Falqui

E’ capitato in passato di aver avuto persone che seguivano il mio blog (chissà se ogni tanto tornano ancora?) o che a un certo punto, magari poco dopo avermi conosciuto, si sono messe lì e hanno guardato un po’ tutto quello che avevo postato da quel momento indietro.

Per quanto faccia piacere essere in questo senso “noti”, non è questo il motivo per cui uno come me tiene un sito del genere, uno strumento, un luogo in cui raccogliere alcune delle proprie forme espressive, per fare delle riflessioni, o per condividere qualcosa di bello.

E’ troppo che non scrivo. Non su questo sito. In generale. In questo blog, l’ultimo post risale a luglio. L’ultima cosa significativa che vi ho scritto, risale a marzo. Per il resto, vuoto totale.

E non è bello, soprattutto non fa bene. Una stipsi psichica. Mamma mia che paura.

E’ possibile divenire tendenzialmente più riservati, meno inclini alla compartecipazione… Ma si rischia di disimparare l’espressione, di divenire ottusamente silenziosi, dei citrulli pensanti.

E, come ampiamente chiarito in precedenza, il citrullo illuminato non ha alcun valore; è meglio una mezza parola nuda e cruda che un intero discorso taciuto.

 

Polvere e ragnatele su un vecchio disco di vinile che porta incise le sinfonie di Beethoven

Un quadro, una scultura di un artista celeberrimo, all’interno di un caveau

Un semplice fiore secco in un libro che non viene mai aperto

Un sorriso che non illumina mai il tuo viso

Una canzone che non ti esce mai dalle labbra socchiuse, neanche quando fai la doccia

Un colore bellissimo, e fai solo disegni a matita

Un libro pieno di sapienza che nessuno legge

2 thoughts on “Falqui”

  1. Strano che la stessa persona che ti dà la casa virtuale è anche il primo a notare movimento virtuale…
    Guarda sul taciturno riservato no, non condivido, anzi era dalla vacanza in Germania che non ti vedevo un tasso di “bel sorriso” come negli ultimi giorni…

    P.S. non mi va di bucarti la pass, mi registri come BO per evitare di mettere ogni volta il capthcakac

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