Non sappiamo ancora quale sarà il suo destino… Ma non potevo lasciarlo a S.Silvestro in pasto ai cagnacci o sotto una macchina, no?
Che cariinooo
Non sappiamo ancora quale sarà il suo destino… Ma non potevo lasciarlo a S.Silvestro in pasto ai cagnacci o sotto una macchina, no?
Che cariinooo
Non perché sia la migliore, ma posto questa foto perché ci siamo tutti e otto [e perché mostra l'attività prevalente di questo bel viaggio: mangiare (e, anche si, bere) LA Toscana]
A presto!!
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Cose non dette sono come sampietrini sullo stomaco,
sotto lo sterno,
insomma lì che danno fastidio.
Cosa non detta, è come se non esiste, è come se non è vera. Per lo meno non del tutto. E questa incoerenza fra mondo interiore e esteriore causa uno stress notevole. Come una scissione nella realtà. Non possiamo vivere in più di una realtà per volta. Risultato: malessere.
Eppure il malessere diviene ancora maggiore in alcuni casi, quando certe cose che ci pesano le diciamo. E allora come scegliere? Possibile che l'unica via sia quella del minor mal di pancia possibile?
Chi può dirlo.
E' più facile poi tacere le cose sgradevoli per gli altri, che non le lodi. Il tuo amico sbaglia, va bene, la responsabilità non è tua, puoi tranquillamente pensare ai tuoi affari e non dirgli niente tanto comunque non puoi cambiare le cose e anzi te lo indisponi soltanto. Eppure almeno uno dei tuoi componenti mentali ti dice che dovresti parlargli. Che fare? Questo è un problema.
Ma se invece si tratta di sentimenti, sentimenti tuoi quanto dell'altra persona, allora è molto peggio. Nutriamoci di illusioni, di speranze, di percezioni placebo. Si vi prego fatemi essere felice. Concedetemi di rimanere nell'indeterminazione, luogo delle infinite possibilità, così che fra tutte io possa avere la certezza che sarò felice. Non fatemi calcare le vie dolorose della delusione, della perdita, del venire meno alle aspettative… Lasciate che io fluttui ramingo sopra le menti e i cuori degli altri, gloriandomi delle mie ali ancora tarpate.
…
“Vento o mio vento dove mi porti? Mi ritrovo senza vele in mare aperto, arso dalla sete e accecato dal sole. E magari a poche ore dalla costa, senza saperlo, vado alla deriva in un oceano apparentemente infinito in ogni direzione, aspettando che qualcuno mi salvi o che le profondità mi inghiottano per fare compagnia ai kraken.”

Auguri Simone e Silvia!
In principio, era il sogno.
Inizia con un soffio, il morbido movimento dell’aria. Incerto, sinuoso, guadagna impeto e insorge, spazzando le distese. Senza volto, osserva tutto ciò che attraversa. Senza volto, sotto gli occhi di tutti, spesso ignorato, ma sempre presente. In ogni istante. La sua assenza è nonsense, la staticità è la sua antitesi. E’ flusso dinamico, una delle vesti che l’Energia sceglie per rendersi manifesta alle creature.
Esso mi solleva.
Il vento è incessante, in tutta Solarìade.
Non c’è mai un momento in cui la polvere non sia in procinto di entrarvi negli occhi. I soli istanti in cui regna una calma quasi assoluta, secondo alcuni innaturale, è poco prima di una tempesta.
In Solariade, una tempesta è un evento comune. Ed è anche un evento fuori dal comune. Davvero, se mai vi capiterà di passare del tempo in queste distese di sabbia e roccia, vi conviene non allontanarvi troppo dalla fortezza più vicina. Lo dico per il vostro bene, poi siete liberi di fare come preferite. Per quanto mi riguarda, non ci tengo minimamente a farmi trovare sulle dune durante una tempesta.
Il vento è incessante. E Arenoll, in questa specifica congiunzione di eventi, è felice. Nel vento, cavalca il vento.
Ride, ride di cuore mentre si tiene aggrappata alla vela del suo wind surf. Questo è il momento della giornata che preferisce, quando il vento la trascina su e giù per le dune di Scynt. Lo Scynt, la sabbia. Per buona parte della notte e per tutta la mattina è impegnata con la pesca; ma al tramonto è libera. Lascia l’arpione a casa, saluta il padre che cuce reti sul loro piccolo triscafo e fugge via. Sono poveri. Il loro è un piccolo villaggio alla base della Fortezza Po. Al tramonto la sua ombra si estende per miglia sul deserto, disegnando curiose immagini d’ombra nelle dune mobili come acqua. La polvere di cui sono costituite si alza al primo soffio di vento, e finisce per circondare la base della Fortezza come nebbia scintillante alla luce della luna.
Sul suo percorso Arenoll spesso incontra altre imbarcazioni. Lente chiatte di approvvigionatori, che solcano le sabbie come grassi ippopotami. Saluta con un grido e agita la mano in direzione dell’equipaggio. Alcuni di loro la riconoscono. Sorridono. Lei pensa che si è davvero fortunati a essere approvvigionatori. Loro possono bere quando vogliono. Anche se dicono che i carichi d’acqua sono iper controllati e che ogni ammanco viene punito severamente dalla gilda dell’Acqua, Arenoll pensa “io ci scommetto quello che volete che ogni tanto un goccetto ve lo fate… Lo so bene io, quando sei in deserto aperto e il sole picchia e il Grande non manda neanche una nuvola e il cervello sembra essere sul punto di fischiarti fuori dalle orecchie come da una vecchia teiera.” Istintivamente si gira verso sud, in direzione del Grande. Il Grande è un immenso vortice. Adesso si vede appena all’orizzonte, come una bassa linea scura. Dal vortice arrivano le tempeste.
Ma ora un’altra nave richiama la sua attenzione. O meglio, il rumore che essa produce. Riconoscerebbe quel fischio in mezzo a tutti i rumori della terra messi insieme. Una nave a motore. Rapidamente manovra in mono da avvicinarsi, e prende a rincorrerla e a giocare nella sua scia. Osserva affascinata gli sbocchi del motore da cui schizzano due getti incandescenti, a giudicare dall’aspetto. Quella forza propulsiva spinge la nave in avanti. Il complesso macchinario vibra e sputa scintille e fumo, ma sembra essere determinato a vedere almeno un’altra alba. Lo Scynt viene risucchiato dentro di lui, e poi chissà cosa mette in moto quella reazione pirotecnica. Arenoll osserva la sabbia sotto di se e nota come la nave lasci dietro di se una scia grigia, nerastra. Come se la sabbia fosse bruciata. Il che è strano, poiché lo Scynt non è combustibile. Al limite vi ottura i filtri della stufa, vi fiacca il fuoco cosi che la casa si riempie di fumo, ma esso stesso non brucia. Invece quella sabbia sembra proprio bruciata, carbonizzata, morta…
Arenoll si volta e vede la scia svanire pian piano in lontananza, inghiottita dalla sabbia intatta. I marinai le gridano di allontanarsi dai getti che è pericoloso. Lei li accontenta, ma non per timore. Non vuole che si preoccupino. D’altronde sembrano già abbastanza inquieti di loro. Ora che ci pensa, Arenoll decide che c’è davvero qualcosa che non va nel loro comportamento. Guarda che facce che hanno, pensa, sembra che abbiano visto la morte in faccia. Così decide di seguirli. Fra l’altro si sta facendo tardi e deve tornare a casa, quindi è meglio avviarsi verso il porto.
Posterò i miei racconti! Cliccate qui per aprire la sezione “Storie”!
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A presto!
Everybody plays a role, it's known.
When we go to work, or if we we have a duty involving authority or responsibility at a certain degree… then, virtually always.
Now we can't define every degree of pretense the individual adopts in various circumstances, nor this is the moment (I really do not have time) to mark which are the roles that are good to play, or to which we are called to stick to for our own good and happiness, nor to reason about how role-playing in a certain extent is even healthy for the individual.
Anyway, we have to spend several words about a danger I have seen becoming clear and present in some cases.
We assume that the roles we play, generally, are just "interfaces" or "modulations" or a series of rules in which express our personality, our functions and activities. On the other hand, it often happens that the individual inverts perception of what he/she internally is with what he/she is on the surface; that is he exchanges or confuses the substance with the interface, his real persona with the role he's playing, the face with the mask (to use a term already used, see post about communication, we could also say he's confounding the internal meaning of himself with the words used to express it). And this, even if it could seem an obvious and thin distinction since Pirandello, it makes a terrible difference.
At this point we could draw in the concept of honor. Don't you dare to mistake it with omerta. Strictly, a man of honor (or a woman, of course) is firstly faithful to himself. There's no honor without coherence. There's no loyalty. (One day we will talk thoroughly about this too).
Now: the individual who does not have clear in mind the difference between "objective self" and the roles he plays, either he is in a state of mental and psychological confusion, or he's one of the cases that I put under "stealth psycopaths", that are folks mentally ill – literally – but appearing perfectly normal in daily life and even to acquaintances and close relatives. And I assure you they are far, far more than you think.
How can this individual stick to moral values? His values change according to circumstances. How can he have certainties? He will only have illusions, built above cloudy concepts, because he can not admit the existance of one absolute truth, a concept needed for the existance of all relative truths you want (yes, I have to update the post about relativism tautology: "all is relative" = self-confessed nonsense).
How can a person like that behave according to his conscience? It's clear that a conscience can't work properly in a mind like that. It does not have a real point of reference, or landmark. Or, worse, he think he has it, but not barely in himself, nor from God, though in the kind of persona he's playing at that very moment, and this is an aberration! It makes come to my mind the pseudo-sentient dolls à-la Philip Dick (or Ghost in the Shell), you are warned…
Let's pay attention to these cases; they're loose cannons in social/affective relationships.

Chi non ha fatto il test/illusione ottica della ballerina rotante?
Non l'avete fatto?? Davvero??? Beh, eccolo qui sotto.
Dicono che il verso in cui la vedete girare indichi quale dei vostri emisferi cerebrali sia dominante.

Io la vedo girare a volte in una direzione, a volte in un altra, senza un apparente motivo. Ho provato a concentrarmi e a guardarla come dire prima con un lato del cervello e poi con l'altro. Spesso così cambia direzione. A volte no.
Mah.
Altri dicono che dipende da come si considera l'ombra e l'illuminazione (se davanti o da dietro).
Ma il punto è che quasi tutti la vedono girare in una direzione.
Looser. XD
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