Il ritorno dei Ra’Hesh – pt.5Epilogo (Eco)

La fusione brillava come una stella fatta di nulla in cima alla torre del proiettore. Unico essere, sorvegliava silenzioso tutta la città.
Thorium correva da un reparto all’altro, alzando il morale degli uomini e rassicurando i presidi di Saberinne. Osservò i giovani studenti prepararsi con aria determinata allo scontro.
Alis sedeva collegata al Proiettore, abbandonata su quella lunga poltroncina. Il quadro tattico appariva nella sua mente.
I barbari si facevano sempre più vicini. I loro tamburi risuonavano cupi, facendo da contrappunto ritmico al continuo rombo tonante dei Ra’Hesh in arrivo.
Per un momento tutto si arrestò: i barbari si fermarono schierati in posizione di battaglia, irrequieti. Un silenzio innaturale scese su Ayonn: un istante che parve eterno, che precedette lo scoppio.
Un boato assordante fece tremare la terra, fin nel cuore del pianeta. Nel cielo divenne visibile un incomprensibile alone di luce, mutevole, una sorta di aliena e assurda aurora diurna.
In quel momento, si scatenò l’attacco. I barbari presero ad avanzare urlando contro il proiettore, deviando sotto la spinta del terrore generato dalla macchina nelle loro menti. Le truppe di fanteria a un ordine di Alis lasciarono le loro postazioni per passare al contrattacco. Armati di armi stordenti, si avventarono con la furia di uno sciame di insetti contro gli attaccanti, devastando le fila nemiche. Thorium intravide i giovani barbari che avrebbero dovuto essere ai suoi ordini cadere fra i primi.
Ma non così i Ka’Rast. Immuni al campo generato dal proiettore, avanzavano spediti a frotte intorno a una buona metà della città.
A un pensiero di Alis i presidi si slanciarono contro le creature. Quindici studenti per ogni preside, per un totale di novanta giovani ragazzi e ragazze, affrontarono le creature, in netto svantaggio numerico. Impegnarono sei Ka’Rast diversi, ingaggiando con loro un duello che esulava dalla comprensione di qualsiasi guerriero comune. Ma le creature erano molte di più. Thorium non ebbe bisogno di udire il comando di Alis per slanciarsi come una furia all’attacco. L’Arma volò nelle sue mani, ancora scissa nelle due metà. Chiazza indistinta di colore sul terreno, era l’unico che i Ka’Rast avevano davvero motivo di temere. Ad ogni colpo uno di quei mostri finiva squarciato in due o trapassato in più punti o
letteralmente esplodeva sotto il sopraffacente potere di quelle spade e di colui che le brandiva. Thorium continuava a combattere, dimentico del tempo e della fatica, mentre i Ka’Rast continuavano ad accorrere. I gruppi di studenti, che pure avevano fatto un ottimo lavoro fino a quel momento, furono sopraffatti dalla schiacciante superiorità numerica del nemico. Corsero ai ripari, all’interno del proiettore. Mentre i barbari si disperdevano, qualcosa nella fusione soprastante la città cambiò. Alis raggiunse i difensori col pensiero, ordinando la ritirata. Ma non per Thorium. Continuò ad eliminare un nemico dopo l’altro, ignorando se qualcuno l’avesse colpito o meno.
Dal cielo scesero scie colorate di luce. Si fermarono a terra, forme indistinte di energia luminosa, chiazze di vapore che ricordavano un corpo di alieno. I Ra’Hesh erano scesi su Noi-Hert. Thorium ebbe appena il tempo di curarsene.
L’unico essere completamente riforgiato che le due gemelle avevano originato si contrasse e si espanse nello stesso momento, intrecciando la sua energia con quella dello scudo del Proiettore. L’aspetto della cupola di energia cambiò. Rifulse, impedendo la vista della città dall’esterno. Thorium continuava a lottare, mentre alcuni Ra’Hesh cavalcando Ka’Rast si avventavano sullo scudo correndovi sopra in direzione della fusione delle gemelle. Thorium se ne avvide e balzò anch’egli sullo scudo correndo veloce su di esso come se stesse pattinando sul ghiaccio con dei razzi legati ai piedi.
A ogni colpo un nemico cadeva, andando a sfrigolare sullo scudo, dissolvendosi lentamente. Sempre più creature circondavano lo scudo, tutt’intorno alla città, e sempre più di loro riuscivano a inerpicarsi su per lo scudo, nonostante il muro difensivo rappresentato da Thorium, e riuscivano pian piano a farlo arretrare, avvicinandosi bramosi e affamati alla fusione. Thorium capì che volevano assimilare le sue sorelle. Poteva vagamente immaginare cosa potesse significare per loro un piatto del genere. Con rinnovata energia riprese a volare intorno, falciando a dozzine gli assalitori.
Ma loro erano troppi, veloci, e forti. Si fecero sempre più vicino, finché giunsero in vista della fusione. Fu allora che qualcosa di nuovo cambiò nelle gemelle e nella realtà loro, anzi, a sé, circostante.
Un rapido lampo di energia scaturì dalla stella di nulla sospesa sopra di loro,
portando all’inesistenza un Ra’Hesh e la sua cavalcatura, in quell’universo, in una frazione di secondo. Thorium ebbe tempo di stupirsi, mentre continuava il suo ballo intorno alla stella, vago pianeta orbitante intorno al doppio sole.
Un altro lampo seguì. E poi un altro. E un altro ancora. Dopo qualche minuto i lampi erano incessanti. La stella vibrava continuamente scagliando intorno a sé la sua forza in raggi possenti, come una versione enorme e sovrapotenziata di quel gioco per bambini.
Centinaia di assalitori venivano annullati ogni secondo, in un tempo dilatato, dall’azione congiunta della stella e di Thorium reso quanto mai potente dalla vicinanza delle sorelle.
Continuarono la loro furente lotta per un tempo infinito, accerchiati sempre più da quel ammasso di luci affamate bramose di distruggerli.
Ormai combattevano a contatto, Thorium danzante attorno alla stella, quasi ferito dalla sua energia, e gli alieni tutt’intorno, e sopra di loro. Alcuni colpi raggiunsero Thorium, esplodendogli dolore come mai prima. Altri raggiunsero la stella, che si illuminò in quel suo modo privo di luce ancor più vivamente, scagliando indietro e annientando mucchi di Ra’Hesh. Ma nulla sembrava scoraggiare o arginare quella tremenda carica.
Nonostante i loro sforzi, stavano per essere sopraffatti. Erano ormai ricoperti da metri di esseri luminosi, accalcati l’uno sull’altro. La luce della stella era quasi oscurata, ricoperta com’era di fauci che si accingevano a inghiottirla.
In un attimo, il tempo parve fermarsi, per Thorium. Si ritrovò a fissare uno di quei Ra’Hesh, in quello che lui pensava dovesse essere il suo viso. Scorse, con l’occhio della mente, gli occhi malvagi del nemico, e poi, più oltre, il suo mondo di provenienza. Allora capì.
Un semplice riflesso, e la spada tornò a essere una nelle sue mani. Chiuse gli occhi, e strinse l’elsa, tenendo la lama verso il basso. Poteva percepirne la struttura interna, ogni suo flusso energetico, finché li sentì, distinti di fra i materiali appartenenti a quell’universo di cui era costituita il resto dell’Arma. I cristalli di Kurush fremevano nella sua spada, pronti per il loro ultimo utilizzo.
Thorium si contorse, e mentre la mente delle sue sorelle stava per venire risucchiata via, confisse la spada proprio sotto di loro, sul punto più alto della torre del Proiettore, dove una fessura si aprì con la massima
naturalezza ad accogliere la chiave di volta dell’intero meccanismo, portando a compimento l’opera e il sogno di Kurush.
Un impulso di energia come non potevano immaginarsene di simili esplose e dilagò nella sua onda d’urto al centro della stella di Shin e Shad. Gli alieni furono spazzati via, respinti indietro come formiche e dissolti senza ritorno.
Si aprì un varco, e Saberinne rispose al richiamo, seguita da Kriss. La stella, ora, più che raddoppiata nelle dimensioni, era inarrestabile. Raggi di energia inesistente inondarono la pianura di Ayonn, sterilizzandola completamente, finché non rimase alcuna traccia di un ipotetico invasore.
Quindi la stella, Nothing Star, si contrasse un’altra volta, e poi, attingendo energia da tutto il Proiettore, che cantava nella gioia del suo utilizzo totale, fin nel centro del pianeta, si scagliò in alto, una colonna inarrestabile che trasse con sé Thorium e attraversò il Titano in attesa sopra l’atmosfera, squarciandolo in due.
Un altro varco ora era aperto, e definitivamente stabile. La multi-fusione vi cadde dentro, attraversando la sottile parete che separava l’esistenza, i sogni e le vite. Un altro universo li attendeva.
Dal buio. Un emersione, dal nulla. La via che lo stesso Titano Ra’Hesh aveva battuto, percorsa al contrario.
Un mondo. Il mondo di Hesh. Di nuovo, miliardi di Ra’Hesh li attendevano. L’altra parte del Proiettore li aspettava, fornendo loro un approdo in quel mare senza direzioni.
La multi-fusione si sciolse, con quel lento, prolungato dolore, finché tutti i componenti della famiglia non riacquistarono senso quali singoli individui.
Sotto di loro un mare di luci. Dell’energia saliva dal Proiettore di Hesh condensandosi sotto i loro piedi, permettendo loro di camminare.
Un Ra’Hesh salì rapido verso di loro, agile creatura degli abissi in un mare senza tempo.
Ben arrivati, infine – disse nelle loro menti con quello che poteva essere un inchino mentale.
Lo spettacolo era inimmaginabile a qualsiasi mente umana. Così tacquero, offrendo semplicemente i loro pensieri e sensazioni ai loro ospiti.
Il progetto è stato portato a termine. Il sogno di Kurush e degli antichi Ra’Hesh, il sogno di tutti noi, è divenuto realtà. – Li trasse con sé in una scia nebulosa di luce. Volteggiarono insieme in quell’atmosfera priva di aria. Giunsero nel cuore del Proiettore, così simile anche nella sua diversità al suo gemello su Noi-Hert.
Lo sentite? – il Ra’Hesh indicò loro il nodo pulsante, la stella multicolore che brillava più di qualsiasi luce artificiale – Uno scambio. Ciò è equo. Interazione. Collaborazione. Avvertite il vostro universo, al di là dello specchio.
E in qualche modo lo sentirono, tutti, anche Thorium.
I due Proiettori cantano insieme, proiettando l’energia inutilizzata delle psicomasse di appartenenza l’uno nell’altro.
Matrici quantiche? Cristalline? – trovò la forza di chiedere Thorium, memore di ciò che aveva visto nella proiezione di Kurush.
Anche – annuì la creatura – Non temere. Ora che il collegamento è stato instaurato, esso è definitivo. Nessuna nozione, nessuna tecnologia andrà perduta.
Volteggiarono di nuovo in alto, in una danza che non potevano capire.
Abbiamo intrecciato i destini delle nostre due razze, accomunate dal sogno.
Dal sogno?
Voi direste capacità mentali. Nella nostra forma di comunicazione il termine che usiamo corrisponde proprio al vostro sognare.
– Ogni volta che modifichiamo la struttura dell’universo… – iniziò Shad.
…è come se un nostro sogno divenisse realtà! – terminò Shin.
Il Ra’Hesh annuì, sereno. Poi protese la sua energia, e altri suoi simili accorsero, cantando un inno senza suono, acclamando gli umani.
La cosa ancora più definitiva che abbiate ottenuto è la nostra gratitudine. Vi dobbiamo la vita.
Kriss osservava assorto la scena, e Sabrina si guardava intorno meravigliata. D’un tratto, il suo sguardo sembrò ricordare Saberinne, occhi color del mare e degli smeraldi, lucidi.
Finalmente questo significa pace. – disse.
Il Ra’Hesh chinò mentalmente il capo, esternando dolore. Si vergognavano della condotta dei loro malvagi simili che ben due volte avevano avuto l’ardire di affrontare gli umani.
Dopo un tempo fatto di secoli senza anni il loro ospite parlò ancora.
– Ora potete tornare. Un lungo lavoro vi attende.
Pensarono a quante cose avrebbero avuto da raccontare, e da spiegare.
Allo studio del fenomeno dello scambio psichico fra due universi, alle sue applicazioni.
Alla vita che le aspettava.
Ad Alis.
E fu allora che con cuori trepidanti si accinsero a tornare da dove erano giunti, contemplando gli arcani arazzi che il tempo, aurora multicolore, intesse nei sogni, di sogni.

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