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Sulla Comunicazione pt.2
Il nostro vero organo di senso è il linguaggio.
Anzi; la percezione della realtà è linguaggio. I veicoli possono essere gli organi di senso, la parola, la musica, qualsiasi cosa, ma è ciò che li accomuna a fare la differenza. Il linguaggio. La facoltà di assegnare un significato, un contenuto. Qualcosa che veicola questo significato, come le parole.
L'uomo è fatto di parole.
Il mondo esterno, la realtà, è percepita tale in funzione del significato che l'individuo assegna loro. Il significato è interno all'individuo, soggettivo, e può calzare più o meno correttamente il significato intrinseco della realtà, che è oggettivo (e inconoscibile fino in fondo).
Di conseguenza l'individuo che vuole essere più pienamente cosciente di sé e di ciò che lo circonda deve usare parole sempre migliori. (Rimando al precedente post sulla comunicazione.) Deve possedere una risoluzione via via migliore, discernere dettagli e differenze sempre più piccole.
Deve iniziare parlando a sé stesso.
Interessante riflettere sul funzionamento dei sensi. Per esempio l'occhio. Si sa che persone nate cieche che improvvisamente inizino a vedere (non accenno solo ai miracoli, ma a particolari condizioni fisiologiche) in realtà non vedono proprio nulla: il cervello riceve le immagini ma non le capisce, non le riesce a interpretare. Non connette il mondo esteriore (la conformazione dello spazio geometrico davanti a sé) a quello interiore (presenza di sé in tale spazio, distanze, consistenza degli oggetti ecc…). Questa facoltà la apprende col tempo. Di nuovo è l'informazione contenuta nelle immagini a farci vedere e non l'emissione luminosa di per sé. Ecco il linguaggio: non esiste informazione senza codifica. Non esisterebbe codifica alcuna senza informazione, del resto.
Questo aprirebbe un ramo nel discorso principale, legato al mondo dei computer. Il codice che l'uomo ha prodotto facendo uso di queste macchine, il linguaggio che le anima, il fatto che siano “estensioni” umane. Magari ne parliamo un altra volta.
Tornando a noi: di qualsiasi sistema di comunicazione vogliamo parlare, e ne esistono di innumerevoli, si riconduce sempre tutto alla codifica.
Ora la prima osservazione: il sistema non è necessariamente finito. Ovvero proiettando l'uomo nell'eternità per la quale sarebbe progettato, i sistemi di codifica e comunicazione di cui può fare uso sono in primo luogo tantissimi ma soprattutto sono aperti a una tale mole di possibili evoluzioni, ampliamenti, cambiamenti, interrelazioni che viene mal di testa solo a pensarci. Quindi ciò che l'uomo è, ciò che l'uomo percepisce, è di fatto potenzialmente eterno. Per non menzionare il solito discorso: niente è mai esattamente uguale a sé stesso anche solo due volte di seguito.
Seconda osservazione, che per ora ci interessa di più: il sistema è attualmente imperfetto. La nostra imperfezione, come detto, corrompe i sistemi espressivi ma soprattutto quelli di decodifica, vanificando in buona parte la grandiosa funzione di esistenza dell'Io che è il linguaggio. Sempre ricordando l'altro post, dobbiamo cercare di affinare la nostra facoltà di comunicazione, sia di espressione che di decodifica. Le incomprensioni, o gli errori di trasmissioni dati, sono nocivi e hanno sui pensieri e sui rapporti lo stesso effetto che il disturbo elettromagnetico ha sulla trasmissione di dati audio o video, per fare un esempio. Le conseguenze quindi vanno a posizionarsi in una gamma di possibilità che spazia dal semplicemente “sgradevole” fino al “doloroso”. Per usare un termine tecnico, dobbiamo costantemente lavorare per avere il minor rapporto Segnale/Rumore possibile.
Dialogo. Dialogo, dialogo! Prima di tutto con sé stessi; non si può interagire in maniera efficace e piacevole con altri se prima non conosciamo i nostri stessi parametri “di funzionamento”, i nostri schemi di codifica/decodifica, le nostre caratteristiche, abilità e idiosincrasie, ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che possiamo donare. Dopodiché occorre procedere al dialogo col prossimo; non parlare e basta, ma cercare di esercitare la funzione per la quale esiste il linguaggio fra esseri senzienti, cioè lo scambio. Non abbiamo il dono della parola per esercitare una funzione analoga a quella di un canale fisso su spot pubblicitari ventiquattr'ore su ventiquattro.
Abbiamo la meravigliosa facoltà di interiorizzare parte dell'universo, parte della realtà sensibile (e anche parte di quella che non lo è, grazie alla nostra componente spirituale). Dopo questo, possiamo condividere il nostro quadro di ciò che conosciamo con altri; replicate questo procedimento in un insieme di persone per un dato periodo di tempo (che tende a infinito) e capite che in tal modo si ottiene una visione sempre più ricca e più accurata della realtà.
Inoltre si raggiunge un grado di felicità superiore, che deriva dal dare.
Sulla Comunicazione pt.1
Questo è palese esaminando i linguaggi della natura; la perfetta armonia delle leggi fisiche e come la loro vicendevole interazione infine produca in noi non soltanto un godimento intellettuale ma un coinvolgimento profondamente emotivo, come davanti al drappeggio dei petali di un fiore, un impressionistico tramonto o un misterioso e sconfinato cielo stellato.
