Tre

Stavolta sono in una via di mercato di una città d’oriente. O almeno è quello che sembra. La gente sciama in ogni direzione e i più sembrano ignorarmi. D’altronde non vedo perché dovrebbe essere altrimenti. Provo a camminare un po’, ma farsi largo fra la calca risulta essere non proprio una passeggiata. All’improvviso qualcuno mi spinge, rischiando di farmi perdere l’equilibrio. Mi giro per protestare ma dev’essere già scomparso, c’è solo la solita gente che nuota nell’odore del mercato. Ma, un lampo, fugace istante, scorgo due occhi più neri e scintillanti della più pura onice guardare i miei.

Tutto sembra sciogliersi intorno a me. Mi ritrovo in una stanza metallica, con una grande finestra di vetro. C’è la scena di un mondo alieno al tramonto, il sole scende giallo furioso e il cielo sanguina. Esco dalla porta scorrevole e mi ritrovo sulla scala a chiocciola di una delle torri del mio castello. Guardo dalla feritoia nel muro e scorgo il mio giardino circondato dalle bianche mura e più in là la vastità del mare. Scendo le scale, ma mi accorgo poi che le ho salite. Sono di nuovo davanti alla finestra. Allora mi avvicino alla feritoia finché questa non prende a ingrandirsi, a ingigantirsi sempre di più, e io mi ritrovo su un davanzale grande quanto un mondo. Milioni di strani esseri microscopici popolano questi luoghi e i più non sembrano accorgersi del mio passaggio. D’improvviso il mondo finisce, e vedo il nulla sotto di me. Poi una luce sovrasta ogni cosa e la scena cambia. Sono sul fondo di una barca, nel colmo della notte. Vedo miriadi di stelle sopra la mia testa rifulgere nell’oscurità. Poi odo una musica giungere da poco lontano, dalla direzione di un debole chiarore verso destra. E’ una festa in una città. Desidero andarvi. Vi arrivo.

Le persone sembrano le stesse che popolavano il mercato. Luce e musica pervadono ogni angolo e l’euforia mi contagia. D’improvviso mi trovo ai margini della città, e vicino a me c’è un guerriero, armato di tutto punto che mi guarda, sembra chiedersi cosa intendo fare. Io lo osservo, ma lui non abbassa gli occhi, invisibili nella notte. Protende verso di me una spada che sembra rifulgere di luce propria, poi la luce si espande fino ad assimilarmi.

Sono in piedi presso la montagna. Nelle mie mani c’è una spada, leggermente conficcata nel terreno. Piove freddo su di me e vento gelido mi assale ma non avverto disagio. D’istinto sollevo la spada, e mi slancio giù per il pendio. Il mio piede vola da una roccia all’altra e nulla riesce a farmi cadere.

Arrivo in una radura e c’è un guerriero ad attendermi. Non posso vederne il volto, indossa l’armatura cerimoniale dei samurai. Ma la sua enorme katana luminosa parla chiaro. Mi metto in guardia, e attendo il suo attacco. Il guerriero rimane immobile. Gradatamente mi rilasso, cercando di capire cosa egli voglia fare. Quando meno me l’aspetto, attacca. Fulmineo mi raggiunge in un secondo, caricando un micidiale fendente. La mia pesante spada è già lì, prima ancora che io possa pensarlo, a parare il colpo. Pioggia di luce sprizza intorno e ci illumina trasfigurando la maschera del mio avversario. Salto per una ventina di metri e atterro alle sue spalle. Attendo che si volti. Libero la mia energia, che si riversa impetuosa dalla mente ai nervi ai muscoli e ai tendini. Meno un gran fendente verticale a colpire il terreno dando luogo a un terribile terremoto. La montagna sopra di noi inizia a vacillare quando fra i nostri piedi si apre una crepa. Improvvisamente si allarga spaccando la terra in due come un enorme canyon. Il guerriero mi attacca volando mentre corro sulla parete verticale verso il mondo opposto che giace oltre la roccia. Spicco un salto per evitarlo, e volo per tutta la larghezza del canyon fino all’altra parete, dove riprendo la mia corsa. Subito mi raggiunge. Di nuovo i miei piedi volano da una roccia all’altra e da una parete all’altra. Siamo due uccelli in un baratro di fuoco sul nulla. 

Lava filtra dalle pareti, la terra sanguina. Provo rimorso. Mi fermo a mezz’aria, nel centro del canyon, e guardo i due nulla al disopra e al di sotto di me. Ripongo la mia spada nel fodero mentre con un gesto arresto l’avanzata del guerriero che ancor m’insegue. Raccolgo tutta la mia energia che si era dispersa in un unico punto, la mia mente, e dimentico il corpo. La raccolgo risucchio e comprimo sempre più e più finché non sembra divenire solida al pensiero. Poi mollo la presa e una enorme sfera di luce si espande da me in ogni direzione, investendo il guerriero e soffiandolo via come una mosca. La luce si arresta sulle pareti e risale veloce verso i due nulla. La terra si riavvicina, pronta a guarire. Mi rammento del mondo opposto.

Mi trovo su una collinetta assolata, nel mondo opposto. E’ tutto molto bello. La città poco distante è tipicamente mediorientale. Mi sembra anche di sentire il suono di un qualche strumento musicale quando mi volto perché il guerriero è riuscito ad arrivare anche qui. 

Mi arrabbio. Immediatamente la mia energia schizza fuori da me senza bisogno di essere richiamata coscientemente e mi scaglio sul guerriero come una furia devastandolo di colpi di luce con la mia arma. Lui le para tutte, ma indietreggia. Sento che emana un grugnito per lo sforzo. Poi sparisce. La mia energia sobbalza intorno, frustrata. Rientra in me. Mi reco in città. Al centro c’è un’altissima torre che sale verso il cielo rosso con una sola stella, sagoma nera acuminata.

E’ un oscuro cammino ascensionale che mi porta verso le nuvole, ma la torre non si restringe come ne avevo l’impressione ma si allarga sempre più assumendo proporzioni impressionanti di un enorme monte. Una cometa sfreccia nel cielo nero e abbassando gli occhi mi trovo al centro di una radura, presso un fuoco. Alberi e tenebra intorno non c’è rumore alcuno se non qualche grillo che muore di freddo. Mi incammino verso il castello che dista pochi minuti, so che c’è. Giungo alla costruzione nera contro il cielo forata solo da qualche raggio di luce che esce da alcune finestre illuminate. Il grande portale di legno massiccio mi viene aperto, e dentro è molto diverso da fuori, pensavo fosse la dimora di un forte guerriero invece mi trovo davanti una bellissima regina. Il suo viso mi è nascosto da un velo ma la sua bellezza promana dalla sua figura come un’aura impalpabile e irresistibile. Istintivamente porgo i miei omaggi. Lei protende una mano squisita verso di me e luce si dipana dalle sue dita e scorre come nebbia liquida verso di me. Respiro quel fluido, e sento i polmoni pieni della migliore aria possibile e le mie nari sature dei profumi più soavi.

In un istante posso vedere i suoi occhi aldilà del velo. Sono quegli occhi neri visti al mercato.

La loro calda oscurità mi inghiotte e mi trovo in un’ampia caverna in compagnia del guerriero. Finalmente posso affrontarlo. Subito mi metto in guardia, percepisco la sua accresciuta potenza. Iniziamo a combattere, e perdo terreno. Cominciamo a girare intorno alla parete circolare della caverna. Mi mette con le spalle al muro e colpisce l’impugnatura della mia spada conficcandola a terra. Paro un suo fendente riparandomi con un frettoloso flusso di energia intorno al mio braccio. 

Mi arrabbio un’altra volta. Stringo convulsamente il manico della mia spada la quale comincia a brillare e a sciogliere il terreno. La terra comincia di nuovo a tremare, ma stavolta dall’alto. Urlo e balzo in alto, distruggendo la volta di roccia erompendo dalla cima del monte come la lava dal vulcano. Il guerriero mi segue e iniziamo a combattere a mezz’aria al di sopra del colle. Sono affaticato, e lo è anche lui, ma continua, e continua. Un colpo dopo l’altro, la spada mi sfugge di mano e precipita come un fulmine nella boscaglia, originando una piramide di pietra e metallo. Io guardo il guerriero, che sogghigna al di sotto della maschera, posso sentirlo. 

La rabbia inizia a pervadermi un’altra volta, ma all’improvviso ricordo quegli occhi neri. La mia espressione cambia e sorrido, guardando il guerriero con un sorriso di sfida, incrociando le braccia sul petto, conscio ora della mia invincibilità: non sono più solo. Il guerriero tenta un attacco ma la sua spada si frantuma contro un’invisibile barriera di luce e tenebra che mi circonda. Posso percepire la sua paura. Focalizzo il mio sguardo su di lui. Un solo attimo si spasmo energetico durante il quale il tessuto spaziotemporale che mi circonda si lacera e il guerriero è sparito. 

Posso finalmente riposare.

2 thoughts on “Tre”

    1. Se avessi tempo e voglia la farei io la grafica… questa è quella base del nuovo wp. Almeno è funzionale. Ma poi perché Di Caprio è carnivoro?

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