Scynt – pt.5

Indice dei capitoli

Il maestro Sakoba si riscuote dal leggero torpore che abitualmente lo coglie dopo il pranzo. Qualcosa ha destato la sua attenzione. Non è il fischio del vapore che scappa via arzillo della caffettiera messa sul fuoco poco prima. Non è neanche il sommesso brontolio di alcuni composti che pigri peregrinano fra i suoi alambicchi… No è qualcos’altro. Forse un leggero, vago aroma nell’aria… non esattamente piacevole, ma molto significativo… O forse gli è sembrato di udire un rumore, proprio lì ai margini della sensibilità del suo udito.
Sposta il peso sulla sedia ricoperta di pelli.  Sbatte gli occhi. Si stira. Si passa una mano fra la lunga barba un po’ ingiallita all’estremità. A vederlo, non si direbbe il massimo della lucidità. Eppure il maestro ascolta sempre con attenzione. Anche quando è mezzo addormentato.
“Del resto, avrebbe dovuto già essere qui ieri o ier l’altro!” constata d’un tratto ad alta voce, osservando poi attraverso l’apertura nel muro del suo salottino la lunghezza dell’ombra che la tettoia getta sulle poche pietre che lo separano dalla distesa di Scynt in cui si trova. Sono circa le due del pomeriggio.
Molti lo hanno criticato per la scelta di andare a vivere su quell’isolotto sperduto. Da solo. Senza la protezione di una reggia. Esposto alle intemperie, ai predatori animali e umani.
Eppure lui aveva continuato, imperturbabile, nel suo modo di operare. Del resto, se sentiva il bisogno di un tale isolamento, avevano concluso gli altri Savii, un motivo doveva pur esserci. Su questo non ci piove, aveva risposto Sakoba. Gli piacciono questi modi di dire senza senso.
E poi a lui un’altra cosa che piace è lo Scynt. Questa passione alquanto incomprensibile lo ha reso sempre un po’ strano agli occhi del pubblico in genere. Lo Scynt può essere irritante, inopportuno, inevitabile. Forse necessario. Al massimo interessante. Ma bello?
Lui ci ha persino costruito la sua casa. Il materiale con cui ha costruito il suo tugurio infatti altro non è che un risultato dei suoi molti (e bislacchi, secondo i più) esperimenti. Di sicuro non c’è nessun altro che ne sappia più di lui, sulla natura intima dello Scynt.
Infatti a volte ci parla anche.
Come se quella sabbia potesse ascoltarlo, e rispondergli addirittura.
Alla fine decide di alzarsi. Si dirige verso l’ingresso, che si trova ad appena un metro sulla destra da lì. Apre la porta e la scorge. Una figura che avanza incerta fra le dune. Lentamente, irregolarmente, procede proprio verso di lui. Sembra una protuberanza polverosa in movimento fra la sabbia. Ma acquista dettagli man mano che si avvicina.
Ora si odono chiaramente degli sbuffi e altri suoni poco chiari provenire da quella cosa. Sakoba continua a osservare accarezzandosi la punta della barba, gli occhi socchiusi per il sole forte e alto.
Infine, dopo alcuni altri vistosi sforzi, la strana creatura giunge ai piedi dell’isola rocciosa, a pochi metri dal maestro. E si rivela essere un giovane uomo in sella alla sua cavalcatura.
“Credo che tu sia proprio Khaleman” lo saluta Sakoba. Il povero corriere caracolla a terra, spargendo Scynt dappertutto. Non c’è più un singolo angolo o orifizio del suo corpo in cui non si sia insinuata quella finissima, leggera sabbia, quasi un pulviscolo. Dorati ruscelli scendono dai capelli, dalle orecchie, sui vestiti, ricongiungedosi a terra e svolazzando qua e là soddisfatti.
Khaleman si rialza faticosamente in piedi, incespicando, grugnendo. Sakoba gli risparmia lo sforzo di parlare.
“Da questa parte, prego… Penso gradirai del caffè appena fatto” Khaleman grugnisce ancora. “Ma che idea balzana quella di fare un viaggio del genere in sella a una povera bestia come questa” indica Kirma, visibilmente sollevata ora che può crogiolarsi al sole a pancia all’aria senza più quel peso sulla schiena. Khaleman si guarda attorno allucinato. Quel vecchio deve essere sicuramente pazzo.
Vorrebbe piangere, ma è troppo disidratato.


“Da questa parte, Aik!” Arenoll bisbiglia con una certa imperiosità al suo piccolo amico. Stanno sgattaiolando fra i moli in piena notte. Nessuno sa che sono lì. E’ una fuga in piena regola. Aik è terrorizzato, ma non avrebbe saputo rifiutarsi. Fa sempre quello che gli dice Arenoll. E’ come una sorella maggiore per lui. E poi, in fondo in fondo, non c’è nessun altro che gli faccia altrettanta paura.
“Sciogliamo le cime. Non fare rumore!” gli intima quando arrivano alla barca di Arenoll. Voglio dire, tecnicamente la barca è del padre di Arenoll. Ma non è certo il caso di badare a queste sottigliezze in certe circostanze, pensa lei. E poi lui ha a disposizione l’altro triscafo, per la pesca.
I due salgono a bordo, il legno scricchiola sotto i piedi, distinto nel silenzio della notte. La barca ondeggia appena. Certo, per chiamarla barca ci vuole del coraggio. Diciamo che sono un paio di larghi pattini uniti da qualche tavola, con una vela e un timone. Ma per Arenoll basta avanza.
Infatti dopo pochi minuti sono già al largo, a una certa distanza dalla roccia della Fortezza. La luna dipinge d’argento le dune, e Arenoll si gode l’aria fredda e frizzante della notte. Protende quasi con bramosia il naso, alla ricerca di chissà quale pista, come se potesse sentirla nell’aria come certi animali. Il che, in un certo senso, è abbastanza vero.
Aik si tiene stretto alle cime. Il suo viso è un poco terreo con questa luce, pensa Arenoll, ma certo gli passerà presto.
“Olla…” lui la chiama così.
“Si Aik?”
“Dov’è che stiamo andando esattamente?”
“Uhm…” mormora Arenoll sogghignando e dondolandosi al timone. “Credo che dipenda dai punti di vista… In prima istanza direi che non ne ho idea; tuttavia è anche vero che stiamo ripercorrendo la rotta degli approvvigionatori che ho incontrato al porto. Comunque potremmo riassumere dicendo che stiamo andando a caccia di fantasmi”
Solo un gemito le risponde, perdendosi nel fruscio della sabbia.


Ora che ha ripreso una più accurata coscienza di sé e del mondo che lo circonda, Khaleman è tornato ad avere abbastanza presenza di spirito da chiedersi ancora una volta cosa ci faccia lì.
Il caffè è decente. Ma dove prende l’acqua il vecchio?
“Ti stai chiedendo dove mi rifornisca, non è vero?” interviene Sakoba nei suoi pensieri, indicando la caffettiera. Khaleman non può fare altro che annuire.
“Diciamo che essere dei Savii comporta pure qualche privilegio” sorride soddisfatto “La spola di approvvigionatori fa una deviazione solo per me” e indica con il pollice alle sue spalle. Khaleman immagina che il vecchio tenga un serbatoio nascosto da qualche parte.
“Ma veniamo a noi” prosegue il vecchio con fare affabile. “Dunque, cosa mi hai portato…?” afferra l’involto polveroso trasportato dal suo ospite e ne estrae la cassetta di legno, verde, intarsiato, lucido. Khaleman sgrana gli occhi: un oggetto di legno! Quel materiale è ciò che di più pregiato esista in tutta Solariade. Del resto le uniche piante sul pianeta crescono solo nei giardini dei reggenti più importanti. Gli oggetti ricavati da quelle forme di vita sono estremamente rari e hanno un valore al di fuori del mercato. Non è neanche concepibile l’idea di poterli comprare. Di solito si tratta di strumenti musicali o tecnici, oltre che di mobilio, e certo per lo più ad uso dei Savii.
Sakoba nel frattempo ha aperto la scatola con una piccola chiave dorata che tiene al collo. Ne estrare una scatolina più piccola e un messaggio sigillato.
“Oh bene, avevo proprio bisogno di questo infuso…” dice fra sé mettendo da parte il piccolo contenitore e accingendosi ad aprire la lettera. Notando l’espressione perprlessa ai limiti dell’esterrefatto di Khaleman, aggiunge: “Solo i licheni che crescono sulla rocca di Rannai, combinati con la migliore qualità di foglie da tè possono produrre l’aroma unico…” nel frattempo realizza che questo non è d’aiuto “…bah, lasciamo perdere…” scuote la mano “Leggiamo piuttosto qui” indossa degli occhiali dalle lenti strette e spesse. Khaleman osserva i suoi occhi andare ripetutamente da sinistra a destra mentre scorre il testo. Che è anche piuttosto lungo. Non riesce a decifrare niente dall’espressione del vecchio.
Dopo due o tre minuti Sakoba sospira, ripiega il foglio, se lo mette in tasca, osserva Khaleman e gli fa: “Cosa sai dei Giorni della Caduta e Ascesa?”
Preso alla sprovvista: “Beh… Sono i tempi antichi, l’Età dell’oro! Fu l’inizio della nostra civiltà”
“Certo, certo…”
Il maestro tace, e Khaleman si chiede il perché di quella domanda. Di quei tempi non si sa quasi nulla, e di certo se c’è qualcuno che ne sa più degli altri (come in ogni ambito) sono proprio i Savii. Quindi perché lo vengono a chiedere a lui?
“A Rannai c’è stato un furto” riprende dopo un po’ “E’ stato sottratto un oggetto di enorme valore dalla Biblioteca della Reggia.” Pausa. “C’è un sospettato, in effetti. E’ da un po’ che i Savii lo tengono d’occhio. E’ giunto il momento di scoprire cosa c’è sotto. Per non parlare del fatto che il furto di per sé è un atto gravissimo che richiede provvedimenti immediati.”
“Cosa è stato rubato?” Khaleman trova intollerabile che questo sia accaduto fra le mura della sua reggia.
“Non sei ancora reggente…” Sakoba lo scruta ancora.
“Cosa c’entra questo? Non vedo cosa…”
“Calma ragazzo… E’ anche per questo che sei stato scelto. Sappiamo benissimo che appartieni alla più alta e antica famiglia nobile di Rannai. Se c’è qualcuno che possa ambire di diritto al seggio, quello sei tu.”
Come al solito, i Savii la sapevano più lunga. Khaleman non potè fare altro che annuire.
“Tuttavia ambire a qualcosa solo perché si porta un nome non ti sembra un motivo valido, giusto?”
Annuire di nuovo.
“Ecco questo è già un punto a tuo vantaggio. Comunque, tornando all’argomento di interesse attuale: è stato rubato un antico manoscritto, risalente addirittura ai Giorni della Caduta e Ascesa.”
Khaleman è sbalordito “Esistono ancora manufatti così antichi?”
“Oh, decisamente si, e anche più antichi, giovanotto! Ma certo non sono cose da andare a sbandierare in giro per i porti! Vedi poi i risultati…”
“E cosa conteneva…”
“Oh, leggende…” gesto noncurante.
“Certo; nella Reggia c’è questo libro millenario talmente prezioso da indurre in qualcuno l’ardire di rubarlo, e tu mi dici che è un libro di favole!”
“Non ho detto favole, ma leggende. Ad ogni modo, dovresti sapere che in entrambe c’è sempre del vero, in una misura o in un’altra” lo fissa in maniera penetrante.
“Capisco che non stia a me discernere il contenuto di un tale manoscritto, tuttavia, se immagino bene, ora ci si aspetta da me di ritrovarlo. Sbaglio o queste non sono il genere di cose che fate voi Savii, di solito..? E come posso trovare qualcosa che non ho mai visto e conosciuto?”
“La tua sagacia non è inferiore alle aspettative. Ad ogni modo, il punto è proprio questo: sei stato scelto dall’assemblea dei Savii, dal Sommo stesso, per portare a termine questo incarico segreto. Recuperare il libro. E, non meno importante, smascherare le intenzioni di Caturnio di Perinna; in tutto questo frattempo, se dovessero risultare nocivi per le altre Regge o per Solariade tutta, dovrai anche impedirgli di portare a termine i suoi piani.”
Una luce brillava negli occhi di Khaleman.
“Vedo che l’idea ti va a genio. Ma vieni, riposati, prima di porre i tuoi innumerevoli quesiti.”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *