Scynt – pt.3

Indice dei capitoli

In principio, era.

Un inizio non concepisce tempo precedente a esso stesso. E non sa nulla, non vede nulla. Esso è solamente. 

Con quel primo istante, quel primo quanto di tempo a seguito del quale inizia l’esistenza, viene all’esistenza il mondo. Acquista un significato il tempo, e lo spazio; il quando, e il dove.

E il silenzio. Il silenzio rende attoniti. E attonito è uno dei suoi primi come. Il mondo è vasto, e l’universo ancora di più. Ma tutto tace. O forse non si ascolta con sufficiente attenzione o abilità.

Arenoll è entrata nella locanda del molo. Ora siede in disparte, fingendo di essere assorta nella contemplazione del boccale e della fiamma della candela. In realtà sta ascoltando i marinai.

I marinai sono noti per la loro propensione al racconto. Chissà, forse le lunghe permanenze in deserto aperto li rendono particolarmente ciarlieri. Forse lo Scynt più pulito alla lunga, a respirarlo, stimola la creatività, l’inventiva.

O semplicemente dopo un po’, sotto il sole, tutto il giorno, si dà di matto.

Comunque sia, ne hanno sempre una da dire. La taverna, quando rientrano dalla pesca, o quando fanno tappa nei loro lunghi viaggi, si riempie di colori, di strani personaggi, di mostri magici, di abissi senza fondo che portano nel regno degli inferi, di sirene ammaliatrici e molte altre divertenti quanto interessanti fandonie mente umana possa concepire.

Arenoll si è sempre chiesta il perché, cioè quale sia il fondo di verità che si cela dietro quelle invenzioni, cos’è che spinge quegli uomini a immaginarsi determinate cose piuttosto che altre.

A volte chi racconta lo fa per divertimento. A volte sono seri. Raramente li vedi spaventati. Ma stavolta è diverso. Arenoll vede che l’intero equipaggio sembra piuttosto terrorizzato. Parlano poco, si scambiano solo brevi frasi. Qualcuno fissa il bicchiere ormai vuoto con aria vacua.

Il barista, da dietro il bancone, è un po’ che li squadra. Ne ha viste tante, e difficilmente qualcosa lo smuove. Con aria di sufficienza si rivolge a uno degli uomini e gli fa:

“Che musi lunghi! Si direbbe abbiate visto la morte in faccia!”

Il silenzio cala fra gli uomini. Alcuni si scambiano occhiate nervose. Nessuno però risponde alla provocazione. Dopo qualche secondo, uno di loro si alza, forse il capitano, e dichiara con voce stentorea:

“Forse non in viso, ma la morte l’abbiamo vista eccome!”

“Non mi dire…” replica il barista. Il marinaio prosegue come se questi non esistesse neppure, gli occhi a fuoco su immagini lontane.

Nemmeno Arenoll si fa impressionare più di tanto. Lei ci è cresciuta in quei posti. Ma ogni volta le storie cambiano di poco, ed è divertente conoscerle tutte. Per non parlare poi di come si diverte a esagerarle ulteriormente per terrorizzare i suoi amici più piccoli. Specie Aik. La fa scompisciare, quello stupidotto. Il marinaio riprende a parlare:

“Era senza dubbio lei!”

“Si, mia nonna… Lei chi?”

“LEI ti dico! La Fanciulla Argentea, la dea della Morte!”

“Questa mi giunge nuova…”

“Perché pochissimi l’hanno vista e hanno potuto poi raccontarlo!”

“Ah questa invece è classica…”

“I miei uomini dal primo all’ultimo possono giurarlo! Equipaggi di Rasfet e Perinna l’hanno vista come noi, e la maggior parte di loro ora è in fondo alle sabbie! Loro non si spingono quasi mai fin qui, altrimenti ve l’avrebbero riferito.”

Ora Arenoll è interessata. Questa è storia nuova. Anche il barista è curioso, ma continua a fingere per provocare il marinaio. Ma questi non sembra aver bisogno di ulteriori stimoli. Prosegue:

“Eravamo ormai al nostro settimo giorno di viaggio, e fino a quel momento era andato tutto fin troppo bene.” gira lo sguardo intorno stralunato “Il Grande riposava tranquillo, basso sull’orizzonte a dritta, quando improvvisamente… Bam!” cala un gran pugno sul tavolo, facendo sobbalzare la fiamma delle candele e rotolare via un bicchiere ormai vuoto “Ecco che improvvisamente arriva una tempesta! Così! Dal nulla! Rapida come mai ho visto in vita mia! Le tenebre ci accerchiarono, la sabbia oscurava tutto, non potevamo neanche respirare.” Fa una pausa, respirando rumorosamente. Evidentemente rivive quelle sensazioni. “Abbiamo lottato per tenere a galla il nostro prezioso carico… Non oso pensare cosa ci farebbero se perdessimo un solo carico d’acqua… Eravamo così presi che ce ne siamo accorti solo quando era a pochi metri da noi” e fa una pausa ad effetto, strabuzzando gli occhi e fissando per un secondo tutti quelli che ha intorno, anche Arenoll che siede in disparte. In quel momento il racconto del marinaio sembra prendere vita; dalla fandonia si passa alla cronaca, le sue parole hanno un peso diverso, nell’aria si respira un po’ di quel terrore che sembra aver attanagliato quei poveri sventurati. E lui riprende, ormai al centro di quell’intreccio di menti e sensazioni, come l’occhio di una tempesta invisibile in miniatura. “Il primo a vederla sono stato io” gli altri confermano con discreti e rispettosi cenni del capo “Stava in piedi, sulle sabbie in tumulto! Non affondava! La figura spettrale avanzava lentamente, ci guardava, ci osservava, e veniva verso di noi vi dico!” ormai urla, prende brevemente fiato “Mai abbiamo visto qualcosa di più spaventoso” improvvisamente il suo umore cambia, come quando cade il vento. Ora il suo tono è sommesso, quasi tremolante “Protendeva… la sua… mano… o quel che era… verso di noi! Indicava noi, bramava noi! Questo è certo” tutti i suoi compagni assentiscono “Un peso sul cuore, ti mozza il respiro anche se l’aria è pulita… Una gelida presenza che reclamava il nostro spirito, ecco cosa!” il marinaio crolla seduto, con aria improvvisamente di nuovo assente.

Arenoll si riscuote. Il racconto l’ha rapita. Ovvio che non ci crede del tutto, come sempre, ma sicuramente questo è il migliore che abbia mai ascoltato. Oppure il marinaio – e tutta la ciurma – è il miglior attore mai visto. Decide che ne ha abbastanza, fa un cenno di saluto al barista ormai ammutolito e si avvia verso casa.


E’ ormai notte, e Shalaiin passeggia lungo il porticato della Piazza Reale di Rannai. A quell’ora, sotto le oblunghe arcate, si gode di un bel fresco. Una musica incostante, a tratti sorniona, a tratti misteriosa, aleggia nell’aria. Shalaiin sa da dove proviene. Senza fretta, procede verso la fonte di quei suoni. Altri camminano intorno a lei; il ceto medio-alto di Rannai si ritrova in questo luogo, dove si intreccia vita politica, intrattenimento e istruzione. Alcuni la salutano, inchinandosi al suo passaggio. Lei ha un sorriso ristoratore per tutti. Ora scorge gruppetti di ragazzi affrettarsi verso quell’angolo della piazza. La luna sbianca le pietre della fortezza lasciate in ombra dalle fiaccole e dai bracieri accesi. Le stelle osservano, fitte. La musica ora domina. Shalaiin la segue, ipnotica, fino alla sua fonte. Il giovane savio suona – incanto è nelle sue mani – esiguo è il numero di savii in grado di produrre una tale estasi, la musica, e ancora più esiguo è il numero di strumenti musicali degni di questo nome presenti su Solariade. E’ un arte preclusa al resto della popolazione, retaggio esclusivo dei già privilegiati savii. Shalaiin siede sulla pietra, la sua lunga e soffice e chiara veste le scorre intorno. Si copre le spalle, che brillano alla luce della luna. E ascolta rapita Knot suonare quel magico oggetto, un oggetto di legno! Ora percuote le corde, ora le sfrega con un arco… Le vibrazioni che genera la fanno fremere ora di allegria, ora di malinconia… E coloro che ascoltano non sanno più se la musica entra in loro o se piuttosto non ne esca, esprimendo quegli accenti nascosti del cuore che non si riesce sempre a esprimere a parole.

Infine, l’incanto giunge a termine, ritirandosi da loro languido come la nebbia di sabbia dopo una tempesta al mattino. Shailaiin riapre gli occhi che inconsapevolmente aveva chiuso (privando in tal modo di una discreta dose di luce, a detta di molti, la Piazza Reale di Rannai). Vede Knot riporre lo strumento con estrema cura. Sa che ora inizierà a parlare al suo pubblico, perlopiù studenti, ma anche aristocratici, perfino qualche mercante.

“La Sabbia, e il Vento” declama, uno dei tanti consueti inizi delle lezioni di tutte le scuole di Solariade, per lo meno quando si parla di Scynt “Questi gli elementi che caratterizzano il nostro pianeta, Proun!” queste frasi introduttive servono più che altro a richiamare l’attenzione dell’uditorio. Knot li osserva, o meglio continua a studiarli, fin da quando stava suonando.

Rileva con piacere la sete di conoscenza dei più giovani; come ingenuamente pendono dalle sue labbra! Ogni volta che parla loro cerca di rinforzare in loro quel desiderio, lo stesso desiderio che lo accompagna da sempre e che non trova mai completa soddisfazione.

Nota con apparente distacco, ma sorridendo ironico dentro di sé, il rispetto, quasi il timore con cui lo guardano le donne aristocratiche. Riesce quasi a vedere attraverso i loro occhi, quanto appaia sapiente, misterioso e potente… Qualità che colui che è realmente saggio ahimè – o per fortuna – solo negli altri percepisce.

Diversa invece è l’ammirazione e l’interesse dei mercanti, esponenti di spicco della Gilda. Uomini dalla mentalità più pragmatica, abituati a vedere nella conoscenza primariamente uno strumento di profitto.

I nobili invece manifestano poco oltre che invidia. La conoscenza è potere, e il solo pensiero che qualcuno possa sfidare, anche solo a livello potenziale, la loro importanza politica, li sconvolge. Povere menti cieche, pensa Knot, a cui sono preclusi i più nobili godimenti dell’intelletto! Altrettanto sconvolgente per loro è l’inconsulta abitudine dei savii di essere sempre pronti a condividere la loro saggezza con la gente del popolo in generale.

Per un attimo indugia sugli occhi di Shalaiin, e come sempre avverte una leggera vertigine. Gli succede sempre quando percepisce una mente particolare. Sa quindi che il massimo beneficio dalle sue parole sarà lei a trarlo. Ne è onorato. Guarda i suoi occhi per un attimo molto più lungo di quanto sia percepito dagli altri, e vi scorge molte cose, alcune delle quali estremamente interessanti, insieme ad altre che sono ancora ignote alla giovane stessa.

“Come voi tutti sapete bene, la natura è caratterizzata dall’ordine. Anche gli eventi più selvaggi e violenti rientrano comunque in cicli, in alternanze affatto casuali che preservano una moltitudine di equilibri” riprende imperturbabile Knot. Alcuni dei suoi ascoltatori annuiscono “Il Grande, il nocciolo di Solariade; questo gigante irrequieto da sempre stabilisce i ritmi delle nostre vite. Chi può conoscerlo? Esso rappresenta ancora un mistero anche per il Sommo Savio” mormorii rispettosi “Eppure esso da sempre manifesta un comportamento coerente, che ha permesso alla nostra civiltà di vivere pressoché indisturbata.” Ulteriori cenni di assenso. “Ora io vi chiedo: cosa fareste se ciò che considerate in tal modo eterno, sicuro, ovvio, cambiasse improvvisamente, venisse inaspettamente a contrariare ogni vostra più chiara e semplice aspettativa?” i savii sono abituati a questo genere di domande. Anche gli studenti lo sono. Ma Knot sta tendendo un esca. E non viene deluso. Shalaiin infatti cambia leggermente espressione, in un modo particolare; nessuno può notarlo, a parte lui. Soltanto chi la conosce da una vita potrebbe. Come per esempio Khaleman, che ora è lontano. Knot sorride dentro di sé pensando all’incarico che gli ha affidato; ma solo in parte è un sorriso divertito. Sia questi che Shalaiin occupano un ruolo importante nella storia che Knot vede snodarsi di fronte a sé. Solo che loro ancora non lo sanno.

Il discorso del giovane savio prosegue, finché non giunge l’ora dei sogni.

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