“La funzione della Carinnia Solaris nel suo habitat quindi non è solo quella di….” Shalaiin ha rinunciato quest’oggi a seguire il discorso del Savio Botanico nell’aula del dipartimento d’istruzione della Reggia di Rannai. Dall’alta finestra a sesto acuto dell’aula si gode di una vista mozzafiato. Il suole muore nell’orizzonte fosco dello Scynt, mentre stormi di uccelli volano al di sotto. La Reggia si innalza fiera, sulla cima della Fortezza di Rannai. Mille, duemila metri sul livello della sabbia, la sua punta più alta risplende degli ultimi raggi solari anche dopo che il sole è sparito da un pezzo. Innumerevoli scalini incisi nella roccia e nelle caverne salgono dalla fossa della fonte fino ai giardini privati del reggente, dove sono custoditi gelosamente i pochi alberi di tutta Solariade. Shalaiin studia la botanica. E sogna un mondo verde. Sogna e sa che è una fantasia che non può avverarsi. “Nemmeno se piovesse tutto l’inverno” le ha detto una volta il suo insegnante “nemmeno in quel caso il deserto produrrebbe più che qualche erbaccia. Credimi Shalaiin mia cara, lo studio della botanica è finalizzato all’abbellimento e al mantenimento delle proprietà dei reggenti. Dimentica le vecchie favole…” Ma lei ama tanto le sue piante. E le sue favole, come le chiama il suo maestro. Ama un po’ meno il reggente, per contro.
Si guarda intorno, sospirando. Gli altri studenti seguono per lo più la lezione, tranne un piccolo gruppo, seduto leggermente in disparte. Degli sciocchi, pensa Shalaiin; uno di loro la guarda mentre sussurra qualcosa al suo vicino. Scoppiano a ridere. Lei gira lo sguardo sdegnata.
E la sua mente va, suo malgrado, all’immagine di Khaleman.
Lui che ora è lontano. Che le ha detto di amarla. Mentre lei invece… Com’era diverso, Khaleman, da quei quattro sfaccendati!
“Non capisco perché… il perché di questo viaggio” Khaleman parla con la sua cavalcatura, mentre cerca di non cadere di sella, o di non sprofondare, o entrambe le cose. “Voglio dire” si corregge “non che abbia qualcosa contro di te Kirma, ma non sarebbe stato molto meglio viaggiare su una barca? Ti avrei riservato un trattamento di prima classe…” per tutta risposta Kirma gli spruzza due litri buoni di Scynt in faccia, dallo sfiatatoio dorsale.
“Grazie cara Kirma, come se di sabbia non ne avessi già abbastanza addosso…! Credo che fra un po’ mi verranno le branchie!”
In genere Khaleman non è così loquace. Il sole e la sabbia tuttavia, si sa, giocano brutti scherzi. Specie dal sesto giorno di viaggio in poi.
“Ah, ma mi sentirà, questo Sakoba! Maestro… o Savio… o quello che è! Non fa alcuna differenza per quanto mi riguarda!” inveisce. “Mi sentirà, mi sentirà eccome! E cosa ci sarà mai di tanto importante in questa cassa, vorrei proprio saperlo!” si riferisce all’involto che tiene sulla schiena. E’ piuttosto pesante, e la stoffa si è impregnata di sabbia e sudore. Non osa pensare allo stato della pelle delle spalle. Forse per associazione coi bagni privati della reggia e del giardino di Rannai, il suo pensiero torna a Shalaiin. Evidentemente pensarla per tutto il giorno non era ancora sufficiente. La sua immagine torna a tormentarlo/deliziarlo anche ora. L’associazione mentale prosegue, mentre lui le rivolge un silenzioso saluto, ricordandole che è come luce che scintilla attraverso le cadute d’acqua delle fontane del giardino privato del reggente. Inutile spiegare che sia il posto più bello di tutta Rannai. Forse di tutta Solariade.
“Ah, maledetto Knot! Questa me la pagherai!” inveisce ancora Khaleman, dopo un po’.
Knot è nella torre degli Schemi. Knot è nella Torre e pensa. Osserva i pezzi muoversi sullo spiazzo a riquadri, seguendo geometrie complicate. Luce obliqua filtra dalle strette finestre ora rese opache. Gli ricordano un vecchio gioco.
“Cosa osservi, giovane Knot?” domanda il Savio anziano, che gestisce la Torre, che è anche una delle protrusioni più elevate della Fortezza di Rannai. Nella parola giovane c’è una lieve inflessione che solo i due sanno cogliere, che esprime la natura del loro rapporto. Ad alcuni sembrerebbe sarcasmo. Ma i due savii sanno perfettamente che nonostante la giovane età Knot ha dimostrato una saggezza notevole.
“La danza, caro Joras… La guerra.” risponde in tono sommesso dopo qualche lungo istante polveroso.
“Sei acuto, tu” sentenzia il vecchio, continuando a fare cenno affermativo con la testa.
“Dico quello che vedo” ribadisce il giovane.
“Di nuovo: cosa vedi, giovane Knot?” riprende con più enfasi “gli schemi procedono immutati da che se ne abbia conoscenza. Come puoi dire che questo stia per cambiare?”
“Maestro, il cambiamento non è imminente. Esso è in atto mentre parliamo. Lo è da molti giorni, ormai.”
“Ah, tu e i tuoi enigmi! Osserva tu stesso!” esclama, indicando gli strumenti dell’osservatorio, le registrazioni e i diagrammi mistici del Grande. “Questi segreti ti sono stati rivelati forse da troppo poco tempo, e tu già vorresti mettere in dubbio le profonde verità che essi celano da sempre, per sempre?!” il vecchio si infervora, ora ha il fiato corto. L’osservazione degli Schemi è tutta la sua vita.
“Io non metto in dubbio nulla di ciò che è palesemente vero, mio caro Joras” risponde serenamente Knot “Ma io posso vedere proprio in questi tuoi Schemi, qui e ora, i semi e le radici del caos. Il caos che precede il cambiamento, come il prossimo germoglio che recherà nel futuro il frutto. Il frutto è proprio tale cambiamento”
“Sciocchezze…”
“Il cambiamento avverrà indipendentemente dalla nostra volontà o dalle nostre azioni. Tuttavia esso ci riguarda. La sua natura per forza di cose è ora oscura e celata dietro le evoluzioni della realtà, ma esso è innegabile. Osserva, qui, e qui” indica dei punti sulle carte meteorologiche.
“Non ho bisogno che tu mi insegni a leggere le mie carte, ragazzo…” Joras in realtà sta iniziando a sorridere.
“Vedi” riprende lui “Queste anomalie sembrano rientrare nelle variazioni cicliche del Grande e del campo magnetico del pianeta, ma analizzandole in dettaglio è chiaro che esse non hanno forse mai avuto un precedente in tutta la storia a noi nota.” Le immagini fluttuano in mezzo a loro, come sospese nello spazio. Non c’è da meravigliarsi che molti considerino i savii dei maghi a tutti gli effetti.
“E poi c’è questo” a un suo gesto, nei pressi delle anomalie compare un simbolo luminoso.
“Ti sei messo ad ascoltare le storie dei pescatori? Questo non me lo sarei mai aspettato da te, Knot” lo prende in giro il vecchio. Knot fa apparire anche una serie di tabelle.
“Vedi, Joras, tutto coincide.”
“Lo so, giovane Knot”
“Certo.”