Scozia: giro turistico di 10 giorni – 450 €

Se volete passare le vostre vacanze ad Agosto al fresco, in giro per la Scotland a veder castelli e città e stupendi paesaggi, fate come noi (prezzi a testa):

si prenota un volo low-cost, tipo RyanAir, a Gennaio. Il prezzo è di circa 100-120 €;

si sfruttano le convenzioni con il nolo auto della Herz, circa60-70 €;

si prenota in ostelli (affidatevi a una guida) posizionati in posti strategici lungo il percorso (per 10 giorni il max ideale è 3), circa 30-45 €;

si attende il giorno della partenza.

Consiglio: viaggiare solo con marsupio e zaino per sveltire i tempi ma soprattutto per riuscire a infilare i bagagli di tutti e cinque nel portabagagli della macchina.

Francesco dice:

Una voce da ascoltare…
un consiglio da non seguire…
la mano che ferma il sasso…
il peso del dovere…
la paura nel fare del male…
l’orgoglio dell’opera…
la coscienza di avercela.

Il giusto e l’errato sono causa e conseguenza dello stesso pensiero, riflessione dell’agire:
La scelta è specchio tra realtà e desiderio.

Un rebus la vita…: declinazione del verbo amare.

Storia

Voleva raccontare una storia
una storia
ma per dire cosa
neanche lui sapeva cosa
non lo sapeva bene
e così bene o male iniziò a cantare
era un giorno freddo
anzi no era estate
si c’era il sole
il sole dentro
c’era il sole ed era felice,
felice come l’ultimo cristallo di ghiaccio che si scioglie al primo tepore
felice come un vagabondo
felice come l’ultimo degli elettroni dentro il cavo del suo basso
voleva raccontare una storia
perché era felice e si sentiva ispirato
ma non ne ebbe il tempo quel giorno.

Voleva raccontare una storia
non aveva ancora idea di cosa dire
ma qualcosa sarebbe venuta,
di certo,
non poteva sbagliarsi
nel fremere sulla consueta sensazione che precede l’ispirazione
era ancora felice
il suo sole stava tramontando ma ne sentiva ancora gli ultimi raggi
gli ultimi raggi
rossi a carezzarle il volto, bionda parentesi
su azzurro andante al grigio di un lago
di un mare d’amore
ma allora fu interrotto,
fu interrotto l’incanto, sull’orlo del sogno, un attimo prima della pulsazione più forte
e tutto svanì.

Voleva ancora raccontare una storia
gelo dentro, notte fuori, luci sfocate e acqua dalle gelide dita carezzante il mondo
mondo sterile senza forza, il sonno lo invadeva
ma dentro serbava ancora la sua storia,
la storia che voleva raccontare,
e non gli riusciva di dormire con quel sacchetto dentro l’anima,
quella debole spinta sotto il suo cuore che non se la sentiva di rinunciare
e allora un ultimo viaggio, l’ultimo, verso l’ignoto
labbra straniere rosse, socchiuse, proclamano arcani
motivi di risveglio
droga totale
precipita senza freni, non intende
non intendeva cadere, non intendeva fermarsi
dentro di lei, il cuore della notte,
e quello del giorno, sole abbacinante di oasi metropolitana vestito bianco e sfocatura da videomusic
scalza essenza di passione, linea di sole
va verso di lui,
lo scalda,
lo ustiona quasi, ma non sente dolore,
gioisce
riposa
un arco verso il cielo di tutta forza canto di liberazione gratitudine.

Il tempo di un proiettile

Il tempo di un proiettile è infinito.

Un istante ne vale mille, un milione, forse di più.

Lo sceriffo e il bandito si guardano, come immortalati da un fotografo passante per caso, angolazioni di raggi virati al seppia, rallenty automatico di vita.

Tutto è calma, tutto è fermo, neanche l’occhio di chi guarda si muove, il vento sussurra lunghi secondi nella sabbia davanti al saloon. Il barbiere impasta la sua schiuma dopo aver posato il rasoio, guarda non troppo sorpreso i due in strada, vagamente sfiorato dall’idea che un proiettile possa poco più che vagamente sfiorarlo mandandolo all’altro mondo.

Diavolo di mondo, pensa.

Man mano la vita rallenta ancora, fino a quasi fermarsi, è il turno delle mani. Due mani scattano all’unisono, guardali, sembra una sola persona allo specchio, lo stesso cappello che rischia di venire portato via da una folata di vento appena un po’ più insistente.

Una pausa, un break, in cui tutta la città ha appena il tempo di tirare uno spasmodico respiro, poi di nuovo fermi, le canne oscure foriere di morte dal loro ignoto fondo senza scopo.

Il sole si ferma. L’orologio rallenta i battiti, si adegua ai due cuori pulsanti allo stesso modo, non vuole distrarli, sa che è un momento importante – non sa bene perché, ma è nella natura degli orologi; lo sa, e basta.

Le due dita sostano per un tempo indeterminato e indeterminabile sui grilletti, accarezzando la patina di sudore che separa la vita dal metallo. La polvere danza intorno, lasciando la visuale chiara quanto basta, irritando gli occhi.

Il tempo di un proiettile è infinito.

Fosse stato un sasso, una foglia, un pezzo della trave del tetto della banca, una pozzanghera di fango, la stella dello sceriffo, il cavallo del bandito… Si sarebbe già stancato. Tutti quei secoli di silenziosa attesa li avrebbero sfibrati tutti, a uno a uno, finché solo polvere ne sarebbe rimasta, e forse il ricordo. Ma niente di più.

Ma non così un proiettile. Un proiettile può aspettare anche per tutto il tempo del mondo. Il tempo di un proiettile è infinito.

La mano dello sceriffo trema, increspando di piccole onde la quiete dell’attesa. L’occhio del bandito ha un tic nervoso. Le dita dei piedi negli stivali si muovono lentamente, ansiose di mettersi in moto e di decidere la vita di entrambi, e sia quel che sia.

Il barbiere mette via la ciotola col pennello. Chiude la porta, e si siede dietro il bancone. Speriamo che non fracassino la mia vetrina, pensa.

Non si capisce bene cosa, forse un capello cade allo sceriffo, o forse una goccia di sudore del bandito colpisce il terreno con un pizzico di impeto di troppo. Non si capisce bene, ma d’un tratto il tempo del proiettile finisce.

Il tempo di un proiettile è infinito.