Life Pattern

Ancora discorsi su quelle che non sono mie materie di specializzazione. Ma cerchiamo di farci guidare prima di tutto dalle Scritture, poi dalla Conoscenza in senso lato e infine dal buon senso.

Cosa ci rende noi stessi? Non cosa ci caratterizza, ma cos’è l’io? Quale protocollo, quale regola, in quale regione del creato risiede l’informazione che identifica un singolo individuo?

La riflessione nasce dai discorsi sulla risurrezione. In senso strettamente materiale, la resurrezione è impossibile. Molta letteratura e anche della cinematografia hanno affrontato l’argomento. Le premesse sono le seguenti:

– a renderci ciò che siamo sarebbero: la personalità, i ricordi, i gusti, il DNA. Se fosse soltanto questo, ipotizzando di avere la tecnologia giusta o che a effettuare l’operazione sia un'”entità superiore”, basterebbe clonare una persona, ovvero ottenere un corpo con lo stesso DNA, programmarlo come un computer con gli stessi ricordi e dargli le stesse inclinazioni e voilà… un individuo indistinguibile dall’originale. E non solo, sarà anche fermamente convinto di essere l’originale. (Blade Runner vi dice niente?)

Ma che non possa essere tutto qui è dimostrato dalle seguenti osservazioni: i gemelli omozigoti hanno lo stesso DNA ma sono due persone diverse; se perdo la memoria sarei sempre comunque “io”; se subisco un trauma e cambio personalità, idem; infine anche i gusti e le inclinazioni in linea di massima cambiano col tempo. E allora? Come facciamo a riporre fede nella risurrezione? A essere sicuri che chi sarà risuscitato sarà proprio la stessa persona e non un’altra uguale?

Finora ho trovato una sola e incontrovertibile garanzia che dimostra che la risurrezione è possibile (certo Dio è onnipotente… ma ricordiamoci di Ebrei 11:1). E questa garanzia è la vita di Gesù. Non soltanto la sua stessa risurrezione, ma cosa forse ancor più… mancano parole… meravigliosa, incomprensibile, insondabile, è il passaggio da immensa creatura spirituale a… embrione!

Un embrione è vero che ha un DNA, ma cos’altro ha? Per quanto sia vivo, non ha mente né cervello, né pensieri. Non ha linguaggio, non ha un corpo, è solo una cellula: DNA, membrana, eccetera…! Cosa c’è in comune, che collega una cellula e la più potente delle creature spirituali? Dov’era l’io di Gesù che è passato dall’uno all’altro stato, e che certamente era sempre lui?

Evidentemente, pur non esistendo un’anima immortale, deve esserci un qualcosa di invisibile che caratterizza ogni singolo individuo. Un protocollo di natura spirituale, appunto, che ci colloca sul piano dell’esistenza, a prescindere da quale stato o posizione assumiamo all’interno dello spazio-tempo materiale… o anche di quello spirituale, perché sia Gesù che gli unti passano dalla vita umana a quella celeste!

E ora vengo a spiegare il titolo. Nella Torre di Guardia del 15 Marzo del 2006 era riportato quanto segue:

“Geova Dio, che ha una memoria perfetta, non ha difficoltà a ricordare il modello di vita di quelli che sono morti. (Isaia 40:26) Avendo dato origine alla vita, Geova può facilmente riportare in vita la stessa persona in un nuovo corpo. (Salmo 36:9) “

Cos’è questo modello di vita? In realtà mi ha colpito l’espressione della lingua originale in cui è composto il testo da parte dello Schiavo: life pattern.

Cos’è un pattern, nella rivista in italiano tradotto come “modello”? Può essere tradotto, a seconda del contesto, anche con disegno, modello, schema, schema ricorrente, struttura ripetitiva.

Quindi la nostra “vita” (nel senso dell’io e non del vissuto storico) deve avere uno schema, una “firma” diversi per ognuno di noi; un qualcosa che viene generato una volta soltanto ed è attivo o si “accende” quando riceviamo l’energia da Geova (al concepimento o alla creazione o alla risurrezione). Possiamo immaginarcela graficamente, ma chissà che aspetto ha agli occhi del nostro saggio e amorevole Creatore!

Ed ecco come Egli può darci la vita quante volte vuole e in qualsiasi forma o corpo voglia, senza intaccare il nostro “io”!

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