Scynt – pt.1

Indice dei capitoli

In principio, era il sogno.

Inizia con un soffio, il morbido movimento dell’aria. Incerto, sinuoso, guadagna impeto e insorge, spazzando le distese. Senza volto, osserva tutto ciò che attraversa. Senza volto, sotto gli occhi di tutti, spesso ignorato, ma sempre presente. In ogni istante. La sua assenza è nonsense, la staticità è la sua antitesi. E’ flusso dinamico, una delle vesti che l’Energia sceglie per rendersi manifesta alle creature.

Esso mi solleva.

 

Il vento è incessante, in tutta Solarìade.

Non c’è mai un momento in cui la polvere non sia in procinto di entrarvi negli occhi. I soli istanti in cui regna una calma quasi assoluta, secondo alcuni innaturale, è poco prima di una tempesta.

In Solariade, una tempesta è un evento comune. Ed è anche un evento fuori dal comune. Davvero, se mai vi capiterà di passare del tempo in queste distese di sabbia e roccia, vi conviene non allontanarvi troppo dalla fortezza più vicina. Lo dico per il vostro bene, poi siete liberi di fare come preferite. Per quanto mi riguarda, non ci tengo minimamente a farmi trovare sulle dune durante una tempesta.

Il vento è incessante. E Arenoll, in questa specifica congiunzione di eventi, è felice. Nel vento, cavalca il vento.

Ride, ride di cuore mentre si tiene aggrappata alla vela del suo wind surf. Questo è il momento della giornata che preferisce, quando il vento la trascina su e giù per le dune di Scynt. Lo Scynt, la sabbia. Per buona parte della notte e per tutta la mattina è impegnata con la pesca; ma al tramonto è libera. Lascia l’arpione a casa, saluta il padre che cuce reti sul loro piccolo triscafo e fugge via. Sono poveri. Il loro è un piccolo villaggio alla base della Fortezza Po. Al tramonto la sua ombra si estende per miglia sul deserto, disegnando curiose immagini d’ombra nelle dune mobili come acqua. La polvere di cui sono costituite si alza al primo soffio di vento, e finisce per circondare la base della Fortezza come nebbia scintillante alla luce della luna.

Sul suo percorso Arenoll spesso incontra altre imbarcazioni. Lente chiatte di approvvigionatori, che solcano le sabbie come grassi ippopotami. Saluta con un grido e agita la mano in direzione dell’equipaggio. Alcuni di loro la riconoscono. Sorridono. Lei pensa che si è davvero fortunati a essere approvvigionatori. Loro possono bere quando vogliono. Anche se dicono che i carichi d’acqua sono iper controllati e che ogni ammanco viene punito severamente dalla gilda dell’Acqua, Arenoll pensa “io ci scommetto quello che volete che ogni tanto un goccetto ve lo fate… Lo so bene io, quando sei in deserto aperto e il sole picchia e il Grande non manda neanche una nuvola e il cervello sembra essere sul punto di fischiarti fuori dalle orecchie come da una vecchia teiera.” Istintivamente si gira verso sud, in direzione del Grande. Il Grande è un immenso vortice. Adesso si vede appena all’orizzonte, come una bassa linea scura. Dal vortice arrivano le tempeste.

Ma ora un’altra nave richiama la sua attenzione. O meglio, il rumore che essa produce. Riconoscerebbe quel fischio in mezzo a tutti i rumori della terra messi insieme. Una nave a motore. Rapidamente manovra in mono da avvicinarsi, e prende a rincorrerla e a giocare nella sua scia. Osserva affascinata gli sbocchi del motore da cui schizzano due getti incandescenti, a giudicare dall’aspetto. Quella forza propulsiva spinge la nave in avanti. Il complesso macchinario vibra e sputa scintille e fumo, ma sembra essere determinato a vedere almeno un’altra alba. Lo Scynt viene risucchiato dentro di lui, e poi chissà cosa mette in moto quella reazione pirotecnica. Arenoll osserva la sabbia sotto di se e nota come la nave lasci dietro di se una scia grigia, nerastra. Come se la sabbia fosse bruciata. Il che è strano, poiché lo Scynt non è combustibile. Al limite vi ottura i filtri della stufa, vi fiacca il fuoco cosi che la casa si riempie di fumo, ma esso stesso non brucia. Invece quella sabbia sembra proprio bruciata, carbonizzata, morta…

Arenoll si volta e vede la scia svanire pian piano in lontananza, inghiottita dalla sabbia intatta. I marinai le gridano di allontanarsi dai getti che è pericoloso. Lei li accontenta, ma non per timore. Non vuole che si preoccupino. D’altronde sembrano già abbastanza inquieti di loro. Ora che ci pensa, Arenoll decide che c’è davvero qualcosa che non va nel loro comportamento. Guarda che facce che hanno, pensa, sembra che abbiano visto la morte in faccia. Così decide di seguirli. Fra l’altro si sta facendo tardi e deve tornare a casa, quindi è meglio avviarsi verso il porto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *