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Meditazioni

Visioni dal Nuovo Mondo

Quanto segue è puramente frutto di personali meditazioni; non si intende proporre nulla come parte della verità. Lo scopo principale è cercare di “vedere” la nostra speranza, e quindi proteggere maggiormente le mie (nostre) facoltà mentali. Per averne il giusto beneficio bisognerebbe stare a parlarne per ore… Saranno graditi quindi vostri commenti e/o domande. Facciamo partire un topic..?


Soldi

Cominciamo dal sistema commerciale. E’ ormai assodato che il denaro è qualcosa di intimamente errato; ricordiamo che il commercio è un costituente del sistema satanico insieme a falsa religione, politica/militarismo, mass media.

La cosa interessante quindi è riflettere su un sistema senza denaro, senza commercio. Non è il caso di pensare neanche al baratto: si tratta sempre di una transazione commerciale, di assegnare un valore (e dei diritti di proprietà, che vediamo più avanti) a un bene. Popolazioni antiche usavano i semi di cacao o il sale come moneta, e siamo sempre lì.

Il commercio schiavizza l’uomo costringendolo a procacciarsi un qualsiasi cosa funga da controvalore con cui scambiare i beni a lui necessari o da lui desiderati.

Questo è antiscritturale.

Siamo fatti per fare qualcosa di soddisfacente, e non per limitarci a provare qualche soddisfazione in quello che dobbiamo fare.

Andando più a fondo: la natura ultima dell’uomo perfetto, essendo a immagine di Dio, è l’amore. L’amore dà. [sì, se tutti danno tutti anche ricevono] L’amore non chiede. Non pensa a soddisfare prima i propri bisogni e desideri, ma quelli degli altri. A questo aggiungiamo che nella storia dell’umanità l’uomo è stato costretto a farlo in misura ancora maggiore di quanto l’imperfezione già lo fomenti a causa dei pericoli e incertezze insiti nella vita comune, e abbiamo l’idea chiara.

Questo ci porta al secondo punto.


Muretti e proprietà privata

A cosa servono le persiane, le porte, i cancelli, le mura perimetrali?

Sembra una domanda ovvia, ma a parte l’evidenza (svolgere funzioni varie di percorsi, accessibilità, visibilità…) c’è altro. L’uomo si costruisce barriere da sempre. Per difendersi, per esempio. Dagli animali selvaggi, dalle bande di predoni. “Più tardi”, però, lo farà per racchiudere, identificare, ciò che “è suo”. Non solo a livello di asserzione, ma anche a fini di preclusione.

Ora, noi siamo e saremo residenti forestieri su questo pianeta. Sì, prenderemo possesso del paese, ma sembra più sensato dire questo nel senso che avremo in mano la gestione del territorio e non dovremo più fronteggiare minacce di alcun tipo. Come può un uomo qualsiasi asserire che qualcosa sia “suo”? Lo ha forse creato? Lo ha portato all’esistenza dal nulla? Anche quando si tratti del prodotto della sua abilità e/o fantasia, può sinceramente dire di non aver attinto per nulla da quanto già esista? E da dove provengono le sue doti (reali o presunte)?

Non c’è concetto nell’universo che l’uomo possa ideare senza poi comprendere di averlo semplicemente “scoperto”: chi ha ideato tutte le cose è Dio. Figuriamoci aggiudicarci il possesso di oggetti o beni materiali!

Voi direte: ma io so che siederò sotto il mio fico! Senza dubbio nessuno verrà a privarvi della frutta. Ma vi dico di più: io possiedo già ora degli alberi da frutta, fra cui anche un fico. Sapete una cosa? La maggior parte dei frutti va sprecata. Non perché va a male, non perché è cattiva, non perché è troppo scomoda da cogliere; semplicemente ogni albero produce di gran lunga più di quanto una famiglia possa consumare (nel tempo di vita stagionale dei frutti).

Unite questo al fatto che una vita di sussistenza (basata sulla coltivazione, ognuno il suo pezzetto di terra) è sì pittoresca e forse anche poeticamente attraente per l’uomo del ‘900, ma di fatto impossibile. Ma questo ci porta al terzo punto.


Orto o giardino?

L’intera Terra deve divenire un giardino, com’era proposito originale del suo Creatore. Ora, un giardino è qualcosa di diverso da tutte queste cose: città, campo, orto.

In un giardino non c’è posto per il tipico latifondo medievale. In un giardino non ci sono muretti che delimitano le proprietà individuali. Il giardino dell’Eden era pieno di alberi da frutto (sì, sicuramente anche erbe e ortaggi, ma se menziona solo alberi da frutto forse erano presenti in misura notevolmente maggiore, io credo. E per richiamare l’attenzione sul fatto che il paradiso, come dice la parola stessa, era a tutti gli effetti un giardino.)

Fra parentesi, attenzione a non confondere il “giardino” con il “bosco” o “selvaggio”: Geova piantava un giardino in Eden, mentre il resto del mondo era allo stato brado. Chissà che squisiti canoni estetici deve aver soddisfatto! Poi diede il comando all’uomo di estenderlo dappertutto: non è che fuori dall’Eden ci fosse nuda sabbia. Bisognava progettare, piantare, scavare, costruire. (All’università c’è un corso di laurea in Architettura dei Giardini persino oggi).

Ora, esclusa la sopravvivenza per sussistenza individuale in base al proprio possedimento, rimane il modello cellula-città giardino; ma questo presenta comunque punti di attrito con il modello “giardino” propriamente detto. [per capirci: le case Betel funzionano come piccole città in cui ognuno svolge un determinato compito (idealmente a turno) e intorno alle quali si trova un vasto podere che sfama tutti quanti, lavorato da un ristretto numero di persone.]

Immaginare quindi una vita in cui tutto ciò che ci circonda potrà essere descritto con la parola “giardino” o “parco” comincia ora a sembrare più impegnativo di quanto non fosse a prima vista.

Soprattutto se a questo aggiungiamo il quarto punto.


Ricreazione e urbanistica

Chiariamo subito: ri-creazione col trattino, come studiato l’anno scorso significa il ripristino delle condizioni originali del pianeta Terra. Urbanistica è improprio, in quanto presuppone l’esistenza dell’urbe (la città, e non apriamo una lunga parentesi sulle città, l’edilizia e Nimrod). Un termine corretto già usato da me in precedenza potrebbe essere qualcosa come Scienza Insediativa.

Come ci viene insegnato originariamente molta dell’acqua che venne giù col diluvio era in qualche modo sospesa nell’atmosfera. Inoltre, le fasce climatiche erano notevolmente diverse. Pare non vi fossero poli ghiacciati. Mammuth e altri simpatici animali vivevano allegramente insieme a molta vegetazione in paesi che dal diluvio in poi sono sotto il permafrost o quasi.

Approccio progettuale al pianeta: Dio non creò la terra per nulla, ma perché fosse abitata. Immaginando queste condizioni geografiche così diverse dal mondo di oggi sembra tutto molto più sensato: un dispositivo di diffusione termica nell’atmosfera, il quale rende abitabili tutte le latitudini, sfruttando la già capiente Terra molto meglio, lasciando inoltre più terre emerse a disposizione, il tutto in assenza di sconvolgimenti climatici. Voi che ne dite?

Io propendo a credere che tutto tornerà come doveva essere. In questo modo davvero il deserto potrà fiorire e l’intera Terra potrà divenire un vario giardino.

Ora appare più chiaro il perché della necessità di un termine diverso da urbanistica: riportare il pianeta al suo stato naturale è un compito sovrumano, ma renderlo bello e abitato, ripetiamo, è affidato a noi.

Tornando agli alberi: se un giardino è pieno di alberi da frutto e quant’altro, e occupa tutta la superficie del pianeta, riuscite a immaginare quante persone possano sfamarsi? Molte, molte di più che non destinando vaste aree all’agricoltura e altre ristrette aree ai centri abitati come oggi. Se vi piacciono le statistiche, cercate quante tonnellate e tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno e quante persone nel frattempo muoiono di fame.

No, è davvero qualcosa che facciamo fatica a immaginare. Ma il bello deve ancora venire. Quinto punto.


Un mondo open source

Un altro vizio di forma della nostra visione del mondo è questo. Abbiamo parlato della chiusura di località, di proprietà privata, e abbiamo chiarito che non ha senso. Ma c’è un altro campo in cui la segregazione non ha senso ed è anche più dannosa: l’informazione.

Siamo condizionati nel nostro pensare, vivere e agire dal fatto che: in un qualsiasi momento, una qualsiasi persona non ha accesso a una qualsiasi informazione.

E questo non a livello potenziale. Cioè non intendo dire che l’altro giorno una donna di servizio non ha potuto cercare un voce su wikipedia. Intendo dire che ci sono cose (cose terrene, informazioni umane) che non sono rese note, non sono conoscibili ai più.

Il mondo è pieno di segreti militari, segreti commerciali, segreti politici. E’ semplicemente impossibile per noi oggi immedesimarci in una vita di tutti i giorni in cui tutto questo venga a mancare.

Scienza, tecnologia, storia, biografie, albero genealogico mondiale… Queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente. Quante cose non sappiamo, e su quante altre c’è disinformazione!

Brevetti, licenze, diritti commerciali… Che folle accelerata al progresso! Questo senz’altro contribuirà al godere appieno dell’opera delle nostre mani! Altro che i miseri traguardi di oggi. Tutti avranno le stesse possibilità, lo stesso potenziale, lo stesso diritto, la stessa felicità.

E’ una sensazione inebriante… E ci sarebbe ancora molto da dire.

Ma fra le cose di cui voglio parlare oggi, la più grande è il sesto e ultimo punto.


L’assenza di malizia

[Prima o dopo questo post, probabilmente vorreste leggere quest’altro (cliccate).]

L’altro giorno in servizio è partita la riflessione quando si è menzionata la privacy e la consueta assenza di persiane nel nord Europa. Parlando di avere qualcosa da nascondere, condotta trasparente, farsi gli affari propri, non dubitare del prossimo ecc. si è arrivati a ricordare che il male è nell’occhio di chi guarda.

Ovvero, dato che siamo imperfetti e peccatori la nostra natura è distorta, e tendiamo a fare il male. Ciò significa che ciò che è male (la legge della carne) è dentro di noi. Condiziona (o purtroppo genera) i nostri pensieri (e poi le azioni). Questo vale anche per il nostro sguardo. Come spiegato nel post menzionato poco fa, il giudizio da parte dell’individuo è inevitabile, cito me stesso “viaggia insieme allo sguardo”; nessuno può esimersi dall’esprimere almeno dentro di sé un giudizio più o meno cosciente su tutto quello che vede fare dagli altri. E questo perché abbiamo una coscienza. Ma il male si annida dentro di noi e ci porta a vedere il male ovunque esso esista anche solo potenzialmente.

Adamo ed Eva non conoscevano il bene e il male in quanto non ne avevano alcuna esperienza; l’unico banco di prova era l’ubbidienza a Dio. Volendo sottrarsi alla sua guida, al suo giusto definire ciò che è bene e ciò che è male, divennero malvagi, peccatori, difettosi. “Si resero conto che erano nudi.” Questo fa riflettere. C’era qualcosa di male nell’essere nudi per loro? Pensandoci mi viene da rispondere di no. Ciò che li turbò da quel momento in poi fu il male che ora li insidiava e che cercava di spuntare ovunque – ecco che la vista dei corpi nudi suscita vergogna (vergogna per qualcosa che Dio ha creato con ogni amore e purezza: c’è decisamente qualcosa che non va in noi!).

Ora estendiamo il ragionamento a tutto il resto: ecco che la malizia ci accompagna dalla nascita e ci condiziona pesantemente, al punto che ci è letteralmente impossibile immaginare davvero come sarebbe vivere senza di essa.

Ma ciò non significa che dobbiamo smettere di provarci!

Combo bonus x3!

Sorvolando sulla clamorosissima castroneria scritta da Bruno Volpe ("Pontifex") di cui tutti parlano, pubblico un altro articolo interessante. Il Messaggero:

" CITTA' DEL VATICANO – Aiutate i poveri e gli immigrati e state attenti a non cadere vittima delle sette religiose. Il Papa stamattina ha celebrato la messa in una parrocchia della periferia Nord di Roma, un territorio in cui i Testimoni di Geova sono particolarmente attivi nella predicazione porta a porta. Il loro quartier generale su via della Bufalotta dista solo qualche chilometro in linea d'aria con la chiesa di Santa Maria delle Grazie dove Benedetto XVI ha lanciato l'allarme.

Il rischio delle sette religiose. Con parole estremamente forti, Papa Ratzinger non ha esitato a mettere in guardia i fedeli dal rischio costituito dalla penetrazione delle sette religiose nella loro borgata. «Venendo tra voi non posso ignorare che nel vostro territorio una grande sfida è costituita da gruppi religiosi che si presentano come depositari della verità del Vangelo. A questo riguardo e' mio dovere – ha scandito – raccomandarvi di essere vigilanti e di approfondire le ragioni della fede e del messaggio cristiano, cosi' come ce lo trasmette con garanzia di autenticita' la tradizione millenaria della Chiesa».

Critiche ai Testimoni di Geova. I testimoni di Geova pur non essendo stati citati direttamente dal pontefice erano al centro delle critiche. La Chiesa teme molto la diffusione dei Testimoni di Geova che fanno presa sulla gente per la semplicità del messaggio religioso. Dicono di predicare come i cristiani dei primi secoli ma non credono nella Trinità e prospettano ai fedeli la restaurazione del paradiso terrestre sulla terra mediante il governo di Dio. Credono nella resurrezione e in una ricompensa per i giusti ma non nell'immortalità dell'anima, né all'esistenza dell'inferno e del purgatorio.

"


Non c'è bisogno di aggiungere altro se si notano i commenti sottostanti… Ne riporto alcuni:

quali siano i frutti del cattolicesimo con il suo "Vangelo Sociale"… Stiamo forse meglio? Come siamo ridotti in tutto il mondo? Riflettete sui seguenti passi delle scritture:

(Matteo 15:12-14) 12 Allora i discepoli vennero a dirgli: “Sai che i farisei hanno inciampato udendo ciò che hai detto?” 13 Rispondendo, egli disse: “Ogni pianta che il mio Padre celeste non ha piantato sarà sradicata. 14 Lasciateli stare. Sono guide cieche. Se, dunque, un cieco guida un [altro] cieco, entrambi cadranno in una fossa”.
(Atti 5:38-40) Non vi immischiate con questi uomini, ma lasciateli stare; (perché, se questo progetto o quest’opera è dagli uomini, sarà rovesciata; 39 ma se è da Dio, non li potrete rovesciare); altrimenti, potreste trovarvi a combattere effettivamente contro Dio”.
(Matteo 7:15-23) 15 “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in manto da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. 16 Li riconoscerete dai loro frutti. Non si coglie uva dalle spine né fichi dai cardi, vi pare? 17 Similmente ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; 18 l’albero buono non può dare frutti spregevoli, né l’albero marcio può produrre frutti eccellenti. 19 Ogni albero che non produce frutti eccellenti è tagliato e gettato nel fuoco. 20 Realmente, quindi, riconoscerete quegli [uomini] dai loro frutti. 21 “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli


 

Questa è la definizione che da Wikipedia di setta:
"In tempi più recenti setta indica più frequentemente gruppi anche non religiosi sorti attorno a personalità carismatiche."
Chi sarebbe poi la setta?


 

..cosi' come ce lo trasmette con garanzia di autenticita' la tradizione millenaria della Chiesa».

Il Papa si appella alla tradizione millenaria della Chiesa, consapevole di come la Chiesa si sia (settariamente allontanata) dalla verità contenuta nella Sacra Parola di Dio la Bibbia!

Non la tradizione, dice S.Paolo ma Tutta la Scrittura è Ispirata da Dio! (2Tm 3:16,17)

Babilonia la Grande meretrice, uno dei molti atti

Articolo tratto da "l'Espresso":

L'otto per mille e la Santa cresta

di Stefano Livadiotti (18 Novembre 2011)

Grazie al contributo fiscale lo Stato italiano versa più di un miliardo l'anno per pagare gli stipendi dei preti. Per i quali però bastano 361 milioni. E le altre centinaia? In un'inchiesta, tutta la verità su business e privilegi del Vaticano. Ecco un'anticipazione.

Trentunomila e 478 euro virgola qualcosa. E' la somma che lo Stato, quindi l'intera platea dei contribuenti, ha versato nel 2010 per il mantenimento di ognuno dei 33 mila e 896 sacerdoti in servizio attivo nelle diocesi del Paese. Il totale fa un miliardo e 67 milioni di euro, l'importo del cosiddetto 8 per mille (salito nel 2011 a un miliardo, 118 milioni, 677 mila, 543 euro e 49 centesimi). E l'assegno l'ha incassato la Chiesa, attraverso la Conferenza episcopale. Che poi a ciascuno di quei preti ha girato direttamente solo 10.541 euro, un terzo di quanto ha stipato nei propri forzieri. L'espressione è un po' forte, ma i numeri sono numeri: e dicono che i vescovi fanno la cresta sullo stipendio dei loro sottoposti.

Wojtyla, si sa, non amava granché Agostino Casaroli. Considerava il suo segretario di Stato troppo amico dei regimi comunisti dell'Est. Quasi un propagandista. E per questo si scontrava spesso con lui. Invece avrebbe dovuto fargli un monumento equestre. Perché la revisione del Concordato che Casaroli trattò con l'allora premier italiano, Bettino Craxi (in sostituzione della "congrua", il salario di Stato garantito ai parroci), è stata di gran lunga il miglior affare che la Chiesa abbia portato a casa nella sua storia più recente. Funziona così. Un po' come in un gigantesco sondaggio d'opinione, ogni anno i contribuenti, mettendo una croce sull'apposita casella nella dichiarazione dei redditi, possono indicare come beneficiaria dell'8 per mille una delle confessioni firmatarie dell'intesa con lo Stato (o scegliere invece quest'ultimo).

Sulla base delle indicazioni effettivamente raccolte, viene poi diviso in percentuale non il solo ammontare versato da quanti hanno espresso una preferenza (il 40 per cento circa del totale), ma l'intero montepremi.

Al gruzzolo concorrono, cioè, anche i versamenti all'erario di coloro che, maggioranza assoluta, non hanno barrato   un accidenti (quattrini che nella cattolicissima Spagna restano invece allo Stato). O che magari non hanno neanche mai sentito parlare del trappolone a suo tempo confezionato da Giulio Tremonti nelle vesti di consulente del governo. Il meccanismo, guarda caso, sembra ricalcato da quello scelto dai partiti per i rimborsi elettorali garantiti dal finanziamento pubblico.
Il risultato dell'arzigogolo è facilmente intuibile. Anche perché perdere una sfida con lo Stato italiano davanti a una giuria popolare è matematicamente impossibile. Tanto più se lo stesso sedicente avversario ha stabilito regole che lo penalizzano in partenza. E ancor più se durante la gara cammina invece che correre (la Chiesa si affida a un gigante mondiale come la Saatchi & Saatchi per una martellante campagna pubblicitaria costata nel 2005 qualcosa come 9 milioni di euro, il triplo di quanto donato dai preti alle vittime dello tsunami; lo Stato risulta non pervenuto). Ma il vantaggio per la Chiesa va perfino al di là di quanto si possa intuire.

Per quantificarlo bisogna necessariamente affidarsi a dati un po' vecchiotti, per il semplice motivo che il ministero dell'Economia fornisce le statistiche sulle scelte effettive dei contribuenti solo alle confessioni religiose ammesse al beneficio. Non è però un problema, dal momento che le percentuali variano in maniera quasi impercettibile tra un anno e l'altro.

Dunque: nel 2004 la Chiesa è stata scelta da una minoranza pari al 34,56 per cento dei contribuenti italiani. Ma lo stesso dato, calcolato invece sulla sola platea di quanti hanno ritenuto di dare un'indicazione sull'8 per mille, l'ha fatta schizzare di colpo, e miracolosamente, a una schiacciante maggioranza dell'87,25. Ed è quest'ultima la percentuale utilizzata per ripartire l'intera torta. Che è destinata inevitabilmente a crescere. Il suo valore, infatti, si aggancia ora alla variazione del Pil, cioè alla crescita economica, ora all'aumento della pressione fiscale. Quando non ai due elementi insieme.

Questo garantisce alla Chiesa di incassare sempre più quattrini, a prescindere dal consenso racimolato. E perfino quando questo scende in maniera vistosa. E' successo, per esempio, nelle dichiarazioni dei redditi del 2007 (incassate nel 2010: c'è uno sfasamento temporale di tre anni). Quell'anno, forse sulla scia dello scandalo pedofilia, il numero dei contribuenti che ha indicato come beneficiari Ratzinger & C. si è ridotto, secondo i calcoli degli stessi vescovi, di 95.104 unità.



Cliccare qui per scaricare il PDF della versione cartacea (24 novembre 2011)

Sulle cose materiali

Una volta dal podio si è paragonato il perseguire una qualsiasi meta materialistica (e per meta materialistica non intendiamo stili di vita edonistici, bensì qualsiasi meta che non sia strettamente spirituale) a pitturare le pareti del Titanic. In che senso?

Il mondo in cui ci troviamo a vivere in questo breve periodo è come quella nave, in un molto prossimo futuro colerà drammaticamente a picco (portandosi dietro anche un cospicuo numero di persone), con una differenza: noi siamo coscienti della natura del suo destino.

 

Tanto più in un momento come questo, quando è ormai evidente che la Grande Tribolazione incombe, è chiaro come un qualsiasi investimento di tempo o denaro o energie o altro, in questo sistema di cose, sia totalmente inutile: un vero spreco e oltretutto anche un grande rischio.

 

Il problema è il mondo e il suo spirito, che cerca quotidianamente, in ogni momento, di influenzare i nostri pensieri senza che ce ne accorgiamo. Riceviamo, crescendo, tramite i normali processi di apprendimento e formazione dell'individuo e della psiche, vari sistemi di credenza. In questo sistema di cose permeato dallo spirito del mondo, molte di queste credenze sono errate o fuorvianti.

E' normale percepire stabilità e sicurezza da istituzioni che ai nostri occhi appaiono mastodontiche, immortali, solide. Esempio: lavoro. Chi può negare di provare un senso di sicurezza, di stabilità, immaginando di lavorare che so, in banca? E' una reazione automatica. E aggiungo purtroppo. Ancora: chi può negare di stimare l'istruzione superiore come qualcosa che può fare la differenza nella vita? Forse non esprimeremmo la cosa in questi termini, ma se ci pensiamo bene vediamo come le immagini mentali che abbiamo, il loro contenuto emotivo, siano proprio queste.

 

Conosciamo intimamente Geova? Crediamo in Lui? Voglio dire, abbiamo piena fiducia che quello che ci dice è vero?

Questo universo, tutto ciò che contiene, tutto ciò di immenso e tutto ciò di umano… certo è importante, ma in termini di potenza, di complessità, non è niente di speciale dal punto di vista di Dio. E' una sua creazione. Soggiace completamente al Suo pensiero. Non abbiamo idea di quanto siamo inferiori a Lui da questo punto di vista.

Isaia 40:15-17 – “Ecco, le nazioni sono come una goccia dal secchio; e sono state considerate come il velo di polvere sulla bilancia. Ecco, egli solleva le stesse isole come semplice [polvere] minuta. Perfino il Libano non è sufficiente a far ardere un fuoco, e i suoi animali selvaggi non sono sufficienti per un olocausto. Tutte le nazioni sono di fronte a lui come qualcosa d’inesistente; presso di lui sono state considerate come nulla e un’irrealtà.”

Se questo non rispecchia il nostro modo di vedere le cose, dobbiamo sforzarci di lavorare in tal senso. Consideriamo le cose materiali un'irrealtà? Quale importanza, quale potere può avere una qualsiasi cosa esistente in questo mondo (governi, armi, ricchezze, prestigio, ecc), rispetto a Dio?

 

Certo come considerazione generica è ovvia; chi potrebbe obiettare a un'osservazione del genere? Ma è l'atto pratico che ci interessa.

Il nostro modo di vivere riflette questa consapevolezza? Stiamo facendo di Geova il nostro rifugio? “Ci aggrappiamo a Geova quando seguiamo la sua Parola, che spesso è in contrasto con la sapienza umana”? Continuo a citare dalla Torre di Guardia: “Per esempio, chi si lascia guidare dalla sapienza umana potrebbe dire: 'Si vive una volta sola, quindi goditi la vita' 'Fatti strada nel lavoro' 'Pensa a fare soldi' 'Compra tutto quello che vuoi' 'Viaggia, goditi il mondo'

Ora, come accennato all'inizio, nessuno di noi si sogna di vivere in questo modo. Ma il nostro modo di pensare automatico, istintivo, è libero dall'influenza di questi schemi? Farsi strada nel lavoro, guadagnare del denaro, comprare cose, viaggiare, non è sbagliato di per sé. Dio ci ha creato per avere soddisfazione dal nostro operato quotidiano: desiderare di svolgere un lavoro soddisfacente e che rispecchi le nostre inclinazioni è solo naturale. Il denaro è necessario, come anche molti beni materiali al giorno d'oggi (senza dibattere di quanto siano effettivamente necessari, pensate di poter vivere oggi senza telefoni cellulari e mezzi di trasporto privati?). Viaggiare poi è così bello.

 

Ma ricordiamoci dove siamo! E in che momento viviamo! Non è il momento di pensare a cose come queste, specie ora che queste inclinazioni naturali possono distrarci proprio prima che il Signore arrivi, come un colpo di sonno prima dell'alba.

 

Inoltre:

1 Corinti 7:31 – “e quelli che fanno uso del mondo come quelli che non ne usano appieno; poiché la scena di questo mondo cambia.”

Sembra chiaro che il messaggio qui non sia limitato a “non fate pieno uso del mondo (come quelli delle nazioni)”. Potremmo rigirare la frase: quelli che sono costretti a fare uso del mondo, lo facciano il meno possibile!

La differenza è enorme. Questo emerge tenendo presente le altre scritture che ci fanno capire che dobbiamo mettere al primo posto il Regno, e “avendo nutrimento e di che coprirci, di queste cose saremo contenti”.

Tenendo questo in mente, cito ancora la Torre di Guardia di prima: “L'atteggiamento che avete verso “il mondo” e “le cose del mondo” riflette completa fiducia in Dio? Le ricchezze spirituali e le attività che hanno relazione con il sacro servizio sono per voi più piacevoli e importanti di cioò che il mondo offre? Vi sforzate di mantenere un 'occhio semplice'?

Consideriamo quindi tutte le cose una perdita, dei rifiuti, come dice la scrittura? O le consideriamo comunque in una certa misura importanti? Le scritture sono chiare: queste cose non sono importanti, anzi, sono per noi dannose. Quindi dobbiamo lavorare per considerarle per quello che sono.

 

E poi c'è un altro aspetto:

1 Samuele 12:20-22 – “Solo non deviate dal seguire Geova, e dovete servire Geova con tutto il vostro cuore. E non dovete deviare per seguire cose irreali che non sono di nessun beneficio e che non liberano, perché sono irrealtà. Poiché Geova non abbandonerà il suo popolo per amore del suo grande nome, perché Geova si è assunto l’impegno di farvi suo popolo.”

Ora sembrerò anacronistico, ma quanto stimate importante la cosiddetta “parola d'onore”? Una volta equivaleva alla firma di un contratto. Per un uomo d'onore tale parola è ciò che più di vincolante esiste, una promessa, un giuramento da rispettare, un voto. Ma questo è solo un vago riflesso di ciò che deve significare per Geova, la sua stessa parola, il suo stesso nome. Questo è ciò che di più reale esista in senso assoluto; non semplicemente in relazione al nostro mondo o al nostro universo fisico. E' un limite irraggiungibile e invalicabile. Il Suo potere potrebbe fermare tutto ciò che conosciamo in un istante di tempo neanche misurabile…

 

ed Egli si è assunto l'impegno…

…per amore del suo grande nome…

 

Come possiamo dubitare di Lui, dopo che ci dice una cosa del genere?! Come possiamo provare apprensione in relazione alle cose materiali, carnali, quando è lui che ce le garantisce?! Come potremmo cercare un qualsiasi tipo e grado di rifugio altrove?!

Farlo sarebbe una grave offesa nei suoi confronti! Sarebbe come asserire che Dio non possa o non voglia mantenere la sua parola!

 

Ma stiamo scherzando??

 


 

Considerando queste cose, ora le parole di Filippesi 4:6,7 hanno acquistato tutto un altro vigore: “Non siate ansiosi di nulla, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio con preghiera e supplicazione insieme a rendimento di grazie; e la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero custodirà i vostri cuori e le vostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù.”

Fiducia

Si è presentata la necessità di parlare della fiducia tra esseri umani; penso sia ancora meglio piuttosto che blaterare come faccio di solito indicare alcuni riferimenti e commentarli.

Torre di Guardia del 1 Novembre 2003:

"La fiducia è essenziale per vivere felici

UN’INTOSSICAZIONE alimentare è molto sgradevole. Se si ripete è il caso di stare più attenti nel mangiare. Ma non mangiare affatto per evitare il rischio di intossicarsi non è un’alternativa realistica. Si creerebbero più problemi di quanti non se ne risolverebbero. Non si può vivere a lungo senza mangiare.

Allo stesso modo è doloroso veder tradire la propria fiducia. Se dovesse ripetersi, staremmo molto attenti a scegliere le persone da frequentare. Ma la soluzione non sta nell’isolarsi completamente da tutti per evitare delusioni. Perché no? Perché chi diffida del prossimo si priva della felicità. Per provare soddisfazione nella vita abbiamo bisogno di relazioni basate sulla fiducia reciproca.

“La fiducia è uno degli elementi essenziali per interagire quotidianamente con gli altri senza complicazioni”, dice il libro Jugend 2002 (Gioventù 2002). “La fiducia è qualcosa che tutti desideriamo immensamente”, scrive il giornale Neue Zürcher Zeitung. “La fiducia migliora la qualità della vita” al punto che “è indispensabile per sopravvivere”. In effetti senza fiducia, prosegue il giornale, “non si possono affrontare le difficoltà della vita”.

Dato che abbiamo bisogno di riporre fiducia in qualcuno, di chi possiamo fidarci senza correre il rischio di rimanere delusi?"

Dopodiché si parla che Geova è sempre degno di fiducia nella maniera più assoluta. Poi:

"In chi possiamo avere fiducia

“Non confidate nei nobili, né nel figlio dell’uomo terreno, a cui non appartiene alcuna salvezza”, scrisse il salmista. (Salmo 146:3) Questa dichiarazione ispirata ci aiuta a capire che molti esseri umani non meritano la nostra fiducia. Neppure coloro che sono considerati i “nobili” di questo mondo, ad esempio gli esperti in certe branche del sapere o in certe attività, meritano automaticamente la nostra fiducia. Spesso i loro consigli sono ingannevoli e la fiducia riposta in questi “nobili” può rapidamente trasformarsi in delusione.

Questo, ovviamente, non dovrebbe farci diffidare di tutti. È chiaro che dobbiamo scegliere con cura le persone in cui riporre fiducia. Quali criteri dovremmo seguire? Può esserci utile un esempio tratto dall’antica nazione d’Israele. Quando fu necessario nominare persone che assolvessero gravose responsabilità in Israele, fu consigliato a Mosè di “scegliere di fra tutto il popolo uomini capaci, che temono Dio, uomini fidati, che odiano il profitto ingiusto”. (Esodo 18:21) Cosa possiamo imparare?

Questi uomini avevano manifestato delle buone qualità prima di essere nominati per ricoprire incarichi di fiducia. Avevano già dato prova di temere Dio, avevano un sano rispetto per lui e avevano paura di dispiacergli. Era chiaro a tutti che facevano del loro meglio per sostenere le norme di Dio. Odiavano il profitto ingiusto e questo era un segno di forza morale, che avrebbe impedito loro di farsi corrompere dal potere. Non avrebbero abusato della fiducia per promuovere i loro interessi o quelli di parenti o amici.

Non sarebbe saggio seguire criteri simili quando scegliamo coloro in cui riporre fiducia? Conosciamo persone il cui comportamento dimostra che temono Dio? Sono decise ad attenersi alle sue norme di condotta? Hanno l’integrità necessaria per astenersi dal fare cose scorrette? Hanno l’onestà indispensabile per non manovrare una situazione a loro vantaggio o per ottenere quello che vogliono? Gli uomini e le donne che manifestano queste qualità meritano senz’altro la nostra fiducia.

Non scoraggiatevi per qualche delusione

Nel decidere di chi fidarci dobbiamo essere pazienti, dato che per acquistare fiducia ci vuole tempo. La cosa saggia è dare fiducia in modo graduale, un po’ alla volta. Come si fa? Potremmo osservare il comportamento di una persona in un certo arco di tempo, notando come agisce in determinate situazioni. Merita fiducia nelle piccole cose? Ad esempio, restituisce come promesso gli oggetti presi a prestito e rispetta gli appuntamenti? Se sì, forse allora ci sentiremo di darle fiducia in questioni più serie. Questo è in armonia con il principio: “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto”. (Luca 16:10) Essendo selettivi e pazienti potremo evitare grosse delusioni.

Che dire, però, se qualcuno ci delude? Chi studia la Bibbia ricorderà che la sera del suo arresto Gesù Cristo fu molto deluso dagli apostoli. Giuda Iscariota lo tradì e gli altri fuggirono spaventati. Pietro addirittura lo rinnegò tre volte. Ma Gesù capì che solo Giuda aveva agito volontariamente. La delusione provata in un momento così cruciale non gli impedì poche settimane dopo di riaffermare la sua fiducia negli altri 11 apostoli. (Matteo 26:45-47, 56, 69-75; 28:16-20) Allo stesso modo, se ci sentiamo traditi da una persona di cui ci fidiamo, facciamo bene a vedere se il presunto tradimento è un segno di inaffidabilità o una momentanea debolezza della carne.

Sono degno di fiducia?

Chi decide di essere selettivo nella scelta delle persone di cui fidarsi dev’essere onesto e chiedersi: ‘Sono degno di fiducia? In quanto a fidatezza, cosa dovrei ragionevolmente aspettarmi sia da me stesso che dagli altri?’

Certo chi è degno di fiducia dice sempre la verità. (Efesini 4:25) Non adatta le parole a chi ascolta per ricavarne un vantaggio personale. E se prende un impegno, l’uomo degno di fiducia fa tutto ciò che è in suo potere per mantenere la parola. (Matteo 5:37) Se qualcuno gli fa una confidenza, la tiene per sé e non ne parla in giro. La persona fidata è fedele al coniuge. Non guarda materiale pornografico, non si sofferma su fantasie erotiche e non flirta. (Matteo 5:27, 28) Chi è degno di fiducia lavora sodo per guadagnare da vivere per sé e per la propria famiglia e non cerca di fare soldi con poco sforzo a scapito di altri. (1 Timoteo 5:8) Tenendo presenti queste norme sia ragionevoli che scritturali potremo capire di chi ci possiamo fidare. Inoltre, attenendoci alle stesse norme di comportamento ci meriteremo la fiducia altrui."

 

E poi anche Torre di Guardia del 1 Marzo 1997:

"Come stringere rapporti di fiducia

Chiedere aiuto e consiglio o semplicemente che qualcuno ci ascolti non è indice di debolezza o fallimento. Significa solo riconoscere realisticamente che siamo imperfetti e che nessuno ha tutte le risposte. Certo il più grande consigliere e confidente che abbiamo è il nostro Padre celeste, Geova Dio. Siamo d’accordo col salmista che scrisse: “Geova è la mia forza e il mio scudo. In lui ha confidato il mio cuore, e sono stato aiutato”. (Salmo 28:7) In preghiera possiamo ‘versare il nostro cuore’ a lui senza riserve e in qualsiasi momento, certi che ci ascolta e ha cura di noi. — Salmo 62:7, 8; 1 Pietro 5:7.

Ma come potete acquistare fiducia negli anziani e in altri componenti della congregazione? Innanzi tutto esaminate voi stessi. I vostri timori sono davvero fondati? Sospettate dei motivi altrui? (1 Corinti 13:4, 7) C’è un modo per ridurre il rischio di essere feriti? Sì. Quale? Cercate di conoscere personalmente altri in un contesto spirituale. Parlate loro alle adunanze di congregazione. Partecipate insieme all’opera di casa in casa. La fiducia, come il rispetto, dev’essere guadagnata. Perciò siate pazienti. Per esempio, man mano che conoscete un pastore spirituale, la vostra fiducia in lui aumenterà. Rivelategli gradualmente le vostre preoccupazioni. Se risponde in maniera appropriata, compassionevole e discreta, allora potreste provare a rivelargli qualcos’altro.

Coloro che come noi adorano Geova, e specialmente gli anziani cristiani, si sforzano attivamente di imitare le tenere qualità di Dio nei rapporti che hanno gli uni con gli altri. (Matteo 5:48) Questo contribuisce a creare un’atmosfera di fiducia nella congregazione. Un fratello che è anziano da molti anni dice: “I fratelli devono sapere una cosa: A prescindere da ciò che un individuo può fare, l’anziano non perde il proprio amore cristiano per lui. Forse disapprova ciò che il fratello ha fatto, ma continua ad amarlo e desidera aiutarlo”.

Perciò quando si ha un problema non c’è ragione di sentirsi soli. Parlatene con qualcuno ‘spiritualmente qualificato’ che può aiutarvi a portare il vostro peso. (Galati 6:1) Ricordate che “l’ansiosa cura nel cuore dell’uomo è ciò che lo farà chinare”, ma “i detti piacevoli sono un favo di miele, dolci all’anima e salute alle ossa”. — Proverbi 12:25; 16:24."


Credo sia abbastanza esaustivo!

Fede?

Ora non ci mettiamo a fare un trattato sulla fede. Tuttavia un paio di aspetti che ci tenevo a sottolineare…

Il precipizio, la prova, la passerella: sono ottimo materiale per illustrare il punto. Premesso che non appartiene all'uomo che cammina di dirigere il suo passo, l'unico che può dirigere i nostri piedi in questo campo minato che è la vita negli ultimi giorni è Dio, quindi più rimettiamo il controllo rotta nelle sue mani, meglio è. Questa sembra un ovvietà, ma qui entra in gioco il fatto che noi NON vediamo la via. Come l'attore in questo video, non è facile affidarci ciecamente a qualcuno, specie quando ai NOSTRI occhi non c'è via di uscita, ma solo un precipizio ad attenderci. Subentra quindi la sfumatura di fiducia. Conosciamo la persona alla quale ci stiamo affidando, crediamo a quello che ci dice? Un altro paio di scritture su cui riflettere:

 

Isaia 30:21 – E i tuoi propri orecchi udranno dietro a te una parola dire: “Questa è la via. Camminate in essa”

Geremia 20:11 – Ma Geova era con me come un terribile potente. Perciò i medesimi che mi perseguitano inciamperanno e non prevarranno. (e questo ci ricollega a "Libertà e timore")

Il Dubbio

Non parliamo di processo dubitativo, no…

Quante volte abbiamo sentito l’espressione: “beneficio del dubbio”? Sicuramente molte. Ma che cosa significa..? Si dice beneficio nel senso che si vuole considerare qualcuno innocente fino a prova contraria? Fin qui tutto ok. Il problema è un altro.

Quante volte abbiamo sentito l’espressione: “Smettete di giudicare affinché non siate giudicati”? Anche più spesso. E siamo tutti d’accordo che in un insieme di peccatori non ha senso puntare il dito uno contro l’altro. Ma ancora:

Quante volte abbiamo sentito l’espressione “Tutte le cose sono pure per i puri. Ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro, ma la loro mente e la loro coscienza sono contaminate.”?

Ora poniamo a sistema queste tre equazioni (notare come anche in matematica si chiamerebbero ‘espressioni’). Che conclusioni se ne possono trarre?

Intanto che per l’essere umano il giudizio è qualcosa che viaggia insieme allo sguardo. Qualsiasi cosa sentiamo, vediamo, pensiamo, automaticamente viene classificata come bianca/nera/grigia (semplificando). Solo chi è privo di valori morali di riferimento può esimersi da questo procedimento mentale, come per esempio un bambino piccolo. Degno di nota infatti è che lo definiamo “innocente”! Perché innocente? Perché, com’è ovvio, il male è tale solo se viene compiuto consapevolmente. O meglio, il reato è imputabile solo se si è a conoscenza della legge (mentre, invece, la legge dello stato non ammette ignoranza). Faccio questo discorso senza tener conto volutamente del fatto che siamo imperfetti quindi portati a fare il male.

E allora?

Allora occorre contrastare questa tendenza con procedimenti mentali attivi. Per esempio, come si dice spesso, è buona norma intanto tenere per sé i propri giudizi (senza metterci a discutere della loro presunta bontà) (e qui ci si collegherebbe al discorso del pettegolezzo). Dopodiché occorre inscenare un processo. Dentro la nostra testa. Ma attenzione, NON per appurare la “verità” (“che cos’è la verità?” dal punto di vista umano Pilato aveva senz’altro ragione) bensì per ASCOLTARE I TESTIMONI, ovvero sforzarsi di immaginare pareri e punti di vista diversi dai nostri, soppesarne la fondatezza, esaminarne i motivi, e così via… Al termine, al di là di quanto ci siano effettivamente “piaciuti”, bisogna archiviare il verbale della sessione e mettersi l’anima in pace, consapevoli che di possibili giudizi ce ne sono molti e che:

A) non abbiamo elementi sufficienti per emetterne uno.

B) più importante ancora: non abbiamo l’autorità per emetterne uno.

Il cristiano è chiamato a tenere una condotta in base a dei principi, non a delle leggi. Già questa differenza di nomenclatura dovrebbe farci immaginare che c’è una differenza anche dal punto di vista legale-esecutivo. Non esistendo regole precise di condotta, ognuno è chiamato a giudicare soltanto sé stesso. Una volta che siamo in coscienza a posto dinanzi al nostro unico Giudice, il nostro compito si esaurisce. Allora tutto quello che il prossimo o i nostri fratelli faranno sarà puro (ovvero concederemo loro un reale beneficio del dubbio). Altrimenti, se misuriamo con un metro qualsiasi, tutto, dico tutto quello che i nostri fratelli faranno sarà sbagliato (o potenzialmente sbagliato) nella nostra testa. E fare questo sappiamo che è a sua volta sbagliato. E infatti non ci fa neanche bene. Sarebbe la maledizione, del dubbio.

Da liberi (“la verità vi renderà liberi”)…

…a schiavi (“legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini”).

Libertà e timore

Quanto si è detto su l'essere liberi da ansie, paure in generale.
Da un punto di vista strettamente fisiologico, gli stati d'ansia (la paura, il panico, la tensione nervosa, insomma avete capito no?) sono semplicemente nocivi. Anche a livello chimico. E questo da solo basterebbe nel ribadire l'importanza, il bisogno di liberarsi dalla paura.

Ma la guida migliore come sappiamo l'abbiamo nella Bibbia, quindi ecco dei motivi anche migliori:

1) 1 Giovanni 4:18 – Non c’è timore nell’amore, ma l’amore perfetto caccia via il timore, perché il timore esercita una restrizione. In realtà, chi ha timore non è stato reso perfetto nell’amore.

Sulla parola “restrizione” c'è una nota in calce: “correzione; freno; punizione”. Lett. “potatura”. L'applicazione di questo versetto, controllando il contesto, riguarda la “libertà di parola nel giorno del giudizio”.
Tuttavia l'uso del termine restrizione associato all'idea di correzione, freno, punizione, potatura, mi fa venire in mente un'immagine: la camicia di forza. Non altero il significato del versetto dicendo che il timore, in senso generale, ci paralizza. Questa è una verità umanamente generalmente riconosciuta. Il timore è come una camicia di forza: ci blocca, ci frena, ci è di impedimento. Pensate ai rapporti con gli altri, o in congregazione. Non sto parlando di cose che vanno contro le norme di consuetudine, convenienza, se non addirittura morali. Sto parlando di quelle cose grandi o piccole che accadono a livello di comunicazione. Non può farci bene indossare una camicia di forza mentale, qualcosa che esercita una restrizione, che castighi la nostra persona, la nostra indole, la nostra personalità.
Ma qual'è la soluzione? Essere perfetti nell'amore..! Ah quanto ci sarebbe da dire su questo… Dico solo questo: se l'amore di basa sui princìpi (agàpe) quindi di puro altruismo, volto al dare, al bene del prossimo, come si può pensare di avere contemporaneamente paura? Tutte le nostre azioni e parole saranno volte al bene, per quello che dipende da noi, quindi non c'è proprio nulla di cui temere, conseguenze o responsabilità per noi.
Allora il problema si sposta: non dobbiamo soltanto cercare di non provare paura (poveri illusi che fanno sport estremi!) o di superare le nostre paure, ma anche e soprattutto cercare di perfezionare il nostro Io facendo sì che i nostri pensieri desideri azioni sentimenti parole siano buoni. Buoni in senso lato, in senso morale.
Come dice Colossesi 3:9-10: “…Spogliatevi della vecchia personalità con le sue pratiche, e rivestitevi della nuova [personalità], che per mezzo dell’accurata conoscenza si rinnova secondo l’immagine di Colui che la creò” Quindi un processo continuo, un rinnovarsi, avvicinandosi volta dopo volta maggiormente all'ideale umano, la perfezione: essere fatti a immagine (ombra) di Dio.
Ma torniamo al timore:

2) Ebrei 13:5-6 – “…Poiché egli ha detto: “Non ti lascerò affatto né in alcun modo ti abbandonerò”. Così possiamo aver coraggio e dire: “Geova è il mio soccorritore; non avrò timore. Che mi può fare l’uomo?””

Un altro aspetto del frutto dello spirito che annulla il timore è la fede. Un granello di fede può spostare i monti, ricordiamocelo sempre. Quindi se abbiamo davvero fede diremo ai nostri timori, piccoli o grandi: “va e gettati nel mare!”, perché abbiamo la certezza che Geova ci aiuterà. Questo nelle piccole sfide quotidiane è utilissimo. Non si applica solo alla persecuzione dell'uomo, che in definitiva anche se dovesse ucciderci, avremmo forse perso tutto? Tutto ciò che abbiamo viene da Dio, e come ce l'ha dato una volta può darcelo una seconda (ricordiamo anche Giobbe). Perfezioniamo quindi anche la nostra fede. Sforziamoci di fare come Anna, che dopo aver versato le sue angosce dinanzi a Dio e aver ricevuto la benedizione di Eli: “E la donna se ne andava per la sua via e mangiava, e la sua faccia non fu più preoccupata.” Confidare in Geova non significa solo aprirgli il nostro cuore per quanto riguarda le nostre preoccupazioni, ma anche “gettare su di lui il nostro peso”. Se dopo averlo fatto continuiamo a sentire comunque questo peso, significa che c'è qualcosa che non va'!

Infine:
3) Luca 12:25 – “Chi di voi può, essendo ansioso, aggiungere un cubito alla durata della sua vita?”

La verità è che preoccuparsi non serve a nulla. Non cambia assolutamente la realtà dei fatti, non ci rende maggiormente in grado di far fronte alle difficoltà. Serve solo a farci stare male. Riflettere anche su questo ci aiuterà a liberarci un pochino di più dalle nostre paure.

Quindi, sforziamoci di seguire sempre di più le vie dell'amore e di accrescere la nostra fede in Geova percependolo per quello che è: una reale persona, un padre che si preoccupa per noi ed ha il potere e il desiderio di aiutarci. Allora i nostri passi saranno davvero liberi e leggeri.