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Il Dubbio

Non parliamo di processo dubitativo, no…

Quante volte abbiamo sentito l’espressione: “beneficio del dubbio”? Sicuramente molte. Ma che cosa significa..? Si dice beneficio nel senso che si vuole considerare qualcuno innocente fino a prova contraria? Fin qui tutto ok. Il problema è un altro.

Quante volte abbiamo sentito l’espressione: “Smettete di giudicare affinché non siate giudicati”? Anche più spesso. E siamo tutti d’accordo che in un insieme di peccatori non ha senso puntare il dito uno contro l’altro. Ma ancora:

Quante volte abbiamo sentito l’espressione “Tutte le cose sono pure per i puri. Ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro, ma la loro mente e la loro coscienza sono contaminate.”?

Ora poniamo a sistema queste tre equazioni (notare come anche in matematica si chiamerebbero ‘espressioni’). Che conclusioni se ne possono trarre?

Intanto che per l’essere umano il giudizio è qualcosa che viaggia insieme allo sguardo. Qualsiasi cosa sentiamo, vediamo, pensiamo, automaticamente viene classificata come bianca/nera/grigia (semplificando). Solo chi è privo di valori morali di riferimento può esimersi da questo procedimento mentale, come per esempio un bambino piccolo. Degno di nota infatti è che lo definiamo “innocente”! Perché innocente? Perché, com’è ovvio, il male è tale solo se viene compiuto consapevolmente. O meglio, il reato è imputabile solo se si è a conoscenza della legge (mentre, invece, la legge dello stato non ammette ignoranza). Faccio questo discorso senza tener conto volutamente del fatto che siamo imperfetti quindi portati a fare il male.

E allora?

Allora occorre contrastare questa tendenza con procedimenti mentali attivi. Per esempio, come si dice spesso, è buona norma intanto tenere per sé i propri giudizi (senza metterci a discutere della loro presunta bontà) (e qui ci si collegherebbe al discorso del pettegolezzo). Dopodiché occorre inscenare un processo. Dentro la nostra testa. Ma attenzione, NON per appurare la “verità” (“che cos’è la verità?” dal punto di vista umano Pilato aveva senz’altro ragione) bensì per ASCOLTARE I TESTIMONI, ovvero sforzarsi di immaginare pareri e punti di vista diversi dai nostri, soppesarne la fondatezza, esaminarne i motivi, e così via… Al termine, al di là di quanto ci siano effettivamente “piaciuti”, bisogna archiviare il verbale della sessione e mettersi l’anima in pace, consapevoli che di possibili giudizi ce ne sono molti e che:

A) non abbiamo elementi sufficienti per emetterne uno.

B) più importante ancora: non abbiamo l’autorità per emetterne uno.

Il cristiano è chiamato a tenere una condotta in base a dei principi, non a delle leggi. Già questa differenza di nomenclatura dovrebbe farci immaginare che c’è una differenza anche dal punto di vista legale-esecutivo. Non esistendo regole precise di condotta, ognuno è chiamato a giudicare soltanto sé stesso. Una volta che siamo in coscienza a posto dinanzi al nostro unico Giudice, il nostro compito si esaurisce. Allora tutto quello che il prossimo o i nostri fratelli faranno sarà puro (ovvero concederemo loro un reale beneficio del dubbio). Altrimenti, se misuriamo con un metro qualsiasi, tutto, dico tutto quello che i nostri fratelli faranno sarà sbagliato (o potenzialmente sbagliato) nella nostra testa. E fare questo sappiamo che è a sua volta sbagliato. E infatti non ci fa neanche bene. Sarebbe la maledizione, del dubbio.

Da liberi (“la verità vi renderà liberi”)…

…a schiavi (“legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini”).