Camminavano, passo spedito, nel buio quasi completo, verso solo Corolla sapeva dove. Kriss aveva visto la ragazza raccogliere le bolas e legarsele a un fianco… doveva essere stata lei a salvarlo. Ma qualcosa attrasse la sua attenzione, perché scorse un movimento, nel buio, e involontariamente trasalì. Lei se ne accorse e disse:
“Non ti preoccupare, quello è Smiurl…”
“Smiurl?…” fece Kriss non comprendendo a cosa si riferisse, e avvicinandosi inconsapevolmente a lei.
“Sì. E’ stato lui ad atterrare Jeorghe, dopo che io l’ho fermato”
Kriss ricordava di aver intravisto qualcosa, ma non pensava che quel qualcosa in realtà fosse un qualcuno.
“Smiurl, non credi sia il caso di presentarsi?” disse lei, fermandosi, e apparentemente parlando alle ombre.
“Devo proprio, eh?” era una vocina stridula poco distante “Eh già, credo di sì…” soggiunse poi. Come per incanto, dall’ombra emerse un ometto alto un metro circa, con uno sguardo vergognoso, e avanzò verso Kriss. Protese la sua manina grinzosa e disse:
“Salve Kriss, io sono Smiurl”
Kriss ricambiò, incredulo. Il “nano” aveva delle orecchie enormi trafitte da numerosi orecchini, i quali producevano un lieve tintinnio quando lui muoveva la testa di scatto. Anche il naso era piuttosto grosso, rispetto a tutto il resto. Indossava una giubba e dei calzoncini di pelle stinta. Kriss pensò che avesse un’espressione come di cucciolo smarrito.
Corolla parve indovinare i pensieri di Kriss, poiché disse:
“Non farti ingannare dalle apparenze… All’occorrenza Smiurl è un vero e proprio valoroso…”
A quel complimento inatteso il nano si illuminò tutto, letteralmente: prese a emanare una vaga luminescenza di vari colori.
“Ehi!” esclamò Kriss, che non credeva ai suoi occhi.
“Tranquillo, è innocuo!” disse Corolla ridendo di gusto. La sua risata si levava chiara e argentina “Smiurl è un mutante” soggiunse poi.
“Incredibile…” fece Kriss stupefatto, osservando il nano a bocca aperta, il quale intanto si era “spento”.
“Non sei adirato…?” chiese Smiurl, con voce tremante.
“Adirato? E perché dovrei esserlo?” chiese Kriss, con tono da far rischiarare l’espressione del nano.
“Tutti mi odiano…” si lamentò, vergognoso, guardando a terra. “E’ perché sono… diverso”
Kriss provò pena per quel piccolo uomo, se lo immaginava mentre subiva le angherie di quei tipacci lì intorno e mentre veniva umiliato, tutti i giorni della sua vita. Gli disse con calore:
“Io non ti odio. Affatto! Mi avete salvato: vi devo la vita… E ancora non vi ho ringraziato!”
“Dovere” disse Corolla, sorridendo aperta. Il bianco dei suoi denti si scoprì alla luce delle stelle. Smiurl si illuminò di nuovo, gonfiando il petto tutto contento.
Si rimisero in cammino. Dopo poco giunsero in uno spiazzo, un po’ appartato dal resto dell’accampamento, al riparo dentro un gruppetto di alberi rinsecchiti. C’erano alcune tende affiancate.
“Ecco, tu potrai dormire lì” disse Corolla, indicando quella più grossa. “La dividerai con Theo.”
“Chi è…” fece per dire lui ma un uomo stava già uscendo verso di loro.
“Appunto” disse Corolla “Theo, ti presento Kriss. Saresti così gentile da fornirgli un giaciglio, almeno per questa notte?”
Il gigante, dalla sua altezza, disse semplicemente “Certo” e poi “Vieni”. Kriss vide che era alto come quel Jeorghe, e che era ancora più massiccio. Nella tenda era accesa una candela, così poté guardarlo in faccia. Aveva i capelli chiari, radunati in una lunga treccia che gli scendeva lungo la schiena. Il volto era squadrato e massiccio, come il resto del corpo. Aveva un’espressione fra le più stoiche e neutre che Kriss avesse mai visto. I suoi occhi erano chiari e freddi come il ghiaccio, ma c’era qualcosa in lui che ammorbidiva il suo sguardo, e il suo parlare non era rude, venato di odio come quelli degli altri lì intorno.
Corolla teneva sollevato il lembo della tenda, all’ingresso. Più in basso Smiurl sbirciava, dietro di lei. Lei guardò Kriss e gli disse:
“Buonanotte… Con Theo nei pressi nessuno oserà avvicinarsi”
“Buonanotte” rispose lui “Grazie ancora…” e la vide sparire nella notte senza un suono.
Theo tirò fuori una stuoia da qualche parte e la porse a Kriss.
“Mettiti lì” gli indicò il lato libero della tenda, resa angusta dalla sua imponente presenza.
Kriss srotolò la stuoia a terra e vi si coricò. Dopodichè si addormentò profondamente, troppo stanco e stravolto per sognare.
“Kriss…”
Aprì gli occhi. Gli era sembrato che qualcuno lo avesse chiamato, ma la tenda era vuota.
Rumori e voci animate provenivano dall’esterno. Era giorno. Si alzò, stirandosi, ancora intontito, e uscì riparandosi gli occhi dalla luce del sole. Si guardò intorno, strizzando gli occhi.
Tutto intorno il campo era in fermento. Ora, alla luce del giorno, sembrava molto più grande. Quasi tutte le tende erano già state smontate. Ormai si vedevano soltanto uomini e cavalli aggirarsi più o meno di fretta da una parte all’altra. Al centro dell’accampamento c’era una jeep scoperta. Sul cofano stava in piedi il capo, dando ordini ora a questo ora a quello.
“Attento!” Kriss trasalì udendo quel grido ravvicinato. Da sotto un mucchio di paglia spuntò Smiurl, che vedendolo trasalire assunse subito un aria dispiaciuta, e cercò di spiegare:
“E’ pericoloso…”
“Ah…” Kriss ancora non capiva in che razza di posto si trovava in realtà.
“Corolla mi ha ordinato di restare di guardia” continuò il nano “…e di dare l’allarme in caso di pericolo. Pensa che qualcuno possa farti del male…”
“Ed ha ragione”
Kriss si voltò udendo quella voce baritonale.
“Buongiorno, Theo.” Disse.
“E’ meglio che ti prepari, fra poco partiremo. Mettiti questi” gli porse dei vestiti. I suoi non erano granché adatti a viaggiare nel deserto.
“E soprattutto togliti quelle…” e indicò le sue scarpe.
Kriss si guardò i piedi, e dovette concordare centro di sé con Theo riguardo al fatto che le sue Nike erano proprio improbabili, in quel posto. Cominciò ad esaminare i nuovi vestiti: due grossi scarponi, sembravano anfibi da trekking; un grosso cappello che gli celava parte del viso; pantaloni di pelle, camicia e una specie di mantella, a mo’ di poncho. C’era anche un maglio molto pesante.
“E con questo cosa dovrei farci?” chiese rivolto a Theo che stava caricando il suo cavallo.
“Non hai un’arma…” disse, del tutto naturale.
“Ha ragione” disse Smiurl sottovoce.
Kriss alzò le spalle e andò a cambiarsi, guardando con aria leggermente titubante i suoi nuovi vestiti, e soprattutto l’enorme martello, che stentava a reggere con una mano sola. Lo osservò più da vicino: non riconosceva il materiale di cui era costituito, anche se doveva essere per forza una lega metallica. Le due facce più larghe erano ornate da un rilievo dorato, curvilineo. Le due facce più corte invece erano munite di due punte acuminate. Si domandò come, se si sarebbe trovato a doverlo fare, lo avrebbe usato. Scosse la testa e lo appoggiò vicino alle altre armi.
Appena ebbe terminato di vestirsi, Corolla entrò nella tenda.
“Buongiorno. Vedo che sei pronto: bene. E’ ora di partire”
“Dov’è che stiamo andando?…” chiese Kriss.
“Il capo ha avuto notizia di una carovana commerciale poco difesa in transito nella valle a tre chilometri da qui” rispose lei noncurante.
Kriss la fissò, non comprendendo, assumendo forse un’espressione un po’ idiota.
Corolla gli pose le mani sulle spalle e disse, guardandolo negli occhi:
“Li attacchiamo, Kriss”.