Quanto segue è puramente frutto di personali meditazioni; non si intende proporre nulla come parte della verità. Lo scopo principale è cercare di “vedere” la nostra speranza, e quindi proteggere maggiormente le mie (nostre) facoltà mentali. Per averne il giusto beneficio bisognerebbe stare a parlarne per ore… Saranno graditi quindi vostri commenti e/o domande. Facciamo partire un topic..?
Soldi
Cominciamo dal sistema commerciale. E’ ormai assodato che il denaro è qualcosa di intimamente errato; ricordiamo che il commercio è un costituente del sistema satanico insieme a falsa religione, politica/militarismo, mass media.
La cosa interessante quindi è riflettere su un sistema senza denaro, senza commercio. Non è il caso di pensare neanche al baratto: si tratta sempre di una transazione commerciale, di assegnare un valore (e dei diritti di proprietà, che vediamo più avanti) a un bene. Popolazioni antiche usavano i semi di cacao o il sale come moneta, e siamo sempre lì.
Il commercio schiavizza l’uomo costringendolo a procacciarsi un qualsiasi cosa funga da controvalore con cui scambiare i beni a lui necessari o da lui desiderati.
Questo è antiscritturale.
Siamo fatti per fare qualcosa di soddisfacente, e non per limitarci a provare qualche soddisfazione in quello che dobbiamo fare.
Andando più a fondo: la natura ultima dell’uomo perfetto, essendo a immagine di Dio, è l’amore. L’amore dà. [sì, se tutti danno tutti anche ricevono] L’amore non chiede. Non pensa a soddisfare prima i propri bisogni e desideri, ma quelli degli altri. A questo aggiungiamo che nella storia dell’umanità l’uomo è stato costretto a farlo in misura ancora maggiore di quanto l’imperfezione già lo fomenti a causa dei pericoli e incertezze insiti nella vita comune, e abbiamo l’idea chiara.
Questo ci porta al secondo punto.
Muretti e proprietà privata
A cosa servono le persiane, le porte, i cancelli, le mura perimetrali?
Sembra una domanda ovvia, ma a parte l’evidenza (svolgere funzioni varie di percorsi, accessibilità, visibilità…) c’è altro. L’uomo si costruisce barriere da sempre. Per difendersi, per esempio. Dagli animali selvaggi, dalle bande di predoni. “Più tardi”, però, lo farà per racchiudere, identificare, ciò che “è suo”. Non solo a livello di asserzione, ma anche a fini di preclusione.
Ora, noi siamo e saremo residenti forestieri su questo pianeta. Sì, prenderemo possesso del paese, ma sembra più sensato dire questo nel senso che avremo in mano la gestione del territorio e non dovremo più fronteggiare minacce di alcun tipo. Come può un uomo qualsiasi asserire che qualcosa sia “suo”? Lo ha forse creato? Lo ha portato all’esistenza dal nulla? Anche quando si tratti del prodotto della sua abilità e/o fantasia, può sinceramente dire di non aver attinto per nulla da quanto già esista? E da dove provengono le sue doti (reali o presunte)?
Non c’è concetto nell’universo che l’uomo possa ideare senza poi comprendere di averlo semplicemente “scoperto”: chi ha ideato tutte le cose è Dio. Figuriamoci aggiudicarci il possesso di oggetti o beni materiali!
Voi direte: ma io so che siederò sotto il mio fico! Senza dubbio nessuno verrà a privarvi della frutta. Ma vi dico di più: io possiedo già ora degli alberi da frutta, fra cui anche un fico. Sapete una cosa? La maggior parte dei frutti va sprecata. Non perché va a male, non perché è cattiva, non perché è troppo scomoda da cogliere; semplicemente ogni albero produce di gran lunga più di quanto una famiglia possa consumare (nel tempo di vita stagionale dei frutti).
Unite questo al fatto che una vita di sussistenza (basata sulla coltivazione, ognuno il suo pezzetto di terra) è sì pittoresca e forse anche poeticamente attraente per l’uomo del ‘900, ma di fatto impossibile. Ma questo ci porta al terzo punto.
Orto o giardino?
L’intera Terra deve divenire un giardino, com’era proposito originale del suo Creatore. Ora, un giardino è qualcosa di diverso da tutte queste cose: città, campo, orto.
In un giardino non c’è posto per il tipico latifondo medievale. In un giardino non ci sono muretti che delimitano le proprietà individuali. Il giardino dell’Eden era pieno di alberi da frutto (sì, sicuramente anche erbe e ortaggi, ma se menziona solo alberi da frutto forse erano presenti in misura notevolmente maggiore, io credo. E per richiamare l’attenzione sul fatto che il paradiso, come dice la parola stessa, era a tutti gli effetti un giardino.)
Fra parentesi, attenzione a non confondere il “giardino” con il “bosco” o “selvaggio”: Geova piantava un giardino in Eden, mentre il resto del mondo era allo stato brado. Chissà che squisiti canoni estetici deve aver soddisfatto! Poi diede il comando all’uomo di estenderlo dappertutto: non è che fuori dall’Eden ci fosse nuda sabbia. Bisognava progettare, piantare, scavare, costruire. (All’università c’è un corso di laurea in Architettura dei Giardini persino oggi).
Ora, esclusa la sopravvivenza per sussistenza individuale in base al proprio possedimento, rimane il modello cellula-città giardino; ma questo presenta comunque punti di attrito con il modello “giardino” propriamente detto. [per capirci: le case Betel funzionano come piccole città in cui ognuno svolge un determinato compito (idealmente a turno) e intorno alle quali si trova un vasto podere che sfama tutti quanti, lavorato da un ristretto numero di persone.]
Immaginare quindi una vita in cui tutto ciò che ci circonda potrà essere descritto con la parola “giardino” o “parco” comincia ora a sembrare più impegnativo di quanto non fosse a prima vista.
Soprattutto se a questo aggiungiamo il quarto punto.
Ricreazione e urbanistica
Chiariamo subito: ri-creazione col trattino, come studiato l’anno scorso significa il ripristino delle condizioni originali del pianeta Terra. Urbanistica è improprio, in quanto presuppone l’esistenza dell’urbe (la città, e non apriamo una lunga parentesi sulle città, l’edilizia e Nimrod). Un termine corretto già usato da me in precedenza potrebbe essere qualcosa come Scienza Insediativa.
Come ci viene insegnato originariamente molta dell’acqua che venne giù col diluvio era in qualche modo sospesa nell’atmosfera. Inoltre, le fasce climatiche erano notevolmente diverse. Pare non vi fossero poli ghiacciati. Mammuth e altri simpatici animali vivevano allegramente insieme a molta vegetazione in paesi che dal diluvio in poi sono sotto il permafrost o quasi.
Approccio progettuale al pianeta: Dio non creò la terra per nulla, ma perché fosse abitata. Immaginando queste condizioni geografiche così diverse dal mondo di oggi sembra tutto molto più sensato: un dispositivo di diffusione termica nell’atmosfera, il quale rende abitabili tutte le latitudini, sfruttando la già capiente Terra molto meglio, lasciando inoltre più terre emerse a disposizione, il tutto in assenza di sconvolgimenti climatici. Voi che ne dite?
Io propendo a credere che tutto tornerà come doveva essere. In questo modo davvero il deserto potrà fiorire e l’intera Terra potrà divenire un vario giardino.
Ora appare più chiaro il perché della necessità di un termine diverso da urbanistica: riportare il pianeta al suo stato naturale è un compito sovrumano, ma renderlo bello e abitato, ripetiamo, è affidato a noi.
Tornando agli alberi: se un giardino è pieno di alberi da frutto e quant’altro, e occupa tutta la superficie del pianeta, riuscite a immaginare quante persone possano sfamarsi? Molte, molte di più che non destinando vaste aree all’agricoltura e altre ristrette aree ai centri abitati come oggi. Se vi piacciono le statistiche, cercate quante tonnellate e tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno e quante persone nel frattempo muoiono di fame.
No, è davvero qualcosa che facciamo fatica a immaginare. Ma il bello deve ancora venire. Quinto punto.
Un mondo open source
Un altro vizio di forma della nostra visione del mondo è questo. Abbiamo parlato della chiusura di località, di proprietà privata, e abbiamo chiarito che non ha senso. Ma c’è un altro campo in cui la segregazione non ha senso ed è anche più dannosa: l’informazione.
Siamo condizionati nel nostro pensare, vivere e agire dal fatto che: in un qualsiasi momento, una qualsiasi persona non ha accesso a una qualsiasi informazione.
E questo non a livello potenziale. Cioè non intendo dire che l’altro giorno una donna di servizio non ha potuto cercare un voce su wikipedia. Intendo dire che ci sono cose (cose terrene, informazioni umane) che non sono rese note, non sono conoscibili ai più.
Il mondo è pieno di segreti militari, segreti commerciali, segreti politici. E’ semplicemente impossibile per noi oggi immedesimarci in una vita di tutti i giorni in cui tutto questo venga a mancare.
Scienza, tecnologia, storia, biografie, albero genealogico mondiale… Queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Quante cose non sappiamo, e su quante altre c’è disinformazione!
Brevetti, licenze, diritti commerciali… Che folle accelerata al progresso! Questo senz’altro contribuirà al godere appieno dell’opera delle nostre mani! Altro che i miseri traguardi di oggi. Tutti avranno le stesse possibilità, lo stesso potenziale, lo stesso diritto, la stessa felicità.
E’ una sensazione inebriante… E ci sarebbe ancora molto da dire.
Ma fra le cose di cui voglio parlare oggi, la più grande è il sesto e ultimo punto.
L’assenza di malizia
[Prima o dopo questo post, probabilmente vorreste leggere quest’altro (cliccate).]
L’altro giorno in servizio è partita la riflessione quando si è menzionata la privacy e la consueta assenza di persiane nel nord Europa. Parlando di avere qualcosa da nascondere, condotta trasparente, farsi gli affari propri, non dubitare del prossimo ecc. si è arrivati a ricordare che il male è nell’occhio di chi guarda.
Ovvero, dato che siamo imperfetti e peccatori la nostra natura è distorta, e tendiamo a fare il male. Ciò significa che ciò che è male (la legge della carne) è dentro di noi. Condiziona (o purtroppo genera) i nostri pensieri (e poi le azioni). Questo vale anche per il nostro sguardo. Come spiegato nel post menzionato poco fa, il giudizio da parte dell’individuo è inevitabile, cito me stesso “viaggia insieme allo sguardo”; nessuno può esimersi dall’esprimere almeno dentro di sé un giudizio più o meno cosciente su tutto quello che vede fare dagli altri. E questo perché abbiamo una coscienza. Ma il male si annida dentro di noi e ci porta a vedere il male ovunque esso esista anche solo potenzialmente.
Adamo ed Eva non conoscevano il bene e il male in quanto non ne avevano alcuna esperienza; l’unico banco di prova era l’ubbidienza a Dio. Volendo sottrarsi alla sua guida, al suo giusto definire ciò che è bene e ciò che è male, divennero malvagi, peccatori, difettosi. “Si resero conto che erano nudi.” Questo fa riflettere. C’era qualcosa di male nell’essere nudi per loro? Pensandoci mi viene da rispondere di no. Ciò che li turbò da quel momento in poi fu il male che ora li insidiava e che cercava di spuntare ovunque – ecco che la vista dei corpi nudi suscita vergogna (vergogna per qualcosa che Dio ha creato con ogni amore e purezza: c’è decisamente qualcosa che non va in noi!).
Ora estendiamo il ragionamento a tutto il resto: ecco che la malizia ci accompagna dalla nascita e ci condiziona pesantemente, al punto che ci è letteralmente impossibile immaginare davvero come sarebbe vivere senza di essa.
Ma ciò non significa che dobbiamo smettere di provarci!