersi ed emergere…”

“Davvero? Incredibile…” fece il nano pieno di ammirazione “E queste?” aggiunse poi, indicando i due piccoli joystick.

“Ehm… devo ancora provarci…”

“Scommetto che servono per la direzione!”

“Smiurl deve avere ragione: il minisub ha due motori a elica rotanti, dovrebbero avere una escursione di circa 90 gradi…” disse Theo.

Kriss controllò se le loro supposizioni fossero esatte. Il minisub sbandò un po’ prima a destra, poi a sinistra.

“Visto?! Che ti dicevo?” strillò Smiurl tutto eccitato.

Nel frattempo avevano quasi raggiunto il fondo. Delle guide luminose portavano verso uno spazio oscuro: l’uscita.

“Beh, allora posso ritenermi promosso! Solo una cosa non sappiamo…” disse mentre mandava i motori avanti tutta “… ed è come quest’affare freni!”

Sbucarono dalla grotta sul fianco dell’altura sommersa a tutta velocità. Il minisub esitò per un po’, poi sembrò acquisire una direzione precisa, quindi prese a salire alacremente verso la superficie.

Solo quando sbucarono dall’acqua Kriss si preoccupò riguardo al rischio di embolia, ma stavano tutti bene. Poi pensò che il minisub doveva essere pressurizzato e che il problema si sarebbe posto all’apertura del boccaporto.

Trasalì violentemente, quindi, quando Smiurl aprì il boccaporto per prendere una boccata d’aria pura. Attese spasmodicamente per alcuni istanti, chiedendosi avrebbe avuto crampi improvvisi, se sarebbe morto. Ma nessun sintomo si manifestava. Pensò che non avesse mai capito bene l’argomento e la sua mente chiuse automaticamente tutti i dubbi in fondo a un cassetto, per non pregiudicare il proprio corretto funzionamento…

Si concessero alcuni istanti di euforia generale per festeggiare la loro riuscita fuga. L’unico problema era che a bordo non sembrava esserci nulla da mangiare o bere. L’acqua loro rimasta era assai scarsa. Ben presto Smiurl chiese:

“E ora dove andiamo?”

“Stavo osservando la bussola: i punti cardinali non sono riconoscibili…” disse Corolla.

“Tu sai dove ci troviamo?” chiese Theo rivolto a Ef.

“Purtroppo non ne ho idea…”

“Dobbiamo andare a sud…”disse Kriss.

“E come facciamo a sapere dov’è?” chiese Corolla.

Kriss avrebbe voluto conoscere il cielo di Noi-Hert, per aspettare la notte e orientarsi con le stelle.

“Perché non aspettiamo fino al calar del sole? Voi conoscete le costellazioni: riconoscerete senz’altro il sud…” propose agli altri.

A quelle parole Smiurl si illuminò. Sparì fuori del boccaporto e tornò dopo un istante.

“Il sud è lì” disse, indicando poco alla loro destra.

“E come faresti a saperlo?” chiese Corolla, incredula.

“Semplice. Il sole è abbastanza basso sull’orizzonte. Se la città in fondo al mare segue l’ora solare, quello è l’ovest!”

Rimasero tutti a bocca aperta a guardarlo. Non se lo aspettavano, da lui.

“Beh…” fece Kriss.

E si diresse verso il sud di Smiurl.

Che risultò essere quello esatto quando il sole morì e il cielo si vestì di diamanti.

La notte era trascorsa mentre dormivano alternandosi alla guida. I motori sembravano serbare ancora la loro energia iniziale.

“C’è qualcosa che vorrei dirvi…” disse Ef quando furono tutti svegli.

“Sarebbe?” fece Kriss.

“La tempesta… Quella che ci ha affondato. Non era un fenomeno naturale.”

Attese alcuni istanti lasciando che l’informazione raggiungesse tutti.

“E chi…” iniziò a chiedere Smiurl.

“I mutanti. Il complesso di macchine che abbiamo visto all’interno della struttura dove abbiamo trovato la nostra nave, non erano che una parte di una macchina colossale in grado di controllare il tempo. L’ho letto nelle loro menti.”

“Non è possibile…” fece Corolla.

“Ci hanno affondato di proposito, dopo averci individuati a distanza, in qualche modo…” continuò Ef “Per loro venire in possesso di quella nave, ma specialmente catturare degli esemplari di esseri umani vivi era un’occasione unica: avrebbero fatto ogni sorta di esperimenti sulle nostre menti e sui nostri corpi.”

Kriss rabbrividì al pensiero di quello che ciò poteva significare… Gli faceva senso anche solo sezionare una rana.

“Tutta quell’acqua di mare deve esser loro andata al cervello!” esclamò Smiurl, giustamente indignato.

Scoppiarono a ridere, un po’ per la battuta, un po’ per il sollievo di essere sfuggiti a quei potenziali carcerieri e torturatori.

E mentre pensava a questo Kriss rivedeva la città sommersa, piena di vita e colore, di movimento. Rivide i bambini uscire da scuola. E rivide quello scienziato guardarli con ribrezzo. E loro guardare con ribrezzo lui.

“Quei mutanti… non sono meno umani di noi…” disse infine cupo. Nessuno ebbe il coraggio di aggiungere altro.

Menti Selvagge – pt.16-18

“Dov’è che dobbiamo andare?” chiese Smiurl mentre percorrevano uno dei canyon dei Labirinti meridionali, ormai da diverse ore.

“A dire il vero, non lo so…” rispose Kriss.

“Come ‘non lo so’?” esclamò Smiurl

“Non so il luogo preciso… So solo che dobbiamo andare a sud e attraversare il mare”

“Sai, questo dovrebbe rappresentare un problema” disse Corolla, alzando un dito.

“Ti riferisci al fatto che non abbiamo un mezzo di trasporto?” chiese Kriss.

“A parte quello…” fece Corolla “Il fatto è che non sembra esserci proprio niente al di là del Mare del Sud”

“Conosciamo soltanto questo continente…” disse Theo.

“Beh, non vuol dire che non ce ne siano altri, in tutto il pianeta, no?” disse Ef.

“Non a nostro avviso” disse semplicemente Corolla “Comunque…”

“…pensi che se Kriss sia attratto verso una particolare destinazione sia il caso di andare a verificare…” la anticipò Ef.

“Già” disse Corolla “E’ proprio così. Visto tutto quello che è successo finora, tu faresti lo stesso, vero?”

“Non posso che assentire…” convenne la telepate.

“Ma quanto dovremo camminare?” tornò a chiedere Smiurl.

“Smiurl!” fece Kriss, ironico “Pare che gli agi di Ayonn ti abbiano rammollito!”

“Questa è una stupidaggine bella e buona! Smiurl non si ‘rammollisce’!” esclamò lui risentito, mentre gli altri ridacchiavano. Poi aggiunse:

“Mi chiedevo solo quanto durerà il nostro viaggio.”

“La distanza fra qui e il mare equivale circa alla distanza di Ayonn dalla Rocca. E’ poco più in là di ciò che si vede all’orizzonte…” disse Corolla con tono di chi dà un’informazione di poco peso.

“Come fai a saperlo?” disse Kriss. “La vostra orda arrivava fin laggiù?”

Corolla si oscurò.

“E’ solo un dettaglio…” disse lei tornando a guardare dinanzi a sé.

Kriss non sapeva cosa pensare. Guardò Efeliah. Era concentrata. Sicuramente stava scrutando la mente di Corolla, pensò Kriss. Lei lo guardò e fece un espressione equivalente a una alzata di spalle. Kriss sospirò e tornò a rivolgersi a Corolla.

“C’è qualcosa che non va?” le chiese.

“No, niente” fece lei senza guardarlo. Theo, che procedeva davanti a loro girò un attimo la testa di novanta gradi per guardare con la coda dell’occhio.

Poi tornò ad occuparsi di aprire la strada.

“Avanti, si vede che stai nascondendo qualcosa!” disse Kriss.

“Lasciami stare!” strillò lei con inaspettata violenza. Si fermarono, ammutoliti. Udirono l’eco dell’urlo ripercuotersi diverse volte sulle pareti del canyon.

Lei lo fisso. Aveva gli occhi lucidi, e Kriss si sentì bruciare sotto quell’espressione risentita: gli occhi di Corolla parevano fiammeggiare. Non fece in tempo a scusarsi che lei si allontanò con un moto di stizza, scomparendo al di là delle anse del canyon.

Kriss guardò gli altri. Theo non ricambiò lo sguardo. Guardava a terra. Smiurl sembrava non capire, esattamente come lui. Ef lo guardò contristata.

“Andiamo, fra poche ore farà buio” disse Theo, riprendendo a camminare.

“E Corolla?” fece Kriss.

“Non preoccupartene” gli rispose lui in tono alquanto strano.

Continuarono a camminare, e Kriss ebbe per tutto il tempo la sensazione di essere osservato. Più volte si voltò a destra e sinistra credendo di aver scorto dei movimenti sulle pareti del canyon. Ma trovava solo nuda roccia.

Ormai il giorno era al tramonto. Giunsero in una specie di spiazzo, fra più gole.

“Ci accampiamo qui” disse Theo. Da quando Corolla li aveva lasciati, erano rimasti molto silenziosi. La sua assenza gravava sul loro morale.

Si fermarono presso un focolare di pietre rotonde. Doveva essere stato lasciato lì dall’ultimo che avesse percorso quella via prima dell’ascesa al potere da parte di Joe il tiranno.

Montarono le tende e poi alla luce del crepuscolo accesero il fuoco. Trovarono dei pezzi di legno lì intorno. Comunque ne avrebbero potuto fare a meno. Theo aveva preso, ad Ayonn, delle specie di tubi che potevano essere accesi sfregandoli come fiammiferi, che bruciavano lentamente, come delle torce. Solo che duravano molto di più. E non avevano bisogno di accendini.

Cucinarono un po’ di carne che avevano portato dalla città. Finito il pasto, sedettero in silenzio. Nessuno se la sentiva di parlare. Né di andare a dormire.

Alla fine, contro ogni aspettativa, fu Theo a parlare.

“E’ ora di raccontarti la nostra storia”

“Nacqui nella città di Øder, solitaria e superba sui monti omonimi. Anche Corolla è di quella città. Ma fra me e lei c’è una grande differenza. Io sono figlio di operai, montanari da generazioni. La mia gente non conosceva altro che duro lavoro, ma erano nati per questo. Amavano le montagne più di ogni altra cosa.

“Conducevamo vite solitarie, curando gli ettari di terra a noi assegnati.

Lei invece, è una nobile, l’ultima di Øder. Primogenita fra i figli del nostro Re, è di diritto l’erede al trono. I suoi geni hanno ereditato molte qualità che da secoli perduravano nella famiglia regale. Anche loro erano nati per questo.

“Era amata dal popolo. Intelligente e bella, aveva numerosi pretendenti. Naturalmente non ne sceglieva nessuno. Non c’erano altri nobili suoi pari. Sarebbe stata la Regina di Øder, probabilmente il sovrano migliore che la nostra città avesse mai avuto.

Ma tutto questo non sarebbe accaduto.

“Øder non aveva mai conosciuto la guerra. Alta e sola, era evitata dalle orde che sempre più irrefrenabili appestavano le colonie di Noi-Hert.

“Fu così che fummo colti di sorpresa: l’orda ci attaccò senza preavviso. Fu un bagno di sangue. Erano molto numerosi, ma alla fine della battaglia erano ridotti a poche decine di uomini. Io fui preso prigioniero, per le mie doti fisiche. Ne uccisi due dozzine, prima di farmi prendere. Volevano persuadermi a passare dalla loro. Sarei morto, piuttosto che accettare. Ma qualcosa mi fece cambiare idea.”

“Ci barricammo nel palazzo reale, io e la servitù, praticamente gli unici sopravvissuti” era la voce di Corolla. Si era avvicinata silenziosamente mentre Theo parlava.

“Nel palazzo c’era la maggior parte dei tesori di Øder. L’obiettivo dell’orda era quello. Ridotti a meno della metà, non potevano assediare il palazzo. Proposi uno scambio. La libertà della servitù e dei prigionieri per il tesoro reale. Accettarono. Solo dopo aver perso altri dieci uomini, però. Ebbero infatti l’impudenza di scalare il palazzo per schiacciare altri uomini e donne indifesi. Ma non avevano considerato me. Tutti la progenie reale viene addestrata nel corpo oltre che nella mente. Quei rozzi barbari non potevano competere con me.

“Liberarono la servitù.

“Di Øder non rimaneva nulla: alte fiamme salivano al cielo e illuminavano di bagliori spettrali le montagne circostanti, come un’enorme ferita. Mio padre era stato fa i primi a cadere in battaglia.

“Non avevo più una casa. Figuriamoci il trono. Mi guardai intorno, e vidi che il capo dell’orda mi stava alle spalle, e mi osservava ridacchiando. Descrisse senza alcuna pietà la situazione in cui mi trovavo, e mi propose di unirmi a loro. Non avevo in effetti altra scelta.

“Dove sarei potuta andare? Non avrei potuto disperdermi

insieme a quel manipolo di camerieri, maggiordomi e inservienti. Vidi Theo, quindi decisi di accettare la proposta, giurando in fondo al cuore che l’avrei fatta pagare cara all’orda, al suo capo.

“Nel corso degli anni partecipammo a innumerevoli battaglie, assalti e quant’altro, ma l’occasione tanto agognata non si presentò mai. Eravamo intrappolati in quella feccia, senza via d’uscita se non la morte, quando sei sbucato tu dal nulla.”

Fece una pausa. Kriss la guardò. Poi disse:

“E’ per questo che mi avete aiutato?”

“No. Ti abbiamo aiutato perché era giusto farlo.” Disse Theo.

“Infatti l’orda è andata incontro al suo destino, indipendentemente da te. L’hanno pagata, tutti quelli che erano rimasti, e soprattutto il capo. Ricordi: non era molto sorpreso di vederci, in punto di morte. Avrà pensato che avessimo organizzato noi l’imboscata” disse Corolla “E il simbolo più grande della sua sconfitta è proprio la spada che ora è divenuta tua”

Kriss spostò lo sguardo sulla spada, piantata a terra a poca distanza da loro. Tornò a guardare Corolla. Lei disse, tenendo lo sguardo fisso sul fuoco:

“Quando ero bambina, ogni pomeriggio andavo nello studio di mio padre. Lui mi prendeva sulle ginocchia, e mi faceva giocare con le sue cose.” Emise un lungo sospiro “Ricordo che la cosa che preferivo di più: era un vecchio mappamondo di Noi-Hert. Mi divertivo a scegliere un posto a caso sul quale mio padre doveva inventare favole, improvvisandole…” le cadde la voce.

Kriss aveva rievocato tutto questo dal passato.

“Ti prego di scusarmi” disse.

“Non potevi saperlo” disse lei, cercando di sorridere.

Kriss guardò Ef. Stava piangendo.

La mattina seguente uscirono dai Labirinti. Davanti a loro si schiuse una vasta pianura che digradava lentamente fino ad incontrare il mare, in lontananza. Per la prima volta Kriss poté ammirare un paesaggio non prevalentemente brullo: grandi prati giacevano davanti a loro a perdita d’occhio, e più lontano si intravedeva anche qualche albero.

D’impulso, si mise a correre. E così corse, nel sole, contro l’impeto del vento che saliva verso di loro, senza pensare a nulla. Si fermò in cima a una collinetta. Alzò le braccia, come fossero ali. C’erano solo il tepore dei raggi e la voce del vento. Si sentì tutt’uno con loro, come fosse parte del pianeta.

Avvertì lo sguardo degli altri sulla sua schiena, e la presenza mentale di Ef, ma c’era qualcos’altro. Un senso di disagio appena percettibile, un attimo più in là del limite delle sue percezioni.

Si spezzò l’incanto, e tornò ad essere il Kriss sul prato insieme agli altri. Guardò Ef, che sul volto aveva ancora un’espressione perplessa.

“Non capisco proprio cosa generi il tuo turbamento” disse mentre riprendevano la marcia.

“Se è per quello neanch’io…” fece lui.

“Devo arrendermi all’evidenza: solo attendendo potremo –forse– avere delle risposte” riprese lei.

“Credo che abbia a che fare con il richiamo…” disse Kriss, lo sguardo perso nel vuoto.

“Quello che ti ha condotto finora?” chiese Corolla.

“Sì. Ora ci sta portando a sud, e non ho la più pallida idea del motivo” disse Kriss.

“Sempre che lì ci sia qualcosa…” intervenne Smiurl.

“Deve esserci.” Disse Kriss, guardando fisso l’orizzonte. “Deve.”

Procedendo più in fretta del previsto, poco prima del tramonto arrivarono ad accamparsi presso un boschetto di alberi, simili a conifere terrestri, in prossimità della costa.

Un paio di chilometri più a sud avevano avvistato una città, in una baia, ma non avevano potuto raggiungerla prima del calare del sole. Sembrava essere abbandonata a sé stessa, ma c’erano diverse navi all’ancora in buone condizioni, e questo lasciava supporre che dopo tutto doveva esserci ancora qualcuno a mantenerle in quello stato.

Trascorsa una notte piuttosto inquieta, venne l’alba.

Si ritrovarono intorno al fuoco acceso da Theo per cucinare la colazione.

“Ho un brutto presentimento” disse Smiurl lamentandosi. “Stanotte ho fatto sogni per niente belli…”

“Non ti preoccupare, quelli li abbiamo fatti anche noi. Si tratta di tensioni mentali che accumuliamo e che trovano sfogo nei momenti più a loro ‘congeniali’… In realtà non dovrebbe esserci alcun pericolo” disse Ef, indicando poi con un cenno del capo la città poco distante.

Quella cupa presenza li aveva influenzati tutti. Non aveva nessun effetto particolare, sulla mente, come ne aveva lo scudo di Ayonn, ma osservandola sembrava di percepirvi qualcosa di malvagio, di innaturale. Era una vista quantomeno spiacevole.

“Hai detto bene: dovrebbe” fece Theo.

“Faremo meglio a stare in guardia. Non sappiamo cosa ci aspetta” aggiunse Corolla.

“Ora andiamo” disse Kriss alzandosi, dopo aver terminato di mangiare.

Dopo un’ora circa giunsero dinanzi alla strada principale che tagliava in due la cittadina.

Case di legno marcio giacevano come relitti di epoche passate, con le finestre inchiodate. Un vago puzzo acre si insinuava nelle narici rendendo il posto repellente.

“Non vorrete davvero entrare in questo posto?” esclamò Smiurl incredulo.

Nessuno si degnò di rispondergli. Solo Ef gli lanciò uno sguardo di incoraggiamento.

Kriss procedeva in testa, e in fila indiana percorrevano la strada. Il panorama continuava ad essere monotono e deprimente: non c’era un edificio che stesse ancora del tutto in piedi, e la rovina sembrava essersi insinuata in ogni angolo, con l’aiuto del tempo.

Niente s’azzardava a rompere il silenzio, opprimente. Solo i loro passi riuscivano a smuovere un poco quell’aria. Dopo un po’ Kriss si chiese come mai non ci fossero neanche le strida dei gabbiani.

Proseguendo verso il mare il senso di disagio non accennava a scemare. Anzi, Kriss aveva come la sensazione (alquanto spiacevole) di essere osservato. Girò intorno lo sguardo, strizzando gli occhi sotto il sole abbagliante. Nulla osò muoversi.

Mentre guardava a sinistra in una specie di bar scorse (o credette di scorgere) un movimento con la coda dell’occhio. Scrutò il fondo della strada, ma sembrava di nuovo tutto fermo. Si diressero lì.

Sulla destra c’era un edificio alto tre piani, in legno, finora l’unico che serbasse una vaga forma di decoro fra i rottami che popolavano quella calda e assolata baia.

Era costruito con legni diversi, con tavole disposte più o meno a casaccio. Un timone pendeva come un arto amputato sopra l’ingresso: sembrava essere il Frankestein edilizio di un marinaio pazzo che avesse squartato una mezza dozzina di navi armato di una sola ascia…

La porta era socchiusa, e dall’interno provenivano, a tratti, dei bagliori, come se vi fossero uno o più fuochi accesi. Si accostarono all’ingresso, sotto un porticato sghembo. Un fetido odore di pesce proveniva dall’interno.

Facendosi coraggio, Kriss afferrò la maniglia ed entrò, seguito subito dagli altri.

La porta dava su un locale quadrangolare. Lungo il perimetro c’era una specie di porticato, entro il quale regnava l’oscurità. Dal centro dell’alto soffitto pendeva un lampadario forse d’osso con decine e decine di candele accese, che comunque poco potevano contro quello stanzone di fitte ombre. Della luce filtrava anche da un lucernario, obliqua, andando a sparire dentro il porticato del secondo piano.

Davanti a loro c’era una specie di bancone da bar rialzato. Avanzarono guardinghi fra le ombre, cercando di non inciampare nelle corde che serpeggiavano ai loro piedi e nelle sedie rovesciate a terra.

Con tremendo e sadico scricchiolio la porta si chiuse alle loro spalle, contribuendo in un certo qual modo all’oscuramento del locale.

Istintivamente Kriss mise mano all’impugnatura della spada. Solo Ef rimase apparentemente tranquilla. Ad un certo punto disse:

“Non siamo soli”

La sua voce fu coperta da un coro di urla e imprecazioni. Innumerevoli piccole torce riempirono i portici di ogni piano, ammassandosi in quegli angusti spazi.

Poi, dal nulla, iniziarono a sciamare anche intorno a loro. Nel tenue bagliore che ora si era diffuso poterono scorgerne i possessori. Erano tutti minuscoli uomini, poco più grossi di Smiurl. Erano tutti vecchi: facce raggrinzite, occhi vacui, crani pelati screpolati dal sole, schiene che si incurvavano, contorte… E tutti avevano una perfida espressione dipinta sul volto: piena di disprezzo, odio e sdegno verso di loro.

Kriss continuava a stringere convulsamente l’elsa della spada quando uno di quei nani, forse il più vecchio, o il più cattivo, o il più brutto, o tutte e tre le cose insieme salì dietro al bancone seguito poi da altri cinque che si fermarono alle sue spalle.

Li osservò con occhi maligni, due spilli di ghiaccio giallastro che ardevano di cupa, scarlatta follia nelle loro profondità.

Infine parlò, e disse con voce terribile: “ ’Oukurtzen los’ ”

“Eh?” fece Kriss, incerto se avere timore o orrore di quel rifiuto umano.

“E’ una lingua che tu non puoi comprendere” disse Ef nella sua mente “Neanche Corolla, Theo e Smiurl la conoscono. Io però percepisco i suoi pensieri, e vi assicuro che non sarà eccessivamente gentile…”

Il nano aveva ripreso a blaterare dall’alto. Un’altra frase incomprensibile.

“Voi maledetti” udirono la voce piatta di Ef nelle loro menti “Avete… profanato… violato… il territorio di ‘Edzzen’. Emissari del ‘degno-di-atroci-sofferenze-e-morte’, o spie nemiche, o… ambasciatori di re lontani… lo stesso siete destinati a perire…”

Kriss spalancò gli occhi.

“Questi sono pazzi!” esclamò.

“Cosa te lo fa pensare?” chiese Theo sarcastico.

L’oratore non sembrò gradire particolarmente la loro interruzione, e dopo averli fulminati con uno sguardo dei suoi occhiacci, riprese, più cattivo di prima, interpretato da Ef:

“Morirete! Sì! Morirete oggi stesso! Mangeremo le vostre… lingue e poi vi impiccheremo nella … nave regia… e i pesci faranno sparire le vostre putride membra…”

“Ma si è visto?” disse Kriss.

“Sembra lo schizzo di un cadavere effettuato da un bambino di tre anni…” disse Corolla, sprezzante. Kriss non poté fare a meno di ridacchiare.

“Ridi della tua fine?” disse il mostro prontamente tradotto da Ef, a un livello di ira finora sicuramente mai raggiunto in occasioni precedenti.

“Allora muori ora!” esclamò con un gesto teatrale, alzando una mano al cielo.

Kriss ne aveva abbastanza. Mentre sentiva che stava per perdere il controllo di sé, fu cosciente di un nano che si scagliava appeso a una specie di cima contro di lui, con un coltello seghettato fra i denti che brillava alla luce delle torce. Con un unico movimento, fluido, estrasse fulmineo la spada e roteando su sé stesso la usò a mo’ di mazza contro l’aspirante suo assassino. Questo roteò via, strillando di dolore.

Kriss fissò furibondo, con occhi fiammeggianti, il presunto capo di quel manipolo di nani malefici, con la spada in mano, che nella penombra brillava e baluginava in modo impossibile per un metallo. Mentre ancora il capo dei nani lo osservava ammutolito, Theo prese da dietro la schiena i due magli, facendoli roteare dinanzi a sé, imitato da Corolla e Smiurl.

“Ef! La porta!” gridò Kriss, appena prima che altri nani ricevessero il furioso ordine di farli a pezzi.

Corolla e Smiurl la seguirono per coprirla, mentre Kriss e Theo rimasero a chiudere la ritirata. Attacchi piovevano da tutte le parti, anche dall’alto. Nella lotta Kriss vedeva quei volti, stravolti da sofferenze che col passare degli anni si erano sedimentate in follia e odio verso tutto. Ogni tonfo era un nemico in meno, e le urla coprivano ogni gemito.

Dopo un lunghissimo minuto riuscirono a sfondare la porta, fuggendo poi per la strada deserta. Subito una fiumana di nani si riversò alle loro calcagna. Erano inseguitori maledettamente veloci. Smiurl era in testa a tutti, saltando come un pazzo.

“Ci prenderanno!” esclamò Theo.

“Dobbiamo trovare un nascondiglio” pensò Ef.

Svoltarono fra i vicoli guadagnando qualche istante.

“E se…” fece Kriss.

“Certo!” esclamò Ef “Theo, vieni: le navi” . Il gigante la seguì. Aveva compreso il piano di fuga. Anche Corolla sembrava aver compreso.

“Che sta succedendo?” disse Smiurl, senza riuscire a stare fermo.

“Dobbiamo fare da diversivo! Andiamo!”

“Diversivo? Proprio noi?!” gemette Smiurl un attimo prima di ricominciare a correre dietro a Corolla e Kriss.

“Lassù!” strillò Corolla indicando un promontorio che sorgeva poco distante. Le case iniziavano a diradarsi, man mano che la pendenza del terreno aumentava.

“Ci raggiungeranno!” esclamò Kriss, voltandosi un attimo a guardare la marea di inseguitori.

Abbandonarono gli ultimi edifici alle loro spalle, e subito il fronte dei nani si allargò dietro di loro cercando di accerchiarli continuando a rincorrerli su per la salita. Smiurl, sempre più terrorizzato, sorpassò strillando Kriss e Corolla con un unico balzo.

La roccia si protendeva sul mare, e su la sua punta estrema sorgeva un faro. La sua stabilità era assicurata da massicce travi di acciaio che scendevano oblique dalla parte inferiore dello spuntone di roccia giù fino al fianco della scogliera e sul fondale.

Continuarono a correre in quella direzione.

“Non vorrai…?” esclamò Kriss guardando Corolla che fissava il faro. Con la coda dell’occhio notò una imbarcazione con delle vele immense, luminose, staccarsi dal molo e procedere parallela alla costa verso il promontorio.

“Siamo qui” udì la voce di Ef nella mente. Ancora non capiva come avrebbero potuto mettersi in salvo.

Giunsero finalmente presso l’ingresso del faro mentre i primi nani stavano per gettarsi su di loro. Sbatterono la porta alle loro spalle sbarrandola e cercando di bloccarla ponendo quanti più oggetti possibile davanti ad essa. La stanza era rimasta praticamente vuota, e dall’unica feritoia fortunatamente fornita di inferriata volti maligni sbirciavano all’interno mentre la porta veniva tempestata di colpi.

Una scala costeggiava le mura circolari del faro salendo a spirale fino alla sua sommità. Si precipitarono tutti verso l’alto, non avendo fra l’altro molta altra scelta.

Arrivarono presso la lampada che ora era spenta e immobile, sulla cima del faro. Si guardarono intorno freneticamente, cercando una via d’uscita, ma le pareti di vetro non offrivano speranza alcuna.

All’improvviso videro Smiurl spiccare un salto e sparire in un botola sul soffitto. Subito udirono la sua voce:

“Da questa parte!”

Corolla fece un cenno a Kriss:

“Prima tu” e gli offrì un appoggio incrociando le mani sotto il suo piede. Quindi bloccò alla meglio la botola con uno stiletto e con un agile balzo afferrò la mano che Kriss le stava tendendo e fu sul tetto del faro. L’improvviso impatto del vento la fece vacillare, ma si sostenne afferrando la ringhiera come già avevano fatto gli altri.

“E adesso? Cosa facciamo?” strillò Kriss per farsi sentire sopra l’urlo del vento.

“Non l…” Corolla non poté terminare la frase: un forte schianto venne dal pianterreno e sporgendosi videro che i nani erano riusciti a sfondare la porta e stavano facendosi strada all’interno.

“Presto!” strillò Smiurl, terrorizzato, saltellando da un piede all’altro.

“Sotto di voi, sul mare” udirono Ef nelle loro menti. Si sporsero dalla parte opposta, verso il precipizio e videro l’imbarcazione che Kriss aveva scorto durante la fuga ferma

proprio sotto di loro.

Corolla guardò Kriss, sperando di ottenere da lui la soluzione, che nel frattempo fissava trasognato l’alberatura della nave.

Un altro schianto li riscosse: stavano sfondando anche la botola che dava nel locale della lampada. Corolla accorse sull’apertura del tetto insieme a Smiurl per cercare di respingere il più a lungo possibile gli inseguitori, ora che si trovavano in una posizione di vantaggio… se non si considerava il fatto che erano a molte decine di metri d’altezza e che non avevano via d’uscita.

Kriss nel frattempo continuava a osservare la nave, in parte nascosta dalla roccia, proprio sotto i suoi piedi.

Guardando fisso nel vuoto dinanzi a sé, iniziò a indietreggiare lentamente, fino a portarsi a fianco a Corolla, sull’altro lato del tetto.

Corolla si voltò a guardarlo, mentre lui continuava a fissare il vuoto. Improvvisamente si mosse, con due rapide falcate attraversò il tetto, mise un piede sulla ringhiera e si scaglio nel vuoto.

Corolla rimase allibita: lo vide sparire verso il basso senza mandare un urlo. Si sporse anche lei e vide che cadeva verso la nave, andando poi a scivolare sulla vela più grande disposta a mo’ di scivolo, atterrando poi su una massa di corde, vele ripiegate e qualche materasso.

Si girò verso Smiurl, che non si era accorto di nulla preso com’era a vibrare affondi col suo pugnale attraverso l’apertura per respingere il nemico. Camminò decisa verso di lui, lo afferrò, e il nano non fece in tempo a dire:

“Ma che stai fac…” che si ritrovò scagliato nel vuoto. Il suo urlo si spense solo quando fu afferrato da Kriss sul ponte della nave.

Ora toccava a lei. Si girò per prendere la rincorsa ma si bloccò alla vista di un nano più grande degli altri che era riuscito a issarsi sul tetto. Ora la fissava minaccioso con espressione orrida almeno quanto quella degli altri.

Sfoderò con un ghigno sadico due pugnali dalla vita, e si mise in guardia, pronto a scagliarsi contro di lei.

Corolla fintò verso destra mentre il nano caricava e schivò a sinistra, sfoderando una daga. Il nano emise un ringhio gutturale e la guardò ancora più furente. Si aggiravano guardandosi fissi negli occhi lungo la ringhiera circolare.

Nel frattempo gli altri attendevano spasmodici sul ponte della nave, guardando in alto verso di lei.

D’improvviso il nano caricò. Corolla piroettò su sé stessa, protendendo la daga, ma il suo colpo andò a vuoto. Inoltre uno dei pugnali del nano la colpì di striscio sulla schiena proprio dove era stata ustionata nel municipio di Ayonn. Un urlo di dolore le sfuggi e perse l’equilibrio, andando a cadere addosso alla ringhiera, lasciandosi sfuggire anche la sua arma. Vide, in un attimo, la nave sotto di sé, poi si girò e vide che il nano si stava di nuovo avventando contro di lei. Con un grande sforzo si scansò all’ultimo momento, così che quello andò a sbattere col viso sul metallo della ringhiera.

Corolla colse l’occasione al volo: con le ultime forze prese una breve rincorsa, e sfruttando la schiena del nano come appoggio si precipitò nel vuoto oltre la ringhiera.

Cadde a testa in giù, e l’ultima cosa che vide prima di scivolare sulla vela per andare a sbattere piuttosto malamente sul ponte fu l’espressione del nano ora circondato da molti suoi simili, a metà fra il pazzo e il furioso.

Corolla riprese i sensi mezz’ora dopo. La prima cosa che vide furono i volti ansiosi degli altri, tutti chini sul suo letto.

“Ehi, sto bene…” disse cercando di sorridere.

Vedendola svegliarsi tirarono un sospiro di sollievo.

“Sei stata fantastica! Ef ci ha descritto quello che non potevamo vedere!” disse Kriss.

“Ti ha anche fasciato la ferita… Starai meglio presto…” disse Smiurl.

“Oh, molto del merito è dei medicinali che ho trovato a bordo…” disse Ef “Sono in ottimo stato, e sono sicura che avranno un effetto prodigioso nonostante siano rimasti inutilizzati per anni.”

“Come questa nave” disse Theo. “Non avevo mai visto niente del genere” proseguì “E’ a energia solare: le vele alimentano i motori elettrici! Motori elettrici! Avevamo esempi molto, molto limitati di questa tecnologia a Øder!”

“…e chi sta al timone?…” chiese Corolla.

“Oh, è bastato inserire la rotta nel computer di bordo…” rispose Theo.

“Non affaticarti, Corolla, devi riposarti, così starai subito meglio” disse Smiurl, premuroso, che a quanto pare aveva rivestito il ruolo di infermiere improvvisato sotto la direttiva di Ef.

La nave continuava a seguirli insistentemente, rimanendo comunque lontana a causa della velocità dei motori elettrici alimentati da centinaia di metri quadri di vele solari, che splendevano di riflessi ora azzurro verdastri, ora gialli quando si frapponevano sospinte dal vento fra il sole e l’osservatore. Non avevano niente a che fare con le vele classiche: il loro compito non era infatti quello di raccogliere il vento. Si orientavano automaticamente verso il sole, come dei girasoli.

“Pensi possano raggiungerci?” chiese Kriss, a Theo che stava scrutando il vascello degli inseguitori con un cannocchiale. Ormai si trovavano in mare aperto e la costa a settentrione era scomparsa da un po’.

“No… Non ce la faranno mai alla velocità attuale. Ci stiamo lentamente allontanando da loro, e non credo possano farci nulla…”

Kriss emise un sospiro di sollievo. Non gli piaceva affatto il pensiero di trovarsi di nuovo faccia a faccia con quelle orride creature.

Si avventurò all’interno della nave. Il ponte aveva perlopiù una funzione panoramica, essendo la nave quasi del tutto automatizzata: c’erano numerose panchine e seggiole fissate a terra o alle balaustre per ammirare il paesaggio. A poppa soltanto c’era una cabina con un timone vecchio stile, che poteva, volendo, essere usato per governare. Per il resto era occupata dai computer e da schermi.

Scese sottocoperta, e passò accanto alla cabina dov’era Corolla, che ora sembrava assopita, guardata a vista da Smiurl.

Passò oltre, e sbirciò all’interno delle porte lungo il corridoio. C’erano altre tre cabine, ognuna dotata di servizi. Sembrava una lussuosa nave da crociera, uno yacht per ricconi.

Proseguì, giungendo alla fine del corridoio. Scese la scaletta fissata a una botola nel pavimento e si ritrovò in una specie di sala da pranzo: a poppa c’era la cucina, e presso il centro c’erano alcuni tavoli con le sedie, e il panorama sotto e sopra l’acqua poteva essere ammirato da degli oblò verticali alti dal pavimento fino al soffitto. Kriss vide che l’acqua del mare era straordinariamente cristallina, e affacciandosi all’oblò cercò di penetrare nell’abisso con la vista, ma il fondale doveva essere molto lontano: non si distingueva nulla. Proprio mentre si stava girando, però, vide o credette di vedere un movimento con la coda dell’occhio. Si voltò, ma non c’era nulla.

Vide una bella porta, verso prua, dove terminava la sala da pranzo. Era a due battenti, decorata con fregi dorati. Un battente era socchiuso. Lo scostò ed entrò.

Indietreggiò barcollando, colto dalla vertigine: la nave sembrava non avere fondo e sotto i suoi piedi c’era direttamente il blu profondo del mare. Anche le pareti laterali e la prua erano trasparenti, e si poteva godere di una panoramica eccezionale. Ma l’unica cosa che si poteva apprezzare ora erano i riflessi del sole che filtravano un po’ attraverso la superficie dell’acqua, creando giochi di luce, veli colorati che sembravano tremolare un attimo per poi sparire subito dopo ingoiati dalla turbolenza dell’acqua.

Addossati alla parete dov’era la porta di ingresso c’erano vari schermi: mostravano dati e immagini del fondale e video della fauna marina.

All’angolo estremo di prua c’era Ef, seduta a terra, con le spalle verso Kriss.

Lui le si avvicinò, e vide che aveva gli occhi chiusi. “Chissà cosa sta facendo” pensò e poi fece per andarsene, ma lei improvvisamente disse:

“Rimani”

Lui si bloccò, la guardò un attimo e poi si sedette accanto a lei.

“Sto ascoltando” disse Ef nella sua mente.

“Cosa?”

“Il mare, le sue profondità…” il suo pensiero si perse come un mormorio fra le onde alla luce del tramonto. Riprese:

“Il mare, su Noi-Hert, è molto più popoloso della terraferma. Ci sono pesci di ogni tipo, invertebrati, microrganismi, e mastodontici mammiferi… Ascoltare le loro menti è come udire un coro sconfinato di vibrazioni su ogni tono della scala musicale, dal più piccolo al più grande ognuno partecipa creando infine un unico grande campo di energia mentale, proprio come quello degli umani, ma che si estende al di sotto del livello del mare… Se tu potessi vederlo, sarebbe uno spettacolo superbo.”

“E… non puoi cercare di trasmettermelo?”

“La tua, sebbene sia eccezionale, non è una mente di natura ricettiva come la quasi totalità di quelle che ho potuto osservare su Noi-Hert… A volte hai degli sbalzi energetici e capti immagini esterne, ma non sei fatto per questo. Nel tuo cervello l’energia fluttua in maniera a me incomprensibile: l’unica speranza che hai di capire cosa vi si nasconde e quella di seguire questo richiamo che ti ha sospinto finora…”

“Oh, a me non interessa più di tanto cos’ho in testa. Vorrei solo tornare a casa…”

A quel pensiero un’ondata di malinconia lo pervase, e i suoi occhi divennero lucidi.

Ef gli mise un braccio intorno alle spalle e gli sussurrò a voce bassa nell’orecchio, proiettando sulla sua mente un senso di pace:

“Forse troverai risposta anche a questo. Non sappiamo cosa ci aspetta. Vedrai che tutto andrà per il meglio…”

Ma lei stessa non capiva come potesse dirgli proprio quelle cose quando era ad anni luce di distanza dal suo pianeta e a millenni dal suo tempo. Chiuse gli occhi, e continuò ad abbracciarlo mentre lui scrutava fisso dinanzi a sé le profondità oceaniche di quel misterioso pianeta. capti immagini esterne, ma non sei fatto per questo. ura ricettiva come la quasi totalità di quelle che ho potuto osservare su

“Sembra si stia avvicinando una tempesta” disse Smiurl, pochi metri sopra le loro teste.

“Già… Speriamo bene.” Rispose Theo.

Guardando a dritta si scorgeva, all’orizzonte, una minacciosa, sottile linea grigio bruna dividere l’azzurro del mare da quello del cielo.

L’alba successiva furono svegliati dai marosi che sollevavano e sballottavano incessantemente l’imbarcazione.

“Non riesco a capire come abbiamo potuto essere raggiunti da…” udì la voce di Theo mentre saliva la scaletta per recarsi sul ponte.

Arrivato in coperta, poté verificare a cosa si stava riferendo: il cielo era completamente oscurato da una massiccia coltre di nubi, ininterrotta, da un orizzonte all’altro, tutt’intorno a loro. Sembrava di essere sepolti sotto una titanica coperta di lana grigia.

Scarsa era la luce che riusciva a penetrare quella spessa coltre di nubi. Solo dei lampi, sempre più frequentemente, squarciavano l’oscurità gettando onde spettrali sulla nave e sulla superficie delle acque.

“Hai provato con il computer?…” chiese speranzoso Kriss.

“C’è poco che il computer possa fare: senza luce la carica dei motori presto si esaurirà, e potremmo anche perdere le vele se si alza il vento…” Theo si rabbuiò ancora di più, pronunciando queste parole…

“Quindi… siamo in balia delle onde!” strillò Smiurl che saltellava sempre più agitato da una parte all’altra.

“Cosa sta succedendo?…” era la voce di Corolla che si affacciava in quel momento sul ponte. Si teneva avvolta una coperta intorno al corpo e con l’altra mano si teneva allo stipite per non cadere.

“Non dovresti stare in piedi! Devi riposarti!” la rimproverò Ef.

“E che vuoi riposare, con il letto che sembra un cammello con la diarrea…” rispose lei “Mi sento benissimo, e sono stufa di starmene appartata a far niente!”

“Ma se non sono neanche trascorse ventiquattr’ore dalla nostra fuga!” disse Kriss.

Corolla fece per rispondere, ma non trovava le parole. Alla fine sbottò e disse:

“Ah! Al diavolo!” e sparì di nuovo sottocoperta.

“Portate sotto coperta tutto quello che potrebbe volare via durante la tempesta” disse Theo, e si avviò verso la cabina di pilotaggio.

C’era ben poco sul ponte che non fosse saldamente fissato.

Dopo alcuni minuti si ritirarono nelle loro cabine, mentre le vele solari venivano riposte all’interno degli alberi dal computer azionato da Theo.

La nave era abbandonata agli elementi, e lo scheletro della sua alberatura biancheggiava spettrale quando un lampo saettava da una nuvola all’altra, illuminando la sua lenta e sempre più precipitosa discesa dalle creste delle enormi onde, per ore, finché la nave sparì fra due onde particolarmente grandi, per non risalire mai più.

Udì ancora quella voce, insistente, ansiosa, quasi impaurita, chiamare il suo nome senza pronunciarlo. Poteva quasi vederla, una specie di alone rosa pulsante di luce.

Si rese conto che si stava svegliando.

Improvvisamente gli tornarono alla mente gli ultimi istanti sulla nave: la furia tremenda del mare che sembrava non volesse calmarsi mai più, l’attimo di panico quando l’acqua si era riversata all’interno della nave ormai quasi capovolta, e poi il buio.

Si alzò di scatto, ma nell’oscurità sbatté la testa violentemente contro un corpo metallico. Una fitta lancinante lo raggiunse, e si portò la mano alla fronte imprecando silenziosamente. Si rizzò a sedere lentamente, protendendo le mani sopra di sé.

Portò repentinamente la mano al fianco sinistro, constatando che la spada non c’era più, come anche il pugnale.

Avvertì uno scatto metallico e un ronzio, dopodiché quella che doveva essere la porta scorse di lato, rivelando nel suo vano la sagoma di una figura oscura, e una forte luce proveniente dalle sue spalle.

“Portatelo con gli altri” disse una voce cupa, non umana.

Delle mani lo afferrarono, gli legarono i polsi e lo bendarono, poi presero a trascinarlo in una direzione a lui sconosciuta.

Dopo alcuni minuti di cammino si sentì sbattere a sedere. Qualcuno lo sbendò. Abituati gli occhi alla luce, vide che su altre sedie come la sua c’erano tutti i suoi compagni. Sospirò di sollievo vedendo che non mancava nessuno.

Si trovavano in un vasto salone la cui parete frontale era costituita da un’enorme vetrata da cui si osservava il fondo marino, illuminato. Numerose apparecchiature e strumenti e schermi erano disposti lungo le pareti e in tutto il locale tranne nell’area dove si trovavano le loro “sedie”.

Una figura dava loro le spalle: stava facendo qualcosa, accostata a una scrivania piena di tasti e luci. Indossava un camice bianco. Non poteva essere un uomo: dalla testa gli scendevano delle appendici di cartilagine bluastre dietro la schiena.

Comunque ogni dubbio si dissipò quando si voltò: anche il volto era dello stesso colore blu scuro, verdastro. Non aveva un solo pelo sul volto, e non aveva né naso ne orecchie: solo dei fori in loro corrispondenza. Gli occhi erano sproporzionatamente grandi, e la bocca non aveva labbra. Aveva poi le dita dei piedi e delle mani palmate.

Osservandoli bene fece una strana espressione, che Kriss non comprese. La voce di Ef risuonò nelle loro menti:

“Ci trova disgustosi, repellenti…”

“E’ bello lui…” pensò Kriss.

“Penso che potrete tornarci utili…” disse lo sconosciuto con la sua voce gutturale e biascicata, dopodiché fece un cenno e comparvero altri suoi simili che li presero di peso e li trascinarono via. Per Theo ne occorsero due, nonostante fossero tutti più alti di loro e dotati di una forza straordinaria: uno aveva afferrato Kriss come un pupazzo di legno.

La voce di Ef suonò stavolta allarmata:

“Sembra vogliano fare degli esperimenti su di noi… Quello deve essere il loro capo, o uno studioso…”

Udirono alle loro spalle la voce di prima.

“Prima la femmina, la più chiara. Alla sonda psi”

Kriss vide che portavano Ef in un’altra stanza. Poco dopo loro furono gettati in una cella metallica, e subito la porta si chiuse alle loro spalle.

Appena ripreso l’equilibrio Kriss si gettò sulla porta prendendola a calci e pugni, strillando:

“Ef! Efeliah! Dobbiamo salvarla!”

Si fermò quando udì la voce di Ef:

“Vogliono sondare la mia mente, vi hanno riconosciuto delle facoltà non comuni. E’ uno strumento piuttosto rozzo, direi, potrebbe danneggiarmi… Non so quanto potrò resistere… E appena finito con me inizieranno con voi…”

“Dobbiamo uscire di qui!” disse Kriss.

“Non possiamo lasciare Ef nelle mani di questi uomini-pesce…” disse Corolla.

“I mutanti marini…” disse Smiurl, assorto.

“Cosa?” fece Kriss.

Smiurl non rispose subito. Dopo qualche istante prese a dire:

“Mio nonno mi raccontava la storia del nostro popolo, quando ero un bambino… C’è un particolare che mi è tornato alla mente proprio ora: diceva che la nostra razza era stata generata dai terrestri tramite manipolazione del genoma di uomini normali. Ma insieme alla nostra ne sarebbero state create anche altre: una di queste era quella dei misteriosi mutanti marini, che noi credevamo essere una leggenda…”

Corolla l’interruppe:

“Vuoi dire che questi mostri sono incroci creati in provetta?”. Smiurl si incupì e subito lei si rese conto che doveva averlo offeso.

“Scusami…” disse.

“Lascia stare, non fa nulla…” rispose Smiurl “Comunque sì, sono esseri dal dna modificato, e scommetto che come la mia gente sono in grado di riprodursi.”

“La storia diceva, poi…” continuò Smiurl “…che quegli uomini senza morale volevano creare degli esseri intelligenti che potessero vivere in ambienti ostili, come il fondo del mare… Sfruttare le energie e le risorse nascoste del pianeta, questo era il loro scopo. Si dice che avessero costruito una città sottomarina dalla quale si poteva accedere al ‘fuoco sotto la terra sotto il mare’…”

“Convertire l’energia termica del mantello terrestre in energia elettrica…” disse Kriss.

“Cosa?” fece Corolla.

“Se è come dice Smiurl, e se questa è la città sottomarina, non può essere che una centrale geotermica… O forse dovrei dire ‘talassotermica’…” fece Kriss.

“I mutanti possono vivere sott’acqua come nell’aria, e sono dotati di una forza straordinaria…” aveva ripreso a citare Smiurl.

I loro pensieri furono interrotti dalla voce di Ef.

“Stanno per cominciare ad aggredire le mie difese mentali. Non credo di poter resistere a lungo…” una sensazione di sofferenza accompagnava quelle parole.

Kriss, percependo il dolore della telepate, si adirò. Prese a passeggiare su e giù nell’angusta cella. I suoi passi risuonavano secchi sul metallo.

“Non abbiamo armi…” disse Theo osservandolo, quasi indovinando i suoi pensieri.

“E sono forti” riconfermò Smiurl, abbattuto.

Kriss espirò con forza, non riusciva a sopportare il senso di impotenza. Corolla lo guardava con comprensione, non sapendo neanche lei cosa fare.

“Maledizione!” urlò Kriss, piantandosi davanti alla porta. Chiuse gli occhi, e strinse i pugni.

Pensò a Ef che stava soffrendo, e che avrebbe potuto morire, o peggio, da un momento all’altro. Pensò a come gli era sempre stata vicina. Come era stata vicina a ognuno di loro.

La rabbia si stava impadronendo di lui. Pensò a quella porta maledetta che sembrava impossibile da aprire. Pensò di avere con sé la spada, o il maglio di Theo, avrebbero forse potuto cercare di forzarla.

Non poteva finire così. Ora riusciva a percepire la sofferenza di Ef crescere, la sua mente irrigidirsi nello sforzo di resistere. Non avvertiva più niente intorno a lui, era solo, nel nulla, con la sua rabbia e la voce di Ef nella testa.

Fu un attimo: senza neanche rendersene conto si mise ad urlare, e la sua mano scattò come fosse stata la sua spada, andando a colpire la porta con tutta la forza della disperazione.

Un boato pervase la stanza. Kriss aprì gli occhi e vide che la porta era finita contro la parete opposta schiacciando due guardie. Il metallo era contorto nel punto dove aveva colpito. Gli girava la testa, e vedeva tante luci colorate passargli davanti agli occhi, ma dopo qualche istante iniziò a riprendersi. Mosse lentamente la mano e la guardò: sanguinava ma era ancora utilizzabile.

Non poteva credere a ciò che vedeva. Rimase ancora qualche secondo immobile a cercare di capire come fosse successo, poi si riscosse quando gli altri uscirono e presero le armi delle due guardie.

“Vieni Kriss!” era Smiurl.

Theo stava esaminando le armi: erano dei pungoli elettrici. Avevano due punte acuminate, gli elettrodi, fra le quali scorreva una vistosa scossa elettrica se si premeva il pulsante. Li diede entrambi a Corolla. Lui raccolse un lungo tubo di metallo che doveva essere stato divelto dalla porta.

“Andiamo” disse.

Ripercorsero il corridoio dal quale erano venuti, ed aprirono la porta dietro la quale avevano visto sparire Ef.

Un altro corridoio si aprì dinanzi a loro. Si accostarono alle porte, una ad una, finché non udirono i gemiti di Ef e le voci di alcuni mutanti.

Theo spalancò la porta e si precipitò all’interno. Il suo tubo calò fulmineo sul cranio del primo che gli si parò davanti, sfondandolo. Corolla lanciò un pungolo a uno dei mutanti, inchiodandolo al muro con micidiale precisione, poi si avventò su un terzo e gli piantò il pungolo alla gola facendogli perdere i sensi quando la corrente fluì nel suo corpo.

Kriss afferrò l’arma di uno dei caduti mentre i suoi amici ancora si battevano, e strisciò fino alle spalle del loro capo, che guardava impietrito la scena.

“Presto saranno qui e morirete…” disse lui. Un allarme prese a suonare.

“Non importa!” urlò Kriss “Liberala immediatamente se non vuoi che ti pianti quest’affare nelle branchie!”

Il mutante ebbe un attimo di esitazione in cui probabilmente pensò che, in ogni caso, gli conveniva ubbidire, dopodiché assentì.

Kriss vide i sensori collegati al cranio e al corpo di Ef, stesa su una specie di tavolo operatorio, ritrarsi fulminei nei loro alloggiamenti. Lei sospirò. Dopo qualche istante aprì gli occhi, e lentamente si mise a sedere.

“Ne stanno arrivando altri” disse, semplicemente.

“Ci servono le armi…” disse Theo.

“Dobbiamo trovare un modo per andarcene!” ribadì Corolla.

Kriss premette di nuovo il pungolo nella schiena del mutante.

“Dove sono le nostre armi?!”

“Non lo so…” rispose.

“Diccelo!” esclamò conficcandogli gli elettrodi nella carne. Il mutante gemette di dolore, poi disse, ansimante:

“Forse, nella zona dei minisub…”

“Sai portarci lì, Ef?” disse Kriss voltandosi.

Ef stette un istante con lo sguardo perso dinanzi a sé. Evidentemente stava cercando l’informazione nella mente dello studioso.

“Sì.” disse infine. “Andiamo.”

“Ti conviene camminare” disse Kriss minaccioso indicando la porta al suo ostaggio.

“Dovremo correre: stanno arrivando” Theo indicò alla loro destra. Dalla scaletta che portava al piano superiore proveniva un forte tramestio.

Si precipitarono a sinistra.

Menti Selvagge – pt.9-15

“Però, non male questo sentiero nascosto…” stava dicendo Kriss, cercando di non sbadigliare. Erano le prime luci dell’alba. Theo grugnì come per dirsi d’accordo.

“Sapendolo prima, non ci saremmo quasi uccisi per scalare quella parete.” Continuò.

Stavano scendendo dalla rupe lungo un sentiero che procedeva nascosto, quasi completamente coperto dalle rocce, tanto che sembrava una galleria.

“Già” disse Math “Avete dimostrato di avere fegato. Io non mi arrischierei mai in un’impresa del genere”

“In effetti non lo avremmo fatto neanche noi…” rispose Corolla “Se non fosse stato per lui…” indicò Kriss.

“Ehi!” fece Kriss alzando le spalle.

“E’ stato lui a voler salire a tutti i costi. Però… Non potevamo certo lasciarlo solo, no?” Continuò Corolla.

“A tutti i costi?…” fece Efeliah.

“Sì… Beh… Non so spiegare esattamente cosa mi ha preso, ma più mi avvicinavo alla Rocca, più sentivo il bisogno di scoprire cosa… cosa nascondeva.” Rispose Kriss.

“Adempiendo così la profezia.” Disse Math, congiungendo le mani dinanzi a sé come se stesse pregando.

Erano giunti alla fine del sentiero. Emersero da una specie di buca nascosta fra le rocce, e si ritrovarono di nuovo nel deserto, ai piedi della rupe. Theo indicò un punto verso occidente.

“Ayonn è da quella parte” annunciò, e senza aspettare si voltò e iniziò a camminare. Portava un grosso zaino che nessuno di loro sarebbe stato in grado di sollevare, ma non sembrava farci caso.

Gli altri si misero subito in marcia per stargli dietro.

“Ayonn… La città leggendaria… Sai spiegare, questa volta, perché ti senti spinto ad andarci?” disse Math.

“La mitica città di luce! Anche voi ne avete sentito parlare, eh?” interruppe eccitato Smiurl. “E’ un posto temibile! E’ abitato non da uomini, ma da spiriti!”

“Non credo che gli ‘spiriti’ saranno poi così terribili…” disse Efeliah rassicurando il nano.

“Stavolta ho un motivo più razionale” riprese Kriss, ignorandoli. “Finora, escluso il vostro villaggio, non ho visto ombra di civiltà, e praticamente nessuna traccia di tecnologie moderne… Se Ayonn è anche lontanamente quel che si dice, beh… Sicuramente saprà rispondere a molte mie domande.”

Math ed Efeliah lo guardarono con un’espressione indecifrabile. Kriss disse, alzando le braccia:

“Beh? Che c’è?”

Math scosse la testa.

“Non è lì che troverai la civiltà… Quanto alle risposte, solo il tempo deciderà se dartele.”

“Nella città di luce c’è solo terrore! E spiriti!” ripeté in tono di protesta Smiurl.

“Oh, Smiurl, falla finita…” disse Corolla.

“Già, non credo che avrete molto da temere da questi ‘spiriti’… Almeno finché ci siamo noi con voi…” disse Efeliah.

“…ma ci sono altri pericoli ben più tangibili da cui dovremo difenderci” concluse Math.

“Esatto. Avete armi con voi?” intervenne Theo.

“No, Theo. Noi telepati seguiamo l’insegnamento del Maestro del non usare mai armi…” iniziò Math.

“… e comunque non fare mai un atto di violenza a qualcuno, per nessun motivo.” Concluse Efeliah. Poi cambiò tono, evidentemente per fare un citazione “‘Si deve sempre fare tutto per evitare il conflitto; allorché ciò non basti ci si prodighi per limitarne gli effetti negativi’”

“Così recita il principio numero 372 delle ‘Memorie del Maestro’.” Affermò Math.

Per tutta risposta, Theo grugnì senza neanche girarsi. Sospirò, poi disse:

“Desumo quindi che la difesa delle vostre persone sia affidata a noi…”

“Forse” dissero Math ed Efeliah.

“Sarebbe a dire?” rispose Theo.

“Il tempo risponderà anche te, Theo…” aggiunse Efeliah.

“Sarà…” rispose, poi soggiunse, fra sé:

“Se io fossi un predone me ne fregherei altamente delle loro regole…”

“Sei troppo intelligente per recitare la parte del predone” disse Math, sorridendo. Theo alzò gli occhi al cielo esasperato.

“E’ meglio che tu cominci ad abituarti, come sto facendo io, Theo.” Gli disse Kriss avvicinandoglisi all’orecchio, con una gomitata complice nelle costole. “Bada a come ‘pensi’!” Poi si scostò e levando un braccio in alto disse:

“Tutti ad Ayonn!”

Stavano camminando ormai da quasi tutto il giorno, tanto che il sole iniziava a calare, e in lontananza si potevano ormai scorgere i primi rilievi, desertici e rocciosi. Il gruppo aveva accolto con giubilo la notizia, da parte dei due telepati, che Ayonn era molto meno distante di quanto non pensassero.

Theo disse:

“Quelli sono i Labirinti Rocciosi”

A Kriss la parola labirinto non risvegliò ricordi molto piacevoli. Pensò al labirinto di Cnosso. E sperò che al loro interno non vi fosse celato un “Minotauro” pronto a mangiarseli tutti. Dopo qualche istante, rise di quell’immagine. “Certo, dovrà avere uno stomaco di ferro per mandare giù Theo!…” pensò.

“Pensi che dovremmo parlargliene?…” era la voce di Efeliah, poco più che un sussurro. In quel momento lei e Math camminavano davanti a lui, e non poterono vedere il suo sguardo incuriosito.

“Non so… E poi non ne siamo certi…” rispose Math, sullo stesso tono.

Smiurl, immediatamente davanti a loro due, non sembrava accorgersi dello scambio di battute.

“Pensaci, e se fosse vero?”

“E se non lo fosse? Come reagirebbe? Non lo conosciamo abbastanza…”

“Dovresti analizzarlo più in profondità. Magari chiedendogli il permesso… E se non vuoi lo farò io. Credo sia importante stabilirlo.”

Non potevano aver parlato ad alta voce. Smiurl avrebbe sentito per forza qualcosa. Ma in quel caso lui non avrebbe dovuto sentirli… Decise di controllare. Accelerò il passo e si affiancò ai due. Dovevano aver smesso immediatamente perché Kriss non udiva più nulla.

“Sì?” fece Math.

“Facciamo un gioco!” disse Kriss. Fu la prima cosa che gli venne in mente. Forse fu per quello non destò sospetti.

Theo grugnì, con una nota di viva esasperazione. Corolla rallentò e si affiancò a loro.

“Che tipo di gioco?” chiese Efeliah.

Kriss ci pensò un attimo e disse:

“Fateci vedere se siete davvero bravi. Voglio che indoviniate quello che sto pensando.”

“Una sedia.” Disse senza esitazione Efeliah.

“Certo, giusto. Ma questa era facile” rispose Kriss sorridendo. “Provate ora…”

“Uhm… Non ho mai visto niente del genere…” disse Math.

“Si direbbe qualcosa da mangiare… non è vapore quello?” aggiunse Efeliah.

“Temo proprio di non saper rispondere…” disse infine Math, cedendo.

“Aspetta…. Piz-za… Sì, pizza! Ho indovinato?” esclamò trionfante Efeliah.

“Sì… Ma come hai fatto?…” rispose Kriss sconfitto.

“Sei stato sbadato. Hai curato troppo i dettagli. Oltre alla… pizza… hai pensato pure alla scatola in cui di solito sta… e hai visualizzato anche la scritta che vi è sopra: ‘pizza express’!”

“Ehi, è vero!” esclamò Kriss, totalmente in contropiede. “Accidenti, sei proprio brava! Riuscite a ‘ricevere’ anche le immagini oltre che i pensieri in sé per sé!”

“Già” ammisero Efeliah e Math.

“Incredibile…” disse Corolla, meravigliata.

Il sole stava ormai quasi per tramontare. Theo disse:

“Dobbiamo accamparci qui, prima che faccia notte”

“Perché?” disse Kriss.

“Vuoi camminare al buio?” chiese Corolla stupita da una simile domanda.

Math intervenne e disse, col suo solito calmo tono di voce:

“Non vuol dire che intorno a te non esistano pericoli, solo per il semplice fatto che tu non li veda…”

“Il signor Math ha ragione!” disse Smiurl. “Ho sentito dire che questa zona di deserto sia infestata da branchi di Sgozza-buoi…”

“Sgozza-che?” disse Kriss, impallidendo leggermente.

“Sono fiere del deserto…” disse Efeliah “Per farti capire… Fammi vedere… Sono come un incrocio fra quelli che tu chiami lupi… e le tigri”

“Accidenti!” esclamò sorpreso Kriss.

“Già. E di solito sono anche molto grandi.” Continuò Efeliah.

“Ci puoi scommettere il tuo orecchio sinistro!” disse Smiurl. “Mio nonno mi raccontava sempre di quella volta che la nostra famiglia ne catturò uno grande come un…”

“Smiurl! Piantala di dire sciocchezze e renditi utile!” gli urlò Corolla che aveva già iniziato a montare le tende con Theo.

“Corolla, a volte diventi proprio insopportabile!” rispose Smiurl contrariato, trascinandosi verso di lei per dare una mano.

In pochi minuti il “campo”, definizione un po’ forzata, visto che consisteva solo di tre tende, era pronto. Math ed Efeliah avevano impiegato meno tempo di tutti a montare la loro tenda. Appena finirono si sedettero a guardare Kriss che lottava con corde e pioli… finché non arrivò un quanto mai misericordioso Smiurl ad aiutarlo.

Nel frattempo il sole era tramontato, e avevano dovuto accendere un fuoco. Tutto era oscurità, aldilà del ristretto cerchio di calore creato dal fuoco. Le ombre, quasi approfittando di quella notte tranquilla, danzavano allegre tutt’intorno a loro. Kriss prese un pezzo di carne che avevano portato con loro dal villaggio dei telepati e che Theo stava cocendo sul falò. Si appartò dietro una tenda, sdraiandosi a terra.

Ebbe modo di osservare con attenzione, per la prima volta, il cielo di Noi-Hert: quella sera non c’era neanche una nuvola. La luna non era ancora sorta, e una tenue luce era irradiata dal coro delle stelle. Non c’era neanche una costellazione familiare… E la disposizione delle stelle non era regolare come nel cielo della Terra… Abbastanza alto, sull’orizzonte, alla sua destra, Kriss poté notare un ammasso di stelle, luminoso e concentrato, che spiccava rispetto al resto del firmamento per la sua lucentezza. Scendeva sempre più verso la sua destra fino a sbiadire sempre più man mano che si avvicinava all’orizzonte. Sembrava un enorme gioiello. Un diadema celeste.

“La Via Lattea” sussurrò una voce dentro di lui. “Quella voce da dove veniva?” il pensiero attraversò Kriss come l’ombra di una nuvoletta di fumo, e rapidamente svanì. In effetti, doveva essere proprio un braccio della spirale…

Braccio che la sua generazione ormai non poteva più vedere dalla Terra, soffocata com’era da miliardi di luci artificiali.

Ecco cosa lo aveva colpito: la nitidezza di quel panorama. Da casa non aveva mai potuto vedere niente di simile. Il cielo, per i terrestri, era decaduto semplicemente a essere “tetto delle città”… Insomma, qualcosa da avere sulla testa per non finire nello spazio. E tanti saluti al panorama celeste.

Ma un’altra cosa stupefacente era il silenzio. L’orecchio “civilizzato” di Kriss stentava ad abituarsi all’assenza di rumori. Niente macchine. Niente tubature dell’acqua che fischiano di notte. Niente televisori. Solo il rumore del fuoco scoppiettante e lo sfrigolio del grasso che cadeva sulle braci, e le voci di Corolla, Smiurl, e gli altri.

Improvvisamente sentì di amare quel posto, nonostante la sua desolazione, e quelle persone. Immaginò di poter tornare in quell’istante nella sua casa, nella sua camera… Ma tutto quello che avrebbe potuto fare sarebbe stato fissare la luce dei lampioni che disegnava linee sul soffitto attraverso le persiane, ripensando

a Noi-Hert, a tutto quello che significava, ai suoi nuovi amici, al cielo stellato……

Una testa sbucò di fianco alla tenda. Era Corolla.

“Ah. Eccoti.” Disse “D’un tratto ci siamo accorti che erano passati diversi minuti da che eri scomparso…” lo guardò. Lui aveva fatto un cenno di assenso, e aveva sciolto le mani da dietro la nuca, ma non si era voltato verso di lei.

“Beh… Allora… Torno…” disse lei, indicando gli altri, esitando a tornare da loro.

“No, stai, se vuoi…” disse Kriss con voce che era quasi un sussurro, con tono assente. Corolla stette qualche istante ferma a guardarlo. Poi si mosse, lentamente, silenziosamente, e si sedette accanto a lui.

Kriss continuava a fissare le stelle. Si riflettevano una per una nei suoi occhi. Corolla lo osservò per un po’, poi disse:

“Non lo hai mai visto…?”

Kriss diede in un lungo sospiro. Poi disse:

“Non ho mai visto niente di simile. E’ stupendo.”

“Già. Noi ci siamo abituati” disse lei, abbracciandosi le ginocchia, dondolandosi leggermente.

Stettero in silenzio per qualche istante. Poi Kriss disse, con una nota d’amarezza:

“Noi ci siamo abituati a non averlo, invece…”

“Che strano!” disse lei, sdraiandosi all’improvviso, con le braccia sopra la testa e le gambe completamente stese.

“Che cosa” fece lui un po’ sorpreso, voltando leggermente il collo verso di lei.

“Un giorno, stanchi delle vostre ‘città senza cielo’, costruirete immensi vascelli e verrete qui a iniziare una nuova storia…” Corolla sospirò. Poi riprese:

“E’ strano, dicevo. Potresti essere un mio antenato… Ti immagini?: Sto parlando con il mio bis-bis-bisnonno! Ah ah ah!”

La sua risata si spense dolcemente.

Improvvisamente Kriss se la ritrovò che gli stava puntando il dito sul naso, inginocchiata su di lui. Diceva, scherzosamente perentoria:

“Nonnino, ora tu mi prometti che tratterai sempre bene i tuoi cari figli, e che insegnerai loro a essere bravi ragazzi e a fare altrettanto con i loro figli… E via dicendo, finché loro non lo faranno con me, capito? Avanti: dì ‘lo giuro’.”

Corolla tratteneva a stento le risate. La luce delle stelle si rifletteva nei suoi occhi, e i suoi capelli scendevano intorno al viso di Kriss. Kriss aspirò il suo profumo in effetti familiare (era solo suggestione?) e mentre pensava a che cosa avessero pensato gli altri se li avessero visti così, disse, solennemente:

“Lo giuro, figliola”

Immediatamente scoppiarono tutti e due a ridere. Lei si ributtò a terra al suo fianco, e lui si piegò in due in preda a euforia incontrollata, solo in parte frutto della tensione accumulata durante il viaggio.

Da dietro la tenda sbucò la testa di Theo, col suo solito cipiglio. Vedendolo Kriss e Corolla si zittirono un attimo, ma il suo sguardo li fece ricadere di nuovo nell’euforia. Ormai avevano entrambi le lacrime agli occhi.

Udirono, vagamente, la voce di Smiurl che diceva:

“Ma che li ha morsi la tarantola del deserto?”

Continuarono a ridere per un bel pezzo, finché non crollarono, esausti. Scivolando nel sonno, Kriss pensò:

“E questa Corolla sarebbe quella che mi ha salvato da quel Jeorghe?!…”

Fu svegliato dalla voce di Math che diceva:

“Presto, svegliamoli!”

Si alzò in piedi, svegliando anche Corolla, che non aveva sentito nulla. Erano così stanchi che si erano addormentati lì, dietro alla tenda.

Trovarono Math ed Efeliah vicino al fuoco ormai ridotto a pochi tizzoni. Contemporaneamente Theo uscì dalla tenda, seguito da Smiurl. Efeliah disse:

“Abbiamo avvertito la presenza di due Sgozza-buoi. Stanno per attaccarci, da quella parte, e da questa” indicò con le braccia due direzioni opposte. Theo annuì.

“Me ne sono accorto. Il loro odore.” Disse indicando l’aria intorno a sé.

Kriss annusò a più riprese l’aria. Non c’era nessun odore particolare. Intorno a lui percepiva solamente la tensione.

Theo prese il suo enorme maglio che portava sempre con sé, al cui confronto quello che aveva prestato a Kriss sembrava un giocattolo.

“Saprò accoglierli come si deve” dichiarò.

Corolla emerse nel frattempo dalla sua tenda. Aveva preso le sue bolas e una daga. Smiurl aveva il suo coltellaccio.

“Kriss: tu, Math ed Efeliah, riparatevi in una delle tende.” disse Corolla, in tono perentorio.

“Ma…” fece per dire Kriss.

“Niente ma!” Lo zittì categoricamente lei “E’ troppo pericoloso!”

“Non voglio restare lì dentro, mentre voi…”

“Avanti, Kriss” lo interruppe Efeliah “Cosa potremmo fare noi? Saremmo solo di impiccio. Su, vieni.” Lo prese per mano e lo condusse con sé e Math.

Una volta al riparo della tenda, si sedettero a terra. Kriss vi restò solo due secondi. Si alzò di scatto e prese a passeggiare furiosamente su e giù per quello che l’angusto spazio gli permetteva.

Osservò i due telepati, che sedevano in perfetta tranquillità, a gambe incrociate, uno dinanzi all’altra. Sembravano guardare nel vuoto. Questo in qualche modo lo fece infuriare ancora di più. Prese fiato per urlare qualcosa, ma Math lo prevenne.

“Perché non provi a sederti e rilassarti?” gli chiese con voce innaturalmente calma, senza mai perdere quell’espressione persa nel vuoto.

“Rilassarmi?!” esclamò Kriss esterrefatto. “Tu mi dici di rilassarmi? Io… io…” non riusciva a trovare le parole “Ah! Accidenti!” esclamò con un gesto di stizza, e riprese a dimenarsi inquieto su e giù.

Improvvisamente udirono un urlo lacerare il silenzio della notte. Sembrava un ringhio profondo, furibondo e assassino, e fu seguito da un intenso tramestio di tonfi e ringhi; Kriss non poté più tenersi e aprì i lembi della tenda.

Vide Theo pochi metri più in là, appoggiato al suo maglio posato a terra, dinanzi a quello che doveva essere stato il corpo di una di quelle bestie… Il quale era ridotto piuttosto male. Theo ansimava un po’, ma stava benissimo, a parte qualche graffio. Kriss uscì dalla tenda, seguito da Math ed Efeliah.

Subito sopraggiunse anche Corolla. Vide Theo e sorrise con approvazione. Poi cambiò bruscamente espressione, udendo un altro urlo squarciare le tenebre.

“Smiurl!” urlarono lei e Kriss, all’unisono.

A Kriss il tempo parve fermarsi. Vide Theo che si metteva a correre come al rallentatore verso la direzione che aveva preso il nano poco prima, Corolla seguirlo subito dopo, e soprattutto senti Efeliah trasalire accanto a sé, e in un lampo una terrificante immagine gli pervase la mente. Nell’oscurità della notte un orribile ghigno era sospeso sopra di lui. In una frazione di secondo percepì tutti i particolari: sentì l’alito nauseabondo dello Sgozza-buoi, che sapeva di decomposizione, scendergli sul volto; vide i suoi denti acuminati e sporchi che sembravano schiudersi in una perversa risata malvagia, i lunghi baffi tremuli che aveva ai lati del muso, il naso canino umido che fiutava impaziente l’odore del terrore della preda, i suoi occhi assetati di sangue, gialli, nei quali si rispecchiava l’immagine di uno Smiurl terrorizzato.

Gli sembrò di non essere più reale, come quando si era trovato di fronte al capo, in quel canyon, e vide le sue gambe iniziare a muoversi. In un attimo era entrato nella tenda, mentre con un angolo della coscienza aveva notato che Efeliah era svenuta, prontamente sorretta da Math. Come un lampo si era chinato a raccogliere la spada del capo – la sua spada – e in un secondo era fuori. Corse come una furia, pallida ombra senza reale consistenza sotto quell’effimero chiaro di luna aliena che tingeva di onirico il paesaggio.

Vide, ancora come se stesse sognando, Corolla rimanergli improvvisamente indietro. L’aveva sorpassata e non se ne era quasi accorto.

Nel buio riusciva a schivare qualsiasi ostacolo, non c’era sasso che trovasse il modo di farlo inciampare, o buca nella quale cadere in fallo. Improvvisamente si trovò sull’orlo di una piccola depressione. Mentre stava ancora correndo vide l’orrida bestia che teneva i suoi artigli sul povero Smiurl. Riusciva a udire i suoi gemiti. Il suo terrore.

Si ritrovò ad urlare. Afferrò quasi inconsciamente la spada, ancora nel fodero, dalla parte della punta. La bestia, udendo quel suono e vedendolo correre giù a quella velocità alzò il suo perfido sguardo, e in una frazione infinitesimale di tempo Kriss pensò di leggere sul suo brutto muso un espressione di timore, e si concesse un sorriso compiaciuto, che nessuno avrebbe comunque mai potuto notare.

Un attimo dopo, urlando, con tutta la sua rabbia riversata nei muscoli e con il suo slancio, slanciava la spada dal basso verso l’alto, sul cranio dell’animale, che emise un tonfo orrendo. Il corpo cadde riverso senza emettere alcun suono, a parte quello prodotto dal sangue che cadeva a terra spruzzando qualche metro più in là.

Il tempo riprese a scorrere normalmente. Kriss sentì le forze venirgli meno. Cadde in ginocchio, sempre con la spada stretta fra le mani, accanto a Smiurl, che lo guardava spaventato rantolando, perdendo sangue da ferite che non gli riuscì di individuare.

Crollò su un fianco, fra Smiurl e l’animale. Udì il passo pesante di Theo venire di corsa verso di loro, seguito da Corolla che urlava i loro nomi.

Poi tutto fu oscurità. Tutto fu oblio.

“Come sta Smiurl?” era la voce di Corolla.

“Meglio ora. Ef dice che domani starà in piedi” questo era Math.

“Oh, quasi mi dimenticavo di lei. Si è ripresa?” chiese lei con rimorso nella voce.

“Certo. Ha solo avuto un sovraccarico empatico… Una forte emozione, volevo dire.” Disse lui “E lui, invece? Come sta?”

“Ora respira normalmente. Per un paio di ore credo abbia avuto la febbre. Delirava. Chissà cosa gli è preso.” Udì la mano di lei carezzargli la fronte.

“Non ho mai visto niente di simile” disse Math.

“Neanch’io. Hai sentito come urlava? Ha ridotto in poltiglia con un solo colpo la testa di quella bestia… Era enorme. Non so come abbia fatto”

“Anche noi abbiamo percepito qualcosa di strano nella sua mente.”

“L’importante e che siamo tutti sani e salvi” Su quelle parole, Kriss scivolò di nuovo nel sonno.

“Sveglia!”

Troppe voci, aveva udito quella notte, per preoccuparsi anche di questa.

Attese che la vista gli si mettesse a fuoco. Si trovava nella tenda di Theo. Era giorno, e doveva esserlo da un pezzo. Cercò di alzarsi di scatto, ma la testa prese a pulsargli come un martello pneumatico, e la tenda sembrò iniziare a vorticare intorno a lui.

Ricadde pesantemente sul suo giaciglio. Attese che le vertigini passassero, poi scese con cautela, lentamente. Si rizzò a sedere, e infine si alzò. Non stava poi malissimo.

Vide, sulla sua destra, Corolla, che stava dormendo sdraiata per terra, appoggiata con la testa su un braccio. Gli fece tenerezza. Si era presa cura di lui per tutta la notte. Doveva essere esausta.

Non poteva sperare di sollevarla, conciato com’era, così si limitò a metterle sotto la testa gli stracci che avevano fatto da cuscino a lui, togliendole l’arto intorpidito da quella posizione. Lei sospirò e si rilassò visibilmente.

Uscì dalla tenda nella luce del giorno, che gli abbagliò gli occhi. Si portò una mano al viso per ripararsi dai raggi del sole.

Guardò attraverso le dita e vide Theo che stava lavorando, chinato a terra. Avanzò verso di lui e disse:

“Buongiorno!”

Theo alzò gli occhi sorpreso. Quindi rispose:

“Buongiorno a te”

Kriss si avvicinò del tutto. Ora i suoi occhi si erano abituati. Guardò l’oggetto delle attenzioni di Theo, e vide che aveva appena finito di scuoiare uno Sgozza-buoi. Rabbrividì al ricordo della notte precedente.

“Cosa stai facendo?” chiese un po’ sbigottito.

“Fra poco vedrai.”

“Oh, vedo che ti sei rimesso!” esclamò Math sorridendo sbucando da qualche parte, con una specie di tegame in mano e qualcos’altro nell’altra, mentre Theo si allontanava.

“Ciao Math” rispose Kriss. “Che abbiamo per colazione?” chiese poi accennando col capo all’involto che Math stava portando verso il focolare ancora dormiente.

“La Colazione del Colono” annunciò con orgoglio, poggiando gli oggetti a terra e accingendosi ad accendere un fuoco. “E’ una ricetta che risale all’antichità, quando i terrestri vivevano ancora prosperi su Noi-Hert.”

“Come il Martini?” chiese Kriss sorridendo.

“Già” rispose il telepate. Poi cambiò di colpo espressione, drizzando la testa come se avesse udito un suono inaspettato. Si drizzò in piedi e si avviò di buon passo verso la sua tenda. Non fece in tempo ad entrarvi, che ne uscì Efeliah, la quale sorrise subito a Math, includendo per un attimo anche Kriss. Tornò a guardare Math. Questi si rilassò e sorrise, poi si girò e con un cenno del capo disse:

“La colazione è quasi pronta…”

Lei lo seguì fino al focolare, dove Kriss era rimasto a guardarli perplesso e incuriosito. Le disse:

“Ciao Ef!”

“Oh! Come fai a sapere…” disse lei sorpresa “… ah… capisco…” disse poi cambiando tono e guardandolo con un sorriso che non riusciva ad interpretare. Lui ebbe l’impressione di essersi lasciato sfuggire qualcosa.

“Mi avrà letto nella mente?…” si chiese mettendosi a sedere. Lei lo guardò e lui sentì la sua voce dirgli:

“Non ne ho potuto fare a meno!…” Efeliah sorrideva. Gli aveva parlato nella mente, come sussurrando. Math non sembrava essersene accorto.

“Attento a come pensi!” lo ammonì lei, visto che Kriss stava guardando Math come aspettando che anche lui si unisse alla “conversazione”.

“Sto schermando i nostri pensieri! Ma potrebbe comunque accorgersi…”

Kriss fece un’espressione così sbigottita che Efeliah per poco non scoppiò a ridere.

Math riuscì ad accendere il fuoco, e tirò fuori dall’involto un uovo. Perlomeno era quello che sembrava essere, con ogni

probabilità. Non ha una forma così comune, un uovo, da poter essere confuso con qualcos’altro. Solo che quello era nerastro, puntinato di verde. Poi prese anche dei pezzi di carne. Mise l’uovo, dopo averne rotto il guscio, nella padella, da una parte, e la carne dall’altra, e iniziò a cuocerli.

“Eggs and bacon…” disse Kriss.

“Chi ha parlato di Egzen’bèikohn?” disse una vocetta allegra dietro a loro.

“Oh! Ciao Smiurl!” dissero tutti, felici di vederlo di nuovo sano e salvo e di buon umore.

Il nano si avviò verso di loro. Sorrideva, camminando in modo che tutti potessero vedere i solchi sulla sua guancia lasciati dagli artigli dello Sgozza-buoi che per poco non lo aveva ucciso. Non avevano un gran bell’aspetto, ma andavano guarendo molto in fretta.

“Non ho mai avuto tanta fame in vita mia! E questo delizioso odorino!” esclamò sedendosi di fianco a Kriss.

“Mi hai salvato la vita” disse improvvisamente serio.

“Oh! Non potrei mai permettermi di perderti…” esclamò Kriss sorridendo “…e poi ero in debito con te, no?”

A quello parole il nano si illuminò tutto.

“Abbiamo visite” disse Ef a Kriss, indicando la tenda di Theo.

Kriss fece in tempo a voltarsi per vedere Corolla emergerne. Li guardò strizzando gli occhi e poi stropicciandoseli.

“Fate un baccano tremendo! E’ impossibile riposare in santa pace con voi nei dintorni!” disse scherzando. Si avvicinò subito a Kriss e Smiurl, sedendosi di fronte a loro.

“Come state?” chiese.

“Ci vuole altro per abbattere il fiero Smiurl” disse il nano gonfiando il petto probabilmente ancora dolorante.

“Bene, ora” rispose anche Kriss. Poi aggiunse “…grazie a te.” Corolla sorrise. Distolse lo sguardo. Scorse Theo e disse:

“Theo! Cos’hai lì?”

“Il premio dei valorosi” rispose lui. Si avvicinò a Kriss e Smiurl. Srotolò la pelle che portava con sé. La stese davanti a Smiurl.

“La pelle della bestia per il coraggio di colui che le resiste” disse solennemente. Alla luce del giorno quel manto era davvero bello. Somigliava a quello di una tigre.

Smiurl era molto impressionato. Ringraziò con un inchino, accendendosi. Poi Theo si rivolse a Kriss, che rimase così sorpreso.

“Le zanne della bestia per il valore di colui che la uccide” disse, e porse una specie di collana a Kriss. Era fatta con i denti dello Sgozza-buoi, lucidati e disposti simmetricamente, con quello più grande al centro.

“Ti ringrazio, Theo.” Disse Kriss. Theo mantenne la sua solita espressione e si sedette con loro.

Kriss rimase molto colpito da quel gesto. Anche in seguito continuò a chiedersi da dove venisse un uomo così, quale fosse la sua storia.

Non fu il solo: tutti erano rimasti in silenzio a fissare Theo. Dopo una decina di secondi, questi esclamò:

“Allora, questa colazione?!”

Kriss non riuscì a trattenersi e scoppiò a ridere, piegato in due.

“Qui iniziano i Labirinti Rocciosi” annunciò Theo. Era pomeriggio inoltrato, e si erano fermati sull’orlo di una specie di stretto e indeciso canyon che zigzagava in varie direzioni.

Kriss non stava ascoltando. Percepiva nell’aria una strana tensione. Aveva l’impressione che dovesse succedere qualcosa di brutto. Guardò giù nel canyon pieno di ombre e rabbrividì. L’ultima cosa che voleva era scendere lì sotto. Sentì una mano sulla spalla e si voltò. Era Math.

“Lo senti anche tu?” chiese Ef.

“Sì. Sta per succedere qualcosa…?” disse Kriss.

“Non lo sappiamo…” disse Math chinando il capo.

Lo scambio di pensieri era durato un paio di secondi.

“Le fenditure sono numerosissime, dovremo fare attenzione a non perderci. Smiurl, conto sul tuo senso dell’orientamento”

disse Corolla.

Smiurl si illuminò vagamente, ma era anche lui incomprensibilmente ansioso, preoccupato, come il resto del gruppo.

“Scendiamo” disse Theo.

“Non c’è altro modo?…” disse Kriss restio a calarsi in quella gola minacciosa.

“No”

Kriss sospirò e si accinse a scendere.

La gola era molto profonda, e la penombra regnava, insieme al silenzio. Gli unici rumori che si sentivano erano i loro passi e quello prodotto dalle minuscole frane che di quando in quando si staccavano dalle pareti rocciose e strisciavano fino a terra sbriciolandosi sui massi più grandi.

“Questo posto non mi piace per niente” disse ad un tratto Corolla. La sua voce riecheggiò rimbalzando sulle rocce, facendo calare di nuovo un intimorito silenzio. Mentre camminavano, tutti, eccetto Theo, si guardavano nervosamente intorno e alle spalle.

Smiurl gemette. Erano arrivati di fronte a un bivio. I due rami serpeggiavano sempre indistinguibili e contorti. Dopo poche decine di metri le anse e le svolte delle gole occultavano il resto del percorso alla vista.

Esitò, guardandosi intorno. Dopo qualche secondo disse, non senza una forte nota di dubbio nella voce:

“A destra.”

Si diressero quindi da quella parte. I massi che sporgevano dalle pareti formavano uno strano disegno, e quella luce, che ormai andava decrescendo, che riusciva a raggiungere il fondo era fiaccata dagli innumerevoli rimbalzi che doveva compiere. Gli stessi rimbalzi che davano luogo a quell’inquietante eco.

Stavolta la gola sembrava interminabile.

“Ma almeno siamo nella direzione giusta?” chiese Corolla.

“Credo… Spero di sì…” rispose Smiurl.

Continuarono a camminare per un po’. La luce continuava a scemare.

“Fermi!” esclamò Efeliah d’un tratto.

“Cosa succede?” chiesero gli altri. Efeliah non rispose subito. Teneva gli occhi chiusi e le mani sollevate dinanzi a sé, così tutti attesero in silenzio impazienti.

Riaprì gli occhi.

“Qualcuno ci segue.” disse, atterrita.

“Quanti sono?” chiese Math.

“Tanti… E malvagi…”

La paura si accentuò in tutti loro.

“Sono dietro di noi?” chiese Corolla.

“Sì” rispose la telepate.

“Presto, allora, cerchiamo di seminarli!” e si mise a correre seguendo l’esempio di Theo.

Corsero tutti più forte che poterono, sentendo il panico carezzargli con gelide dita la schiena. Kriss sentiva rizzarsi i capelli sulla nuca. Correvano più veloci del vento, senza preoccuparsi di respirare e saltando un sasso dopo l’altro, rischiando più volte di cadere. Smiurl faceva incredibili balzi da un masso all’altro. Un momento era sulla loro destra, un attimo dopo era sulla sinistra, e a volte lo sentivano emettere gridolini spaventati mentre passava sopra le loro teste. Kriss notò con un angolo della mente quanto fossero sproporzionati quei salti rispetto alla sua grandezza. Sembrava che Smiurl volasse. Lui non sarebbe riuscito a saltare neanche la metà così lontano.

Improvvisamente si ritrovarono in uno spazio più ampio. Davanti a loro si apriva una specie di piazza. A Kriss sembrò creata da una mano gigantesca, come se un enorme titano avesse in quel punto colpito la terra con un pugno.

“Oh no! E adesso?” esclamò Corolla. Davanti a loro si aprivano numerose gole minori, quattro in tutto. Tutti guardarono Smiurl. Aveva il fiato corto e gli occhi spalancati. Fra un ansito e l’altro disse:

“Non lo so… Ci siamo… persi….”

“Ci sono sempre alle calcagna” disse Ef.

Corolla guardò Theo. Lui disse:

“Cerchiamo un riparo. Da quella parte.” Indicò la seconda gola da sinistra. Corsero da quella parte. Si inoltrarono nel canyon,

peraltro indistinguibile dagli altri.

Ormai il sole doveva essere tramontato. Kriss riconobbe, nella sottile fenditura di cielo sopra le loro teste, il colore del crepuscolo.

Il canyon si allargò un poco e poi rivelò la sua fine: una ripida parete cosparsa di macigni.

“Un vicolo cieco!” esclamò Kriss

Theo non sembrò scoraggiarsi. Disse:

“Nascondiamoci. Dietro quelle rocce” disse ai due telepati, indicando un punto difficile da individuare a metà della parete rocciosa.

“Corolla, Smiurl, voi due in quella specie di apertura. Attenti ai pipistrelli.” Continuò Theo. Poi prese Kriss per un braccio e lo condusse con sé dietro un enorme masso dal quale era possibile controllare i nascondigli degli altri e il canyon che riconduceva allo slargo da dove erano arrivati.

Il tempo prese a scorrere lentamente, mentre Kriss era divorato dalla tensione. La luce continuava inesorabilmente a calare, lasciando sempre più il posto alla notte e ai suoi fantasmi.

Si girò a guardare gli altri. Math ed Efeliah erano quasi invisibili. Si vedevano solo le loro teste.

D’un tratto sentì Efeliah esclamare nella sua mente:

“Stanno arrivando!”

Kriss vide Corolla che afferrava Smiurl e gli tappava la bocca prima che potesse mettersi a piagnucolare.

Le tenebre che stavano inghiottendo tutto vibrarono: dal canyon videro arrivare fino a loro dei riflessi colorati, mutevoli. Le pareti rocciose giocavano con essi danzando a un macabro ritmo con i pensieri terrorizzati di tutti loro.

Corolla si ritrasse scomparendo del tutto, sempre tenendo Smiurl ben stretto.

Per interminabili secondi nulla avvenne. La luce continuava a tremolare intorno a loro. Ad un tratto però, le tenebre si trassero da parte all’arrivo di due luci, una azzurrina e l’altra gialla che danzavano senza alcun senso logico apparente, sospese a un metro da terra. A Kriss ricordarono la danza delle api. Ma più le osservava, più sentiva crescere dentro di sé il terrore. Ormai era pietrificato, non riusciva più a muovere un singolo muscolo.

Le luci continuavano a danzare davanti a loro, come se fossero restie a desistere, poco convinte. Kriss riuscì a spostare lo sguardo su Efeliah. Ormai non poteva più vederla: l’oscurità era praticamente totale, e i riflessi gettati dalle due luci vorticavano troppo veloci, confusamente. Però udì la sua voce:

“Cerca di stare calmo. Io/Math stiamo cercando di schermarci” Kriss capì che si riferiva a tutti loro. Lo disse a Theo, in un tono di voce così basso che neanche lui si sentì. Theo non si mosse, ma con un brevissimo sguardo comunicò di aver capito.

Le luci erano ancora lì davanti, e se si fossero avvicinate alla parete rocciosa per esaminarla da vicino li avrebbero senz’altro scoperti. Il tempo continuava a scorrere così lentamente che Kriss pensò che avrebbe potuto impazzire, se la cosa fosse andata per le lunghe. L’adrenalina gli scorreva a fiumi nelle vene.

Piano, all’inizio impercettibilmente, poi sempre più decisamente, le luci si ritrassero. Continuavano a ballare così follemente l’una intorno a l’altra mentre retrocedevano verso lo slargo un centinaio di metri alle loro spalle.

Deboli riflessi continuavano a pervadere le rocce.

“Non vi muovete” giunse loro la voce di Efeliah e Math. Era un avvertimento inutile. Kriss sentiva che gli sarebbe occorsa qualche ora per riprendersi. Per non parlare del fatto che quella luce continuava a venire dal canyon.

Improvvisamente una luce gialla, forse la stessa di prima, spuntò da dietro le rocce davanti a loro. Kriss sentì il proprio cuore mancare un battito. Correva velocissima rasente alle pareti. Si appiattirono dietro il macigno. La luce passò proprio dinanzi a loro, e subito si allontanò. Passò vicino al riparo dei due telepati e gettò raggi di luce indagatori nella piccola grotta dov’erano Corolla e Smiurl.

Poi, repentinamente come era apparsa, scomparve di nuovo.

Dopo qualche minuto la luce proveniente dal canyon cominciò ad affievolirsi, finché non sparì del tutto, dopo altri

lunghissimi minuti.

Kriss rilassò i muscoli, stendendosi nello scomodo riparo con la schiena appoggiata al masso che li aveva nascosti.

“Possiamo uscire, ora. Se ne sono andati” sentirono Efeliah dire a voce alta dal suo nascondiglio. Scesero tutti ai piedi nella scarpata dove erano nascosti. Per ultimi arrivarono Corolla con Smiurl. Evidentemente lei doveva averci messo un po’ a convincerlo a uscire.

“Che cosa erano quelle luci?” chiese Kriss.

“Gli spiriti che proteggono la città…” disse Smiurl.

“Non erano spiriti. Al di sotto dei loro schermi mentali abbiamo percepito delle menti umane.” Disse Math.

“Cosa? Schermi mentali?” chiese Corolla.

“Sì” disse Efeliah “Sono delle barriere che impediscono ai pensieri della mente che le genera di filtrare. Anche noi ne abbiamo generato uno, per non farci individuare. Voi non ve ne siete accorti, ma abbiamo usato anche le vostre energie.”

“Però il loro schermo era completamente diverso… in termini materiali, come potrei dire… Era perfettamente ‘liscio’, simmetrico… Quasi ‘meccanico’.” Disse Math

Nessuno di loro sembrò capire la spiegazione.

“L’importante è che se ne siano andati” disse Corolla.

“Nello slargo ce n’erano circa un centinaio” disse Efeliah, indicando.

Kriss rimase sgomento, sentendo quanto vicini al pericolo fossero stati, di qualunque cosa si fosse trattata…

Guardò verso l’alto, il cielo stellato che si vedeva fra i cigli del canyon. Vide una strana luminosità provenire dalla parte opposta alla quale erano venuti.

“Guardate” disse agli altri.

“Che ce ne siano degli altri, lì?” chiese Smiurl, ancora spaventato.

“Voglio andare a vedere” disse Kriss iniziando ad arrampicarsi su per la scarpata. Theo lo guardò un attimo, poi decise di seguirlo.

In pochi minuti arrivarono in cima. Kriss si rizzò al di là dell’orlo della roccia e si sedette. Restò a bocca aperta.

Davanti a loro il terreno digradava, e al centro di quell’enorme depressione, a circa due chilometri di distanza, c’era una bolla, semisferica, di mille colori, di una luminosità incredibile.

“Ayonn!” esclamarono Smiurl e i due telepati. Poi Smiurl aggiunse, per dovizia di particolari:

“Lo scudo magico!”

Era davvero uno spettacolo assurdo, allo stesso tempo terrificante e stupendo. Decine di gole si aprivano nelle pareti rocciose tutt’intorno alle città, che emanava il giorno intorno a sé, grazie al suo mistico bagliore.

Attraverso la bolla si intravedevano profili di alti palazzi d’oro che sembravano costruiti con luce stessa.

Dopo qualche minuto di contemplazione Kriss si alzò e disse:

“Allora, cosa stiamo aspettando? Ayonn ci aspetta!” e si mise in cammino. Il suo tono di voce era risultato molto più sicuro di quanto lui stesso non lo fosse stato. Più guardava quella bolla al centro della valle, più sentiva crescere inspiegabilmente la paura dentro di sé. Non riusciva a ragionare con logica per più di pochi secondi. Non poteva analizzare cosa lo spaventava tanto.

Si voltò, e vide che gli altri lo stavano seguendo, e dalle loro espressioni capì che dovevano sentirsi più o meno come lui.

Arrivati a metà strada, la luce equivaleva a quella del giorno. Si fermarono un attimo a riposare, più che altro la mente, visto che avevano camminato in lieve discesa.

“Non credo che resisterò ancora per molto” disse Efeliah sospirando.

“E’ insopportabile! Ma cosa succede?!” chiese Corolla lamentandosi, portandosi le mani alle tempie.

“Il panico sembra scaturire direttamente dalla città…” disse Math “…Comunque, più ci concentreremo su questo, meno strada faremo”

Kriss cercò di pensare. Sentiva il panico attanagliarli il cervello e lo stomaco, e più si sforzava di pensare più gli sembrava di sentire il cervello scaldarsi e appesantirsi. Disse:

“Credo che dovremmo cercare di pensare… a qualcosa di bello, rassicurante…” quelle parole gli sembrarono così vuote, vacue.

“Hai ragione” disse Efeliah, raddrizzandosi. “Fate così. Sforzatevi più che potete.”

Smiurl era tutto rannicchiato su sé stesso, e annuì pateticamente alle parole della telepate. Anche lui ricominciò a camminare, sospinto da Corolla.

Le prime centinaia di metri passarono abbastanza “in fretta”. Presto però la pressione mentale iniziò a farsi sempre più forte. Cresceva esponenzialmente. Kriss, con un angolo della mente, ricordò una lezione, nella sua “vecchia” scuola, in cui si parlava del campo elettrico e di quello gravitazionale, e come la forza fosse inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Stranamente, questo lo aiutò ad estraniarsi, a concentrarsi sul suo vecchio mondo, la Terra del ventunesimo secolo, dove tutto scorreva più o meno regolarmente, giorno dopo giorno, dove non c’erano orde di predoni, né misteriosi luci volanti, tanto meno città protette da scudi magici.

Più cercava di concentrarsi, più sentiva il cervello esplodere. Qualcosa lo circondava, e lo attaccava anche dall’interno, ed era impossibile resistere. La pressione mentale lo faceva sentire come una nocciolina sotto un rullo compressore.

Ormai mancavano poche decine di metri per raggiungere la parete del misterioso scudo magico. Kriss si voltò lentamente, i lineamenti contorti nello spasimo del conflitto mentale. Vide Smiurl diverse decine di metri più indietro saltellare come impazzito, per poi andare a scomparire dietro un basso cespuglio. Poco avanti a lui era stesa a terra Corolla. Ancora, pochi metri più avanti c’era Theo, che aveva posato il maglio a terra e vi si stava appoggiando con tutto il peso, incapace di andare avanti. Ancora lo seguivano Math ed Efeliah, che avanzavano tenendosi per mano.

Kriss fece un altro passo, sempre guardandosi alle spalle. La pressione raddoppiò, facendogli venire le lacrime agli occhi. Barcollò, e fu per miracolo che rimase in piedi.

In lui si stava spegnendo l’ultima speranza. Tutto era finito. Non era semplicemente possibile, resistere a quella forza sovrumana. Tanto valeva stendersi ed attendere che l’oblio arrecasse il suo sicuro sollievo.

Poi la vide. Efeliah improvvisamente era caduta in ginocchio, sempre tenendo la mano di Math, finché questa non le sfuggì. Si accasciò a terra rovesciando gli occhi.

Kriss la vide come al rallentatore, il bianco dei suoi occhi, la bocca semi aperta, mentre cadeva lentamente, a faccia avanti, con i capelli che la seguivano dappresso, leggeri. Vide la polvere che alzò con lo spostamento d’aria dovuto al peso del suo corpo, e improvvisamente fu cosciente di tutto quello che lo circondava.

In un attimo, il furore lo pervase. Con un angolo della coscienza percepì Math che lo fissava sbalordito, e iniziava ad arrancare velocemente verso di lui, che aveva già cominciato ad avviarsi deciso verso la parete di luce.

Non pensava più a nulla. Solo una fiamma inestinguibile nella sua mente, improvvisamente riaccesasi alla vista di Ef. Sentiva il panico urlare senza pietà contro la sua mente. Riusciva anche a sentirne l’impatto, dacché la testa stava per esplodergli.

Iniziò a digrignare i denti, e un cupo rantolio gli salì dalla gola. Protese le mani in avanti: la parete di luce era a un solo metro da lui.

Il dolore era insopportabile, ma più cresceva più questo lo rendeva furibondo. La rabbia andava ad alimentare quell’ultima fiamma che lo sosteneva. Sentì la mano di Math sulla spalla. Gli si stava appoggiando con tutto il peso.

La fece scivolare lungo il braccio, prendendolo per mano, e continuò a protendersi verso la luce. Non vedeva più nulla con gli occhi. La luce arrivava direttamente nella sua mente.

Urlò, e in un ultimo scatto d’ira oltrepassò l’ultimo metro, tirandosi dietro Math.

Per una frazione di nanosecondo la pressione nella sua testa fu insopportabile, poi improvvisamente, repentinamente, calò. Un lampo accecante e un boato assordante pervasero l’aria, e scariche di energia viaggiarono impazzite tutt’intorno a loro. La luce poi bruscamente diminuì, adeguandosi a quella naturale delle stelle. Con essa fuggì anche la sensazione di panico, ma un istante dopo Kriss sentì scivolare via anche la coscienza, e si abbandonò, cadendo accanto a Math.

All’inizio era solo un gemito. Un lamento urlato da ogni suo neurone. Con estrema lentezza, il tempo riprese a scorrere, e l’urlo della sua mente si condensò, stringendo nelle dita del dolore la sua testa, facendogli contare ogni pulsazione del sangue che scorreva in ogni singolo capillare, messi in evidenza dal dolore come tanti rivoli di fuoco.

Insieme al dolore prese consistenza anche una superficie dura a contatto col suo viso. Kriss aprì gli occhi. Non servì a molto, perché per un pezzo non poté vedere granché. Schiaritosi la vista, si rizzò a sedere, lentamente, poggiando tutto il suo peso sulle braccia puntate a terra. Si trascinò verso un muro, appoggiandovi la schiena con un sospiro.

Si guardò intorno. Accanto a lui c’era Math, che giaceva ancora privo di sensi. Si trovavano in una cella, non c’era da ingannarsi. La terza parete era infatti formata da sbarre, le quali emettevano una vaga luminescenza, mutevole. Pareva un campo di forza.

Non c’era molta luce, eccezion fatta per quella proveniente dalle lampade appese al soffitto del corridoio su cui dava la cella. Kriss si sporse e vide che sembravano proprio comunissimi tubi al neon.

Distolti gli occhi dalla luce, guardò davanti a sé, e vide che c’era un’altra cella davanti a loro. Attese che gli occhi si abituassero di nuovo alla penombra, quindi poté scorgere al suo interno Corolla e Smiurl, che sembravano tornare a dare i primi segni di vita.

Nel frattempo anche Math si era ripreso.

Improvvisamente si udì un forte rumore metallico, e poi dei passi. Non dovettero attendere per molto per sapere cosa stava per accadere. Alla sinistra di Kriss, lungo il corridoio apparve un uomo che portava tre recipienti argentei. Guardava fisso davanti a sé, con lo sguardo perso nel vuoto. Si fermò davanti alle loro celle. La luminescenza svanì dalle sbarre, che furono fatte scorrere di lato quanto bastava per far scivolare uno di quei recipienti fino a loro. Ripeté il procedimento per tutte e tre le celle (Theo ed Efeliah si trovavano nella cella successiva a quella occupata da Corolla e Smiurl). L’uomo svolse tutte quelle operazioni sempre con quello strano sguardo trasognato, e senza mai guardarli in faccia. Sembrava un robot.

“Non lo è” disse Math. “La sua mente è chiaramente umana… Ma sono ancora stordito. Avrei bisogno di ‘dargli un’altra occhiata’…”

Kriss prese il recipiente e, dopo averci armeggiato per qualche secondo, lo aprì. Non ne uscì un odore esattamente delizioso, ma, di qualunque cosa si trattasse, doveva essere sicuramente cibo.

Udirono Smiurl gemere, aprendo il suo contenitore. Kriss si sforzò di ingoiare quella poltiglia, divedendola con Math.

“Cosa diamine è successo?” chiese Kriss, a bassa voce. Ora tutti si erano più o meno ripresi, e sedevano il più possibile vicino alle sbarre, senza osare toccarle. Non avevano più neanche un’arma, con loro.

“Anche se non ero cosciente, la mia mente ha registrato una pulsione pazzesca di energia psichica.” disse Efeliah “Tu c’eri fino all’ultimo: cosa hai sentito?” chiese rivolta a Math.

“Kriss, e non riesco ancora a capire come, è riuscito a penetrare nello scudo ‘magico’, trascinandomi con sé. Poi l’accecante luminosità è scomparsa, ma siamo svenuti.”

“E qualcuno deve averci preso e portato qui” aggiunse Corolla.

“Certo. Ma perché?” chiese Math.

“Non dovevamo venire! L’avevo detto, è una città maledetta! Moriremo in queste segrete!” si lamentò Smiurl.

“Credo che la mente di Kriss abbia mandato ‘in corto’ lo scudo, facendolo collassare… Ma non credo questo sia bastato a distruggerlo…” disse Efeliah.

“Più che dello scudo io mi preoccuperei di come uscire da qui” disse Kriss.

“Come possiamo fare? Queste celle sembrano

completamente chiuse e queste sbarre devono essere indeformabili, per non parlare poi di questa luce che emanano…” disse Corolla.

“Sembra un campo elettrico…chi dovesse toccarle riceverà una bella scossa, ve l’assicuro.” disse Math.

Kriss notò che Math conosceva l’elettricità, e ricordò di non averne trovato traccia, lassù alla Rocca. La decadenza di quel pianeta cominciava a divenire evidente.

“Cosa percepite all’esterno di queste celle?” chiese Kriss.

“Un momento…” disse Math, concentrandosi. Dopo qualche secondo disse: ”Siamo sotto il livello del suolo, ma non possiamo stabilire quanto sotto, né cosa ci sia sopra di noi…”

“Al di là della porta c’è uno stanzino che conduce in un altro corridoio come questo…” aggiunse Efeliah “Un momento! Percepisco la presenza del nostro secondino… Sembra che non faccia altro che camminare per questi corridoi, per ora…”

Dopo un istante di silenzio, Theo disse:

“Potete farlo venire qua?”

Per un attimo Math ed Efeliah si guardarono, e Kriss li osservò con attenzione. Aguzzò inconsciamente l’udito per cercare di carpire le parole che quei due si stavano sicuramente scambiando. Ma non fece in tempo neanche a pensarlo che Math ritornò a parlare.

“Forse possiamo riuscirci… La sua mente è come ipnotizzata, e non è facile comunicare con lui.”

Il silenzio calò di nuovo fra di loro. Kriss iniziò a domandarsi cosa avesse intenzione di fare Theo, e interrogò con lo sguardo Corolla. Lei fece un’espressione che Kriss decodificò in:

“Non ne ho la minima idea: stiamo a vedere, lui sa quello che fa”.

“Arriva!” li avvertì Efeliah interrompendo i suoi pensieri.

Udirono di nuovo il rumore metallico della porta che veniva aperta, e poi i passi lenti e regolari della “guardia”. Oltrepassò la cella di Kriss e si fermò presso quella di Theo ed Efeliah. Fece per voltarsi verso i due occupanti, quando Theo scattò.

Protese fulmineamente la mano fra le sbarre, afferrando il carceriere per il collo. Questi boccheggio, portandosi le mani al collo, cercando inutilmente di allentare la formidabile stretta di Theo. Theo lo strattonò, tirandolo verso di sé. Lo fece urtare contro le sbarre, le quali subito si risvegliarono mandando una serie di scintille, e investendo la guardia con una forte scossa. La luce dei neon tremolò. La corrente si propagò anche nel braccio di Theo, il quale iniziò a digrignare i denti per il dolore.

Sempre tenendo la guardia attaccata alle sbarre, con la mano libera afferrò la prima sbarra tirandola con tutta la forza a sé.

Per un paio di secondi interminabili, la guardia continuò a dibattersi addosso alle sbarre, e Theo a tirare con tutte le sue forze.

Nell’aria iniziava a propagarsi un fetido odore di carne bruciata, accompagnato da un filo di fumo prodotto dai vestiti che avevano ricevuto la pioggia di scintille, quando improvvisamente la grata cedette, e scorse via. Theo mollò subito la presa, e si accasciò a terra, appoggiandosi al muro. La guardia giaceva immobile a terra.

Kriss aveva fissato sbalordito tutta la scena. Lui non avrebbe mai avuto né il coraggio né la forza di fare una cosa del genere.

Nel frattempo Efeliah balzava fuori dalla cella, scomparendo poi nello stanzino al di là della porta metallica.

Un istante dopo le altre due grate si aprirono, permettendo a tutti di uscire. Kriss si avvicinò a Theo, che ricambiò il suo sguardo. Si stava riprendendo.

“Abbiamo lenito la tua sensazione di dolore mentre la corrente ti attraversava, anche se per lo più scorreva nel corpo della guardia… Ma il tuo corpo necessita comunque di riprendersi.” Disse Math.

Kriss si voltò e si chinò a esaminare la guardia da vicino.

“Non è morto, anche se ci è mancato molto poco…” disse Efeliah, tornando dallo stanzino.

“Cos’è questo?” disse Corolla, raccogliendo un oggetto vicino alla testa della guardia. Era una specie di cerchietto di metallo.

“Deve essergli caduto mentre Theo lo friggeva…”aggiunse.

Aveva diverse spie luminose e terminava, alle estremità, con due piccole protuberanze. Probabilmente andavano inserite negli orecchi.

“Deve essere una sorta di controllo mentale… Questo almeno spiegherebbe il perché del suo comportamento da automa…” disse Efeliah.

Theo si alzò faticosamente in piedi e disse:

“Dobbiamo fuggire. Prima o poi qualcuno darà l’allarme.”

Smiurl continuava a gemere, ogni tanto.

“Ha ragione. Andiamo!” disse Corolla, conducendoli verso lo stanzino. Lì c’erano altre due porte.

“Dove?…” si chiese. Poi disse: “Math, Efeliah, guidateci voi.”

Dopo un attimo Efeliah disse:

“Quella di destra sembra andare verso l’alto.”

Si avviarono di corsa. Spalancata la porta, si trovarono davanti una serie di scalini, che salivano in senso antiorario. Salirono vorticando intorno al muro circolare centrale. Arrivati in cima, un lungo corridoio si aprì dinanzi a loro. Le pareti erano costituite interamente da grate. Sul soffitto correvano molte tubature, e una vibrazione permeava l’aria, insieme a una luce rossastra proveniente da alcune lampade poste a intervalli regolari. Da alcuni tubi gocciava dell’acqua, che scompariva fra le fessure del pavimento metallico.

Appena entrarono in quel passaggio, un coro si levò dalle celle: lì dentro erano stipati un numero inverosimilmente alto di prigionieri.

“Aiuto!””Liberateci!”

“Tirateci fuori di qui!”

In due secondi si era alzato un clamore infernale. Kriss e gli altri rimasero impalati, non sapendo cosa fare. D’un tratto Efeliah alzò un braccio e urlò, con quanto fiato aveva in corpo:

“Silenzio!”

E il silenzio scese davvero. Dopo qualche secondo:

“Signora, vi preghiamo, liberateci” disse un uomo da una cella un po’ più avanti, sulla destra. Lo raggiunsero. Era di mezz’età, e aveva un bell’aspetto.

“Perché dovremmo farlo?” chiese Efeliah, calandosi nel ruolo di comandante.

“Vi prego! Presto saranno qui!” fece in preda all’agitazione. Poi disse: “Vi aiuteremo!” Sembrava sincero. Efeliah fissò lo sguardo in lontananza, scrutando la sua mente. Poi annuì, dicendo:

“D’accordo.” E si avviò verso la fine del corridoio. Gli altri la seguirono.

“Questi uomini sono ribelli” disse Math, mentre camminavano. “Refrattari al controllo mentale, si sono opposti inutilmente a ‘Joe il tiranno’… che sarebbe l’attuale re… Ora non sappiamo i particolari, però di certo era sincero”

Lo guardarono increduli. Kriss disse:

“E con un attimo avete ‘visto’ la sua storia?”

“Già…” disse Efeliah. “Ci aiuteranno senz’altro ad uscire di qui…”

Kriss alzò le mani dinanzi a sé scrollò le spalle, guardando Corolla.

Arrivarono alla porta. Fortunatamente anche questa era aperta. La oltrepassarono e si ritrovarono in un’angusta stanza. C’era poca luce, in maggior parte proveniente da alcuni schermi che mostravano dati scritti e immagini in rapida successione; non c’era nessuno a osservarli.

Efeliah d’un tratto trovò quello che stava cercando. Premette un tasto, e il campo elettrico delle sbarre fu disattivato. Poi si aprirono uno dopo l’altro i cancelli di ogni cella. Subito una massa urlante si riversò nel corridoio. Dopo alcuni secondi ne emerse l’uomo con cui avevano parlato.

“Vi ringrazio. Ora, se volete seguirmi…”

Si mise a correre, subito seguito dagli altri e poi dalla massa di ribelli. Dopo un’interminabile corsa fra gallerie, passaggi, scalinate e stanze piene di tubature, giunsero in un ampio salone,

avvolto nella penombra.

Il soffitto era molto alto, e si perdeva nelle ombre. Lo spazio era pieno di scaffali, casse, macchinari.

“Aspettate qui” disse l’uomo, poi scomparve dietro una specie di container.

Kriss e gli altri si spostarono per osservarlo rimanendo nascosti. Lo videro strisciare verso un angolo del salone dove sedeva un’altra guardia dall’aria imbambolata, davanti ad alcuni schermi, in prossimità di una porta attraverso la quale sarebbe potuto passare un tir.

Quando fu a pochi metri di distanza l’uomo si alzò in piedi, e si slanciò verso il guardiano. Egli non ebbe il tempo di reagire, e fu messo a terra in un istante. Poi l’uomo fece loro un cenno, dicendo;

“A posto, via libera!”

Si riversarono tutti in quella specie di hangar. Erano un centinaio circa.

“Entro l’alba si accorgeranno che c’è qualcosa che non va’. Se non troviamo subito una soluzione, saremo spacciati” dichiarò l’uomo.

“Dove sono le nostre armi?” chiese Theo.

Quell’uomo si chiamava Riff. Era il capo dei ribelli. Avevano combattuto spalla a spalla contro il dispotico governo di questo “Joe il tiranno”, ma alla fine erano stati inevitabilmente sconfitti.

“Il suo asso nella manica consiste nel Proiettore, la macchina psichica che risiede nel Municipio” stava dicendo Riff, mentre quella specie di hangar brulicava di attività frenetiche “Essa genera il campo olografico che avrete sicuramente potuto ‘ammirare’ mentre giungevate qui, insieme a un campo di energia al quale ogni mente reagisce con una sensazione più o meno forte, dal vago timore al panico più incontrollato. Ma questa è solo una delle sue funzioni. La macchina è antichissima: nessuno conosce esattamente il suo funzionamento. Dai tempi dell’abbandono i maestri psichici crearono lo scudo che ci protegge dalle orde, e da allora è sempre rimasto attivo, giorno e notte.”

“Adesso è tutto molto più chiaro…” disse Efeliah “Tutte quelle leggende… abbiamo svelato il loro mistero.” Poi riprese: “L’altra funzione è il controllo mentale, vero?”

“Hai indovinato. Qualche anno fa Joe reclutò in varie città i migliori studiosi (pagandoli o costringendoli) per svelare i segreti del Proiettore. Dopo un paio di anni fu in grado di formare il suo esercito privato, gratuito e fedele… sino alla morte. Avete visto quelle guardie: persone ormai ridotte ad automi, al servizio di un folle. Grazie alle scoperte effettuate sul Proiettore, Joe è stato in grado di assicurarsi il potere a vita, condizionando tutta la popolazione di Ayonn, e non c’è stato nulla da fare affinché potessimo impedirlo.” Riff fece una pausa, e i suoi occhi vagarono, come osservando qualcosa in lontananza, qualcosa perso nel tempo, qualcosa che si aggrappava ancora alla sua memoria, per sopravvivere.

“Prima che scoprisse il controllo mentale, c’era ancora una speranza, un barlume che tutti noi potevamo intravedere attraverso le tenebre che ci circondavano, ma ora…” e lasciò cadere la frase. Trattenne un singhiozzo.

“Abbiamo perso tutto: mogli, figli, case. Non abbiamo più neanche la speranza…”

Mentre Math ed Efeliah cercavano di confortare Riff, Theo si alzò a disse:

“Preparate le armi. Fra poco si combatte.”

“Fammi capire: questo è il tuo piano?!” chiese Corolla incredula a Kriss. “Forse è meglio che tu me lo ripeta.”

“E’ di una semplicità sorprendente…” rispose Kriss, includendo anche gli altri “Tutto quello di cui abbiamo bisogno è un diversivo: se voi ribelli distoglierete l’attenzione della guardia municipale noi entreremo di soppiatto nell’edificio, troveremo la macchina, la disattiveremo, e il resto verrà da sé…”

“Già, hai detto bene: è troppo semplice…” disse Riff, per niente contagiato dall’ottimismo di Kriss.

“Devi ammettere che Riff ha ragione: non hai la minima

idea di dove sia il Municipio, né questo Proiettore, né di come fare per disattivarlo… E poi, anche se riuscissimo nell’impresa, come usciremo da lì? Voglio dire: sicuramente questo Joe avrà i suoi fedeli, anche senza bisogno del controllo mentale, no?” disse Corolla.

“Corolla è nel giusto” disse Riff.

Kriss restò un attimo in silenzio. Spostò il peso da un piede all’altro appoggiandosi alla spada, riflettendo.

“Io so che riusciremo” disse poi, con tutta la convinzione che era capace di imprimere alla sua voce. Efeliah lo guardò in modo strano, a quelle parole.

“Come sarebbe a dire?” disse Corolla.

“Andiamo: è la cosa giusta da fare! Come puoi pensare di lasciare questa città, e queste persone…” disse indicando con un gesto quel centinaio di ribelli che si preparava alla lotta “…nelle mani di questo Joe? E poi sento che non falliremo…”

“Non vorrai affidarti a una sensazione in una questione di vita o di morte, vero?” chiese Math.

“Accidenti, è più di una semplice sensazione… non so spiegarlo… è come se sentissi che questo è ciò che devo fare… Come quello che ho provato quando ho deciso che avrei viaggiato fino qui, o quando ho scalato la vostra Rocca…” rispose Kriss.

Lo osservarono tutti per un po’ in silenzio. Poi Efeliah disse:

“Ma c’è dell’altro, vero?”

Kriss la osservò, vagamente sorpreso.

“Beh… Sono mortalmente curioso di saperne di più su questa storia… Voglio vedere questo ‘Proiettore’. Magari…”

“… risponderà ad alcune tue domande.” Terminò la frase Efeliah per lui, interrompendolo.

“Già…” ammise Kriss.

“Sai, ho un vago presentimento, in proposito…” riprese lei. Poi aggiunse:

“Io ci sto! Voto per il ‘piano’ di Kriss, qualunque esso sia… Chi altri è con me?” chiese.

Per un po’ tutti tacquero. Poi Math disse senza esitazioni:

“Naturalmente, io ti accompagno.”

“Smiurl è pronto a combattere” tutti si voltarono in direzione della vocetta del nano. Era armato fino ai denti con una collezione incredibile di pugnali e stiletti, e luccicava per l’eccitazione. I suoi amici rimasero veramente di stucco, vedendolo così temerario. Theo gli si accostò e disse:

“Non temo il confronto con questi ‘automi’…”

Corolla li guardò, per metà sorpresa e per l’altra divertita, e disse, alzando le spalle:

“Beh, allora è deciso! …Sempre che…” guardò Riff. Lui restituì lo sguardo, con una strana luce negli occhi.

“In effetti, non credo abbiamo altra scelta…” disse poi con rassegnazione, sorridendo.

Il Municipio sorgeva esattamente al centro della città, e si affacciava su una vasta piazza.

Avanzavano fra i palazzi tutt’altro che gloriosi. Quelli che da lontano erano sembrati oro erano semplici mattoni. I tetti piatti non erano certo sfolgoranti: qualche filo di fumo ascendeva dai comignoli. La città era per lo più illuminata dal riflesso dell’ologramma, e poco potevano gli sporadici lampioni al neon per combattere l’oscurità.

“Il sole sorgerà fra un paio di ore.” annunciò Theo.

Kriss alzò gli occhi al cielo. Riflessi purpurei, azzurrini, verdastri, danzavano per il cielo nero. Nuotavano per un po’ come immersi in un oceano e poi cambiavano repentinamente, attorcigliandosi, sciogliendosi, dividendosi, sparpagliandosi in tutte le direzioni fino all’orizzonte. Gli sembrava un’enorme bolla di sapone.

“Dovrete entrare dall’ingresso laterale. Probabilmente incontrerete qualche guardia.” Stava dicendo Riff. Theo annuì in risposta.

Camminarono in silenzio fra quegli squallidi quartieri. Kriss sentiva una strana calma intorno a sé. Come se niente di minaccioso avrebbe mai potuto celarsi in quel posto. Per quanto squallida, la città non era inquietante nella sua desolazione.

Vicino ai marciapiedi erano ferme delle specie di autovetture, dei veicoli a tre ruote, scoperti. Vide una parte dei ribelli sparpagliarsi intorno ad un gruppo di quei buffi tricicli.

“Cosa fanno?” chiese Kriss.

“Le rubano” rispose Corolla.

“Serviranno loro per la fuga” disse Efeliah.

Arrivarono alla fine della strada, e Riff si fermò.

“E’ giunta l’ora di separarci.” Disse “Noi siamo pronti ad attuare la diversione. Dovete proseguire per quella via” indicò una strada alla loro destra “E poi girare a sinistra, e vi troverete di fianco al Municipio. Siete pronti?”

“Quando vuoi…” disse Theo.

“D’accordo. Quando udrete il nostro ‘segnale’, entrate in azione. Non potremo resistere per molto.” Fece per allontanarsi, poi si fermò, e disse:

“Buona fortuna”. Poi si voltò e scomparve fra gli altri ribelli.

“Andiamo” fece Corolla rivolta a Kriss, che era rimasto a guardare quegli uomini.

“Un momento” disse lui “Non potranno resistere per molto… Cosa significa? E queste macchine per fuggire… Di che entità è il rischio che stanno correndo?”

Corolla lo osservò per un attimo, e poi volse lo sguardo ai ribelli che iniziavano a ritirarsi pronti a entrare in azione.

“Massima.” Disse ad un tratto. “Massima, entità” ripeté.

Kriss si volse a guardarla, turbato dalla visione di tutti quegli uomini in pericolo di morte, in fondo per causa sua.

“Forse non dovevamo davvero venire” disse con tono mesto, chinando il capo.

“Non dire così” gli disse Corolla “In fondo lo hanno detto loro stessi, ricordi? ‘Non abbiamo altra scelta’. Il loro destino sarebbe comunque questo…”

“No, è colpa mia…” iniziò Kriss, ma fu interrotto da Efeliah:

“E’ per questo che dobbiamo agire in fretta! Se riusciamo a disattivare il Proiettore in tempo, le truppe inviate al loro inseguimento cadranno in confusione, e i ribelli saranno al sicuro, fra i Labirinti.”

Kriss la guardò accigliato per qualche secondo. Poi sospirò, e disse:

“Andiamo”

“Qual è, esattamente, il loro segnale?” chiese Kriss.

Theo neanche rispose.

Continuarono ad attendere per qualche minuto. Poi, improvvisamente, udirono una vibrazione permeare l’aria. Gettarono uno sguardo oltre il muro dietro il quale si nascondevano e videro i primi ribelli cominciare a uscire dalla strada che dava

nella piazza proprio di fronte al Municipio. Del movimento si iniziava a scorgere anche sulle mura del Municipio: le sentinelle avevano dato l’allarme.

I ribelli presero ad avanzare verso l’entrata principale dell’edificio. Improvvisamente si vide una saetta scaturire dalle mura e andare a colpire il terreno, esplodendo, davanti ai primi ribelli, che volarono in aria sospinti dall’onda d’urto. Immediatamente si udì la detonazione.

Poi, ebbero l’impressione che il loro campo visivo si distorcesse. Udirono uno strano rumore arrivare direttamente nelle loro menti, ronzante, e poi avvertirono quella sensazione di panico ormai familiare, che avevano già provato avvicinandosi alla città. Durò poco, ma le prime file di ribelli si erano scompaginate.

D’un tratto, si levò un urlo fra la massa degli attaccanti, e ogni uomo iniziò a sparare e urlare caricando verso l’edificio. Era quello il segnale che stavano attendendo.

“Presto! Ora!” disse Theo, e corsero tutti verso la porta indicata loro da Riff. Era piuttosto pesante, ma fortunatamente non era chiusa a chiave.

Un istante prima di entrare Kriss gettò uno sguardo nella piazza, e vide che i ribelli avevano iniziato a ritirarsi: ora vedeva le macchine che prima avevano rubato arrivare a raccogliere gli attaccanti, per poi fuggire per la direzione dalla quale erano venuti. Istintivamente Kriss si voltò, e vide che dalla direzione opposta sopraggiungeva una fila di quelle luci che aveva visto nei Labirinti Rocciosi, e nel canyon dove era morto il capo.

Entrò nella stanza e si richiuse immediatamente la porta alle spalle. Erano entrati.

Qualcuno accese la luce. Si trovavano davanti un lungo corridoio. Il pavimento in marmo verde rifletteva le loro immagini. Il soffitto era riccamente decorato, e Kriss riconobbe l’inconfondibile stile della Terra (un pensiero lo sfiorò: “Perché, ho mai visto stili alieni?”). Alla loro destra c’era un altro corridoio uguale all’altro. Molte porte si affacciavano su di essi. Le finestre erano coperte da grosse tende rosse, che oscillavano leggermente a causa di qualche corrente d’aria. Una scala, inoltre, saliva fino a scomparire nel soffitto, addossata alla parete interna del corridoio di destra.

“Dove andiamo?” chiese Corolla ai due telepati, che già si stavano concentrando. Math rispose:

“Tutte queste porte conducono in uffici o biblioteche… credo che dovremmo andare al piano di sopra.

“Sento una forte energia scorrere nel centro dell’edificio, dal basso verso l’alto” disse Efeliah. “Con ogni probabilità il Proiettore si trova in prossimità del tetto”

Si avviarono su per la scala di marmo.

Alla fine della scalinata, si ritrovarono di nuovo all’angolo di due corridoi identici, con altre scale identiche a quelle che avevano appena percorso. Decisero di salire ancora.

Alla fine della seconda scalinata, sbucarono in un corridoio molto diverso da quelli dei piani inferiori. Il pavimento era di plastica, e voleva ricordare il parquet. I muri, come il soffitto, erano spogli, e non erano più così bianchi come una volta. Percorsero quei pochi metri e aprirono una porta.

Rimasero per un attimo immobili, incerti sul da farsi. All’interno della sala in cui dava la porta c’erano sì molte scrivanie, computer e macchine varie, ma c’erano anche diversi impiegati. Questi li guardarono con quella strana aria trasognata. Anche loro erano sotto il controllo mentale. Però dopo avere studiato gli attaccanti per qualche secondo decisamente lungo, uno di loro pensò bene di dare l’allarme. Premette un pulsante, e una sirena cominciò a suonare in tutto l’edificio. Poi si voltò e continuò a guardarli con quell’aria stupida.

“Dobbiamo muoverci” disse Corolla.

“Le guardie municipali stanno accorrendo qui.” Disse Efeliah.

“Da questa parte!”

Si voltarono, era Smiurl che era sgattaiolato dentro inosservato. Aveva trovato una scala di servizio.

“Questa dovrebbe portarci proprio su!” disse entusiasta, indicando le giravolte degli scalini metallici che salivano a spirale verso l’alto, sparendo poi nella penombra.

“Avanti!” li spronò Theo, e si precipitarono verso la scala.

Era davvero angusta, quella scala a chiocciola. E la fretta la rendeva ancora più claustrofobica. La situazione poi peggiorò ulteriormente man mano che salivano, perché la luce andava affievolendosi. Continuarono ad arrancare nell’oscurità, sbattendo su scalini e corrimano, mentre continuavano a udire le sirene.

D’un tratto la scala finì. Erano ammassati su un piccolo pianerottolo che doveva stare proprio dietro una porta. Kriss notò che c’era una spia rossa alla stessa altezza dove avrebbe dovuto trovarsi anche la maniglia. Qualcuno gli si mise davanti e aprì la porta.

Uscirono in un corridoio stretto che scompariva dietro una curva sia a destra che a sinistra. Sulla sinistra stavano correndo proprio in quel momento delle guardie. Stavano per scomparire dietro l’angolo quando uno di loro li vide e richiamò gli altri.

Furono fulminei. Corolla lanciò le sue bolas atterrandone uno e slanciandosi poi all’attacco, preceduta da Smiurl che era già balzato in testa a un altro tirandogli i capelli e tempestandolo di pugni. La guardia brancolava non potendo vedere, mandando rauchi gemiti, finché Smiurl non trovò il punto giusto e colpendolo di taglio con la mano gli face perdere i sensi. Ne rimanevano due.

Theo era alla carica protendendo il suo maglio. Le due guardie non arretrarono. Protesero le loro armi simili a baionette, senza arretrare di un passo né manifestare la minima paura. Uno cadde immediatamente a terra. L’altro cercò di approfittarne per menare un fendente a Theo che ora era di spalle, ma questi si girò e parò il colpo con l’asta del maglio, e poi colpì a sua volta con l’impugnatura.

“Andiamo” disse Theo.

Kriss rimase per due secondi imbambolato dinanzi a tanta efficienza… Passò con aria ancora trasognata accanto alle guardie a terra, osservandole.

“Ci siamo quasi” disse Efeliah “E’ proprio sopra di noi. Un piano, due al massimo” Arrivarono alla fine del corridoio, e salirono una scaletta pieghevole di metallo calata dal soffitto. Non c’erano altri passaggi.

Corolla, che era in testa, si fermò e indietreggiò bruscamente, facendo perdere l’equilibrio agli altri.

“Cosa c’è?” chiese Theo.

“E’ pieno di guardie!” disse Corolla sottovoce “Saranno…”

“…26” disse Math.

Theo si oscurò.

“Temo siano troppi. Hanno armi da fuoco” disse infine.

“Forse possiamo creare un diversivo…” disse Efeliah.

“Non vogliamo che corriate rischi inutili!” disse Corolla.

“…possiamo provare a scavalcare il controllo mentale di alcuni di loro…” disse Math.

“Cioè?” fece Corolla che non capiva.

“Lasciali fare…” disse Kriss, che si sentiva sicuro delle intenzioni dei due telepati.

“Cosa?” scattò Corolla.

“Al mio via dobbiamo correre tutti verso… sinistra” disse Efeliah, ad occhi chiusi che stava già concentrandosi, insieme a Math.

Improvvisamente sentirono un grande trambusto provenire da sopra le loro teste. Spari, passi affrettati. Praticamente nello stesso momento Math disse: “Via!” esitarono solo per una frazione di secondo. Poi si slanciarono nel salone.

Kriss poté vedere, mentre correva, che le guardie erano impegnate a lottare con due di loro, che avevano inspiegabilmente preso i fucili e iniziato a sparare verso i loro stessi compagni.

“Saliamo!” era la voce di Efeliah. Si inerpicarono su una scaletta di metallo e salirono su una passerella che costeggiava tutto il salone. Kriss vide che dal soffitto pendevano moltissimi cavi, e parti di macchinari. Udì uno scoppio proprio sulla sua testa e istintivamente si abbassò. Le guardie avevano finito con quei due, e ora potevano tornare a concentrarsi su di loro. Vari raggi di energia cominciarono a piovere loro intorno. Vide un raggio sfiorare la schiena di Corolla, bruciando i vestiti e la pelle. Lei barcollò in avanti. La prese al volo mentre correva. Poi scomparirono nell’apertura nella parete in cui la passerella

terminava. Math ed Efeliah non si fermarono. Salirono subito le scale. Kriss, aiutato da Smiurl, trascinò su Corolla, che gravava inerte interamente sulle loro spalle.

Un altro corridoio si presentava dinanzi a loro. Poche porte davano su di esso, ma la più grande, che attirò subito la loro attenzione, era posta proprio alla fine. Era una porta completamente diversa dalle altre. Era di legno massiccio e metallo, aveva due battenti e sembrava resistente a qualsiasi esplosione. Su tutto il bordo c’era una iscrizione in caratteri che Kriss non aveva mai visto.

Si fermarono, come sentendo la sua aura di forza e antichità estendersi fra di loro.

Efeliah esclamò:

“Una macchina psichica!”

“Bisogna aprirla?” chiese Smiurl.

“Aldilà della porta c’è il Proiettore…” disse Kriss, guardando nel vuoto. Immediatamente Efeliah e Math si voltarono a guardarlo. Lui si rivolse loro e disse:

“E’ così, vero?”

Corolla era ancora priva di sensi.

“Facciamo in fretta!” disse Theo.

“Una porta psichica può aprirsi solo con una chiave della stessa natura…” disse Efeliah.

Guardarono la porta, ma non c’era alcuna serratura.

“No, non dovete cercare una chiave fisica…” disse Math “Dovete trovare la chiave giusta nella vostra mente…”

Math ed Efeliah tenevano gli occhi chiusi, e non sembravano parlare specificamente ai loro compagni. Rimasero a guardarli stare immobili, con ansia crescente. Dopo un minuto percepirono una specie di movimento, e i due telepati aprirono di scatto gli occhi. Si avvicinarono alla porta, e sparirono al suo interno.

Kriss e Smiurl e Theo si guardarono sbigottiti, come per sincerarsi di non esserselo immaginato. Rimasero lì alcuni secondi, poi udirono la voce di Efeliah:

“Andiamo! Entrate!”

Come per un tacito accordo, Kriss entrò per primo. Si avvicinò alla porta. Chiuse gli occhi, e avvicinò una mano verso di essa. La sentì dura e presente al tatto. Si ritrasse di scatto.

“Devi entrare, Kriss! Non temere: l’hai appena visto che la porta si schiude a chi entra…” sembrava essere la voce di Efeliah, ma quella frase gli sembrò alquanto insensata. Però ricordò chi era che gli parlava, e poi come lui fosse arrivato lì, e tutto quello che aveva visto fino ad allora.

Alzò le spalle, e disse, dirigendosi verso la porta:

“Beh, apriti sesamo!”

Era entrato. Non si era accorto di niente. Era come se la porta non fosse esistita, nell’attimo in cui l’aveva varcata. Si guardò alle spalle, e vide solo muro. Poi vide Theo comparirgli davanti con Corolla, seguito poi da Smiurl.

“Incredibile…” fece Kriss.

Quella stanza non aveva porte.

“Quello è l’unico accesso” disse Efeliah, indicando la misteriosa porta che avevano appena varcato “E abbiamo subito provveduto a richiuderlo.”

“Però io proporrei di fare in fretta…” disse Math “Non sappiamo ancora quali risorse possieda questo Joe…”

“D’accordo” fece Theo.

Kriss guardò Corolla, ricordandosi improvvisamente di lei.

“Un momento!” Si chinò su di lei. Respirava. Fece per dire qualcosa, ma Math lo bloccò.

“E’ fuori pericolo, si tratta solo di una ustione superficiale. Abbiamo già isolato il dolore. Presto si riprenderà.”

Kriss lo guardò un attimo, preoccupato. Ma Math era sincero.

“Bisogna salire lì sopra.” Disse Efeliah indicando verso l’alto.

La stanza era occupata interamente da tubi e macchinari e cavi che andavano in tutte le direzioni, e non avevano notato la scala che conduceva a una specie di piattaforma in cima a quel guazzabuglio.

Arrivati in cima, videro, nello spazio ricavato fra

quell’intrigo di cavi, vari schermi di computer, pieni di dati scritti che scorrevano incessantemente.

“Quelli sono stati aggiunti in un secondo momento” disse Math, indicandoli.

“Come fate a saperlo?” chiese Theo.

“Perché questo proiettore è opera del Maestro.” Disse Efeliah, in tono solenne.

Rimasero senza parole. La tecnologia che avevano davanti era il prodotto di quella scienza che ormai era dimenticata e che aveva lasciato come suo ricordo nel tempo solo una Rocca in mezzo al deserto, piena di telepati, come quei due.

La cosa andava ben oltre quello che Kriss aveva immaginato, ed ebbe un fremito interiore di paura e meraviglia insieme, pensando a come doveva essere quella Terra del futuro, che aveva raggiunto traguardi tecnologici come quello che ora aveva davanti. Si chiese poi se un giorno l’avrebbe mai potuta vedere, senza soffermarsi a pensare all’assurdità di un pensiero del genere. Senza poi neanche soffermarsi a pensare di nuovo all’assurdità di tutto quello che aveva vissuto da quando era giunto su Noi-Hert.

La sua attenzione fu poi reclamata da due specie di poltroncine che si trovavano più o meno al centro della struttura. Erano due. Erano anche contrassegnati da due numeri, uno e due.

“Quelli devono essere i ‘terminali’” disse Math.

“Dobbiamo subito disattivare il controllo mentale delle guardie che stanno inseguendo Riff e i ribelli!” esclamò Efeliah.

Entrambi i telepati si precipitarono sulle due sedie, come se conoscessero alla perfezione il funzionamento di quella macchina incredibile.

Si sdraiarono, poi tirarono fuori dai braccioli due oggetti metallici legati ad un filo: una sferetta e un cilindro per ogni sedile.

Presero la sferetta nella mano sinistra e il cilindro nella destra. Chiusero gli occhi. Poi un braccio meccanico si mosse sopra di loro, e una forte luce colpì le loro fronti.

Smiurl fu colto dal panico e si andò a nascondere dietro il corpo di Corolla, adagiato a terra. Kriss e Theo rimasero immobili come statue, fra lo stupore e il timore.

Dopo alcuni minuti di interminabile attesa le luci si spensero, e i due telepati riaprirono gli occhi. Si alzarono lentamente, faticando a reggersi in piedi.

“Sono salvi…” disse Efeliah, con voce così bassa da essere a stento udibile.

Kriss e Theo non riuscivano a capacitarsi di quello che fosse successo.

“Abbiamo disattivato il controllo mentale. Del tutto. Completamente. Ayonn è libera.”

“Gli inseguitori di Riff adesso stanno riportando i ribelli alla città, per accoglierli come salvatori.”

“Non è possibile…” disse Theo.

“Il nostro compito è concluso…” disse Math.

“Non credo” intervenne Efeliah. “Vero Kriss?”

Tutti gli sguardi furono su di lui.

“Beh…” iniziò a dire. Poi tacque e si avvicino al sedile numero uno. Il cuore prese a battergli più forte. Nonostante il timore, qualcosa lo spingeva a collegarsi alla macchina. Più passavano i secondi, più l’impulso diventava irrefrenabile. Gli pareva quasi di sentire qualcosa gemere, contrarsi, durante la sua esitazione. Qualcosa a lui esterno: non era il suo stomaco.

Si sedette sul sedile uno. Prese il cilindro, e la sferetta.

“In caso di difficoltà mi inserirò dal terminale secondario e ti trarrò in ‘salvo’” disse Efeliah.

Kriss non si domandò come potesse dire una cosa del genere. Strinse i due oggetti metallici, chiuse gli occhi, e attese.

Una forte luce lo investì.

Non possedeva un corpo, né organi di senso, eppure percepiva, ‘vedeva’. Tutto era lattiginoso e bianco e luminoso intorno a lui.

Un unico pensiero lo attraversò:

“Dove sono?”

Nello stesso istante in cui se lo chiedeva un varco si aprì

dinanzi a lui, nel bianco. Alla velocità della luce vide allontanarsi il Municipio sotto di sé, seguito poi dall’intera Ayonn. Vide poi il deserto con la Rocca alla sua destra, e il mare alla sua sinistra. Poi, sempre come il lampo si ritrovò a guardare l’intero pianeta di Noi-Hert, da un polo all’altro. La sua sicurezza vacillò, ma non poté rinunciare quando la visuale si ampliò a velocità impossibile mostrandogli il braccio della Via Lattea, visto dall’alto. Era consapevole della posizione di Noi-Hert, e ora divenne consapevole anche della posizione della Terra. Provò il desiderio di osservarla, ma non accadde nulla. Fissò le stelle affascinato per qualche ‘minuto’, poi decise di ridiscendere su Noi-Hert. ‘Planò’ su Ayonn, e fu consapevole di tutte le macchine psichiche che erano presenti, fra quelle ancora attive e quelle disattivate da Math ed Efeliah. Individuò le luci danzanti che tanto lo avevano terrorizzato nei Labirinti Rocciosi, ora ridotte a semplici sfere di metallo adagiate a terra.

Cominciava a prendere familiarità con il proiettore.

Tornò nello spazio bianco e luminoso. Ora iniziò ad avvertire una strana sensazione. Sentiva una specie di ‘pressione’ nella sua testa, unita a un senso come di urgenza, e di aspettativa. Si guardò intorno, in attesa. Non sapeva cosa fare. Tutto era bianco, e vuoto ma pieno allo stesso tempo. Smise di cercare e si limito ad ascoltare, dentro di sé, quella sensazione che non riusciva a comprendere. Era come se non fosse una sensazione realmente sua. Tese ‘l’orecchio’: qualcosa mormorava nel silenzio. L’accenno di un suono, il ricordo di una parola, Kriss non afferrava il senso. Decise di attendere ancora. Attendere, con pazienza. Nel frattempo, avrebbe ascoltato.

Smise di pensare a qualsiasi altra cosa, e si concentrò esclusivamente sell’’ascolto’. Era debole e fioco come il fumo di una candela, indistinto ed irregolare come la risacca del mare. Sembrava concitato, ansioso, eppure era lentissimo, come l’erosione di una scogliera. Trasmetteva una sensazione calda, rosea, come quando Kriss vedeva la luce del sole attraverso le palpebre chiuse quando si stendeva sulla sabbia, al mare.

A quel pensiero una immagine prese forma dinanzi a lui. Un litorale. Vedeva le spiagge, la vegetazione divenire più fitta salendo sui monti da un lato, e il mare sconfinato dall’altra.

“Sì” pensò “Un posto del genere…”

Si rilassò al pensiero di trovarsi lì, mentre l’immagine svaniva.

Improvvisamente, repentinamente, vide un apertura farsi strada nel bianco assoluto mentre una voce familiare sussurrava e urlava nello stesso tempo: “Vieni”. Mentre ancora il ricordo dell’eco di quel richiamo gli rimbalzava nella mente l’apertura lo inghiottì. Volava, si dirigeva a sud. Vedeva scorrere sotto di sé la terra, le piante e gli animali, sporadici. Vide la costa, e anche i resti di qualche città. Non si fermò: continuò a librarsi veloce sopra la distesa dell’oceano, senza pensare. L’acqua azzurra correva sotto di lui senza riflettere la sua immagine. Avvistò la terra, in lontananza. Una striscia sottile, di foreste e bassi rilievi, che sembrava vibrare, come permeata della stessa energia che sentiva chiamarlo dentro di sé.

Avvertì come un sussulto, e tutto sparì.

Aprì gli occhi. Ora ricordava di essere seduto sul terminale del proiettore. Vide gli altri che lo guardavano preoccupati.

Scese dal sedile. Efeliah lo interrogò con lo sguardo, e chiese nella sua mente:

“Hai trovato le risposte?”

Lui disse, ad alta voce:

“Credo di sapere cosa fare”

“Era come una sorta di richiamo…” stava spiegando Kriss agli altri, descrivendo la sua esperienza col proiettore. Si trovavano nell’infermeria del Municipio, per prestare cure a Corolla.

“Osanna ai salvatori!” Riff esclamò entrando all’improvviso.

“Siete salvi!” esclamò Kriss, sollevato.

“Certo, grazie a voi! Il vostro folle piano è riuscito: stavamo fuggendo, e proprio quando pensavamo di essere ormai spacciati, le macchine sono cadute dietro di noi, spegnendosi all’improvviso. I più svegli fra i soldati alle nostre calcagna, poi, una volta resosi conto dell’accaduto, ci hanno offerto i loro cavalli per tornare in città! E’ stato grandioso!”

“Un momento…” disse Theo.

“E Joe?” terminò Kriss.

“Sta fuggendo…” disse Math.

“Abbiamo già inviato una squadra dei migliori combattenti al suo inseguimento. Presto sarà condotto qui e giustizia sarà fatta…”

Mentre pronunciava quelle ultime parole, Riff si rabbuiò. Sul suo viso emerse un’ondata di antico rancore

“Lo giustizierete?” chiese Math.

“Non credo… Sono stanco di vedere persone morire… Se dipendesse da me, finirebbe i suoi giorni i quegli alloggi ‘privilegiati’ che per anni ha riservato a noi”

“Mhn…” Corolla emise un gemito “Mi hanno colpito?… Dannazione, devo stare invecchiando…”

Una risata generale proruppe fra di loro, e Kriss e Smiurl si precipitarono ad abbracciarla, per quanto la sua ferita lo permettesse.

“Questi due valorosi ti hanno scorrazzata qua e là mentre eri priva di conoscenza!” disse Efeliah, con ironia. “E’ anche a loro che devi la vita…”

“Smiurl! Fantastico!” esclamò Corolla “Ora ho un debito con te! E pensa quanto potrai vantartene!” gli sorrise. Lui si accese di vari colori, rimanendo senza parole.

“Io invece credo ancora di avercelo, un debito con te” disse Kriss.

“Non se ne parla neanche…” replicò lei.

“Se non ero io ci sarebbe stato Theo, o gli altri…”

Lei lo zittì mettendogli una mano davanti la bocca.

“Però sei stato tu. Questo conta.” Disse Corolla, sorridendo. Kriss arrossì un poco. Distolse lo sguardo, ma naturalmente Efeliah e Math se ne accorsero.

Corolla si mise a sedere sul letto, nonostante Efeliah cercasse di impedirglielo. Poi si alzò, e le disse:

“Mica vorrete impedirmi di muovermi, vero?” poi tese la mano a Kriss:

“Amici? Per la pelle.”

Non sapendo che altro fare, Kriss le strinse la mano e ripeté la formula. Non sapeva che tipo di saluto, rito o luogo comune fosse quello. Però aveva l’aria di essere molto importante.

Ci furono alcuni istanti di silenzio, che furono poi rotti da Math.

“Vorrei fare un annuncio” disse “Io ed Efeliah sappiamo che con un buon 98% delle probabilità, Riff sarà eletto sindaco di Ayonn” Riff rimase allibito. Math fece una pausa, durante la quale Efeliah cambiò espressione come dalla notte al giorno.

“Visto il grande patrimonio scientifico e culturale che giace in questo posto, e le numerose macchine costruite dal maestro, vorrei chiedere al futuro sindaco di poter rimanere presso questa città in qualità di studioso Municipale, o qualcosa del genere, se tutti i presenti sono d’accordo, certo…”

“Era questo che mi nascondevi, allora!” disse Efeliah, a metà divertita e a metà sconvolta. Theo parlò:

“Non possiamo obbligarlo a restare” Kriss e Corolla annuirono, e Smiurl li seguì. Tutti guardarono Efeliah. Dopo qualche istante disse, con voce incerta:

“Certo. Se vuoi restare, se senti che devi farlo, allora devi restare…” scrollò le spalle rassegnata.

Poi fu il turno di Riff.

“Per me non c’è problema” disse alzando le spalle “Sempre che avrò davvero l’autorità per farlo.”

“Non temere, la tua proposta sarà accolta favorevolmente da un 79% della popolazione, consiglieri municipali inclusi.” Disse Math.

“Allora siamo d’accordo.” Disse Riff guardando prima Math, poi tutti gli altri.

“D’accordo.”

“Vorrei parlarti un momento” disse Efeliah, rivolta a Kriss.

Si erano radunati tutti nell’alloggio di Corolla, prima di scendere per la cena.

“Oh, a proposito” le disse Kriss “Stavamo organizzando la partenza… Pensiamo che l’alba di domani sia il momento migliore.”

Efeliah sospirò.

“Va bene” disse “Ma ora ascolta. Si tratta della tua mente.”

“Cosa c’è che non va?”

“Non è che ci sia qualcosa che non va… Mentre eri collegato al proiettore, io e Math non abbiamo potuto fare a meno di esaminarla, di studiarne ogni punto. Durante il collegamento alla macchina, infatti, le tue funzioni cerebrali si sono ‘espanse’, per così dire, in tutte le direzioni. Non abbiamo avuto bisogno di aggirare i blocchi che hai dalla nascita. La tua mente ci si è parata davanti, diciamo, come un quadro ad una mostra. Alcuni giorni fa, appena partiti dalla Rocca, parlai con Math di qualcosa che ci lasciava perplessi, nella tua mente, e proposi di esaminarti”

“Certo. Ricordo. Voi non ve ne siete accorti, ma ero dietro di voi e vi stavo ascoltando.”

A quelle parole Efeliah sgranò gli occhi. Dopo qualche secondo si riprese e disse:

“Ci stavi ascoltando?! Tu non ti rendi conto di casa significhi questo!” la guardarono tutti senza capire.

“E’ impazzita?” chiese Smiurl a Corolla, indicando l’espressione esaltata della telepate che aveva appena appreso che l’apparato uditivo di Kriss era normalmente funzionante. Corolla lo zittì con una gomitata.

“Non stavamo parlando!” Riprese Efeliah “Era una comunicazione telepatica!”

“Un momento” intervenne Corolla “Tutti noi abbiamo udito queste ‘comunicazioni telepatiche’ quando eravamo alla Rocca. Qual è il problema?”

“E’ che quelle erano trasmissioni ‘pubbliche’, per capirsi, è come quando si parla a un gruppo di persone. Fra me e Math era in corso una conversazione privata, cui nessuno poteva accedere se non ammesso da uno dei partecipanti.”

Tacquero un momento.

“Ha un cervello fuori del normale, non c’è altra spiegazione” sentenziò Corolla.

Kriss la guardò, poi tornò a rivolgersi ad Efeliah.

“Sì, è così” confermo Efeliah “Era proprio questo che ero venuta a dirti. Esaminando la tua mente abbiamo individuato alcune strutture, due per ogni emisfero, che non esistono nei cervelli di Noi-Hert. Sono così complesse che non siamo riusciti a capire come funzionino. Però c’è un dato significativo.”

“Sarebbe?” fece Kriss, incredulo e scioccato.

“Ricordi quella notte, quando fummo attaccati dai Sgozza-buoi?”

“Certo” disse lui.

“Ricordi quando improvvisamente sei corso a prendere la spada e poi a uccidere la bestia?”

Kriss quasi sussultò al ricordo improvviso, che era così vicino. Non ci aveva più pensato.

“Sì” disse.

“Io svenni…” riprese Efeliah “…sotto l’urto di un sovraccarico empatico. In qualche modo tu percepisti parte delle mie sensazioni. E già questo è un fatto notevole, ma il punto è che da quel momento fino a che non sei crollato al fianco di Smiurl, quelle aree di cui parlavo prima sono come impazzite. Hanno ricevuto un’energia decine, forse cento volte superiore alla norma. Poi non sappiamo cosa sia successo. Ti abbiamo ritrovato a fianco al

cranio fracassato dello Sgozza-buoi. L’attività mentale era cessata, ma quelle aree, per così dire, ‘scottavano’, per l’improvvisa scarica di energia ricevuta. Conseguentemente hai avuto la febbre e hai delirato tutta la notte, ma questo è comprensibile.”

Kriss la guardò sconvolto, allibito. Non riusciva a crederci. Ma sapeva che Efeliah stava dicendo la verità Sentì una mano sulla spalla. Era Corolla.

“Non ha riportato ‘lesioni’?…” chiese quest’ultima, preoccupata.

“No, la sua mente è forte, e ora è di nuovo in forma… Però…”

“Però cosa?” disse Kriss.

“Dopo la seduta al proiettore, ho la vaga impressione che alcune tue strutture cerebrali siano cambiate.”

“E ciò significa?” disse Corolla.

“Non lo so” rispose la telepate, crollando il capo.

Giunse l’ora della cena. Indossarono i vestiti forniti loro dalla servitù speciale loro assegnata e scesero al pianterreno, sul retro del municipio. La più vasta sala municipale era stata addobbata in tempo record per accogliere più ayonnesi possibile in quella grande e forse unica occasione, unica come quel giorno che sarebbe passato alla storia di Ayonn come “la Liberazione”.

Kriss e gli altri entrarono e si guardarono intorno meravigliati. Lunghissimi tavoli riempivano quasi l’intera area del salone, e su di essi trovavano posto centinaia di portate che numerosi chef si erano affannati a preparare per tutto il giorno.

Dall’alto pendevano enormi lampadari di cristallo che illuminavano di vari colori l’ambiente, creando curiosi giochi d’ombre fra gli anfratti un po’ più remoti delle volte dell’altissimo soffitto. Ai lati della sala c’erano due colonnati che scendevano dal soffitto, e a Kriss ricordavano molto le navate di una chiesa. Non c’era nessun altare, però. Solo una grande e stupenda fontana illuminata.

Mentre ammiravano tutto questo un gruppo di uomini in nero, i più eleganti in tutta la sala, li avvicinò.

“Non troveremo mai abbastanza parole per ringraziarvi” disse il più anziano, inchinandosi.

“I vostri nomi resteranno immortali negli annali di Ayonn. Sarete gli ‘eroi liberatori’ della città…” disse un altro

Kriss si sentiva molto a disagio dinanzi a tanti onori. Non pensava poi di aver fatto cose così grandi.

In un attimo gli giunse un pensiero di Efeliah:

“Non sottovalutare la nostra impresa. L’idea è stata tua, è grazie a te che tutta questa gente è finalmente tornata padrona di sé stessa. La libertà è una cosa molto preziosa, in fin dei conti. O non è vero?”

“Si… (esitazione) …ma chiunque altro avrebbe potuto farlo, al posto mio… Quanti ostacoli abbiamo incontrato all’interno del municipio? Siamo onesti, è stata quasi una passeggiata. A Theo non è venuto neanche il fiatone…” Kriss ribatté, senza pronunciare le parole.

“Stai tralasciando un particolare. Lo scudo emozionale generato dal proiettore è impenetrabile. Solo tu sei riuscito ad attraversarlo.”

“Sempre la mia mente particolare?”

“Credo proprio di sì.”

“Allora… era destino?”

“Una cosa del genere…”

Lo scambio di pensieri era durato solo pochi secondi, e nessuno se ne accorse.

“A nome del consiglio municipale di Ayonn vi invitiamo a sedere presso i posti d’onore a voi riservati…”

Kriss, ancora a disagio per quei modi formali, si avviò insieme agli altri, accettando l’invito con un lieve inchino, seguendo l’esempio dei due telepati. Loro sapevano sempre come comportarsi, e conoscevano tutte le usanze di qualsiasi gente dal momento in cui la incontravano.

Corolla si sedette adagio per non urtare l’ustione con la sedia. Kriss la osservò. Nonostante la fasciatura che stonava in maniera atroce col vestito da sera di seta nera, Corolla conservava intatto il suo fascino. I suoi occhi sembravano mandare fiammelle

divertite, come sempre.

Theo sedeva rigido e visibilmente a disagio senza le sue armi a portata di mano. Era stretto in un enorme completo grigio scuro.

Smiurl destava l’ilarità di molti. Della sua misura erano stati reperiti soltanto dei vestiti di bambini: una giacchetta e pantaloni grigi, un gilet rosso e camicia bianca. Naturalmente non glielo avevano detto, ma cominciava forse ad intuire la verità notando le decine di sguardi divertiti degli invitati.

Math ed Efeliah sembravano essersi trasformati. Lasciate le loro tuniche, avevano indossato lui un elegantissimo completo nero (che doveva essere l’ultimo grido in quanto a moda ayonnese) e lei un bellissimo vestito, lungo dietro e corto davanti, che finalmente rendeva giustizia alle sue forme. Era dello stesso colore degli occhi, ora messi in risalto, come anche la bocca, da un truccatore esperto.

Kriss invece indossava dei pantaloni neri e una camicia bianca, aperta sul collo. Neanche in quell’occasione aveva pensato di togliersi le zanne dello Sgozza-buoi. Non avrebbe mai fatto un torto del genere a Theo. Da qualche parte, sentiva che era giusto così.

Ben presto iniziarono le danze dei camerieri. Non c’era altro modo per descrivere la loro attività: decine di giovani uomini e donne sciamavano per la sala consegnando piatti pieni e ritirando quelli vuoti. Avevano tutti la stessa divisa, e vederli servire così spediti dava l’impressione di stare osservando una coreografia studiata.

In poche ore Kriss divenne un erudito di cucina ayonnese: decine erano le portate riservate soltanto al loro tavolo. Non aveva mai partecipato a un banchetto così ricco, neanche lontanamente paragonabile a tutti i pranzi di matrimonio che aveva visto.

Dozzine di vini accompagnavano le portate, e ben presto Smiurl assunse un espressione che la diceva lunga sul suo tasso di alcool nel sangue.

Kriss si trovò di nuovo a raccontare ai consiglieri e a Riff, che sedeva con loro, la sua storia, e di come avesse sentito l’irrefrenabile impulso di recarsi in quella città.

“…E ora partiremo di nuovo” disse, alla fine.

“E’ una storia incredibile” disse il consigliere più anziano. Fece una pausa, scrutando le vacuità del suo calice “Ma ti auguro buona fortuna” soggiunse.

“Lo è già, una fortuna, intendo dire, il fatto di possedere degli amici così fidati, disposti a seguirti ‘in capo al mondo’, vero?” chiese un altro.

“Certo. E’ proprio così. Non sarei da nessuna parte, ora, se non fosse per tutti loro.” Concordò Kriss, indicando tutta la compagnia.

“Ma ho saputo che Math si unirà presto a noi, vero?” chiese il primo consigliere.

“Devo ammetterlo: muoio dalla voglia di studiare più da vicino il proiettore, per poterne poi fare un uso più saggio di quanto non abbia fatto quel tiranno…” disse Math, sciolto dal vino.

“Ho sentito dire che la vostra comunità, su quella rocca, sia stata creata dallo stesso studioso che realizzò il proiettore…” chiese un altro consigliere.

“E’ vero” disse Efeliah, annuendo. Mentre muoveva la testa ciocche di capelli che scendevano dall’acconciatura le si muovevano intorno agli occhi. Kriss la trovò adorabile. Aveva ripreso a parlare “…e ci lasciò un codice, una serie di regole, che sono i nostri principi e le nostre leggi. Non c’è quasi mai bisogno di applicare sanzioni penali”

“Un gran bel posto!” disse sghignazzando un consigliere in soprappeso che fino a quel momento aveva preferito limitarsi ad ascoltare mentre terminava dapprima una seconda e poi una terza abbondante portata di carne cucinata ‘dio sa come’, per dirla come avrebbe detto Kriss.

Stavano ancora chiacchierando quando le luci calarono improvvisamente, e una musica si propagò intorno a loro, reclamando il silenzio. Osservarono in direzione della fontana. Un palco sembrava apparso dal nulla, circondando i giochi d’acqua ora illuminati più che mai da luci che Kriss non riusciva

a individuare. Un consigliere che era scomparso poco prima dal loro tavolo vi salì e disse:

“Ora assisteremo alla cerimonia della premiazione. Sono invitati a raggiungermi sul palco i signori Riff di Ayonn, Kriss della Terra (un brusio pervase la sala), Corolla e Theo di Øder, Smiurl di Desert city, Efeliah e Math della Rocca del Telepate.”

Kriss era sconcertato. Sembrava una premiazione di una lotteria di qualche country club, mentre probabilmente stavano per consegnarli una medaglia al valore… Corolla ed Efeliah sopraggiunsero alle sue spalle incitandolo ad alzarsi.

Procedettero verso il palco, ove furono depositati da una misteriosa forza che li aveva fatti levitare dal pavimento.

Li premiarono davvero. I riconoscimenti furono loro consegnati nell’ordine di apparizione sul palco. A Riff fu consegnato un piccolo scettro d’oro con una pietra incastonata in cima. Kriss sgranò gli occhi quando apprese che era un enorme diamante. Poi a lui consegnarono una sfera che riconobbe essere una di quelle luci che lo avevano tanto terrorizzato (naturalmente ora poteva attivarla e farla funzionare a suo piacimento) e una riproduzione della sua spada che portava sempre con sé. Era delle dimensioni di un pugnale, ma era fedele nei minimi dettagli. Sembrava imitare anche l’incerto ‘movimento immobile’ della lama. Ed era incastonata di pietre rosse, azzurre e verdi per tutta la lunghezza. A Corolla consegnarono similmente un fucile laser come quello che le aveva procurato l’ustione e una collana d’oro finemente lavorata. A Theo diedero un maglio grande esattamente quanto il suo, solo fatto interamente di platino. Lo dovettero portare lì in quattro su un carrello di metallo. Theo lo alzò in alto come un mazzo di fiori.

“Probabilmente avrà il coraggio di portarsene dietro due, ora!” disse Corolla. Theo la udì e si girò, e disse:

“Oh, questo è molto più pesante. Non avrò problemi a portare anche l’altro…” erano davvero tante parole per essere uscite dalla sua bocca, e in effetti anche sul suo viso la soddisfazione era evidente.

A Smiurl diedero un cofanetto in cui trovò diversi orecchini d’oro da aggiungere alla sua collezione e un collare anch’esso d’oro.

Poi portarono i doni per i due telepati. A Efeliah diedero un diadema di diamanti e zaffiri intrappolati nell’oro e una collana simile a quella di Corolla. A Math invece consegnarono una collana più piccola e uno strano apparecchio.

“Cos’è?” fece Efeliah. Math lo stava già studiando.

“Incredibile!” esclamarono poi ad una sola voce.

“Cos’è?” chiese Kriss.

“Un’altra creazione del Maestro!” esclamò eccitata Efeliah.

“E’ una sorta di amplificatore mentale… Credo di poterlo usare per rimanere in contatto con voi.” disse Math.

Efeliah lo abbracciò.

Si voltarono verso il pubblico plaudente e si inchinarono, poi levarono in alto e mostrarono loro premi.

Dopo essere stati intervistati, fotografati e abbracciati a sangue li lasciarono ritirare nelle loro stanze, dove crollarono esausti a notte fonda.

Dormirono tutta la notte. Dormirono anche tutto il giorno seguente.

Kriss si alzò dal suo letto stirandosi le membra, e si accinse a scendere per fare colazione. Si rese vagamente conto che qualcosa non andava quando vide che le luci nel corridoio erano accese. Scese le scale che conducevano al pian terreno e percorse i vari corridoi fino a giungere nella sala del banchetto. Lì trovò Efeliah e Theo ad aspettarlo.

“Buongiorno Kriss! Anzi, buonasera!” fece lei quando lo vide, ridendo.

Kriss non capiva. La guardo accigliato. Poi guardò Theo, impassibile come sempre. Dopo una decina di secondi, mentre Efeliah continuava a ridacchiare Theo disse:

“Siamo al tramonto. Hai dormito più di sedici ore…”

Kriss rimase un attimo imbambolato a guardarlo. Poi andò a una finestra a verificare, e dovette arrendersi alla realtà dei fatti.

“Forse le nostre imprese sono risultate un po’ più faticose di quanto tu avessi stimato in precedenza…” disse lei.

Apparve uno dei consiglieri, e richiamò la loro attenzione.

“Lieto di vedervi di nuovo” disse inchinandosi “Vi abbiamo preparato tutto quello che potrà servirvi durante il viaggio. Lì troverete le provviste…” indicò uno dei tavoli rimasto lì dalla sera precedente.

“Potrete partire in qualsiasi momento” aggiunse poi “Avvertiteci appena avrete deciso”. Si inchinò di nuovo e sparì da dove era venuto.

Dopo alcuni minuti scese Corolla in compagnia di Smiurl. Appena arrivò, il nano disse:

“Dobbiamo proprio partire?… A me questo posto piace…” e si accese vagamente ripensando alle delizie culinarie di cui aveva potuto godere.

“Ma come?!” esclamò Kriss sorridendo “Non era questa la ‘città maledetta’?”

“Beh…” fece per dire Smiurl, guardando a terra e alzando le spalle.

“Guarda che se vuoi puoi rimanere qui…” disse Corolla, un po’ per metterlo alla prova “Tanto ci sarà Math qui con te…”

Smiurl gemette, dilaniato dal conflitto interiore. Alla fine si pronunciò, sospirando:

“Verrò con voi… Non posso fare questa figura da vigliacco abbandonando i miei amici… Ne va del mio onore di mutante di terza generazione!”

Efeliah lo squadrò un attimo, poi disse:

“Non è tutto, vero?”

Smiurl la guardò spalancando gli occhi, e, dopo averli riabbassati, con voce tremante:

“Beh… insomma…”

“Non ti fidi di lui…” concluse lei “Anzi, temi anche me, in fondo alla tua mente…”

Lui la guardò ancora più intimorito. Lei indicò la sua reazione e disse:

“Vedi?”

“Ah! Dannazione!” fece il nano, pestando un piede per terra e poi incrociando le braccia. “Hai ragione, come al solito!”

Risero.

Fecero uno spuntino che risultò essere un compromesso fra una colazione e una cena leggera. Finito di mangiare, Theo disse:

“Propongo di partire all’alba. Nel frattempo potremo preparare i bagagli e riposarci un ultima volta”

“Sono d’accordo” disse Corolla.

“Per me va bene… Tu, Kriss?” disse Efeliah.

“Certo. All’alba. Ho dormito a sufficienza, per oggi” rispose.

“Allora è deciso” concluse Corolla.

“Ma nessuno chiede il mio parere?!” esclamò Smiurl indignato.

Risero di nuovo.

Verso le tre della notte si radunarono nel grande atrio

municipale per congedarsi dal consiglio. C’erano anche Math e Riff ad attenderli.

Erano tornati in tenuta da viaggio: Kriss aveva indossato di nuovo i vestiti con cui era giunto su Noi-Hert. Soprattutto calzava le sue scarpe da ginnastica, molto più comode degli anfibi di Theo. La lavanderia municipale si era occupata di tutti i loro capi, che non erano molti, fra l’altro. Smiurl indossava la sua eterna giubbetta di pelle stinta, mentre Theo indossava solo dei pantaloni leggeri. Era impressionante vedere quella montagna di muscoli trascinarsi dietro un grande zaino e due magli inverosimilmente grandi.

Efeliah aveva rinunciato alla sua tunica optando per qualcosa di più pratico: accettò volentieri alcuni vestiti di Corolla. Sembrava comunque perfettamente a suo agio, con un paio di pantaloni strettissimi di pelle, neri, e una specie di camicia strappata all’altezza della vita. Kriss le studiò: sembravano due bellissime guerriere.

Si riscosse dalle sue fantasie per inchinarsi ai consiglieri, che stavano augurando loro buon viaggio e quel genere di cose, oltre a ringraziarli ancora una mezza dozzine di volte dopo avergli assicurato la loro imperitura ospitalità nei loro confronti e in quelli dei loro eventuali amici.

Fu il turno di Riff.

“Amici, spero di rivedervi, un giorno. Non riesco ancora a capacitarmi di tutto quello che avete fatto, per tutti noi: è successo tutto troppo in fretta. Grazie, grazie ancora” li abbracciò tutti, commosso.

“Questo sembra molto più espansivo dei suoi amici consiglieri…” pensò Kriss.

“Puoi dirlo forte!” gli arrivò la risposta di Ef nella mente. Ormai si era abituato a quel contatto.

Poi fu il turno di Math.

“Vi auguro buona fortuna. Se il Maestro aveva predetto il vostro arrivo, allora il vostro destino è segnato. Sono sicuro che ci rivedremo.”

“Rimarremo in contatto con te attraverso quell’’amplificatore’, vero?” chiese Ef.

“Certo, mi farò sentire spesso. Non voglio trattenervi troppo a lungo: troppi sentimentalismi ora potrebbero causare esitazione…”

Kriss si chiese cosa volesse dire… Non gli sembrava di stare diventando troppo sentimentale, con quella gente. E comunque ora non vedeva l’ora di partire. In fondo alla sua mente continuava ad avvertire un vago senso di urgenza, lo stesso richiamo che finora era sembrato la sua guida.

“Il Proiettore è stato riattivato, ma le vostre menti saranno ignorate dalla macchina, quindi non vi preoccupate.” Aggiunse Math, mentre li accompagnava alla porta.

Finalmente si avviarono lungo la via principale, lasciandosi alle spalle il Municipio, e la gente di Ayonn. Uscirono dalla porta a sud mentre un varco veniva aperto nello scudo olografico per permettere loro di uscire. La guardia della porta li salutò, e appena misero piede fuori del perimetro della città lo scudo ripristinò la sua forma originaria.

Si voltarono ad osservarlo dopo aver percorso qualche centinaia di metri. Ora potevano ammirarlo senza provare alcuna sensazione spaventevole. Era davvero un superbo gioiello.

“L’emisferica gloria di Ayonn” pensò Kriss, col tono di chi cita il titolo di una canzone, rendendosi conto che non avrebbe mai potuto dimenticare un posto come quello.

“A pensarci bene, non potrò dimenticare neanche tutto il resto!” esclamò a voce alta, ridendo.

Lo guardarono.

Poi si rimisero in cammino.

Menti selvagge – pt.7-8

Camminavano in fila indiana dietro quel Math che li stava conducendo chissà dove attraverso un contorto e angusto sentiero scavato nella roccia, che spesso diveniva un tunnel. Era un percorso piuttosto in salita, e dopo una mezz’ora cominciarono ad avere il fiato grosso.

“Rocca del Telepate…” mormorava pensierosa fra sé Corolla “Ne sai qualcosa?” Theo scosse la testa.

“Perché non lo chiediamo a lui?…” propose Kriss.

“Non mi fido! Questo posto è maledetto! Non ne usciremo vivi!…” Smiurl ricominciò a lagnarsi.

Apparentemente sordo ai loro discorsi, la voce di Math continuava a guidarli poco più avanti – “Prego, da questa parte” – ad ogni biforcazione. Dopo un’ora circa di arrampicata il sentiero terminò brusco dopo una curva e uno spettacolo sorprendente si presentò ai loro occhi.

Erano in un incavo della rupe, sicuramente sulla cima, quasi come il cratere di un vulcano. Era un vasto spazio riempito di case e strade, sentieri e camminamenti sospesi. Centinaia di fori costellavano le pareti rocciose, portando chissà dove. Gentili luci illuminavano le strade più importanti, e altre luci filtravano dalle finestre delle abitazioni dalla curiosa forma sferica, fatte di mattoni di argilla e paglia, probabilmente. Si sentivano curiosamente osservati.

Si riscuoterono quando Math riprese a camminare. Lo seguivano in silenzio, e i loro passi risuonavano sulla pietra. Tutto taceva, ma l’atmosfera sembrava permeata, al limite dell’udibilità, di un sottile canto, un sussurro melodico di tante e nessuna voci che sembrava andare e venire come trasportato dal vento. Però l’aria era calmissima.

Le luci lungo la via principale erano enormi fiaccole che emanavano anche un discreto calore. Scintille si levavano verso l’alto, trasportate dall’aria calda, danzando intorno per poi spegnersi nel buio. Anche qualche abitante cominciava a farsi vivo, qualcuno lungo la strada, altri affacciati alle finestre, li guardavano tutti all’incirca con lo stesso moderato interesse.

Si ritrovarono fermi ai piedi di una collinetta

“Questa è la casa dell’anziano, saggio Long. Vi sta aspettando”

Lo guardarono tutti, a più riprese, non realizzando che in effetti li stava invitando a entrare.

Dopo un po’ l’idea filtrò nelle loro coscienze, e senza aggiungere altro decisero di avviarsi in fila indiana verso la porta di questo anziano dal nome familiare. Sicuramente doveva essere il capo di quel villaggio…

“Chiunque sia questo ‘anziano’, almeno saprà dirci come scendere da quassù…” disse Kriss conciliante forse più a sé stesso che agli altri che erano troppo occupati a guardarsi intorno per preoccuparsi di simili sciocchezze. Poi aggiunse, a mezza voce “…forse saprà dirci anche perché, ci siamo venuti, quassù…”

“Certo non è granché…” esclamò Corolla, arrivati dinanzi all’uscio dell’abitazione. Forse si aspettava qualcosa di più, in riferimento alla posizione sociale dell’occupante. Ma la casa era semplicemente un po’ più alta di quelle ad essa più vicine… Più lontano ce n’erano altre ben più grandi e in posizioni più prominenti.

Dall’interno filtrava una flebile luce tremula, sicuramente proveniente da qualche candela. Improvvisamente, tutti e quattro udirono una voce calda e ferma invitarli:

“Entrate, prego”

La voce sembrava provenire proprio da mezzo a loro, al massimo a un metro di distanza. Si scambiarono alcune occhiate perplesse. Smiurl si era rannicchiato a terra e dava le spalle alla porta. Infine Theo decise per tutti ed entrò deciso, scostando la leggera porta di legno sui cardini scricchiolanti.

Si trovavano in una specie di corridoio angusto, dalle pareti in qualcosa che ricordava vagamente il bambù, con vari disegni appesi. Ai lati si intravedevano, fra le ombre, dei piccoli e bassi mobili, con parecchi oggettini sopra. La luce sembrava provenire da un’estremità del corridoio. Ora non sembrava più una candela. Pareva ora azzurrina, ora verdastra… Si diressero, diretti da Theo, da quella parte. A Kriss pareva di riuscire a sentire il tremore emesso da Smiurl. Provava una strana sensazione di irrealtà. Si sorprese, dopo un secondo, a stringere convulsamente l’elsa della spada. Era una reazione istintiva, pensò. Non so neanche come usarla, pensò.

All’improvviso il corridoio finì, e repentinamente la luce si abbassò, lasciando il posto al chiarore più naturale di alcune candele. C’era un vecchio seduto in poltrona, che dava loro le spalle. Si capiva che era vecchio dalla massa di capelli argentei che gli scendevano lungo le spalle. Lentamente si girò, e con la stessa voce che avevano udito all’esterno disse:

“Sedetevi, prego. Ho appena finito di preparare il tè.”

Kriss ubbidì per primo. Sentiva di potersi fidare di quel vecchio. Leggendo i suoi pensieri, il vecchio lo guardò e disse:

“Attento, ragazzo. Non fidarti mai del tutto… Non è detto che tu non abbia niente da temere da un povero vecchio…” ma non aveva mosso la bocca. Lo aveva semplicemente fissato. Le parole gli erano sgorgate direttamente nella mente. Ora iniziava a capire il significato del titolo ‘telepate anziano’… Ma non riusciva comunque ancora a crederci. Così rimase seduto sulla poltroncina di vimini a guardare quel vecchio a bocca semiaperta, alla cui vista anche Smiurl sembrò riscuotersi.

“Lo sta ipnotizzando! Aiuto!” strillò, e fece per fuggire, ma, a uno sguardo del vecchio, Theo allungò un braccio e lo acchiappò per il collo, sollevandolo poi da terra, senza mai staccare gli occhi da quello sguardo. Poi il vecchio passò a guardare Smiurl e sorridendo affabile disse:

“Tranquillo piccolo Smiurl. Non vi accadrà niente di male.”

Misteriosamente, Smiurl sembrò accettare quella spiegazione. Neanche pensò al fatto che lo aveva chiamato per nome senza che prima lui si fosse presentato. Ormai era troppo sotto shock.

Corolla si sedette vicino a Kriss, trascinando seco Smiurl, mentre Theo rimase in piedi presso di loro. Poi lei disse:

“Caro vecchio telepate anziano, dove siamo?”

Lui osservò con espressione divertita il suo sguardo acceso. Poi, sempre ridacchiando, si riaccomodò nella sua poltrona, girandola verso gli ospiti.

“Detto fatto: benvenuti alla Rocca del Telepate.”

Theo sospirò. Poi disse:

“Ce lo ha già detto… Math” con un cenno del capo verso l’esterno dell’abitazione.

“Ma, in effetti, non c’è altro da aggiungere” disse il vecchio, a bocca chiusa. Ormai Kriss si era già abituato. Rispose, ad alta voce:

“In che senso?”

“Oh, scusate!” esclamò il vecchio “penso sempre ad alta voce! Forse è il caso che vi racconti la storia di questo posto, vedo che non la conoscete…” e continuò a parlare.

La Rocca del Telepate doveva il suo nome al suo fondatore chiamato “Il Maestro”, ultimo maestro psichico dell’università di Noi-Hert. Dopo qualche decina di anni la fuga dei terrestri, fuggì dalla sua città ormai in crisi, dilaniata da lotte interne. Si rifugiò su questo angusto ma superbo moncone di roccia, che si ergeva solitario allora come oggi al centro del Grande deserto.

Al sicuro dalle orde, creò una comunità che continuò ad insegnare le arti psichiche a tutti i suoi componenti. Vivevano di poco: allevavano animali dalla pelle coriacea che passavano periodicamente ai piedi della Rocca, e di un’erba dalla quale era possibile ricavare una strana e fine farina, che cresceva ovunque trovasse un grammo di terra. L’acqua era assicurata da un pozzo profondo chilometri (così disse il vecchio) che scendeva attraverso tutta la Rocca fino al sottosuolo.

Il più anziano e esperto telepate della comunità veniva automaticamente nominato “telepate anziano”, titolo che identificava l’autorità nel villaggio, alla morte del suo predecessore, avvenimento comunque sporadico, visto che avevano una vita media di duecento anni (così disse il vecchio).

Il vecchio fece una lunga pausa sorseggiando il suo tè prima di riprendere a parlare. Poi, ripreso fiato, disse:

“Vi ho fatti subito portare qui perché, dovete sapere, vi stavamo aspettando.”

“Riuscite a vedere da qui chi attraversa il deserto?” fece incredulo Kriss.

“Certo!…” e guardò un attimo davanti a sé sorridendo. Poi cambiò bruscamente espressione “Ma no, no! Sciocco, vi stavamo aspettando da secoli. Cioè:…” e si accomodò meglio sulla poltrona. “…qualche anno fa, poco dopo che ero stato nominato ‘telepate anziano’, mi trovavo nella biblioteca sotterranea, accessibile solo agli anziani, dal momento della loro nomina fino alla loro morte.” Sorrise. “Stavo esaminando niente meno che le memorie del Maestro quando mi imbattei in un racconto di uno strano sogno. Raccontava di una splendida ragazza dai capelli d’oro che gli appariva e lo avvertiva che nel futuro la sua comunità avrebbe dovuto accogliere un gruppo di visitatori, un ragazzo, un nano, un uomo e una donna, menzionando ora e luogo di apparizione. A dir la verità mi ricorda una vecchia leggenda terrestre…” la sua voce si spense e prese a guardare il vuoto. Poi si riprese e disse:

“Ecco, ora vi è chiaro che parlava di voi. Nel diario del Maestro ci è comandato di darvi ospitalità e assistenza, e potete contare che assolveremo al nostro dovere.”

Nessuno fece in tempo a pronunciare domanda alcuna che il vecchio si alzò e disse:

“Probabilmente sarete stanchi. Math, accompagnali ai loro alloggi.”

Math comparve dal nulla, dal corridoio, e li scortò fino a una casa lasciata libera da una certa Efeliah, disse, e, sdraiatisi su quei letti, quasi fossero i più comodi che avessero mai provato, si addormentarono di sasso e dormirono dodici ore.

 

Furono svegliati dal movimento del villaggio.

“Che ora è?” chiese Kriss con voce impastata dal sonno. Smiurl era già in piedi, e sedeva sul letto. Gli rispose:

“Il sole è alto, ormai. Sarà mezzogiorno…” e alzò le spalle. Poi indicò, pensando che Kriss ne avesse bisogno, il bagno e soggiunse “Theo è in bagno.”

Un mucchio di coperte si mosse sul letto di Corolla e ne emerse una voce, attutita:

“Ci sono prima io!” poi dopo un po’: “…che fame!…”

Ricordandosi del suo stomaco, Kriss ebbe la spiacevole sensazione di averci un buco dentro. Sensazione poi accentuata dal delizioso odore di carne arrosto che si propagava nell’aria.

Theo uscì dal bagno e disse:

“Il pranzo è quasi pronto.”

Nella piazza principale del villaggio c’era una sorta di grande braciere centrale, su cui era collocata un’immensa graticola, che a Kriss ricordò con un brivido quelle usate per uccidere i martiri… Pensiero subito scacciato alla vista di ciò che vi era posto a cuocere. Una dozzina di masse sgocciolanti di grasso erano infilzate e girate lentamente, costantemente, dai cuochi. Kriss pensò di morire.

Istintivamente accelerarono il passo. Furono subito recuperati da Math e una giovane donna.

“Buongiorno. Spero abbiate riposato a sufficienza”

Corolla sorrise e rispose, con un leggero inchino:

“Certo. La vostra ospitalità è deliziosa.”

“Vorrei presentarvi Efeliah. Si è offerta di fornirvi l’alloggio.”

La giovane donna che era con Math fece un passo avanti. Era leggermente più alta di Corolla (Kriss notò che in quel villaggio erano tutti molto alti). Aveva capelli biondi che scendevano mossi fino alle scapole, e occhi di un verde stupendo. Come Math, indossava una semplice tunica, chiara.

“E’ un piacere per me accogliervi a nome di tutto il villaggio.” Disse dopo essersi inchinata al gruppo.

“Ma ora vogliate seguirmi, il banchetto è quasi pronto, e suppongo siate affamati…” fece una pausa scrutandoli con gli occhi leggermente socchiusi “… e vedo che non mangiate da ieri mattina… Prego.” Concluse facendo cenno di seguirla e dirigendosi insieme a Math verso un lungo tavolo apparecchiato, al centro dell’unica modesta piazza del villaggio.

Li seguirono.

Arrivati al tavolo, furono invitati a sedersi intorno al telepate anziano, che già si era posto a capotavola. Anche Math ed Efeliah si disposero vicino a loro.

Appena furono comodi, arrivò un cameriere con la prima portata.

“Questo è per il signor Smiurl” disse. Depositò il vassoio d’argento davanti al nano e lo scoperchiò. Dopo una frazione di secondo di incredulità Smiurl diede in un vero e proprio lampo di felicità, esclamando:

“Frutti di sabbia all’‘Occhio di Croegg’!” impaziente, infilò un dito nella salsa rossastra e assaggiò “…uhmmmm…. Squisita! Questa è vera salsa Ghermina!”

Kriss lo stava fissando, stupito. Mentre il nano mangiava, continuava a illuminarsi come una lucciola passando dal giallo al blu, con intermittenza. Fu riscosso dallo stesso inserviente che stava mettendo dinanzi a lui un altro vassoio. Istintivamente chinò leggermente il capo, come per sbirciare nella fessura fra il vassoio e il coperchio. Poi il coperchio fu bruscamente tolto, mentre il cameriere annunciava:

“Per il signor Kriss, ‘braciole alla terrestre’!” dal tono, si capiva che tutti i cuochi erano orgogliosi della realizzazione di quel piatto.

In effetti, a Kriss non sembrava molto diverso dalla carne che cocevano sul barbecue in giardino o dallo spezzatino con salsa al pomodoro che la madre preparava ogni tanto, con le patate. Al ricordo improvviso di quei momenti, Kriss fu assalito da un’ondata di tristezza e malinconia. Fino a quel momento non aveva avuto un secondo libero per ricordare la sua casa, che pure aveva lasciato da soli tre giorni, circa.

Math notò, più che la sua espressione, i suoi pensieri, e disse, per riportarlo al presente:

“Cosa c’è? Il piatto non è di tuo gusto?” a quelle parole subito il cameriere si rabbuiò preoccupato.

Kriss si riscosse, alzò lo sguardo a incontrare quello di Math e disse:

“No, no, tranquilli. Sono sicuro che sia ottimo…” disse afferrando un arnese alla sua sinistra che con ogni probabilità era una posata, affondandolo poi nella portata, infilzando un grosso e succulento pezzo di carne. Se lo cacciò in bocca, masticandolo vigorosamente. Dopo qualche secondo tornò a guardare Math e il cameriere, emulando un sorriso per quello che la bocca piena gli permetteva e disse:

Infati…” cercando di non farsi cadere niente addosso. Si misero tutti a ridere, incluso Theo. Quando poté permetterselo senza rischiare di strangolarsi, anche Kriss si unì a loro.

Finito il luculliano pranzo, a pomeriggio inoltrato, si ritirarono tutti nelle proprie stanze. Per quel giorno le normali attività lavorative erano state sospese.

“Se volete ora potete andare a risposare” disse Efeliah che li stava riaccompagnando al loro alloggio.

“Grazie, credo proprio di averne bisogno” fece Kriss. Efeliah rise. Poi aggiunse:

“Bene, allora! Ci rivedremo stasera, il…” cambiò tono ed espressione “…‘vecchio’ ha qualcos’altro da dirvi…” e se ne andò con un sorrisetto che non riuscirono a interpretare.

La sera venne in fretta. Kriss e gli altri stavano riposando, e non poterono vedere la notte che trafugava ancora una volta il sole.

Apparve la luna. Quando Kriss la guardò si rese conto che era la prima volta che la vedeva. Era una falce sottile nel cielo, e aveva una sfumatura leggermente diversa da quella terrestre. Inoltre sembrava anche un po’ più grande.

Tornando a rivolgere l’attenzione al villaggio vide che c’era un certo movimento. Le fiaccole erano state riaccese, ed altre erano state radunate presso la piazza.

Uscirono per andare a curiosare. Dopo l’impeccabile ospitalità ricevuta, Smiurl si era decisamente calmato e rabbonito, comunque non era molto loquace. Mentre camminavano per la strada non c’era anche solo una persona che non si voltasse a salutarli sorridendo con un leggero inchino. Stavano per iniziare anche a sentirsi vagamente a disagio, quando giunsero alla piazza.

L’area era illuminata chiaramente dalle grandi fiaccole lì radunate. Erano stati allestiti delle specie di buffet. Dopo il banchetto nessuno osava pensare a qualcosa che fosse cibo, ma certo dei rinfreschi e drinks sarebbero stati graditi a tutti.

Si avvicinarono a uno dei banchi, e subito l’addetto li riconobbe, sorridendo loro.

“Desiderano?” chiese.

“Non so” prese Corolla la parola “tu cosa ci consigli?”

“Oh, vi assicuro che qualunque cosa vedete è squisita… Comunque io prediligo i cocktail a base di Martee’nee al Pinzerro”

“Cosa hai detto?! Martini?” esclamò Kriss.

“Sì. E’ una ricetta molto antica, ma…”

“Incredibile…” fece Kriss guardando nel vuoto (pensando poi, ai margini della coscienza, “ma come lo ottengono?”).

“Oh, eccovi.” Era Efeliah che sopraggiungeva dalla strada che avevano percorso poco prima.

“Volete seguirmi? Per bere avremo tempo dopo” disse gentilmente, prendendo Kriss sottobraccio.

Si avvicinarono a una specie di palco, eretto su un lato della piazza.

“Stasera il ‘vecchio’…” disse Efeliah di nuovo con quel tono ironico “…parlerà”.

Arrivò anche Math.

“Salve” disse “Il rinfresco è di vostro gradimento?”

“A dir la verità siamo appena arrivati, ed Efeliah ci ha subito rapiti…” rispose Corolla, sorridendo.

“Ha detto che il vec… ehm…” Kriss riuscì a correggersi in tempo “…l’anziano telepate farà un discorso, stasera. Di cosa parlerà?” chiese.

Math distolse lo sguardo e prese a farlo vagare con una strana espressione… A Corolla sembrò che si stesse sforzando di non mettersi a ridere. Poi Math rispose, e disse:

“Credo voglia farvi una sorpresa…” ma mentre pronunciava quelle parole con la voce, Kriss udì distintamente la stessa voce dire, o meglio, pensare:

“…Di noi/voi…”

Istintivamente si voltò verso gli altri. Non sembravano essersene accorti. Corolla vide la sua espressione e gli chiese:

“Tutto a posto?”

“Ehm… Sì… Credo, sì.” Rispose Kriss, poi sorrise vagamente imbarazzato e per dissimulare si voltò a guardare la piazza. Alzò lo sguardo, e vide la casa del telepate anziano. Alla finestra era affacciato il “vecchio”. Kriss ebbe l’impressione che stesse guardando proprio lui.

“Infatti…” rispose il vecchio, con la solita “voce”. Kriss non poté fare a meno di sorprendersi ancora una volta. Cominciò a dubitare di potervisi mai abituare.

“Ma qual è il problema” pensò poi “Tanto prima o poi ripartiremo, e non incontrerò più questi tipi… non che mi dispiacciano… però…”

“Io non ne sarei così sicuro” rispose il vecchio Long, che nel frattempo aveva iniziato a scendere verso la piazza.

Kriss si voltò di scatto verso Long, guardandolo con aperta espressione di risentimento. Non era entusiasta del fatto che qualcuno controllasse i suoi pensieri.

Per pensare ad altro tornò a rivolgere l’attenzione al suo gruppo. Notò sorpreso che Smiurl stava parlando con Math.

“Come fate a far parlare i pensieri? Quali sono i vostri incantesimi?” stava chiedendogli.

Math rise. Disse:

“Non sono magie. Come disse il Maestro…” e assunse una posa leggermente più solenne “la telepatia è una facoltà implicita, e latente alla nascita, della mente umana. Naturalmente, come ogni capacità deve essere esercitata, anche questa necessita di studi e sforzi.” Smiurl aveva un’espressione decisamente incredula. Math continuò:

“Vedi, quando pensi a qualcosa, quando parli, qualsiasi cosa tu faccia, nel tuo cervello hanno luogo con una serie di reazioni chimiche… Queste emettono una certa quantità di energia. Una mente addestrata riesce a discernere il senso di queste emissioni, ecco tutto…” Math aveva la classica espressione del maestro che spiega all’iniziato un concetto in parole così povere da essere quasi comiche ai suoi occhi di esperto.

A beneficio degli altri, aggiunse:

“Questi impulsi viaggiano, oltre che in quelle standard, anche in una dimensione particolare dell’universo, che non è raggiunta dalle altre onde ed energie. Gli impulsi mentali sono molto deboli in confronto alle radiazioni naturali, e ne sarebbero soffocati”

Kriss era affascinato. Sembrava proprio la spiegazione di uno dei personaggi di quei libri di fantascienza che aveva letto, quando era ancora sulla Terra.

A quel forte pensiero di nuovo doloroso, Math ed Efeliah si voltarono verso di lui proprio come se avessero udito un forte rumore. Kriss sorrise. Forse poteva abituarsi, pensò.

“Buonasera, abitanti tutti e anche voi ospiti” aveva attaccato brusco Long dal palco quando nella piazza era sceso un po’ di silenzio. Parlava a voce bassa, e allo stesso tempo irradiava i suoi pensieri. C’era gente infatti che seguiva il discorso affacciati alle finestre delle case nei paraggi.

Raccontò con molti più particolari la storia che aveva già narrato a Kriss e gli altri a proposito dell’incarico finora segreto lasciato loro dal “Maestro”. Avendo già udito quelle parole, Kriss si distrasse un momento. Quando tornò a rivolgere la sua attenzione al discorso, fu con sbigottimento che udì il vecchio dire:

“… e per meglio adempiere a tale incarico due nostri amici si sono offerti di accompagnare questi graditi ospiti” con un breve cenno della mano verso il gruppo “…incontro al loro fato”.

Fece una pausa. Kriss guardò Math ed Efeliah. Sorridevano. Theo emise un breve grugnito, a metà fra l’approvazione e il dubbio. Smiurl si accese, forse di eccitazione, forse di paura.

“Quindi incarico ufficialmente i cittadini Math Fraimann e Efeliah Amas di scortare Kriss, Corolla, Theo e Smiurl ovunque vogliano, ovunque sia necessario.” Long si inchinò, segnalando che il discorso era finito.

Subito si alzò un brusio di voci e pensieri. Math ed Efeliah si voltarono e si inchinarono sorridendo. Corolla sorrise e disse:

“Siamo davvero onorati. Prima l’ospitalità, poi questo…” lasciò cadere la frase “… siete sicuri di volerci accompagnare?” dai suoi pensieri filtrò “io ci penserei più di due volte, prima…”

Math ed Efeliah risposero:

“Non ti preoccupare, cara Corolla, ci abbiamo pensato davvero bene.”

A quella risposta, Corolla assunse un’espressione più seria, e inchinandosi come erano soliti fare i loro ospiti disse:

“Allora vi accogliamo con piacere”

Menti selvagge – pt.6

“Scusa, Kriss, ma… come facevi a sapere che… proprio questa era la direzione da prendere?…” stava dicendo Smiurl mentre litigava con le cinghie del suo zaino, grande il doppio di lui.

“Uh?” era soprappensiero “Non so… istinto” disse sorridendo al nano con un’alzata di spalle.

Corolla intanto lo osservava di sottecchi. Theo la vide e gli disse:

“Certo hai del fegato…”

“E perché? Cosa mai ci sarà di così terribile? E’ solo una città, e noi andiamo in pace! Quindi non vedo proprio…” si interruppe vedendo che Theo aveva distolto lo sguardo e sospirato, fissando in silenzio il terreno ai suo i piedi.

Il passaggio scorreva lentamente intorno a loro, piatto e rossastro, senza alcun segno di vita a parte alcune lucertole che al loro arrivo guizzavano fra le rocce per andarsi a nascondersi. Il sole era alto e picchiava sulle loro teste, e non prometteva nulla di buono: secondo Smiurl Ayonn distava circa dieci giorni di cammino. Kriss non credeva di poter camminare per dieci giorni in quel deserto senza trovare almeno una sorgente d’acqua potabile.

Senza parlare del fatto che avevano provviste per tre, massimo quattro giorni. Alla sua domanda su come avrebbero fatto, Theo rispose semplicemente:

“Vedremo… Forse cacceremo un po’”

Kriss guardò sconsolato una di quelle lucertole scomparire all’ombra delle pietre. Come se ci fossero prede appetibili… Scosse il capo, tergendosi poi il sudore dalla fronte. Il peso del suo zaino cominciava a farsi insistentemente sentire, ora che portava anche quella grossa spada – aveva insistito per portarla lui. Se ne stava quasi pentendo, ma qualcosa lo spingeva a non separarsene. La sentiva come la sua spada, l’aveva presa al capo, e non significava niente per lui che fino al giorno prima non gli apparteneva e che anzi non ne aveva mai neanche vista una da vicino.

Con questi pensieri in mente, quando si fermarono a riposare Kriss estrasse la spada dal fodero, per esaminarla da vicino.

Era molto lunga, e veramente pesante. Ma era perfettamente bilanciata. Il lungo manico sembrava fatto di qualche metallo scuritosi col passare del tempo, ma al tatto dava una sensazione completamente diversa. Era come se si adattasse perfettamente alle sue mani, come se fosse vivo: non era né freddo né rigido. Eppure era assolutamente duro e impossibile da scalfire. Kriss scrollò le spalle sconfitto e prese ad esaminare la lama.

Era a doppio taglio e si allargava dalla traversa raggiungendo quattro dita circa di larghezza e più o meno tre centimetri di spessore alla base. Si assottigliava sempre più verso la punta, che era stranamente asimmetrica, come se il fabbro avesse voluto riprodurre l’effetto di una lama spezzata, scheggiata e quindi riaffilata come un rasoio. Kriss non aveva mai visto una lama così. Inoltre era leggermente ricurva, dalla base alla punta, di qualche centimetro. Sembrava impossibile usare un’arma di quel tipo. Non riusciva a concepirne l’utilità in battaglia. Eppure, impugnandola, avvertiva la sensazione che il suo braccio divenisse un tutt’uno con la spada, e che questa non era affatto goffa o sbilanciata nei movimenti.

Anche il metallo della lama era strano, agli occhi. Riluceva in maniera irregolare, come se la sua struttura molecolare subisse continue variazioni. Ora Kriss ci si poteva specchiare, ora i riflessi sembravano nuotare o evaporare in direzioni diverse, come soggetti ad un’improvvisa e impossibile turbolenza. Fissandola a lungo la lama sembrava muoversi impercettibilmente avanti e indietro, come fosse viva, eppure al tatto il metallo era freddo e compatto. Inoltre sembrava di intravedervi su incisa una specie di iscrizione, per tutta la sua lunghezza, ma non si poteva esserne sicuri.

Infine rinunciò a cercare di capire come funzionasse, sospirò e alzò lo sguardo. I suoi compagni lo fissavano. Non si era accorto che avevano smesso di parlare, mentre lui era rapito dal suo esame.

“Che succede?”

“Sei stato un sacco di tempo in contemplazione…” iniziò a dire Corolla.

“Sembravi in trance” la interruppe Smiurl.

“…sembravi stare da un’altra parte, completamente estraniato… sicuro di sentirti bene?” terminò lei.

“Certo! Mai stato meglio…” non era sicuro che fosse vero, ma non sentiva di avere niente fuori posto.

“Meglio così” sospirò lei. Poi raccolse le sue cose e disse:

“Sarà meglio rimetterci in cammino. La strada è lunga.”

Fu nel primo pomeriggio che il panorama presentò la prima significativa novità. Davanti a loro, un po’ spostato verso sud, si ergeva una specie di pinnacolo di roccia. A giudicare dalla distanza sembrava essere molto alto e imponente.

“Quello cos’è?” chiese Kriss.

“Un pezzo di roccia come un altro” Smiurl alzò le spalle a quella domanda così ingenua. “Siamo nel deserto, non c’è niente a parte il sole e le rocce…”

Kriss tornò a scrutare il profilo lontano. Non riusciva a smettere di fissarlo. Percepiva qualcosa di strano, che non riusciva a spiegarsi. Camminava e continuava a tenere gli occhi fissi alla cima. Era una sensazione molto vaga, e si domandò se in effetti non fosse uno scherzo della vista: la roccia sembrava come muoversi, o emanare un debole chiarore, (forse il sole aveva sovra-stimolato la sua retina) o addirittura dei rumori appena percettibili.

“Ehi!” esclamò Smiurl all’improvviso, facendo svanire l’incanto.

“Eh?…” fece Kriss riscuotendosi.

“Ti eri fissato… Saranno stati dieci minuti buoni che continuavi a camminare come un fantasma, fissando il vuoto…”

“Dieci minuti?…” gli erano sembrati pochi secondi.

“Qualcosa non va?” chiese Corolla.

“Ehm… no… Cioè sì. Non so spiegare… Non so neanche se me lo sono immaginato…”

Rimasero un po’ in silenzio, guardandosi l’un l’altro, a turno.

“Forse sei ancora scosso…” iniziò a dire lei, ma lui la interruppe bruscamente.

“Voglio vederci chiaro. Andiamo al picco” disse risoluto.

Corolla interrogò Theo con lo sguardo. Lui disse:

“Ne sei sicuro? Abbiamo scarso cibo, e una lunga deviazione potrebbe esserci fatale. E’ proprio necessario?”

Kriss lo fissò in quagli imperturbabili occhi color del cielo.

“Credo di sì”

“Allora è deciso” concluse semplicemente il gigante.

Al tramonto erano giunti in prossimità della parete rocciosa. Il picco si era rivelato molto più ampio – una vera e propria montagna – e altrettanto più alto di quanto sembrava. Una specie di torre naturale nel centro del deserto.

“Non credi che dovremmo accamparci qui?” fu la proposta di Corolla quando vide Kriss scrutare bramoso la parete quasi verticale.

“Io sono stanco…” si lamentò Smiurl “E’ tutto il giorno che camminiamo…”

Kriss continuava a guardare il picco. Infine disse:

“Io non posso aspettare una notte qui sotto, non dormirei. La mia… “sensazione” ora è così forte che non mi farebbe dormire. Devo salire ora. Se volete, potete aspettarmi qui…” senza nemmeno voltarsi si avviò verso le rocce.

Non riusciva nemmeno lui a capire cosa lo spingesse tanto ad arrampicarsi su quell’enorme sasso aguzzo, ma ciò non toglieva che ormai non poteva più farne a meno.

Cominciò ad avere il fiato corto: la rupe era ancor più grande di quanto sembrava dal basso. Ma non pensò neanche per un attimo di lasciare la pesante spada. Si voltò a guardare la strada fatta – troppo poca – e poté cedere che gli altri lo stavano seguendo, pochi metri più in basso. Ciò lo rassicurò, e tornò ad arrampicarsi.

Continuarono così a lungo, in silenzio.

La luce diminuiva sempre più, e vagamente Kriss si chiese come avrebbero fatto a proseguire al buio o a fermarsi a riposare senza precipitare.

D’istinto si voltarono, restando appesi alla roccia: il sole era già sceso parzialmente sotto l’orizzonte. L’atmosfera era pervasa da quella strana luce arancione che Kriss aveva già notato la sera prima – era passato solo un giorno! Dalla parte opposta il cielo diveniva bruscamente nero, cominciando a mostrare alcune costellazioni.

Il sole continuava a gemere e tremare mentre scendeva sempre più velocemente verso la notte. Da quella posizione l’orizzonte mostrava segni di cambiamento: c’erano dei rilievi, e Kriss era sicuro che non potevano essere desertici come la piatta distesa che finora avevano attraversato.

Si riscosse, vedendo che gli altri avevano ricominciato la salita. Dovevano affrettarsi per sfruttare gli ultimi minuti di luce crepuscolare.

La parete rocciosa sembrava non finire mai e farsi sempre più liscia, difficile da scalare. Nessuno parlava, tentando di risparmiare anche le più piccole energie. Kriss alzava meccanicamente le mani e le gambe guadagnando ogni volta preziosi centimetri. Quasi non si accorse che ormai erano immersi nella tenebra, anche perché cominciava a vedere tanti puntini luminosi accumularsi ai bordi del suo campo visivo, a causa dello sforzo prolungato. Ora doveva affidarsi interamente al tatto per cercare l’appiglio successivo. Ogni movimento era un incubo di tenebra con la promessa di una lunga e mortale caduta. La paura lo attanagliava, e il tempo sembrò dilatarsi facendogli pensare che non ce l’avrebbero mai fatta, che sarebbero morti senz’altro e che era solo colpa sua. La frustrazione gli diede la forza di procedere ancora, e ancora, finché la parete non terminò bruscamente. La sua mano annaspò in cerca di un appiglio, poi Kriss capì che poteva salire su quella sporgenza con tutto il corpo, proprio mentre rischiava di perder e l’equilibrio.

Riuscì a tirarsi su, e si sdraiò con la faccia a terra. Dopo aver ripreso fiato iniziò a ridere. Dapprima piano, quasi sogghignando, poi sempre più forte, in un crescendo che lo fece piegare in due con le lacrime agli occhi, e quando tacque una stranissima eco gli rifece il verso per mezzo minuto. Nel frattempo gli altri tre lo avevano raggiunto. Nell’udire quei suoni provenire dalle rocce, Smiurl iniziò a lamentarsi e a emettere gridolini spaventati.

“Questo posto è infestato dagli spiriti!… Poveri noi! Moriremo di certo!”

Si trovavano su una specie di terrazza naturale, alla luce delle stelle ne erano appena visibili i confini.

“Piantala, Smiurl!” sbottò Corolla. Ma Smiurl non le diede ascolto. Dopo qualche secondo, mentre il nano ancora gemeva, dei bagliori iniziarono a danzare intorno a loro, vestendo le pareti rocciose di quell’anfratto di orribili maschere e grottesche figure.

“Cos’è questo rumore?” chiese Kriss udendo un rumore secco e ripetitivo.

“Sono i denti di Smiurl…” rispose Corolla in tono di disapprovazione.

“Smiurl, mi meraviglio di te!” esclamò Kriss, un po’ per non farsi contagiare dal terrore “Pensavo fossi un valoroso! Sei capace di affrontare bestie come quel Jeorghe, e poi tremi davanti a…” e indicò tutt’intorno a loro.

Smiurl rispose, cercando di non mordersi la lingua:

“Un conto è combattere con uomini o animali, un altro è affrontare uno spettro! E qui sembra che ce ne siano a legioni!!” terminò strillando con terrore e indicando le luci intorno a loro che mano a mano andavano crescendo di intensità.

Kriss rimase un po’ a guardarsi intorno con apprensione. Ad un certo punto si accorse di Theo: rimaneva impassibile come sempre, come fosse placidamente seduto nella sua tenda.

“Cosa facciamo?” gli chiese, nervoso.

Theo indicò dinanzi a loro, sulla sinistra, e disse:

“Pazienza. Se non sbaglio, fra poco dovremmo incontrare lo spettro di Smiurl…”

Kriss si voltò per cercare di discernere qualcosa in quella danza di luci e d’ombre che non dava tregua all’occhio.

La luce continuò a salire d’intensità: ormai si potevano vedere bene il ripiano roccioso su cui si erano fermati, confinante col vuoto del precipizio per una sottile linea. Si vedeva chiaramente che proveniva proprio dalla direzione indicata da Theo.

All’improvviso, da dietro una roccia spuntò un uomo, con una torcia in mano, facendo trasalire tutti, tranne Theo.

Indossava una lunga tunica bianca, e aveva dei corti capelli, ricci, neri.

L’uomo parlò, e disse:

“Salve Smiurl, Kriss, Theo e Corolla, e benvenuti. Eravate attesi alla Rocca del Telepate. Se volete seguirmi nel passaggio… Io sono Math” disse facendo un mezzo inchino.

Gli altri quattro rimasero di sasso. Dopo una ventina di secondi che Math attendeva sorridente, solo Kriss disse una parola:

“Ciao…”

Menti selvagge – pt.5

Tutto intorno a lui era divenuto fitte tenebre. Non aveva corpo, né occhi. Solo un punto dimensionale, nel vuoto. “Udiva” cupi rumori intorno a lui, come di tuoni.

Poi, pensò di scorgere dei bagliori, sinistri. La spada del capo si faceva sempre più vicina, con la punta rivolta minacciosamente contro di lui, verso i suoi occhi. Non riusciva a muoversi, non aveva neanche mani con cui ripararsi. La scintillante punta era sempre più vicina, più vicina… Urlò. Le tenebre vibrarono i risposta a tanta rabbia e dolore, ma, improvvisamente, come in risposta agli echi più lontani del suo inconsapevole richiamo, giunse in risposta la luce. Un accecante bagliore lo investì, trapassandolo in ogni particella del suo corpo. Faceva completamente parte della luce, quando una calda voce sussurrò, o pensò di sussurrare, appena sulla soglia dell’udibilità: “Coraggio”.

Non era solo?

La luce continuava a tormentarlo. Aprì gli occhi, e si accorse che il sole gli illuminava il viso, spuntando dalla cresta rocciosa del canyon. Doveva aver sognato. Stropicciandosi gli occhi e stirandosi si alzò in piedi, accorgendosi che qualcuno aveva accesso un fuoco.

Vi si accostò, notando che faceva piuttosto fresco. Poco dopo apparve Smiurl da dietro un masso, portando fra le braccia qualcosa.

“Oh! Buongiorno Kriss! Dormito bene? Hai fame?” esclamò appena lo vide, premuroso.

“Per il buongiorno è da vedersi… Per il resto, la risposta è due volte sì!” fece Kriss sorridendo.

Smiurl si avvicinò al fuoco e iniziò a maneggiare gli oggetti che aveva portato con sé.

“I carri merci erano praticamente vuoti… Però un po’ di cibo sono riuscito a trovarlo… Ecco qua: un otre d’acqua, per cominciare, poi acquavite, carne secca, frutti di sabbia e pere…”

“Frutti di che?”

“Frutti di sabbia! Non mi dire che non li conosci! Sono squisitezze. Si cucinano facendoli bollire nella linfa di Pinzerro, no?… Ma dovrò arrangiarmi con quello che ho…”

Kriss non aveva ancora ben chiaro il concetto. Se ne fece dare uno. Era delle dimensioni più o meno di una noce. Somigliava ad una conchiglia.

“Ma che roba è?”

“Ma dove vivi? Sono larve di Croeggs.”

“Larve?… Vuoi dire… insetti?!” fece Kriss allontanando subito da se la specie di conchiglia.

“Insetti, certo! Ma mica insetti qualunque. Un Croegg anziano può arrivare a pesare come te… Una volta ne ho preso uno grosso così…” e fece il gesto con due mani indicando un metro e mezzo circa. Kriss aveva nel frattempo assunto un’aria decisamente disgustata. Smiurl lo osservò per un po’ in silenzio, sconcertato. Poi disse, tutto contento, riprendendosi bruscamente il frutto di sabbia:

“Vorrà dire che la tua porzione me la mangerò io!”

Kriss sedette a terra, sconfortato. Di nuovo quell’assurda realtà tornava a perseguitarlo. Da dove diavolo uscivano quelle persone, quei posti? Il nano, la ragazza e il gigante, un trio troppo pittoresco per essere reale… Quell’orda di barbari assassini in cui si trovavano… Chi erano in realtà quei tre? La ragazza aveva un non so che di particolare che la rendeva diversa dagli altri che la circondavano. C’era una luce in più nei suoi occhi, e il suo portamento era sempre elegante e sicuro di sé, seducente. Nel suo sguardo c’era qualcosa di nobile, un qualcosa che si avvertiva palese anche nel gigante. Solo il nano non c’entrava niente con alcunché e con chiunque avesse visto finora… Ma sentiva che poteva fidarsi di loro, nonostante in ultima analisi fossero dei perfetti sconosciuti. Forse erano “selvaggi”, ma non animali.

E ora ci si mettevano anche larve di insetti giganti… Per un po’ si trastullò con l’idea che fosse tutto uno scherzo di pessimo gusto.

“Ascolta, Smiurl” fece d’un tratto, guardando serio il piccolo cuoco “…senti un po’… dov’è che siamo?”

“Uh?” fece Smiurl, guardandolo senza capire cosa

intendesse dire “Nel canyon, vicino al fuoco, no? Dove vuoi che…”

“Ma no!” esclamò Kriss, con disappunto.

“Non credo intendesse quello…” disse Theo sbucando alle loro spalle con Corolla.

“Già” confermò lei.

Rimasero a guardarlo, un po’ come se stessero aspettando la sua mossa. Nessuno sapeva bene cosa dire. Infine Kriss si decise, si alzò e disse a bassa voce, con un sorriso nervoso sulle labbra:

“Prima di tutto, questa è la Terra, vero?…”

Corolla sussultò, e Theo sembrò rabbuiarsi nella sua perenne imperturbabilità. Nessuno dei due rispose, così intervenne Smiurl.

“No.” Kriss si voltò a guardarlo. Il nano lo guardava da laggiù molto seriamente, era tutto assurdo! “Questa è Noi-Hert

“Eeh? No-che?” esclamò Kriss sempre più incredulo.

“Un momento” fece Corolla “Kriss, sai dirmi in che epoca siamo?”

“Per favore” disse lui, quasi implorando “dimmi che questo è il ventunesimo secolo!…”

Corolla chinò il capo, per distogliere lo sguardo, impotente. Theo scosse il suo con aria grave.

“Sarà meglio che ti siedi, giovanotto” disse Theo.

Noi-Hert era stata scoperta nel quinto secolo dopo la Grande Guerra di Religione, pochi decenni dopo la realizzazione del viaggio interstellare. Fu il primo pianeta abitabile trovato dalle grandi navi terrestri. Era poco più piccolo della Terra, circa due terzi del suo volume, ma era caratterizzato da una maggiore densità del nucleo, e la forza di gravità raggiungeva quasi 1g. Orbitava solitario, accompagnato solo dalla sua piccola luna, intorno a una stella di tipo G che veniva chiamata Sole ma che in realtà non aveva nome.

I terrestri, nel corso del tempo, avevano creato molte colonie in ogni parte del pianeta, per fini commerciali, di ricerca scientifica e per problemi di densità demografica sul loro pianeta d’origine. Su Noi-Hert era giunto il meglio e il peggio della società sulla Terra; molte furono le menti geniali come numerosi furono anche gli artisti che lasciarono la Terra alla ricerca di nuove scoperte e di più vasti orizzonti, con un intero pianeta a loro disposizione dove rimettere in gioco qualsiasi certezza raggiunta fino ad allora, ma molti furono anche i poco di buono, avanzi di galera, i più spregevoli di tutte le culture terrestri che si ritrovarono lì, in fuga dal sistema che li braccava continuamente. Anche un enorme complesso penitenziario fu costruito, al capo opposto del pianeta. Ma l’altra faccia mostrava una fiorente e nuova società, in cui nuove scienze trovarono fertile terreno per svilupparsi come mai prima di quel momento. C’era spazio per tutti e ogni comodità tecnologica veniva inviata dalla Terra.

Ma fu anche quello a provocare lo sfacelo.

Un giorno, senza preavviso, dopo circa vent’anni di frenetico sviluppo, i terrestri avevano abbandonato tutte le colonie a loro stesse.

Cominciarono a circolare delle leggende, leggende dove gli spiriti del pianeta erano emersi dalle profondità del mare per scacciare tutti i coloni, risparmiando solo i nativi del pianeta. Pochi erano quelli che ci credevano davvero, almeno all’inizio. I più saggi erano convinti che ci fosse qualcosa di molto più concreto dietro tutto ciò. Una guerra, forse, qualche catastrofe, sulla Terra…

Ma, comunque andarono le cose, i coloni si resero presto conto che non avrebbero potuto fare quasi nulla per arginare l’imminente declino che la Terra aveva loro imposto. Senza il supporto delle grandi navi orbitali, i cosiddetti Titani, cessarono le comunicazioni globali, i grossi scambi commerciali. Le macchine o ogni altra creazione della tecnologia terrestre andarono via via scomparendo, essendo il loro complesso funzionamento sconosciuto ai pochi scienziati rimasti. Infine si formarono le prime orde e tutto scivolò sempre più nell’anarchia.

“Non posso crederci” disse Kriss piano dopo qualche minuto di silenzio meditativo. E poi, più risoluto:

“Come posso aver viaggiato nel tempo? E’ chiaramente impossibile!”

Neanche noi riusciamo a credere davvero alla tua storia, perciò siamo pari…” interloquì Corolla, sorridendogli.

Nonostante le spiegazioni di Theo, (completamente assurde) Kriss non riusciva a darsi pace.

Cosa ci faceva lì? Dove sarebbe andato? Che ne sarebbe stato di lui? Pensò a casa sua, a tutti quelli che erano in pena per lui… Sei una persona scomparsa, disse fra sé.

Corolla vide il suo sconforto. Gli si inginocchiò a fianco, mettendogli una mano sulla spalla, e disse:

“Non preoccuparti. In qualche modo troveremo una risposta…”

Kriss la guardò, depresso. Poi riuscì a prodursi in un mezzo sorriso e disse:

“Grazie.”

“Ehi! Guardate qua!” esclamò la vocetta di Smiurl da poco distante. Tutti si radunarono intorno a lui.

“Guardate cosa ho trovato!”

Si chinarono a osservare. Era il corpo di uno dei soldati, a fianco a quello del suo cavallo.

“Cosa sono queste?” chiese Corolla, indicando delle strane piastre somiglianti ad un’armatura.

Kriss si inginocchiò, e toccò la superficie di una delle piastre, e questa si illuminò improvvisamente, poi si spense lentamente, quando ritrasse repentinamente la mano, illuminandosi poi di bagliori simili a scariche elettriche, d’aspetto simile a ologrammi.

“Ma che cavolo?…” disse Corolla.

Theo staccò una serie di piastre dal morto per esaminarle. Le portarono alla luce per poterle meglio osservare. Theo se le rigirò tra le mani, poi indicò una protuberanza con due spie luminose.

“Questa è la riserva energetica…” e, indicando tutta la strana armatura: “…non può essere che il prodotto di Ayonn.”

Smiurl emise un gridolino di timore.

“Ne sei sicuro?” chiese Corolla, improvvisamente seria.

“Certo. Non ci sono dubbi. Nessuno possiede più tecnologia come questa”

Kriss che aveva osservato i due in silenzio, d’un tratto chiese:

“Cos’è questo Ayonn?”

“La mitica città di Ayonn, l’inespugnabile!” esclamò Smiurl con voce timorosa.

“Inespugnabile?”

“Sì, Ayonn, la città di luce, protetta dal suo sempiterno scudo magico!”

“Smiurl, lo stai spaventando…” lo riprese Corolla.

“Spaventando?” fece Kriss, risentito. Poi, a Smiurl: “Continua”.

“Ebbene, ecco… Ayonn è la città magica che resiste eterna dai tempi dell’abbandono. Nessuno può entrarvi, e nessuno riesce neanche ad avvicinarvisi. Il suo scudo magico è una difesa invincibile anche dal solo pensiero di assalirla. Al suo interno vi sono ricchezze e lussi inenarrabili, e si dice che i pochi ayonnesi che siano stati visti brillino di luce propria come spiriti!” spiegò Smiurl in un emozionato crescendo, poi tacque di colpo, come se avesse paura di quello che aveva detto.

“Interessante” disse Kriss, per niente impressionato “Almeno questo spiegherebbe quello che abbiamo visto stanotte…”

“Per non parlare di questa armatura” disse Theo.

Kriss si allontanò dal gruppo, tornando verso il focolare. Afferrò la spada appoggiata a un masso, poi si arrampicò su una rupe. Si girò a fissare l’orizzonte. Il sole era ormai sorto. E forse in lui stava sorgendo anche la speranza. Ayonn, una città civile. Tecnologia. Sapere. Risposte.

Improvvisamente protese la spada verso occidente, ed esclamò:

“Verso Ayonn!”

Menti selvagge – pt.4

L’orda procedeva spedita sull’altopiano, in testa la jeep con il capo. I cavalli caricati di armi e uomini sollevavano nuvole di polvere, correndo sotto gli sproni dei cavalieri.

Kriss si trovava alla retroguardia, in sella all’enorme cavallo era di Theo, insieme a Smiurl. Gli altri due erano poco più avanti.

In quel momento Kriss stava pensando che mai aveva creduto che andare a cavallo potesse essere così frustrante. In effetti temeva che quando, e soprattutto se fosse sceso, qualcuno molto misericordioso avrebbe dovuto rimontarlo pezzo per pezzo. Nelle ossa aveva ogni scossone, e nelle orecchie le urla di quella massa di… (non sapeva neanche chi fossero), nonché quelle stridule di Smiurl, le quali stentava ad interpretare…

Dopo quella che sembrò essere un’eternità, il frastuono iniziò a scemare, i cavalli rallentarono e infine si fermarono sparpagliandosi lungo l’orlo di un canyon, che piuttosto improvvisamente tagliava loro la strada, una lunga ferita che tagliava quella vasta pianura rocciosa semidesertica.

Dalla sua posizione arretrata Kriss vide il capo saltare agilmente sul cofano della sua jeep. Un modello davvero raro, pensò Kriss, non riconoscendola in nessuna delle vetture da lui conosciute. Il capo attaccò a parlare.

“La preda giungerà qui al tramonto. Attaccheremo fulmineamente e li sconfiggeremo ancora prima che abbiano il tempo di allungare la mano a prendere una lancia!”

Un urlo si levò dalla marmaglia.

Cosa diavolo ci faccio in mezzo a questa gente? Si chiese Kriss. Un altro massacro stava forse per compiersi davanti ai suoi occhi? Strinse gli occhi come a negare la realtà che lo circondava, e dovette stringere forte anche la sua cavalcatura, perché l’animale iniziò a sbuffare e a scuotere il collo.

“Lascia andare Betty!” esclamò Smiurl da dietro le sue spalle, cercando di tirarlo verso di sé.

“Io e l’avanguardia” stava continuando il capo “ci apposteremo dietro quell’ansa; il resto di voi rimarrà in agguato qui e dall’altra parte, laggiù…” indicò alle sue spalle “Quando vedrete noi attaccare frontalmente, voi scenderete a rotta di collo a tagliare loro ogni via di fuga, possibilmente facendo un gran bel baccano del diavolo…” terminò con una risata.

“A presto!” salutò facendo un cenno con la mano come se stessero tutti andando a fare una gita al lago, mentre si avviava giù per la scoscesa parete del canyon rombando e sollevando un gran polverone, subito seguito da buona parte degli uomini a cavallo.

Kriss era ancora un po’ frastornato quando Corolla e Theo li raggiunsero.

“Piaciuto lo spettacolo?” esclamò Corolla sarcastica.

“Dobbiamo trovare un riparo” disse Theo.

Kriss non comprendeva.

“Che sta succedendo?” chiese.

“Succede che ci sarà una gran bella battaglia, come direbbe il capo” disse Corolla “ma non del genere che lui si aspetta. Troppo a lungo ha nutrito serpi di fra il suo seguito! Ora solo il tradimento otterrà in cambio…”

Kriss non capiva, di nuovo. Doveva essere evidente dalla sua espressione, poiché Corolla riprese a dire, con tono più mite:

“Ci sono molti nell’orda che si sono stancati della guida del capo. Pensa a Jeorghe: sono molti i tipi come lui, qua in mezzo…”

“Tutti tipi che ci ammazzerebbero volentieri!” esclamò Smiurl che fino ad allora era rimasto in silenzio.

“Ora…” riprese lei “…noi ci siamo accorti di ciò che sta accadendo, ma non ci è stato possibile avvertire il capo… Jeorghe e i suoi ci hanno impedito di avvicinarci… poi sei arrivato tu… insomma: ora non ci resta che nasconderci e sperare che non si diano troppa pena a cercarci”

Kriss annuì con la testa, fronteggiando l’impresa di assimilare ulteriori nodi indigesti di quella realtà assurda, senza capo né coda. Non riusciva neanche a chiedersi dove accidenti fosse finito, che posto fossequello, che razza di farabutti fossero quegli assassini e cosa stesse succedendo. Non riconosceva praticamente più nulla, si sentiva come se fosse diventato pazzo. Gli era difficile persino capire quello che gli dicevano, la lingua era distorta e certo dalle sue parti non parlavano così.

“Forse sto sognando” disse d’un tratto all’orecchio di Betty. Lei non rispose.

Si erano nascosti dentro una grotta naturale in una parete del canyon, in un punto dove non era possibile scorgerli dal basso dov’erano il capo con i suoi, ne dall’alto dov’erano gli altri.

Si prepararono ad attendere.

Il sole sprofondava lentamente e inesorabile, ansioso e tremulo, pronto ad essere inghiottito dalla profonda gola della notte, per cedere il passo alle sue miriadi di piccole emissarie. Bagliori alieni danzavano sull’orizzonte e i raggi più forti correvano l’ultima corsa scurendosi sempre più e trasformando la rossiccia pianura desolata in un enorme arazzo, e i soldati in sagome forse sognate.

Nemmeno il minimo rumore turbava la calma e il silenzio assoluti che ora regnavano; Kriss riusciva a sentire soltanto il battito del suo cuore e il flusso del sangue nelle orecchie. Per quello che ne sapeva, Theo, Corolla e Smiurl potevano anche aver smesso di respirare.

Scomparve ogni pallore crepuscolare, e le tenebre si fecero più fitte. Ad un tratto, ascoltando con la massima attenzione, Kriss avvertì un vago rumore. Sembrava proprio la carovana che stavano aspettando.

Il tempo sembrò rallentare ancora di più il suo cammino. Kriss poteva sentire i secondi scorrergli fra le dita come mercurio, liquido, passandovi faticosamente attraverso per poi cadere con insopportabile lentezza, quasi esitando, e spegnendosi poi a terra con un tonfo.

Ormai il convoglio stava passando proprio sotto di loro. Tenui e fugaci bagliori illuminavano le pareti del canyon. Kriss si sporse, insieme agli altri, per osservare. C’erano una decina di grossi trasporti, e molti cavalli montati dalla scorta. Delle luci erano appese sui carri merci, qualcuno trainato da cavalli e qualcuno a motore.

Ora l’attacco era imminente. E infatti non si fece attendere troppo. Improvvisamente si levarono delle urla dalla gola, che echeggiarono infinite volte sulle pareti rocciose confondendo l’orecchio. Si udì quindi il rumore acuto della jeep del capo, che subito divenne anche visibile, sbucando dal suo nascondiglio, seguita dall’avanguardia. La carovana si fermò bruscamente, e tutta la scorta si dispose intorno ai primi carri merci.

Appena l’orda iniziò a scontrarsi con la scorta dei mercanti un altro clamore ancora più alto iniziò a farsi sentire al di sopra di tutto il baccano, che permeava la gola come l’acqua in una bottiglia. Tutta la parte restante dell’orda piombò alle spalle del convoglio, chiudendo in una morsa mortale le forze nemiche.

Dopo pochi minuti passati come ore non rimaneva quasi più traccia dei difensori dei convogli.

Corolla ruppe il silenzio:

“Ascoltate, cos’è questo…”

Una cupa vibrazione andava crescendo molto rapidamente e rimbombava attraverso le rocce. All’improvviso si udì un acuta nota squillare per tutta la gola, e tutti i combattenti si fermarono, sorpresi. Iniziarono a guardarsi intorno.

Repentinamente lo squillo di quel misterioso strumento cessò, lasciando di nuovo la scena al silenzio. E silenziosamente i margini del canyon si riempirono di luci. Alcune piccole, altre più grandi, di tutti i colori. Sembravano fuochi fatui, tremolanti, che danzavano lentamente avanti e indietro. Kriss rabbrividì.

Poi, improvvisamente, l’oscurità della gola fu squarciata da un fascio luminoso, da riflessi di ogni colore dello spettro che accecò tutti, compresi Kriss e gli altri al riparo nella grotta. E a nulla serviva chiudere gli occhi; la luce sembrava arrivare direttamente nella mente.

Seguì un gran frastuono, cupo. Quando gli occhi di Kriss ripresero a funzionare, vide che quelle luci assalivano e massacravano l’orda ormai confusa, impotente.

Tutto avvenne molto rapidamente. Dopo pochi minuti già si stavano allontanando lasciando dietro di sé soltanto un silenzio di morte.

“Cosa diavolo?…” fece Corolla, esprimendo lo stato d’animo generale.

“Aspettiamo” disse Theo.

Rimasero nascosti ancora per qualche minuto, finché furono sicuri di non udire più alcun rumore, dopodichè uscirono allo scoperto. I carri merci giacevano ormai abbandonati, e le loro fiaccole ancora illuminavano la zona.

Discesero verso la zona della battaglia, incontrando sempre più frequentemente i corpi dei caduti.

Videro del fumo alzarsi da dietro un masso, e corsero lì. Dietro c’era la jeep, la cui tappezzeria alimentava il fuoco.

“Il capo!” esclamò Smiurl.

In effetti, era il capo, appoggiato al parafango posteriore. Doveva essere in fin di vita, poiché stava perdendo molto sangue da una vistosa ferita al petto. Corolla, Theo e Smiurl rimasero impalati dinanzi a quella scena, non sapendo bene come comportarsi. Kriss invece si avvicinò. Il capo alzò gli occhi e vedendolo riuscì nonostante tutto a sogghignare.

“Forse eri veramente una spia…” tossì, sangue alla bocca. Poi vide gli altri tre e comprese “Dovevo aspettarmelo…”. Sospirò rauco, e con un ultimo sforzo alzò gli occhi verso Kriss e iniziò a dire:

“Almeno potreste vendicar…” ma le parole gli morirono sulle labbra, insieme al suo ultimo respiro.

Rimasero un po’ a contemplarlo. Kriss non riusciva a reagire di fronte a quella morte. Poi, dopo alcuni istanti, senza neanche rendersene conto, si ritrovò ad avanzare verso di lui. Si sentiva come se fosse proiettato fuori dal suo corpo e qualcun altro stesse in effetti muovendo i suoi muscoli. Si abbassò sul morto, e vide distrattamente che le proprie mani slacciavano la sua cintura. Un istante dopo si ritrovava con la sua spada fra le mani, rivolta al cielo, fissando la lama che mandava sinistri bagliori.

Smiurl nel frattempo si era tutto ritirato su se stesso, acquistando una tinta brunastra. Theo invece era tornato impassibile come sempre. Corolla sembrò approvare il gesto di Kriss. Si avvicinò anche lei e prese la catena del capo, che giaceva ora a terra.

Improvvisamente Kriss tornò in sé, avvertendo di nuovo la terra sotto i suoi piedi, l’aria che gli soffiava contro, gli sguardi dei compagni, e il possente peso della spada, troppo lunga e pesante per essere brandita con una mano sola. Subito la poggiò a terra, appoggiandovi poi il proprio peso.

“Qualcosa non va?” fece Corolla, poggiandogli una mano sulla spalla.

“Eh?… Credo… Credo di no…” rispose Kriss.

Ma in verità non capiva ancora cosa fosse successo.

“Ci accampiamo qui, fino al mattino” sentenziò Theo.

Menti selvagge – pt.3

Camminavano, passo spedito, nel buio quasi completo, verso solo Corolla sapeva dove. Kriss aveva visto la ragazza raccogliere le bolas e legarsele a un fianco… doveva essere stata lei a salvarlo. Ma qualcosa attrasse la sua attenzione, perché scorse un movimento, nel buio, e involontariamente trasalì. Lei se ne accorse e disse:

“Non ti preoccupare, quello è Smiurl…”

“Smiurl?…” fece Kriss non comprendendo a cosa si riferisse, e avvicinandosi inconsapevolmente a lei.

“Sì. E’ stato lui ad atterrare Jeorghe, dopo che io l’ho fermato”

Kriss ricordava di aver intravisto qualcosa, ma non pensava che quel qualcosa in realtà fosse un qualcuno.

“Smiurl, non credi sia il caso di presentarsi?” disse lei, fermandosi, e apparentemente parlando alle ombre.

“Devo proprio, eh?” era una vocina stridula poco distante “Eh già, credo di sì…” soggiunse poi. Come per incanto, dall’ombra emerse un ometto alto un metro circa, con uno sguardo vergognoso, e avanzò verso Kriss. Protese la sua manina grinzosa e disse:

“Salve Kriss, io sono Smiurl”

Kriss ricambiò, incredulo. Il “nano” aveva delle orecchie enormi trafitte da numerosi orecchini, i quali producevano un lieve tintinnio quando lui muoveva la testa di scatto. Anche il naso era piuttosto grosso, rispetto a tutto il resto. Indossava una giubba e dei calzoncini di pelle stinta. Kriss pensò che avesse un’espressione come di cucciolo smarrito.

Corolla parve indovinare i pensieri di Kriss, poiché disse:

“Non farti ingannare dalle apparenze… All’occorrenza Smiurl è un vero e proprio valoroso…”

A quel complimento inatteso il nano si illuminò tutto, letteralmente: prese a emanare una vaga luminescenza di vari colori.

“Ehi!” esclamò Kriss, che non credeva ai suoi occhi.

“Tranquillo, è innocuo!” disse Corolla ridendo di gusto. La sua risata si levava chiara e argentina “Smiurl è un mutante” soggiunse poi.

“Incredibile…” fece Kriss stupefatto, osservando il nano a bocca aperta, il quale intanto si era “spento”.

“Non sei adirato…?” chiese Smiurl, con voce tremante.

“Adirato? E perché dovrei esserlo?” chiese Kriss, con tono da far rischiarare l’espressione del nano.

“Tutti mi odiano…” si lamentò, vergognoso, guardando a terra. “E’ perché sono… diverso”

Kriss provò pena per quel piccolo uomo, se lo immaginava mentre subiva le angherie di quei tipacci lì intorno e mentre veniva umiliato, tutti i giorni della sua vita. Gli disse con calore:

“Io non ti odio. Affatto! Mi avete salvato: vi devo la vita… E ancora non vi ho ringraziato!”

“Dovere” disse Corolla, sorridendo aperta. Il bianco dei suoi denti si scoprì alla luce delle stelle. Smiurl si illuminò di nuovo, gonfiando il petto tutto contento.

Si rimisero in cammino. Dopo poco giunsero in uno spiazzo, un po’ appartato dal resto dell’accampamento, al riparo dentro un gruppetto di alberi rinsecchiti. C’erano alcune tende affiancate.

“Ecco, tu potrai dormire lì” disse Corolla, indicando quella più grossa. “La dividerai con Theo.”

“Chi è…” fece per dire lui ma un uomo stava già uscendo verso di loro.

“Appunto” disse Corolla “Theo, ti presento Kriss. Saresti così gentile da fornirgli un giaciglio, almeno per questa notte?”

Il gigante, dalla sua altezza, disse semplicemente “Certo” e poi “Vieni”. Kriss vide che era alto come quel Jeorghe, e che era ancora più massiccio. Nella tenda era accesa una candela, così poté guardarlo in faccia. Aveva i capelli chiari, radunati in una lunga treccia che gli scendeva lungo la schiena. Il volto era squadrato e massiccio, come il resto del corpo. Aveva un’espressione fra le più stoiche e neutre che Kriss avesse mai visto. I suoi occhi erano chiari e freddi come il ghiaccio, ma c’era qualcosa in lui che ammorbidiva il suo sguardo, e il suo parlare non era rude, venato di odio come quelli degli altri lì intorno.

Corolla teneva sollevato il lembo della tenda, all’ingresso. Più in basso Smiurl sbirciava, dietro di lei. Lei guardò Kriss e gli disse:

“Buonanotte… Con Theo nei pressi nessuno oserà avvicinarsi”

“Buonanotte” rispose lui “Grazie ancora…” e la vide sparire nella notte senza un suono.

Theo tirò fuori una stuoia da qualche parte e la porse a Kriss.

“Mettiti lì” gli indicò il lato libero della tenda, resa angusta dalla sua imponente presenza.

Kriss srotolò la stuoia a terra e vi si coricò. Dopodichè si addormentò profondamente, troppo stanco e stravolto per sognare.

“Kriss…”

Aprì gli occhi. Gli era sembrato che qualcuno lo avesse chiamato, ma la tenda era vuota.

Rumori e voci animate provenivano dall’esterno. Era giorno. Si alzò, stirandosi, ancora intontito, e uscì riparandosi gli occhi dalla luce del sole. Si guardò intorno, strizzando gli occhi.

Tutto intorno il campo era in fermento. Ora, alla luce del giorno, sembrava molto più grande. Quasi tutte le tende erano già state smontate. Ormai si vedevano soltanto uomini e cavalli aggirarsi più o meno di fretta da una parte all’altra. Al centro dell’accampamento c’era una jeep scoperta. Sul cofano stava in piedi il capo, dando ordini ora a questo ora a quello.

“Attento!” Kriss trasalì udendo quel grido ravvicinato. Da sotto un mucchio di paglia spuntò Smiurl, che vedendolo trasalire assunse subito un aria dispiaciuta, e cercò di spiegare:

“E’ pericoloso…”

“Ah…” Kriss ancora non capiva in che razza di posto si trovava in realtà.

“Corolla mi ha ordinato di restare di guardia” continuò il nano “…e di dare l’allarme in caso di pericolo. Pensa che qualcuno possa farti del male…”

“Ed ha ragione”

Kriss si voltò udendo quella voce baritonale.

“Buongiorno, Theo.” Disse.

“E’ meglio che ti prepari, fra poco partiremo. Mettiti questi” gli porse dei vestiti. I suoi non erano granché adatti a viaggiare nel deserto.

“E soprattutto togliti quelle…” e indicò le sue scarpe.

Kriss si guardò i piedi, e dovette concordare centro di sé con Theo riguardo al fatto che le sue Nike erano proprio improbabili, in quel posto. Cominciò ad esaminare i nuovi vestiti: due grossi scarponi, sembravano anfibi da trekking; un grosso cappello che gli celava parte del viso; pantaloni di pelle, camicia e una specie di mantella, a mo’ di poncho. C’era anche un maglio molto pesante.

“E con questo cosa dovrei farci?” chiese rivolto a Theo che stava caricando il suo cavallo.

“Non hai un’arma…” disse, del tutto naturale.

“Ha ragione” disse Smiurl sottovoce.

Kriss alzò le spalle e andò a cambiarsi, guardando con aria leggermente titubante i suoi nuovi vestiti, e soprattutto l’enorme martello, che stentava a reggere con una mano sola. Lo osservò più da vicino: non riconosceva il materiale di cui era costituito, anche se doveva essere per forza una lega metallica. Le due facce più larghe erano ornate da un rilievo dorato, curvilineo. Le due facce più corte invece erano munite di due punte acuminate. Si domandò come, se si sarebbe trovato a doverlo fare, lo avrebbe usato. Scosse la testa e lo appoggiò vicino alle altre armi.

Appena ebbe terminato di vestirsi, Corolla entrò nella tenda.

“Buongiorno. Vedo che sei pronto: bene. E’ ora di partire”

“Dov’è che stiamo andando?…” chiese Kriss.

“Il capo ha avuto notizia di una carovana commerciale poco difesa in transito nella valle a tre chilometri da qui” rispose lei noncurante.

Kriss la fissò, non comprendendo, assumendo forse un’espressione un po’ idiota.

Corolla gli pose le mani sulle spalle e disse, guardandolo negli occhi:

Li attacchiamo, Kriss”.