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Cose non dette sono come sampietrini sullo stomaco,
sotto lo sterno,
insomma lì che danno fastidio.
Cosa non detta, è come se non esiste, è come se non è vera. Per lo meno non del tutto. E questa incoerenza fra mondo interiore e esteriore causa uno stress notevole. Come una scissione nella realtà. Non possiamo vivere in più di una realtà per volta. Risultato: malessere.
Eppure il malessere diviene ancora maggiore in alcuni casi, quando certe cose che ci pesano le diciamo. E allora come scegliere? Possibile che l'unica via sia quella del minor mal di pancia possibile?
Chi può dirlo.
E' più facile poi tacere le cose sgradevoli per gli altri, che non le lodi. Il tuo amico sbaglia, va bene, la responsabilità non è tua, puoi tranquillamente pensare ai tuoi affari e non dirgli niente tanto comunque non puoi cambiare le cose e anzi te lo indisponi soltanto. Eppure almeno uno dei tuoi componenti mentali ti dice che dovresti parlargli. Che fare? Questo è un problema.
Ma se invece si tratta di sentimenti, sentimenti tuoi quanto dell'altra persona, allora è molto peggio. Nutriamoci di illusioni, di speranze, di percezioni placebo. Si vi prego fatemi essere felice. Concedetemi di rimanere nell'indeterminazione, luogo delle infinite possibilità, così che fra tutte io possa avere la certezza che sarò felice. Non fatemi calcare le vie dolorose della delusione, della perdita, del venire meno alle aspettative… Lasciate che io fluttui ramingo sopra le menti e i cuori degli altri, gloriandomi delle mie ali ancora tarpate.
…
“Vento o mio vento dove mi porti? Mi ritrovo senza vele in mare aperto, arso dalla sete e accecato dal sole. E magari a poche ore dalla costa, senza saperlo, vado alla deriva in un oceano apparentemente infinito in ogni direzione, aspettando che qualcuno mi salvi o che le profondità mi inghiottano per fare compagnia ai kraken.”
Si riferisce a un po' di tempo fa… Ora che si è sedimentato è divenuto anche condivisibile.