Tutto intorno a lui era divenuto fitte tenebre. Non aveva corpo, né occhi. Solo un punto dimensionale, nel vuoto. “Udiva” cupi rumori intorno a lui, come di tuoni.
Poi, pensò di scorgere dei bagliori, sinistri. La spada del capo si faceva sempre più vicina, con la punta rivolta minacciosamente contro di lui, verso i suoi occhi. Non riusciva a muoversi, non aveva neanche mani con cui ripararsi. La scintillante punta era sempre più vicina, più vicina… Urlò. Le tenebre vibrarono i risposta a tanta rabbia e dolore, ma, improvvisamente, come in risposta agli echi più lontani del suo inconsapevole richiamo, giunse in risposta la luce. Un accecante bagliore lo investì, trapassandolo in ogni particella del suo corpo. Faceva completamente parte della luce, quando una calda voce sussurrò, o pensò di sussurrare, appena sulla soglia dell’udibilità: “Coraggio”.
Non era solo?
La luce continuava a tormentarlo. Aprì gli occhi, e si accorse che il sole gli illuminava il viso, spuntando dalla cresta rocciosa del canyon. Doveva aver sognato. Stropicciandosi gli occhi e stirandosi si alzò in piedi, accorgendosi che qualcuno aveva accesso un fuoco.
Vi si accostò, notando che faceva piuttosto fresco. Poco dopo apparve Smiurl da dietro un masso, portando fra le braccia qualcosa.
“Oh! Buongiorno Kriss! Dormito bene? Hai fame?” esclamò appena lo vide, premuroso.
“Per il buongiorno è da vedersi… Per il resto, la risposta è due volte sì!” fece Kriss sorridendo.
Smiurl si avvicinò al fuoco e iniziò a maneggiare gli oggetti che aveva portato con sé.
“I carri merci erano praticamente vuoti… Però un po’ di cibo sono riuscito a trovarlo… Ecco qua: un otre d’acqua, per cominciare, poi acquavite, carne secca, frutti di sabbia e pere…”
“Frutti di che?”
“Frutti di sabbia! Non mi dire che non li conosci! Sono squisitezze. Si cucinano facendoli bollire nella linfa di Pinzerro, no?… Ma dovrò arrangiarmi con quello che ho…”
Kriss non aveva ancora ben chiaro il concetto. Se ne fece dare uno. Era delle dimensioni più o meno di una noce. Somigliava ad una conchiglia.
“Ma che roba è?”
“Ma dove vivi? Sono larve di Croeggs.”
“Larve?… Vuoi dire… insetti?!” fece Kriss allontanando subito da se la specie di conchiglia.
“Insetti, certo! Ma mica insetti qualunque. Un Croegg anziano può arrivare a pesare come te… Una volta ne ho preso uno grosso così…” e fece il gesto con due mani indicando un metro e mezzo circa. Kriss aveva nel frattempo assunto un’aria decisamente disgustata. Smiurl lo osservò per un po’ in silenzio, sconcertato. Poi disse, tutto contento, riprendendosi bruscamente il frutto di sabbia:
“Vorrà dire che la tua porzione me la mangerò io!”
Kriss sedette a terra, sconfortato. Di nuovo quell’assurda realtà tornava a perseguitarlo. Da dove diavolo uscivano quelle persone, quei posti? Il nano, la ragazza e il gigante, un trio troppo pittoresco per essere reale… Quell’orda di barbari assassini in cui si trovavano… Chi erano in realtà quei tre? La ragazza aveva un non so che di particolare che la rendeva diversa dagli altri che la circondavano. C’era una luce in più nei suoi occhi, e il suo portamento era sempre elegante e sicuro di sé, seducente. Nel suo sguardo c’era qualcosa di nobile, un qualcosa che si avvertiva palese anche nel gigante. Solo il nano non c’entrava niente con alcunché e con chiunque avesse visto finora… Ma sentiva che poteva fidarsi di loro, nonostante in ultima analisi fossero dei perfetti sconosciuti. Forse erano “selvaggi”, ma non animali.
E ora ci si mettevano anche larve di insetti giganti… Per un po’ si trastullò con l’idea che fosse tutto uno scherzo di pessimo gusto.
“Ascolta, Smiurl” fece d’un tratto, guardando serio il piccolo cuoco “…senti un po’… dov’è che siamo?”
“Uh?” fece Smiurl, guardandolo senza capire cosa
intendesse dire “Nel canyon, vicino al fuoco, no? Dove vuoi che…”
“Ma no!” esclamò Kriss, con disappunto.
“Non credo intendesse quello…” disse Theo sbucando alle loro spalle con Corolla.
“Già” confermò lei.
Rimasero a guardarlo, un po’ come se stessero aspettando la sua mossa. Nessuno sapeva bene cosa dire. Infine Kriss si decise, si alzò e disse a bassa voce, con un sorriso nervoso sulle labbra:
“Prima di tutto, questa è la Terra, vero?…”
Corolla sussultò, e Theo sembrò rabbuiarsi nella sua perenne imperturbabilità. Nessuno dei due rispose, così intervenne Smiurl.
“No.” Kriss si voltò a guardarlo. Il nano lo guardava da laggiù molto seriamente, era tutto assurdo! “Questa è Noi-Hert”
“Eeh? No-che?” esclamò Kriss sempre più incredulo.
“Un momento” fece Corolla “Kriss, sai dirmi in che epoca siamo?”
“Per favore” disse lui, quasi implorando “dimmi che questo è il ventunesimo secolo!…”
Corolla chinò il capo, per distogliere lo sguardo, impotente. Theo scosse il suo con aria grave.
“Sarà meglio che ti siedi, giovanotto” disse Theo.
Noi-Hert era stata scoperta nel quinto secolo dopo la Grande Guerra di Religione, pochi decenni dopo la realizzazione del viaggio interstellare. Fu il primo pianeta abitabile trovato dalle grandi navi terrestri. Era poco più piccolo della Terra, circa due terzi del suo volume, ma era caratterizzato da una maggiore densità del nucleo, e la forza di gravità raggiungeva quasi 1g. Orbitava solitario, accompagnato solo dalla sua piccola luna, intorno a una stella di tipo G che veniva chiamata Sole ma che in realtà non aveva nome.
I terrestri, nel corso del tempo, avevano creato molte colonie in ogni parte del pianeta, per fini commerciali, di ricerca scientifica e per problemi di densità demografica sul loro pianeta d’origine. Su Noi-Hert era giunto il meglio e il peggio della società sulla Terra; molte furono le menti geniali come numerosi furono anche gli artisti che lasciarono la Terra alla ricerca di nuove scoperte e di più vasti orizzonti, con un intero pianeta a loro disposizione dove rimettere in gioco qualsiasi certezza raggiunta fino ad allora, ma molti furono anche i poco di buono, avanzi di galera, i più spregevoli di tutte le culture terrestri che si ritrovarono lì, in fuga dal sistema che li braccava continuamente. Anche un enorme complesso penitenziario fu costruito, al capo opposto del pianeta. Ma l’altra faccia mostrava una fiorente e nuova società, in cui nuove scienze trovarono fertile terreno per svilupparsi come mai prima di quel momento. C’era spazio per tutti e ogni comodità tecnologica veniva inviata dalla Terra.
Ma fu anche quello a provocare lo sfacelo.
Un giorno, senza preavviso, dopo circa vent’anni di frenetico sviluppo, i terrestri avevano abbandonato tutte le colonie a loro stesse.
Cominciarono a circolare delle leggende, leggende dove gli spiriti del pianeta erano emersi dalle profondità del mare per scacciare tutti i coloni, risparmiando solo i nativi del pianeta. Pochi erano quelli che ci credevano davvero, almeno all’inizio. I più saggi erano convinti che ci fosse qualcosa di molto più concreto dietro tutto ciò. Una guerra, forse, qualche catastrofe, sulla Terra…
Ma, comunque andarono le cose, i coloni si resero presto conto che non avrebbero potuto fare quasi nulla per arginare l’imminente declino che la Terra aveva loro imposto. Senza il supporto delle grandi navi orbitali, i cosiddetti Titani, cessarono le comunicazioni globali, i grossi scambi commerciali. Le macchine o ogni altra creazione della tecnologia terrestre andarono via via scomparendo, essendo il loro complesso funzionamento sconosciuto ai pochi scienziati rimasti. Infine si formarono le prime orde e tutto scivolò sempre più nell’anarchia.
“Non posso crederci” disse Kriss piano dopo qualche minuto di silenzio meditativo. E poi, più risoluto:
“Come posso aver viaggiato nel tempo? E’ chiaramente impossibile!”
Neanche noi riusciamo a credere davvero alla tua storia, perciò siamo pari…” interloquì Corolla, sorridendogli.
Nonostante le spiegazioni di Theo, (completamente assurde) Kriss non riusciva a darsi pace.
Cosa ci faceva lì? Dove sarebbe andato? Che ne sarebbe stato di lui? Pensò a casa sua, a tutti quelli che erano in pena per lui… Sei una persona scomparsa, disse fra sé.
Corolla vide il suo sconforto. Gli si inginocchiò a fianco, mettendogli una mano sulla spalla, e disse:
“Non preoccuparti. In qualche modo troveremo una risposta…”
Kriss la guardò, depresso. Poi riuscì a prodursi in un mezzo sorriso e disse:
“Grazie.”
“Ehi! Guardate qua!” esclamò la vocetta di Smiurl da poco distante. Tutti si radunarono intorno a lui.
“Guardate cosa ho trovato!”
Si chinarono a osservare. Era il corpo di uno dei soldati, a fianco a quello del suo cavallo.
“Cosa sono queste?” chiese Corolla, indicando delle strane piastre somiglianti ad un’armatura.
Kriss si inginocchiò, e toccò la superficie di una delle piastre, e questa si illuminò improvvisamente, poi si spense lentamente, quando ritrasse repentinamente la mano, illuminandosi poi di bagliori simili a scariche elettriche, d’aspetto simile a ologrammi.
“Ma che cavolo?…” disse Corolla.
Theo staccò una serie di piastre dal morto per esaminarle. Le portarono alla luce per poterle meglio osservare. Theo se le rigirò tra le mani, poi indicò una protuberanza con due spie luminose.
“Questa è la riserva energetica…” e, indicando tutta la strana armatura: “…non può essere che il prodotto di Ayonn.”
Smiurl emise un gridolino di timore.
“Ne sei sicuro?” chiese Corolla, improvvisamente seria.
“Certo. Non ci sono dubbi. Nessuno possiede più tecnologia come questa”
Kriss che aveva osservato i due in silenzio, d’un tratto chiese:
“Cos’è questo Ayonn?”
“La mitica città di Ayonn, l’inespugnabile!” esclamò Smiurl con voce timorosa.
“Inespugnabile?”
“Sì, Ayonn, la città di luce, protetta dal suo sempiterno scudo magico!”
“Smiurl, lo stai spaventando…” lo riprese Corolla.
“Spaventando?” fece Kriss, risentito. Poi, a Smiurl: “Continua”.
“Ebbene, ecco… Ayonn è la città magica che resiste eterna dai tempi dell’abbandono. Nessuno può entrarvi, e nessuno riesce neanche ad avvicinarvisi. Il suo scudo magico è una difesa invincibile anche dal solo pensiero di assalirla. Al suo interno vi sono ricchezze e lussi inenarrabili, e si dice che i pochi ayonnesi che siano stati visti brillino di luce propria come spiriti!” spiegò Smiurl in un emozionato crescendo, poi tacque di colpo, come se avesse paura di quello che aveva detto.
“Interessante” disse Kriss, per niente impressionato “Almeno questo spiegherebbe quello che abbiamo visto stanotte…”
“Per non parlare di questa armatura” disse Theo.
Kriss si allontanò dal gruppo, tornando verso il focolare. Afferrò la spada appoggiata a un masso, poi si arrampicò su una rupe. Si girò a fissare l’orizzonte. Il sole era ormai sorto. E forse in lui stava sorgendo anche la speranza. Ayonn, una città civile. Tecnologia. Sapere. Risposte.
Improvvisamente protese la spada verso occidente, ed esclamò:
“Verso Ayonn!”