
Chissà se funziona… e come…

Chissà se funziona… e come…
Istanti di panico oggi!
Per la prima volta ho guidato (parcheggiato) una Smart. Panico totale. Ma immaginatevi la scena:
"…un gruppo di traslocatori cinesi deve parcheggiare il camion per strada, una via residenziale. Il principale ha lasciato la Smart parcheggiata in modo tale da bloccarli. Vi accorgete che dopo qualche minuto (e con un certo clamore) stanno cercando di alzarla A MANO e di spostarla… Chiedete aiuto via telefono e vi viene detto che le chiavi sono in un certo cassetto. Le arraffate al volo e vi precipitate di sotto."
Entrato in macchina, i primi sconcertanti dubbi. Cosa fare della chiave? Come si accende? La toppa è vicino al freno a mano, bene; e ora? Che è st'affare al posto del cambio? So che la frizione è automatica (quindi dovrebbe essere più facile) riesco a "ingranare" la prima, bene, accelero piano piano, parte, ok. Provo a frenare.
Questo è stato un grosso errore.
Chi immaginava che i freni di una Smart fossero così efficienti.
Ho rischiato di fare la fine di questa qua sotto.

Per non parlare poi del successivo parcheggio… o.O
(e meno male che in tutto questo frattempo i cinesi erano simpatici!)
un altro post da persona "normale"
In principio, era.
Un inizio non concepisce tempo precedente a esso stesso. E non sa nulla, non vede nulla. Esso è solamente.
Con quel primo istante, quel primo quanto di tempo a seguito del quale inizia l’esistenza, viene all’esistenza il mondo. Acquista un significato il tempo, e lo spazio; il quando, e il dove.
E il silenzio. Il silenzio rende attoniti. E attonito è uno dei suoi primi come. Il mondo è vasto, e l’universo ancora di più. Ma tutto tace. O forse non si ascolta con sufficiente attenzione o abilità.
Arenoll è entrata nella locanda del molo. Ora siede in disparte, fingendo di essere assorta nella contemplazione del boccale e della fiamma della candela. In realtà sta ascoltando i marinai.
I marinai sono noti per la loro propensione al racconto. Chissà, forse le lunghe permanenze in deserto aperto li rendono particolarmente ciarlieri. Forse lo Scynt più pulito alla lunga, a respirarlo, stimola la creatività, l’inventiva.
O semplicemente dopo un po’, sotto il sole, tutto il giorno, si dà di matto.
Comunque sia, ne hanno sempre una da dire. La taverna, quando rientrano dalla pesca, o quando fanno tappa nei loro lunghi viaggi, si riempie di colori, di strani personaggi, di mostri magici, di abissi senza fondo che portano nel regno degli inferi, di sirene ammaliatrici e molte altre divertenti quanto interessanti fandonie mente umana possa concepire.
Arenoll si è sempre chiesta il perché, cioè quale sia il fondo di verità che si cela dietro quelle invenzioni, cos’è che spinge quegli uomini a immaginarsi determinate cose piuttosto che altre.
A volte chi racconta lo fa per divertimento. A volte sono seri. Raramente li vedi spaventati. Ma stavolta è diverso. Arenoll vede che l’intero equipaggio sembra piuttosto terrorizzato. Parlano poco, si scambiano solo brevi frasi. Qualcuno fissa il bicchiere ormai vuoto con aria vacua.
Il barista, da dietro il bancone, è un po’ che li squadra. Ne ha viste tante, e difficilmente qualcosa lo smuove. Con aria di sufficienza si rivolge a uno degli uomini e gli fa:
“Che musi lunghi! Si direbbe abbiate visto la morte in faccia!”
Il silenzio cala fra gli uomini. Alcuni si scambiano occhiate nervose. Nessuno però risponde alla provocazione. Dopo qualche secondo, uno di loro si alza, forse il capitano, e dichiara con voce stentorea:
“Forse non in viso, ma la morte l’abbiamo vista eccome!”
“Non mi dire…” replica il barista. Il marinaio prosegue come se questi non esistesse neppure, gli occhi a fuoco su immagini lontane.
Nemmeno Arenoll si fa impressionare più di tanto. Lei ci è cresciuta in quei posti. Ma ogni volta le storie cambiano di poco, ed è divertente conoscerle tutte. Per non parlare poi di come si diverte a esagerarle ulteriormente per terrorizzare i suoi amici più piccoli. Specie Aik. La fa scompisciare, quello stupidotto. Il marinaio riprende a parlare:
“Era senza dubbio lei!”
“Si, mia nonna… Lei chi?”
“LEI ti dico! La Fanciulla Argentea, la dea della Morte!”
“Questa mi giunge nuova…”
“Perché pochissimi l’hanno vista e hanno potuto poi raccontarlo!”
“Ah questa invece è classica…”
“I miei uomini dal primo all’ultimo possono giurarlo! Equipaggi di Rasfet e Perinna l’hanno vista come noi, e la maggior parte di loro ora è in fondo alle sabbie! Loro non si spingono quasi mai fin qui, altrimenti ve l’avrebbero riferito.”
Ora Arenoll è interessata. Questa è storia nuova. Anche il barista è curioso, ma continua a fingere per provocare il marinaio. Ma questi non sembra aver bisogno di ulteriori stimoli. Prosegue:
“Eravamo ormai al nostro settimo giorno di viaggio, e fino a quel momento era andato tutto fin troppo bene.” gira lo sguardo intorno stralunato “Il Grande riposava tranquillo, basso sull’orizzonte a dritta, quando improvvisamente… Bam!” cala un gran pugno sul tavolo, facendo sobbalzare la fiamma delle candele e rotolare via un bicchiere ormai vuoto “Ecco che improvvisamente arriva una tempesta! Così! Dal nulla! Rapida come mai ho visto in vita mia! Le tenebre ci accerchiarono, la sabbia oscurava tutto, non potevamo neanche respirare.” Fa una pausa, respirando rumorosamente. Evidentemente rivive quelle sensazioni. “Abbiamo lottato per tenere a galla il nostro prezioso carico… Non oso pensare cosa ci farebbero se perdessimo un solo carico d’acqua… Eravamo così presi che ce ne siamo accorti solo quando era a pochi metri da noi” e fa una pausa ad effetto, strabuzzando gli occhi e fissando per un secondo tutti quelli che ha intorno, anche Arenoll che siede in disparte. In quel momento il racconto del marinaio sembra prendere vita; dalla fandonia si passa alla cronaca, le sue parole hanno un peso diverso, nell’aria si respira un po’ di quel terrore che sembra aver attanagliato quei poveri sventurati. E lui riprende, ormai al centro di quell’intreccio di menti e sensazioni, come l’occhio di una tempesta invisibile in miniatura. “Il primo a vederla sono stato io” gli altri confermano con discreti e rispettosi cenni del capo “Stava in piedi, sulle sabbie in tumulto! Non affondava! La figura spettrale avanzava lentamente, ci guardava, ci osservava, e veniva verso di noi vi dico!” ormai urla, prende brevemente fiato “Mai abbiamo visto qualcosa di più spaventoso” improvvisamente il suo umore cambia, come quando cade il vento. Ora il suo tono è sommesso, quasi tremolante “Protendeva… la sua… mano… o quel che era… verso di noi! Indicava noi, bramava noi! Questo è certo” tutti i suoi compagni assentiscono “Un peso sul cuore, ti mozza il respiro anche se l’aria è pulita… Una gelida presenza che reclamava il nostro spirito, ecco cosa!” il marinaio crolla seduto, con aria improvvisamente di nuovo assente.
Arenoll si riscuote. Il racconto l’ha rapita. Ovvio che non ci crede del tutto, come sempre, ma sicuramente questo è il migliore che abbia mai ascoltato. Oppure il marinaio – e tutta la ciurma – è il miglior attore mai visto. Decide che ne ha abbastanza, fa un cenno di saluto al barista ormai ammutolito e si avvia verso casa.
E’ ormai notte, e Shalaiin passeggia lungo il porticato della Piazza Reale di Rannai. A quell’ora, sotto le oblunghe arcate, si gode di un bel fresco. Una musica incostante, a tratti sorniona, a tratti misteriosa, aleggia nell’aria. Shalaiin sa da dove proviene. Senza fretta, procede verso la fonte di quei suoni. Altri camminano intorno a lei; il ceto medio-alto di Rannai si ritrova in questo luogo, dove si intreccia vita politica, intrattenimento e istruzione. Alcuni la salutano, inchinandosi al suo passaggio. Lei ha un sorriso ristoratore per tutti. Ora scorge gruppetti di ragazzi affrettarsi verso quell’angolo della piazza. La luna sbianca le pietre della fortezza lasciate in ombra dalle fiaccole e dai bracieri accesi. Le stelle osservano, fitte. La musica ora domina. Shalaiin la segue, ipnotica, fino alla sua fonte. Il giovane savio suona – incanto è nelle sue mani – esiguo è il numero di savii in grado di produrre una tale estasi, la musica, e ancora più esiguo è il numero di strumenti musicali degni di questo nome presenti su Solariade. E’ un arte preclusa al resto della popolazione, retaggio esclusivo dei già privilegiati savii. Shalaiin siede sulla pietra, la sua lunga e soffice e chiara veste le scorre intorno. Si copre le spalle, che brillano alla luce della luna. E ascolta rapita Knot suonare quel magico oggetto, un oggetto di legno! Ora percuote le corde, ora le sfrega con un arco… Le vibrazioni che genera la fanno fremere ora di allegria, ora di malinconia… E coloro che ascoltano non sanno più se la musica entra in loro o se piuttosto non ne esca, esprimendo quegli accenti nascosti del cuore che non si riesce sempre a esprimere a parole.
Infine, l’incanto giunge a termine, ritirandosi da loro languido come la nebbia di sabbia dopo una tempesta al mattino. Shailaiin riapre gli occhi che inconsapevolmente aveva chiuso (privando in tal modo di una discreta dose di luce, a detta di molti, la Piazza Reale di Rannai). Vede Knot riporre lo strumento con estrema cura. Sa che ora inizierà a parlare al suo pubblico, perlopiù studenti, ma anche aristocratici, perfino qualche mercante.
“La Sabbia, e il Vento” declama, uno dei tanti consueti inizi delle lezioni di tutte le scuole di Solariade, per lo meno quando si parla di Scynt “Questi gli elementi che caratterizzano il nostro pianeta, Proun!” queste frasi introduttive servono più che altro a richiamare l’attenzione dell’uditorio. Knot li osserva, o meglio continua a studiarli, fin da quando stava suonando.
Rileva con piacere la sete di conoscenza dei più giovani; come ingenuamente pendono dalle sue labbra! Ogni volta che parla loro cerca di rinforzare in loro quel desiderio, lo stesso desiderio che lo accompagna da sempre e che non trova mai completa soddisfazione.
Nota con apparente distacco, ma sorridendo ironico dentro di sé, il rispetto, quasi il timore con cui lo guardano le donne aristocratiche. Riesce quasi a vedere attraverso i loro occhi, quanto appaia sapiente, misterioso e potente… Qualità che colui che è realmente saggio ahimè – o per fortuna – solo negli altri percepisce.
Diversa invece è l’ammirazione e l’interesse dei mercanti, esponenti di spicco della Gilda. Uomini dalla mentalità più pragmatica, abituati a vedere nella conoscenza primariamente uno strumento di profitto.
I nobili invece manifestano poco oltre che invidia. La conoscenza è potere, e il solo pensiero che qualcuno possa sfidare, anche solo a livello potenziale, la loro importanza politica, li sconvolge. Povere menti cieche, pensa Knot, a cui sono preclusi i più nobili godimenti dell’intelletto! Altrettanto sconvolgente per loro è l’inconsulta abitudine dei savii di essere sempre pronti a condividere la loro saggezza con la gente del popolo in generale.
Per un attimo indugia sugli occhi di Shalaiin, e come sempre avverte una leggera vertigine. Gli succede sempre quando percepisce una mente particolare. Sa quindi che il massimo beneficio dalle sue parole sarà lei a trarlo. Ne è onorato. Guarda i suoi occhi per un attimo molto più lungo di quanto sia percepito dagli altri, e vi scorge molte cose, alcune delle quali estremamente interessanti, insieme ad altre che sono ancora ignote alla giovane stessa.
“Come voi tutti sapete bene, la natura è caratterizzata dall’ordine. Anche gli eventi più selvaggi e violenti rientrano comunque in cicli, in alternanze affatto casuali che preservano una moltitudine di equilibri” riprende imperturbabile Knot. Alcuni dei suoi ascoltatori annuiscono “Il Grande, il nocciolo di Solariade; questo gigante irrequieto da sempre stabilisce i ritmi delle nostre vite. Chi può conoscerlo? Esso rappresenta ancora un mistero anche per il Sommo Savio” mormorii rispettosi “Eppure esso da sempre manifesta un comportamento coerente, che ha permesso alla nostra civiltà di vivere pressoché indisturbata.” Ulteriori cenni di assenso. “Ora io vi chiedo: cosa fareste se ciò che considerate in tal modo eterno, sicuro, ovvio, cambiasse improvvisamente, venisse inaspettamente a contrariare ogni vostra più chiara e semplice aspettativa?” i savii sono abituati a questo genere di domande. Anche gli studenti lo sono. Ma Knot sta tendendo un esca. E non viene deluso. Shalaiin infatti cambia leggermente espressione, in un modo particolare; nessuno può notarlo, a parte lui. Soltanto chi la conosce da una vita potrebbe. Come per esempio Khaleman, che ora è lontano. Knot sorride dentro di sé pensando all’incarico che gli ha affidato; ma solo in parte è un sorriso divertito. Sia questi che Shalaiin occupano un ruolo importante nella storia che Knot vede snodarsi di fronte a sé. Solo che loro ancora non lo sanno.
Il discorso del giovane savio prosegue, finché non giunge l’ora dei sogni.
Tutto intorno a lui era divenuto fitte tenebre. Non aveva corpo, né occhi. Solo un punto dimensionale, nel vuoto. “Udiva” cupi rumori intorno a lui, come di tuoni.
Poi, pensò di scorgere dei bagliori, sinistri. La spada del capo si faceva sempre più vicina, con la punta rivolta minacciosamente contro di lui, verso i suoi occhi. Non riusciva a muoversi, non aveva neanche mani con cui ripararsi. La scintillante punta era sempre più vicina, più vicina… Urlò. Le tenebre vibrarono i risposta a tanta rabbia e dolore, ma, improvvisamente, come in risposta agli echi più lontani del suo inconsapevole richiamo, giunse in risposta la luce. Un accecante bagliore lo investì, trapassandolo in ogni particella del suo corpo. Faceva completamente parte della luce, quando una calda voce sussurrò, o pensò di sussurrare, appena sulla soglia dell’udibilità: “Coraggio”.
Non era solo?
La luce continuava a tormentarlo. Aprì gli occhi, e si accorse che il sole gli illuminava il viso, spuntando dalla cresta rocciosa del canyon. Doveva aver sognato. Stropicciandosi gli occhi e stirandosi si alzò in piedi, accorgendosi che qualcuno aveva accesso un fuoco.
Vi si accostò, notando che faceva piuttosto fresco. Poco dopo apparve Smiurl da dietro un masso, portando fra le braccia qualcosa.
“Oh! Buongiorno Kriss! Dormito bene? Hai fame?” esclamò appena lo vide, premuroso.
“Per il buongiorno è da vedersi… Per il resto, la risposta è due volte sì!” fece Kriss sorridendo.
Smiurl si avvicinò al fuoco e iniziò a maneggiare gli oggetti che aveva portato con sé.
“I carri merci erano praticamente vuoti… Però un po’ di cibo sono riuscito a trovarlo… Ecco qua: un otre d’acqua, per cominciare, poi acquavite, carne secca, frutti di sabbia e pere…”
“Frutti di che?”
“Frutti di sabbia! Non mi dire che non li conosci! Sono squisitezze. Si cucinano facendoli bollire nella linfa di Pinzerro, no?… Ma dovrò arrangiarmi con quello che ho…”
Kriss non aveva ancora ben chiaro il concetto. Se ne fece dare uno. Era delle dimensioni più o meno di una noce. Somigliava ad una conchiglia.
“Ma che roba è?”
“Ma dove vivi? Sono larve di Croeggs.”
“Larve?… Vuoi dire… insetti?!” fece Kriss allontanando subito da se la specie di conchiglia.
“Insetti, certo! Ma mica insetti qualunque. Un Croegg anziano può arrivare a pesare come te… Una volta ne ho preso uno grosso così…” e fece il gesto con due mani indicando un metro e mezzo circa. Kriss aveva nel frattempo assunto un’aria decisamente disgustata. Smiurl lo osservò per un po’ in silenzio, sconcertato. Poi disse, tutto contento, riprendendosi bruscamente il frutto di sabbia:
“Vorrà dire che la tua porzione me la mangerò io!”
Kriss sedette a terra, sconfortato. Di nuovo quell’assurda realtà tornava a perseguitarlo. Da dove diavolo uscivano quelle persone, quei posti? Il nano, la ragazza e il gigante, un trio troppo pittoresco per essere reale… Quell’orda di barbari assassini in cui si trovavano… Chi erano in realtà quei tre? La ragazza aveva un non so che di particolare che la rendeva diversa dagli altri che la circondavano. C’era una luce in più nei suoi occhi, e il suo portamento era sempre elegante e sicuro di sé, seducente. Nel suo sguardo c’era qualcosa di nobile, un qualcosa che si avvertiva palese anche nel gigante. Solo il nano non c’entrava niente con alcunché e con chiunque avesse visto finora… Ma sentiva che poteva fidarsi di loro, nonostante in ultima analisi fossero dei perfetti sconosciuti. Forse erano “selvaggi”, ma non animali.
E ora ci si mettevano anche larve di insetti giganti… Per un po’ si trastullò con l’idea che fosse tutto uno scherzo di pessimo gusto.
“Ascolta, Smiurl” fece d’un tratto, guardando serio il piccolo cuoco “…senti un po’… dov’è che siamo?”
“Uh?” fece Smiurl, guardandolo senza capire cosa
intendesse dire “Nel canyon, vicino al fuoco, no? Dove vuoi che…”
“Ma no!” esclamò Kriss, con disappunto.
“Non credo intendesse quello…” disse Theo sbucando alle loro spalle con Corolla.
“Già” confermò lei.
Rimasero a guardarlo, un po’ come se stessero aspettando la sua mossa. Nessuno sapeva bene cosa dire. Infine Kriss si decise, si alzò e disse a bassa voce, con un sorriso nervoso sulle labbra:
“Prima di tutto, questa è la Terra, vero?…”
Corolla sussultò, e Theo sembrò rabbuiarsi nella sua perenne imperturbabilità. Nessuno dei due rispose, così intervenne Smiurl.
“No.” Kriss si voltò a guardarlo. Il nano lo guardava da laggiù molto seriamente, era tutto assurdo! “Questa è Noi-Hert”
“Eeh? No-che?” esclamò Kriss sempre più incredulo.
“Un momento” fece Corolla “Kriss, sai dirmi in che epoca siamo?”
“Per favore” disse lui, quasi implorando “dimmi che questo è il ventunesimo secolo!…”
Corolla chinò il capo, per distogliere lo sguardo, impotente. Theo scosse il suo con aria grave.
“Sarà meglio che ti siedi, giovanotto” disse Theo.
Noi-Hert era stata scoperta nel quinto secolo dopo la Grande Guerra di Religione, pochi decenni dopo la realizzazione del viaggio interstellare. Fu il primo pianeta abitabile trovato dalle grandi navi terrestri. Era poco più piccolo della Terra, circa due terzi del suo volume, ma era caratterizzato da una maggiore densità del nucleo, e la forza di gravità raggiungeva quasi 1g. Orbitava solitario, accompagnato solo dalla sua piccola luna, intorno a una stella di tipo G che veniva chiamata Sole ma che in realtà non aveva nome.
I terrestri, nel corso del tempo, avevano creato molte colonie in ogni parte del pianeta, per fini commerciali, di ricerca scientifica e per problemi di densità demografica sul loro pianeta d’origine. Su Noi-Hert era giunto il meglio e il peggio della società sulla Terra; molte furono le menti geniali come numerosi furono anche gli artisti che lasciarono la Terra alla ricerca di nuove scoperte e di più vasti orizzonti, con un intero pianeta a loro disposizione dove rimettere in gioco qualsiasi certezza raggiunta fino ad allora, ma molti furono anche i poco di buono, avanzi di galera, i più spregevoli di tutte le culture terrestri che si ritrovarono lì, in fuga dal sistema che li braccava continuamente. Anche un enorme complesso penitenziario fu costruito, al capo opposto del pianeta. Ma l’altra faccia mostrava una fiorente e nuova società, in cui nuove scienze trovarono fertile terreno per svilupparsi come mai prima di quel momento. C’era spazio per tutti e ogni comodità tecnologica veniva inviata dalla Terra.
Ma fu anche quello a provocare lo sfacelo.
Un giorno, senza preavviso, dopo circa vent’anni di frenetico sviluppo, i terrestri avevano abbandonato tutte le colonie a loro stesse.
Cominciarono a circolare delle leggende, leggende dove gli spiriti del pianeta erano emersi dalle profondità del mare per scacciare tutti i coloni, risparmiando solo i nativi del pianeta. Pochi erano quelli che ci credevano davvero, almeno all’inizio. I più saggi erano convinti che ci fosse qualcosa di molto più concreto dietro tutto ciò. Una guerra, forse, qualche catastrofe, sulla Terra…
Ma, comunque andarono le cose, i coloni si resero presto conto che non avrebbero potuto fare quasi nulla per arginare l’imminente declino che la Terra aveva loro imposto. Senza il supporto delle grandi navi orbitali, i cosiddetti Titani, cessarono le comunicazioni globali, i grossi scambi commerciali. Le macchine o ogni altra creazione della tecnologia terrestre andarono via via scomparendo, essendo il loro complesso funzionamento sconosciuto ai pochi scienziati rimasti. Infine si formarono le prime orde e tutto scivolò sempre più nell’anarchia.
“Non posso crederci” disse Kriss piano dopo qualche minuto di silenzio meditativo. E poi, più risoluto:
“Come posso aver viaggiato nel tempo? E’ chiaramente impossibile!”
Neanche noi riusciamo a credere davvero alla tua storia, perciò siamo pari…” interloquì Corolla, sorridendogli.
Nonostante le spiegazioni di Theo, (completamente assurde) Kriss non riusciva a darsi pace.
Cosa ci faceva lì? Dove sarebbe andato? Che ne sarebbe stato di lui? Pensò a casa sua, a tutti quelli che erano in pena per lui… Sei una persona scomparsa, disse fra sé.
Corolla vide il suo sconforto. Gli si inginocchiò a fianco, mettendogli una mano sulla spalla, e disse:
“Non preoccuparti. In qualche modo troveremo una risposta…”
Kriss la guardò, depresso. Poi riuscì a prodursi in un mezzo sorriso e disse:
“Grazie.”
“Ehi! Guardate qua!” esclamò la vocetta di Smiurl da poco distante. Tutti si radunarono intorno a lui.
“Guardate cosa ho trovato!”
Si chinarono a osservare. Era il corpo di uno dei soldati, a fianco a quello del suo cavallo.
“Cosa sono queste?” chiese Corolla, indicando delle strane piastre somiglianti ad un’armatura.
Kriss si inginocchiò, e toccò la superficie di una delle piastre, e questa si illuminò improvvisamente, poi si spense lentamente, quando ritrasse repentinamente la mano, illuminandosi poi di bagliori simili a scariche elettriche, d’aspetto simile a ologrammi.
“Ma che cavolo?…” disse Corolla.
Theo staccò una serie di piastre dal morto per esaminarle. Le portarono alla luce per poterle meglio osservare. Theo se le rigirò tra le mani, poi indicò una protuberanza con due spie luminose.
“Questa è la riserva energetica…” e, indicando tutta la strana armatura: “…non può essere che il prodotto di Ayonn.”
Smiurl emise un gridolino di timore.
“Ne sei sicuro?” chiese Corolla, improvvisamente seria.
“Certo. Non ci sono dubbi. Nessuno possiede più tecnologia come questa”
Kriss che aveva osservato i due in silenzio, d’un tratto chiese:
“Cos’è questo Ayonn?”
“La mitica città di Ayonn, l’inespugnabile!” esclamò Smiurl con voce timorosa.
“Inespugnabile?”
“Sì, Ayonn, la città di luce, protetta dal suo sempiterno scudo magico!”
“Smiurl, lo stai spaventando…” lo riprese Corolla.
“Spaventando?” fece Kriss, risentito. Poi, a Smiurl: “Continua”.
“Ebbene, ecco… Ayonn è la città magica che resiste eterna dai tempi dell’abbandono. Nessuno può entrarvi, e nessuno riesce neanche ad avvicinarvisi. Il suo scudo magico è una difesa invincibile anche dal solo pensiero di assalirla. Al suo interno vi sono ricchezze e lussi inenarrabili, e si dice che i pochi ayonnesi che siano stati visti brillino di luce propria come spiriti!” spiegò Smiurl in un emozionato crescendo, poi tacque di colpo, come se avesse paura di quello che aveva detto.
“Interessante” disse Kriss, per niente impressionato “Almeno questo spiegherebbe quello che abbiamo visto stanotte…”
“Per non parlare di questa armatura” disse Theo.
Kriss si allontanò dal gruppo, tornando verso il focolare. Afferrò la spada appoggiata a un masso, poi si arrampicò su una rupe. Si girò a fissare l’orizzonte. Il sole era ormai sorto. E forse in lui stava sorgendo anche la speranza. Ayonn, una città civile. Tecnologia. Sapere. Risposte.
Improvvisamente protese la spada verso occidente, ed esclamò:
“Verso Ayonn!”
– I momenti particolari –
Un camaleontino!
Servizio di rimozione segnaletica
La diritta via era DAVVERO smarrita.
La sintesi delle nostre impressioni.
Se non s'era capito eravamo a Firenze.
Ma quanto siamo belli!!
I-oh è preoccupato..
Scissors cuts Paper covers Rock crushes
Lizard poisons Spock smashes Scissors
decapitates Lizard eats Paper disproves
Spock vaporizes Rock crushes Scissors.
L’orda procedeva spedita sull’altopiano, in testa la jeep con il capo. I cavalli caricati di armi e uomini sollevavano nuvole di polvere, correndo sotto gli sproni dei cavalieri.
Kriss si trovava alla retroguardia, in sella all’enorme cavallo era di Theo, insieme a Smiurl. Gli altri due erano poco più avanti.
In quel momento Kriss stava pensando che mai aveva creduto che andare a cavallo potesse essere così frustrante. In effetti temeva che quando, e soprattutto se fosse sceso, qualcuno molto misericordioso avrebbe dovuto rimontarlo pezzo per pezzo. Nelle ossa aveva ogni scossone, e nelle orecchie le urla di quella massa di… (non sapeva neanche chi fossero), nonché quelle stridule di Smiurl, le quali stentava ad interpretare…
Dopo quella che sembrò essere un’eternità, il frastuono iniziò a scemare, i cavalli rallentarono e infine si fermarono sparpagliandosi lungo l’orlo di un canyon, che piuttosto improvvisamente tagliava loro la strada, una lunga ferita che tagliava quella vasta pianura rocciosa semidesertica.
Dalla sua posizione arretrata Kriss vide il capo saltare agilmente sul cofano della sua jeep. Un modello davvero raro, pensò Kriss, non riconoscendola in nessuna delle vetture da lui conosciute. Il capo attaccò a parlare.
“La preda giungerà qui al tramonto. Attaccheremo fulmineamente e li sconfiggeremo ancora prima che abbiano il tempo di allungare la mano a prendere una lancia!”
Un urlo si levò dalla marmaglia.
Cosa diavolo ci faccio in mezzo a questa gente? Si chiese Kriss. Un altro massacro stava forse per compiersi davanti ai suoi occhi? Strinse gli occhi come a negare la realtà che lo circondava, e dovette stringere forte anche la sua cavalcatura, perché l’animale iniziò a sbuffare e a scuotere il collo.
“Lascia andare Betty!” esclamò Smiurl da dietro le sue spalle, cercando di tirarlo verso di sé.
“Io e l’avanguardia” stava continuando il capo “ci apposteremo dietro quell’ansa; il resto di voi rimarrà in agguato qui e dall’altra parte, laggiù…” indicò alle sue spalle “Quando vedrete noi attaccare frontalmente, voi scenderete a rotta di collo a tagliare loro ogni via di fuga, possibilmente facendo un gran bel baccano del diavolo…” terminò con una risata.
“A presto!” salutò facendo un cenno con la mano come se stessero tutti andando a fare una gita al lago, mentre si avviava giù per la scoscesa parete del canyon rombando e sollevando un gran polverone, subito seguito da buona parte degli uomini a cavallo.
Kriss era ancora un po’ frastornato quando Corolla e Theo li raggiunsero.
“Piaciuto lo spettacolo?” esclamò Corolla sarcastica.
“Dobbiamo trovare un riparo” disse Theo.
Kriss non comprendeva.
“Che sta succedendo?” chiese.
“Succede che ci sarà una gran bella battaglia, come direbbe il capo” disse Corolla “ma non del genere che lui si aspetta. Troppo a lungo ha nutrito serpi di fra il suo seguito! Ora solo il tradimento otterrà in cambio…”
Kriss non capiva, di nuovo. Doveva essere evidente dalla sua espressione, poiché Corolla riprese a dire, con tono più mite:
“Ci sono molti nell’orda che si sono stancati della guida del capo. Pensa a Jeorghe: sono molti i tipi come lui, qua in mezzo…”
“Tutti tipi che ci ammazzerebbero volentieri!” esclamò Smiurl che fino ad allora era rimasto in silenzio.
“Ora…” riprese lei “…noi ci siamo accorti di ciò che sta accadendo, ma non ci è stato possibile avvertire il capo… Jeorghe e i suoi ci hanno impedito di avvicinarci… poi sei arrivato tu… insomma: ora non ci resta che nasconderci e sperare che non si diano troppa pena a cercarci”
Kriss annuì con la testa, fronteggiando l’impresa di assimilare ulteriori nodi indigesti di quella realtà assurda, senza capo né coda. Non riusciva neanche a chiedersi dove accidenti fosse finito, che posto fossequello, che razza di farabutti fossero quegli assassini e cosa stesse succedendo. Non riconosceva praticamente più nulla, si sentiva come se fosse diventato pazzo. Gli era difficile persino capire quello che gli dicevano, la lingua era distorta e certo dalle sue parti non parlavano così.
“Forse sto sognando” disse d’un tratto all’orecchio di Betty. Lei non rispose.
Si erano nascosti dentro una grotta naturale in una parete del canyon, in un punto dove non era possibile scorgerli dal basso dov’erano il capo con i suoi, ne dall’alto dov’erano gli altri.
Si prepararono ad attendere.
Il sole sprofondava lentamente e inesorabile, ansioso e tremulo, pronto ad essere inghiottito dalla profonda gola della notte, per cedere il passo alle sue miriadi di piccole emissarie. Bagliori alieni danzavano sull’orizzonte e i raggi più forti correvano l’ultima corsa scurendosi sempre più e trasformando la rossiccia pianura desolata in un enorme arazzo, e i soldati in sagome forse sognate.
Nemmeno il minimo rumore turbava la calma e il silenzio assoluti che ora regnavano; Kriss riusciva a sentire soltanto il battito del suo cuore e il flusso del sangue nelle orecchie. Per quello che ne sapeva, Theo, Corolla e Smiurl potevano anche aver smesso di respirare.
Scomparve ogni pallore crepuscolare, e le tenebre si fecero più fitte. Ad un tratto, ascoltando con la massima attenzione, Kriss avvertì un vago rumore. Sembrava proprio la carovana che stavano aspettando.
Il tempo sembrò rallentare ancora di più il suo cammino. Kriss poteva sentire i secondi scorrergli fra le dita come mercurio, liquido, passandovi faticosamente attraverso per poi cadere con insopportabile lentezza, quasi esitando, e spegnendosi poi a terra con un tonfo.
Ormai il convoglio stava passando proprio sotto di loro. Tenui e fugaci bagliori illuminavano le pareti del canyon. Kriss si sporse, insieme agli altri, per osservare. C’erano una decina di grossi trasporti, e molti cavalli montati dalla scorta. Delle luci erano appese sui carri merci, qualcuno trainato da cavalli e qualcuno a motore.
Ora l’attacco era imminente. E infatti non si fece attendere troppo. Improvvisamente si levarono delle urla dalla gola, che echeggiarono infinite volte sulle pareti rocciose confondendo l’orecchio. Si udì quindi il rumore acuto della jeep del capo, che subito divenne anche visibile, sbucando dal suo nascondiglio, seguita dall’avanguardia. La carovana si fermò bruscamente, e tutta la scorta si dispose intorno ai primi carri merci.
Appena l’orda iniziò a scontrarsi con la scorta dei mercanti un altro clamore ancora più alto iniziò a farsi sentire al di sopra di tutto il baccano, che permeava la gola come l’acqua in una bottiglia. Tutta la parte restante dell’orda piombò alle spalle del convoglio, chiudendo in una morsa mortale le forze nemiche.
Dopo pochi minuti passati come ore non rimaneva quasi più traccia dei difensori dei convogli.
Corolla ruppe il silenzio:
“Ascoltate, cos’è questo…”
Una cupa vibrazione andava crescendo molto rapidamente e rimbombava attraverso le rocce. All’improvviso si udì un acuta nota squillare per tutta la gola, e tutti i combattenti si fermarono, sorpresi. Iniziarono a guardarsi intorno.
Repentinamente lo squillo di quel misterioso strumento cessò, lasciando di nuovo la scena al silenzio. E silenziosamente i margini del canyon si riempirono di luci. Alcune piccole, altre più grandi, di tutti i colori. Sembravano fuochi fatui, tremolanti, che danzavano lentamente avanti e indietro. Kriss rabbrividì.
Poi, improvvisamente, l’oscurità della gola fu squarciata da un fascio luminoso, da riflessi di ogni colore dello spettro che accecò tutti, compresi Kriss e gli altri al riparo nella grotta. E a nulla serviva chiudere gli occhi; la luce sembrava arrivare direttamente nella mente.
Seguì un gran frastuono, cupo. Quando gli occhi di Kriss ripresero a funzionare, vide che quelle luci assalivano e massacravano l’orda ormai confusa, impotente.
Tutto avvenne molto rapidamente. Dopo pochi minuti già si stavano allontanando lasciando dietro di sé soltanto un silenzio di morte.
“Cosa diavolo?…” fece Corolla, esprimendo lo stato d’animo generale.
“Aspettiamo” disse Theo.
Rimasero nascosti ancora per qualche minuto, finché furono sicuri di non udire più alcun rumore, dopodichè uscirono allo scoperto. I carri merci giacevano ormai abbandonati, e le loro fiaccole ancora illuminavano la zona.
Discesero verso la zona della battaglia, incontrando sempre più frequentemente i corpi dei caduti.
Videro del fumo alzarsi da dietro un masso, e corsero lì. Dietro c’era la jeep, la cui tappezzeria alimentava il fuoco.
“Il capo!” esclamò Smiurl.
In effetti, era il capo, appoggiato al parafango posteriore. Doveva essere in fin di vita, poiché stava perdendo molto sangue da una vistosa ferita al petto. Corolla, Theo e Smiurl rimasero impalati dinanzi a quella scena, non sapendo bene come comportarsi. Kriss invece si avvicinò. Il capo alzò gli occhi e vedendolo riuscì nonostante tutto a sogghignare.
“Forse eri veramente una spia…” tossì, sangue alla bocca. Poi vide gli altri tre e comprese “Dovevo aspettarmelo…”. Sospirò rauco, e con un ultimo sforzo alzò gli occhi verso Kriss e iniziò a dire:
“Almeno potreste vendicar…” ma le parole gli morirono sulle labbra, insieme al suo ultimo respiro.
Rimasero un po’ a contemplarlo. Kriss non riusciva a reagire di fronte a quella morte. Poi, dopo alcuni istanti, senza neanche rendersene conto, si ritrovò ad avanzare verso di lui. Si sentiva come se fosse proiettato fuori dal suo corpo e qualcun altro stesse in effetti muovendo i suoi muscoli. Si abbassò sul morto, e vide distrattamente che le proprie mani slacciavano la sua cintura. Un istante dopo si ritrovava con la sua spada fra le mani, rivolta al cielo, fissando la lama che mandava sinistri bagliori.
Smiurl nel frattempo si era tutto ritirato su se stesso, acquistando una tinta brunastra. Theo invece era tornato impassibile come sempre. Corolla sembrò approvare il gesto di Kriss. Si avvicinò anche lei e prese la catena del capo, che giaceva ora a terra.
Improvvisamente Kriss tornò in sé, avvertendo di nuovo la terra sotto i suoi piedi, l’aria che gli soffiava contro, gli sguardi dei compagni, e il possente peso della spada, troppo lunga e pesante per essere brandita con una mano sola. Subito la poggiò a terra, appoggiandovi poi il proprio peso.
“Qualcosa non va?” fece Corolla, poggiandogli una mano sulla spalla.
“Eh?… Credo… Credo di no…” rispose Kriss.
Ma in verità non capiva ancora cosa fosse successo.
“Ci accampiamo qui, fino al mattino” sentenziò Theo.

ciò troppe cose da fa