Vapore. O nebbia. Luce diffusa. Odo un lieve soffio, la nuvola turbina intorno a me. A volte si avvertono delle presenze. Rocce millenarie, mi sento osservato.
Lentamente la nuvola si ferma, si dirada e mi lascia su una collina. E’ un bellissimo paesaggio, non c’è che dire. Una valle lussureggiante si estende davanti a me. Nel cielo volano enormi uccelli, con lo sfondo di due pallide lune che sembrano inchinarsi al sole. So che uno di loro mi sta guardando. Si avvicina. Incontro i suoi occhi.
Mi ritrovo sulla cima di una montagna, arida. Sono solo. In lontananza scorgo un palazzo di cristallo e nuvola, dai riflessi sfuggenti e cangianti. A volte il vento trasporta un piacevole suono di uccelli e musica. Vorrei essere là.
Mi ritrovo a volare con la mente intorno al palazzo. Arrivo dall’alto. Scendo in picchiata in un arco di nuvola, nei giardini d’arcobaleno, fra gli uccelli trasparenti. Risalgo veloce la parete. All’interno sembra non esserci nessuno. Sento una musica provenire dalla stanza all’ultimo piano della torre. Mi precipito verso l’alto, che potrebbe benissimo essere il basso. C’è un’apertura. Mi accosto.
Una splendida creatura, vestita di luce e di ombre, sta cantando. La sua voce pervade l’ambiente, me stesso, tutto. Perdo il controllo e precipito. Giù, verso le nuvole, verso la terra.
Mi inoltro nel fitto della foresta. Avverto che c’è qualcuno intorno a me. Delle voci, dei sussurri, foglie che frusciano. Le seguo fino a che gli alberi si diradano. Al centro dell’enorme radura c’è un’alta costruzione di pietra. Vengo colto dal panico e mi precipito su per le scale, senza il coraggio di voltarmi. Sento che c’è qualcuno in cima. Mi affretto ancora di più. Ma la cima è deserta. Istantaneamente diventa un’immensa pianura. Deserta, anch’essa, a parte l’erba. Provo a tirarla, ma non cede. La strappo. Sotto il manto verde c’è il metallo. E’ pieno di scanalature, che divengono sempre più piccole, minuscole, le seguo, diventano spesse come molecole. Ormai ci sono dentro.
Cado in un vagone che corre sospeso al centro della cavità circolare. Va molto veloce. La luce rimane indietro. A volte si ferma, scorgo delle finestre nel metallo da cui esce della luce gialla. Ormai vado talmente veloce che la luce sembra fermarsi. Giungo al centro della struttura, dove il tempo non c’è.
E’ un’immensa cavità sferica, al centro c’è una torre di metallo che sale ed entra nel soffitto della volta. Molti vagoni come i miei sbucano dai muri tutt’intorno e si agganciano alla torre. Vedo l’ombra di qualcuno vicino a me scendere e fuggire verso l’alto. La seguo.
Al centro della torre c’è il vuoto. Mi slancio verso l’alto e sono proiettato velocissimo di nuovo nel tempo.
Sono in un palazzo enorme, vastissimo. Procedo di stanza in stanza. Ho sempre l’impressione che qualcuno mi stia precedendo. Adesso riesco a percepire il rumore dei suoi passi.
Sbuco in una sala immensa, dal soffitto molto alto. Ci sono tante scale che si arrampicano alle pareti. Una luce viene dall’alto, e illumina degli oggetti posti su piedistallo. Uno di essi ha la teca di vetro aperta. Mi avvicino. C’è uno strano oggetto, sembra fatto di pietra, liquida, anche se è solido al tatto. Passo le mani nelle scanalature, e comincia a brillare, a scaldarsi. Si muove, pur restando fermo. La luce è abbagliante, e il calore insopportabile. Chiudo gli occhi e cado a terra.
Sono su una spiaggia. Accanto a me ci sono delle impronte. Le seguo. Nel frattempo guardo il mare. E’ un azzurro incredibile. Ad un certo punto curva e si unisce col cielo. Scorgo qualcuno che finisce di arrampicarsi su una scogliera. In cima c’è una costruzione bianca, che si innalza per parecchi metri. Vedo quella figura entrarci. Mi avvio di corsa verso la scogliera, ma è impossibile da scalare. L’angoscia cresce in me ogni secondo che passa. Prendo una lunga rincorsa e mi lancio su per la parete, senza neanche toccarla. Entro nella costruzione.
L’interno è in totale contrasto con fuori. Vi regna l’oscurità. Qua e là qualche spiraglio di luce illumina le scale. Salgo con un lieve timore. Si odono degli scricchiolii, che si fanno sempre più insistenti. Mi volto e vedo le scale crollare sotto i miei piedi. Allora comincio a correre verso l’alto. Raggiungo la cima dove scorgo entrare la figura misteriosa. Vengo abbagliato da un lampo di luce. Entro nell’ultima stanza.
E’ una piccola camera quadrata, con le pareti di vetro. Guardo il mare e vedo che sta arrivando un uragano. C’è uno strumento per l’osservazione. Lo punto verso la terraferma. Al limite del campo visivo scorgo una città di gemme e acqua, che sale verso l’alto perdendosi fra le nubi.
Un lampo di luce mi abbaglia. Sono in un canyon rosso. Avverto molte presenze ostili. Preso dal timore, salgo su una barca dallo scafo slanciato e dalla vela liquida. Immediatamente la terra trema violentemente, e il vento mi investe come un’onda solida, violentissima. La barca scivola via a una velocità pazzesca. Temo che da un momento all’altro possa fracassarsi. Sono così vicino alle pareti dell’angusto canyon che potrei toccarle con le mani. Vedo delle incisioni. Si estendono per chilometri, sembrano raccontare una lunga storia.
All’improvviso il canyon finisce, e mi ritrovo a precipitare in un vuoto abisso nero silenzioso. Dopo un po’ scorgo un punto di luce provenire dal fondo. Piano piano di fa sempre più grande. All’improvviso ingigantisce e mi inghiottisce.
Sono su un letto, di foglie. Mi sento osservato. Mi giro, ma non c’è nessuno. Sento qualcuno fuggire fra le foglie. Scendo dalla casa sull’albero e corro nel bosco, sotto alti alberi dalle foglie gialle. La terra è completamente ricoperta di foglie. Non si sente suono alcuno. Solo l’aria spirare fra i rami.
Il vento aumenta. Mi solleva, su, sopra gli alberi. Vedo la fine del bosco, e un immenso prato nel quale scorre un gran fiume. Seguo il corso del fiume, sospinto dal vento. E’ immenso, scorre lentissimo verso di me. In lontananza si scorge una nuvola di vapore dal quale sembra nascere.
Accelero, sempre più finché non guardo il cielo, e aldilà delle nuvole scorgo il palazzo di cristallo e nuvola, dal quale sembra sciogliersi una enorme cascata d’acqua che scende per chilometri fino a raccogliersi in un immenso lago, dal quale si dipartono diversi fiumi, come quello che ho seguito io.
Vedo una scintillante luce multicolore ascendere, con eleganti volute verso il palazzo, attraverso la cascata.
Mi libero del vento. Raggiungo il fondo della cascata, la superficie dell’acqua. Sto in piedi su di essa. Mi lascio pervadere dall’acqua che cade da secoli di distanza. Mi illumino di tutti i colori visibili e non, prendo lo slancio dal mondo e salgo alla torre.
Il rombo dell’acqua mi circonda da ogni parte, non si distingue nulla.
Piano piano di affievolisce, e mi ritrovo a volteggiare nei giardini d’arcobaleno. C’è anche l’altra, che fuggiva. Adesso che posso guardarla vedo che è la creatura vestita di luce e d’ombre. Mi sorride e mi lancia un richiamo che è la somma e sintesi di tutta la musica, uccelli e delizie per gli orecchi.
Ascendiamo alla torre centrale fra risate di luce. Entriamo nella stanza superiore. Cominciamo a far parte della stanza, della torre, l’uno dell’altro.
Il palazzo esplode verso il basso.
Dai suoi frammenti nascono le montagne, e l’onda sollevata dall’impatto col lago colma le distanze con un mare scintillante di mille luci diverse.
Seminiamo la vita, e continuiamo a cantare un unico canto eterno.