Galileo Galilei disse che la ‘Scrittura Sacra e la natura procedono di pari dal Verbo Divino’.
Galileo era un grande studioso della Bibbia oltre che della natura. Arrivò a comprendere cose riguardo a Dio e alle sue profezie come pochissimi altri fecero per molto tempo prima (e molto dopo) la sua epoca.
In contrasto con la posizione miope ed autoritaria del clero, Galileo indagava sinceramente i campi del sapere a lui accessibili, riponendo fede nella Bibbia come parola ispirata da Dio (e quindi verità) e nella scienza come strumento cognitivo della realtà materiale. Concordemente a questo, chi oggi studia la Bibbia con umiltà e sincerità, scopre che essa non è mai in contrasto con la vera scienza (i dogmi della falsa religione invece lo sono oggi e lo sono stati in passato, perché non si basano sulla ‘Scrittura Sacra’).
La cosa che mi ha colpito della frase riportata all’inizio però è stato il concetto, in verità molto semplice e se vogliamo ovvio (Occam), che le informazioni contenute nella Bibbia e la natura provengano dalla stessa fonte.
Spesso menzioniamo la scrittura di Isaia 40:26 per affermare che Dio è la fonte dell’energia, e quindi di tutto ciò che ci circonda (materia=energia), e questo concorda anche con l’idea di un “Big Bang” inteso come una inimmaginabile “ignizione” di energia che si sviluppa nell’universo e tutto ciò che contiene.
Ma mi piace sofferarmi a riflettere che, dato che tutta l’energia (e la materia) esistente nell’universo non è in preda al caos ma segue un nugolo di leggi fisiche ben precise (anche se non tutte ancora note, e pare che non lo saranno mai), diventa chiaro che Geova Dio è la fonte dell’informazione. Tutto ciò che ci circonda può essere pensato in termini di energia configurata secondo determinati parametri. È facile per me fare un paragone con un immenso software: ogni particella, ogni quanto, potrebbe essere rappresentato come una variabile di un’infinita tessitura di equazioni programmate per sostenere l’esistenza materiale, alimentata dallo spirito di Dio (energia, dinamica).
Le leggi naturali assumono per così dire il valore di “linguaggio di programmazione divino”.
Ora, la Bibbia cos’ha a che fare con tutto ciò? Galileo, nella citazione di prima, non fa che dichiararsi d’accordo con 2 Timoteo 3:16, che ci dice che le Sacre Scritture (tutte quelle facenti parte del canone biblico, e non solo alcune, né altre) sono ispirate o alitate da Dio. Galileo confermò anche la necessità dell’informazione contenuta nella Bibbia al fine di avere nozione di ciò che non è investigabile con mezzi materiali. L’informazione contenuta nella Bibbia proviene da un livello superiore a quello in cui risiede l’universo fisico.
In poche parole, tramite la Bibbia Dio ci parla di verità che non possiamo vedere con gli occhi. Ci sono molte cose che non possiamo vedere a occhio nudo, ma le cose spirituali non sono visibili neanche con l’ausilio di strumenti tecnologici: lo possono divenire solo con strumenti della corrispondente e giusta natura, ovvero spirituali. Le Sacre Scritture sono il contenitore di questo benigno regalo che il Creatore ci ha fatto.
Ne parla Sofonia 3:9: “Poiché allora darò in cambio ai popoli una lingua pura, perché tutti invochino il nome di Geova, perché lo servano a spalla a spalla’.” Già da ora, in questo sistema disgraziatamente poliglotta, si può avere questa lingua pura, e godere di una fratellanza sovranazionale. Chi serve Geova lo sa bene. Questa lingua pura non è una lingua parlata, ma è la verità riguardo a Dio e ai suoi propositi, contenuta nella Bibbia. Perché questo consente di “servire a spalla a spalla”? Non è lo scopo di tutte le religioni, in teoria?
Molti fanno l’errore, condizionati dalla cultura della cristianità, di pensare che la Bibbia o la religione debbano essere una serie di regole del tipo “fare” e “non fare”, circostanziate per giunta a un’epoca diversa dalla nostra e quindi aventi una validità che ormai è decaduta se non in tutto almeno in buona parte.
Così non è.
Geova ci invita a conoscere e studiare la sua parola per questo motivo. Lo studioso sincero e umile (come Galileo) potrà imparare questa “lingua pura”: i valori, il modo di pensare di Dio. Come per imparare una nuova lingua non basta memorizzarne i vocaboli, ma occorre acquisire un nuovo modo di pensare, nuovi schemi mentali, lo stesso vale quando iniziamo a imparare la “lingua pura”. Questo linguaggio proviene dalla fonte delle informazioni, dall’alto, ed è quindi qualcosa di unico e superiore a qualsiasi altra nozione umana.
Ebrei 4:12 ci dice che “la parola di Dio è vivente ed esercita potenza ed è più tagliente di qualsiasi spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, e delle giunture e del loro midollo, e può discernere i pensieri e le intenzioni del cuore.” Un semplice libro non potrebbe fare questo. Un libro che contiene il pensiero di Dio, invece, può. E lo fa.
Al di là dello stile con cui gli scrittori umani e composero fisicamente gli scritti che andarono a formare la Bibbia, l’informazione che si annida dentro le loro parole (erano ispirati o guidati da Dio) è di ordine superiore, e logicamente non è legata alla lingua (e ai relativi suoni) in cui i manoscritti furono composti o tuttora tradotti.
La Bibbia è l’unica guida valida per l’uomo perché è stata scritta per noi dal Creatore di tutte le cose; essa risuona nella realtà. Che noi possiamo comprenderla o meno, siamo in grado di vivere in una sola realtà, e le regole del suo funzionamento non dipendono dal nostro arbitrio. Noi possiamo scegliere se assecondarle o ignorarle, ma esse persistono indipendentemente dalla nostra volontà; esistevano prima del singolo individuo e continueranno a farlo anche dopo. Queste regole, leggi, principi, sono immateriali e come detto prima rappresentano il “linguaggio di programmazione” o codice con il quale Geova Dio ha prodotto questa realtà.
L’uomo ha sperimentato e analizzato alcune di queste leggi, e acquisendone un certo grado di conoscenza ha prodotto una determinata tecnologia. Ma l’uomo ha scelto di fare anche un altro esperimento, che ci condiziona tutti. Ha deciso di ignorare i principi che Dio ha dato agli esseri viventi con una coscienza e intelligenza, dotati di libero arbitrio.
Se mi avete seguito fin qui col ragionamento, è chiaro che un “programmatore”, meglio, un creatore, stabilisce dall’inizio cosa dovrebbe accadere all’interno del sistema da lui ideato e cosa invece sarebbe dannoso per esso.
Questo si chiama stabilire ciò che è bene e ciò che è male.
Il mondo è permeato dalla folle idea che l’uomo possa decidere da sé in merito a questo. Del resto, è proprio la contesa (universale) su questo punto che ha generato la situazione in cui siamo ora (vedi Genesi 3:5).
Molti obiettano che il libero arbitrio dell’individuo non sia compatibile con i valori morali stabiliti da qualcun altro. Bene: pensate a una qualsiasi legge fisica. Esempio: il libero arbitrio non vi può impedire di mettere le mani dentro al camino acceso. Ma la semplice volontà non ci permette di sfuggire alle conseguenze: comunque vi bruciate. [È inutile tirare in ballo ragionamenti del tipo “ma se mi metto i guanti di amianto – ma se invento un campo azzera entropia – ma se gli asini volano” perché qualsiasi invenzione o prodotto materiale si basa comunque sulle regole e sui protocolli dell’universo fisico. L’atto di ignorare una legge fisica non si ottiene sfruttandone un’altra, ma solo essendo al di sopra, al di fuori, del sistema universo. Il programmatore può alterare qualsiasi variabile a piacimento, ne ha il potere e l’autorità (e sa anche quello che fa); le piccole entità interne al software in esecuzione non possono farlo.]
Quindi, oltre a parlarci di cose spirituali, la Bibbia contiene l’unico messaggio reale.
La Parola di Dio è vivente.