Visioni dal Nuovo Mondo – pt.2

In riferimento all’articolo della Torre di Guardia studiato la settimana 29 Ott. – 4 Nov., dal tema “Pace per mille anni e oltre“. Seguono commenti che non hanno potuto essere condivisi in adunanza (o che non sono stati approfonditi).

Case

Isaia 65:21 – Certamente edificheranno case e le occuperanno; e certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.

Michea 4:4 – Realmente sederanno, ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, e non ci sara nessuno che li faccia tremare.

Il diritto a vivere dignitosamente da qualche parte: questo sulla carta è riconosciuto anche dagli attuali governi umani. Ma la realtà è ben diversa. Non solo perché ci sono tante persone che una casa non ce l’hanno, o che l’hanno persa, o che potrebbero non averla mai: anche per chi ha una casa di proprietà (senza entrare nel merito del valore o della bellezza della stessa) tale diritto non è scontato. Ovvero = non ti regala niente nessuno, se proprio vuoi casa te la compri o te la costruisci o la erediti e poi devi mantenerla e poi ci sono i rischi naturali o sociali eccetera eccetera.

A partire dal Millennio avremo un posto dove stare (e anche bello) garantito, e anche se non esisterà la “proprietà privata” a nessuno verrà anche solo in mente di privare un’altra persona di tale diritto.

A questo aggiungiamo poi, come accennato in precedenza, l’immagine di vivere senza mura di cinta, senza siepi, senza serrature: è un modo di vivere e di pensare che non riusciamo neanche a immaginare a causa dell’intensità del condizionamento mentale che deriva dal vivere in questo sistema di cose.

Il soddisfacimento di questa necessità e di questo bisogno individuale su scala mondiale porterà a migliorare il territorio, non a degradarlo secondo l’attuale logica degli insediamenti umani.

I padroni di casa

Isaia 11:6-9 – E in effetti il lupo risiederà temporaneamente con l’agnello, e il leopardo stesso giacerà col capretto, e il vitello e il giovane leone fornito di criniera e l’animale ingrassato tutti insieme;+ e un semplice ragazzino li condurrà. E la vacca e l’orso stessi pasceranno; i loro piccoli giaceranno insieme. E perfino il leone mangerà la paglia proprio come il toro. E il lattante certamente giocherà sulla buca del cobra; e un bambino svezzato effettivamente metterà la sua propria mano sull’apertura per la luce di una serpe velenosa. Non faranno danno né causeranno rovina in tutto il mio monte santo; perché la terra sarà certamente piena della conoscenza di Geova come le acque coprono il medesimo mare.

Come illustrato ampiamente, verrà rimosso dagli animali il senso di terrore (e quindi la loro pericolosità) nei confronti dell’uomo instillato in loro da Geova dopo il Diluvio.

Consideriamo anche quest’altra scrittura:

Genesi 1:26 – Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e tengano sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e gli animali domestici e tutta la terra e ogni animale che si muove sopra la terra.

La gestione del regno animale era un compito affidato all’uomo. Non sorprende che alienandosi, allontanandosi da Dio, l’umanità si sia ritrovata straniera in casa propria. Coloro che dovevano amministrare sono divenuti i fuori legge. Da quel momento in poi, le ostilità. Pensiamo agli animali, ma anche all’ambiente naturale nel suo insieme. Gli ecosistemi. Il clima. Eccetera.

Quando sarà di nuovo in armonia col suo fattore e proprietario, allora l’uomo tornerà ad avere un rapporto sereno e pacifico con tutta la natura. E adempirà al compito che Dio gli aveva affidato: soggiogare la terra, riempirla, e tenere sottoposti gli animali. Tornerà dall’essere “straniero in casa propria” a padrone di casa (o economo).

Il “mistero” della resurrezione

L’articolo diceva che questa sarà una delle “cose che non si vedono” più meravigliose in assoluto. Siamo certi di questo.

La resurrezione di una vita è qualcosa che non ci spieghiamo. E’ al di là di umana comprensione, e forse rimarrà tale per sempre. Resuscitare qualcuno non comporta semplicemente ri-sintetizzare lo stesso DNA dopo averlo memorizzato e creare un corpo perfetto. Neanche se a questo aggiungiamo l’inserimento di tutti i ricordi e dei gusti e del carattere della persona al suo interno! Fare tutto questo equivarrebbe a creare una persona uguale a quella che ricordiamo, ma in definitiva non sarebbe la stessa! Sarebbe una raffinata forma di clonazione con l’aggiunta di un’intelligenza artificiale.

Ma Geova non farà questo. Che la resurrezione sia una realtà è garantito dal fatto che è stata compiuta (e ampiamente testimoniata) nientemeno che col Figlio di Dio in persona. E non una volta, e non da essere umano a essere umano. La cosa che ci riempie di meraviglia e di timore reverenziale è pensare al fatto che la persona di Gesù fu prima trasferita dalla vita celeste a un embrione umano (quindi una sigola cellula, fatta di “pochi” atomi) e poi, dopo la sua morte nella carne, fu ricreata di nuovo alla vita spirituale! Che grandezza di sapienza e di potenza!

Davvero è come se alla morte la persona non sparisse ma andasse nello stato da noi chiamato “memoria di Dio” (tomba commemorativa), una specie di copia di backup dell’io, quel grande mistero che è l’io – immagine di Dio – che molti hanno scambiato per “anima immortale”.

La fine del Millennio

Quando un computer è pieno di virus, e magari qualche componente si è anche rotto, si prende e si formatta tutto, ripristinando le condizioni iniziali, e si riparano o sostituiscono i pezzi che non funzionano.

Durante il millennio, ci sarà la ri-creazione: dopo la “formattazione” derivata dalla Grande Tribolazione e Armaghedon, Gesù e gli unti riporteranno la Terra a quello che era all’inizio, avremo così la “nuova terra” composta da una società di esseri umani perfetti che riconoscono la sovranità di Dio (espressa nel millennio tramite il Regno messianico; nuovi cieli).

Dopodiché, Gesù riconsegna il Regno al Padre: il suo dominio sarà stato un’interfaccia, una struttura mediatrice, che avrà portato l’umanità (e il pianeta in generale) alle condizioni richieste (quelle che avevano Adamo ed Eva all’inizio) per poter essere “figli di Dio”, condizione grazie alla quale “Dio sarà ogni cosa a tutti”: non solo tutta la materia/energia dell’universo ma ogni forma di vita a immagine di Dio sarà in diretto contatto e relazione con il Creatore, il “centro funzionale dell’universo”.

Non possiamo immaginarci quanto potrà essere bello. Ma continuiamo a “guardare” queste cose con l’occhio della mente, così che la speranza protegga le nostre facoltà mentali!

Lorem Ipsum

Da dove viene il testo riempitivo usato da grafici, designer, programmatori e tipografi come testo riempitivo in bozzetti e prove grafiche?
È un testo privo di senso (è la storpiatura di un testo in latino), composto da parole in lingua latina (spesso storpiate), riprese pseudocasualmente da uno scritto di Cicerone del 45 a.C.: il De finibus bonorum et malorum (“Sui confini del bene e del male”).

Di seguito è riportato il testo originale con, in grassetto, le parole estrapolate (talvolta fortemente storpiate):

« , unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium, totam rem aperiam eaque ipsa, quae ab illo inventore veritatis et quasi architecto beatae vitae dicta sunt, explicabo. Nemo enim ipsam voluptatem, quia voluptas sit, aspernatur aut odit aut fugit, sed quia consequuntur magni dolores eos, qui ratione voluptatem sequi nesciunt, neque porro quisquam est, qui dolorem ipsum, quia dolor sit, amet, consectetur, adipisci v’elit, sed quia non numquam eius modi tempora incidunt, ut labore et dolore magnam aliquam quaerat voluptatem. Ut enim ad minima veniam, quis nostrum exercitationem ullam corporis suscipit laboriosam, nisi ut aliquid ex ea commodi consequatur? Quis autem vel eum iure reprehenderit, qui in ea voluptate velit esse, quam nihil molestiae consequatur, vel illum, qui dolorem eum fugiat, quo voluptas nulla pariatur? [33] At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus, qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti, quos dolores et quas molestias excepturi sint, obcaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa, qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio, cumque nihil impedit, quo minus id, quod maxime placeat, facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet, ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat. »

Scynt – pt.6

Indice dei capitoli

“Prego, da questa parte!” esclama la guardia quando Khaleman si annuncia. A dire il vero inizialmente si è insospettita, vedendo arrivare un cavaliere solitario in quelle condizioni. Ma ora che ha sentito di chi si tratta, tutta la sua puntuale solerzia emerge.
“Ti stavamo aspettando, Khaleman di Rannai. Il reggente ha fatto preparare i tuoi alloggi” gli occhi e l’attenzione di Khaleman vagano un altro po’, immaginando seriche tende ondeggiare nella fresca brezza vicino a uno specchio d’acqua… un letto dove stendersi…
“Signore” lo interrompe la guardia prima che riesca a pensare anche a Shalaiin. “Prego, da questa parte”.
E’ il tramonto, e raggi molto bassi giungono frastagliati e rossi a scolpire le pareti di roccia di Merifet. Colpiscono la roccia e Khaleman dopo aver attraversato un’aria popolata dallo Scynt sollevato dal vento. Una giornata limpida è cosa rara, è cosa che non capita mai: il vento è incessante, su tutta Solariade.
Dopo aver attraversato l’area degli approdi dove si trovano gli alloggi dei pescatori e le locande per i carovanieri, giungono in prossimità dei cancelli. La guardia fa un gesto verso l’alto e manda un richiamo. Gli uomini del presidio si attivano: il meccanismo entra in azione, e dopo svariati rombi e scricchiolii metallici la cancellata inizia ad alzarsi. E’ un varco imponente; le sbarre metalliche intrecciate, spesse quanto un braccio, corrose da anni – secoli – di Scynt, escono dalla soffice sabbia luccicante. Rivoli di Scynt scendono dagli elementi verticali come tante cascatelle, riunendosi alla massa sottostante con placida morbidezza. L’antro è buio all’interno.
Gli uomini saltano su una bassa e larga imbarcazione, quasi una zattera di lusso. Un altro fischio della guardia, e un altro meccanismo scatta. Khaleman si ricorda appena in tempo di reggersi quando uno scossone accompagna lo schiocco della catena che, improvvisamente tesa da una mano misteriosa nelle profondità della roccia scura, emerge dallo Scynt vibrando come il corpo di un serpente meccanico infastidito dall’inattività e dalla sabbia che spesso lo opprime.
Ed è così che Khaleman entra a Merifet, inghiottito da umana mano, mentre la notte cala su Solariade, e lo Scynt comincia a reagire alla luce della luna.


“Ti stavo aspettando” dice Astalt, il reggente, quando portano Khaleman davanti a lui. “Il savio Knot mi ha avvisato del tuo arrivo.” lo scruta con curiosità: così è questo l’uomo che hanno scelto per la missione. Sembra giovane. Soprattutto il suo sguardo. Bene.
Khaleman accoglie la dichiarazione con un mezzo inchino. Ormai gli intrighi dei Savii non lo sorprendono più. Il tribolato viaggio in sella a Kirma lo ha reso molto più accondiscendente, pare.
“Sii il benvenuto nella mia Reggia, Merifet” declama Astalt. I funzionari della reggia si allontanano, lasciandoli soli. Astalt scende dal modesto trono rialzato di tre scalini dal resto della sala rivestita con elementi di pietra disposti e decorati a imitazione di pannellature di legno, con un effetto molto realistico. E’ una sala curiosamente elegante e modesta insieme. A Khaleman piace. Pensa sia lo stile giusto per un reggente.
“E’ un piacere e un onore per me giungere a fare visita a voi e alla vostra elegante dimora, specie per un motivo…” Astalt lo interrompe con un gesto. Gli mette una mano sulla spalla:
“Vieni, parliamo mentre camminiamo” lo conduce con sé lungo un corridoio. Lampade ardono alle pareti, in bacinelle metalliche circolari appese con catene bronzee alla luce delle fiamme; contrastano con le ritmiche finestre a ogiva che danno sull’esterno della Reggia. Il panorama è tipico della notte: la luce sopra, nella luna, nelle nubi, e lo scintillio dello Scynt, che si muove sotto il vento come una cosa viva, mutevole e irripetibile a ogni istante. Per il resto, sotto, il buio, cupo, di un abisso senza fondo.
Oltrepassano varie porte e sale. Astalt illustra i locali di quella parte della sua residenza. Infine, giungono dinanzi a un portone enorme, di pietra, massiccio, completamente lavorato in bassorilievo, con figure curvilinee, come serpenti che circondano una scena. Al centro, sui due battenti, divisi da una riga sottilissima, quasi invisibile, la scena di un giardino, di una foresta. Laghi, fiumi, alberi, e animali, persone. Le figure sembrano uscire fuori come sospinte dal desiderio dell’artista di riprodurre davvero la scena; i loro profili illuminati dalla luce ora azzurra che proviene da due luci diverse dalle altre, poste ai lati dell’ingresso, sembrano vibrare di una malinconica passione, come se la mano che gli aveva dato vita tanto tempo prima bramasse con tutta sé stessa essere parte di quella scena perduta.

“La leggenda del giardino” pensa Khaleman “I tempi della Caduta e Ascesa…”.

“Vieni” dice Astalt. E spalanca i due battenti come con un ordine segreto, magico. Khaleman rimane colpito dalla facilità con cui le sue mani spingono le due masse di roccia, aprendo il passaggio.

Meraviglia.

Khaleman è con Astalt il reggente di Merifet.

“Questo è il mio luogo più caro, il più protetto. Il mio piccolo giardino” dice il nobile al giovane stupefatto.

Un suono pervade l’aria, un frinire, un cicaleccio sommesso e diffuso, acuto, e gentile. Un odore, il profumo, va incontro a Khaleman, lo avvolge, lo conosce, si rende noto con garbo e fermezza. La luce entra dall’alto, sulla destra, obliqua giù verso la sinistra. Strali di luna, fasci di argento e blu striano dolcemente l’atmosfera di quello spazio impossibile. Rimbalzano sull’acqua – acqua! – e sulle foglie lucide – foglie…? – inquadrando come in poesia un albero, sì, un albero, l’essere vivente, vegetale, che affonda possenti radici in un rialzo di terra circondato di placida acqua blu notte. Protende i suoi rami verso la luce, riposando, in attesa che il sole giunga di nuovo a svegliarlo. La sua ombra è traforata e morbida, come una coperta fine distesa su quella che deve essere erba.

Astalt fa un lieve gesto e una luce azzurrina compare nella sua mano. Khaleman lo osserva stupito e infine lo segue. Il reggente procede verso l’albero. Passano su un ponticello di legno. Khaleman ormai ha oltrepassato il limite delle sorprese: nota appena che quello è il volume di legno, quel materiale rarissimo, più grande che abbia mai visto. Si siedono su una panchina di pietra, sotto i rami.

“Anche a Rannai avete un giardino, giusto? Ma in tutta la Terra non ve n’è un altro di paragonabile a questo! Qui vengono in visita Savii e studenti da tutta Solariade. Ovviamente in gruppi limitati e soltanto in alcuni giorni dell’anno. Il luogo è sacro e necessita di ansiosa protezione e cura da parte mia.”

Khaleman ripensa a quando Shalaiin era partita col sommo Joras per fare visita a questo posto si dice leggendario. Ed effettivamente è così, conclude nei suoi pensieri. Non aveva mai visto niente di vagamente simile. L’acqua, in superficie, e con essa la vita vegetale, era praticamente assente in tutta Solariade.

Astalt ha ripreso a parlare da un po’ quando Khaleman torna ad ascoltarlo. “…quindi non posso permettere che uomini empi, meschini, e gretti come Caturnio possano arrivare a minacciare un posto come questo.” Tace e guarda fisso il suo interlocutore.

Ready steady

Forse un motivo per cui sono quasi andato in stipsi psichica è stata la percezione da parte mia di parlare troppo e fare poco; erroneamente il subconscio deve aver suggerito che la relazione fosse biunivoca (e che quindi parlando meno avrei fatto di più) ma, ahimè, come ben sappiamo non funziona così.

“Più fatti, meno chiacchiere” in sostanza il messaggio di fondo, tuttavia deve essere sfuggito questo particolare: anche parlare è un fatto, o almeno lo diventa se si fa un discorso che abbia un’utilità (e quindi anche un pubblico). Inoltre ognuno ha i suoi doni…

Ergo

Non ho mai preteso di essere un “praticone” come ne conosco diversi (e i quali hanno un discreto successo); ma adesso ribadisco la mia presa di posizione nel non voler diventare qualcosa che non potrei comunque essere.

Sì, sono e sarò il solito noioso chiacchierone che dice cose non sempre facili da capire! (ma neanche da spiegare o dipanare nel marasma mentale generato dall’interazione dei componenti dello staff col mondo reale e interiore, sapete).

Sono sicuro che aumenteranno anche i vostri commenti, qui e sui social.

Soul-O-Matic colpisce ancora!

Si suppone che un qualcosa che si “evolva” tenda a migliorare e a non ricadere in precedenti stati aberranti (chi ricorda l’invenzione del purgatorio per la vendita di power-up alle anime dei defunti?). Eppure…

Germania: Altolà della Chiesa cattolica: niente sacramenti senza l’otto per mille

Chi non versa l’8 per mille alla Chiesa non è più cattolico e non puo’ avere accesso ai sacramenti, compreso il funerale religioso….

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