“Prego, da questa parte!” esclama la guardia quando Khaleman si annuncia. A dire il vero inizialmente si è insospettita, vedendo arrivare un cavaliere solitario in quelle condizioni. Ma ora che ha sentito di chi si tratta, tutta la sua puntuale solerzia emerge.
“Ti stavamo aspettando, Khaleman di Rannai. Il reggente ha fatto preparare i tuoi alloggi” gli occhi e l’attenzione di Khaleman vagano un altro po’, immaginando seriche tende ondeggiare nella fresca brezza vicino a uno specchio d’acqua… un letto dove stendersi…
“Signore” lo interrompe la guardia prima che riesca a pensare anche a Shalaiin. “Prego, da questa parte”.
E’ il tramonto, e raggi molto bassi giungono frastagliati e rossi a scolpire le pareti di roccia di Merifet. Colpiscono la roccia e Khaleman dopo aver attraversato un’aria popolata dallo Scynt sollevato dal vento. Una giornata limpida è cosa rara, è cosa che non capita mai: il vento è incessante, su tutta Solariade.
Dopo aver attraversato l’area degli approdi dove si trovano gli alloggi dei pescatori e le locande per i carovanieri, giungono in prossimità dei cancelli. La guardia fa un gesto verso l’alto e manda un richiamo. Gli uomini del presidio si attivano: il meccanismo entra in azione, e dopo svariati rombi e scricchiolii metallici la cancellata inizia ad alzarsi. E’ un varco imponente; le sbarre metalliche intrecciate, spesse quanto un braccio, corrose da anni – secoli – di Scynt, escono dalla soffice sabbia luccicante. Rivoli di Scynt scendono dagli elementi verticali come tante cascatelle, riunendosi alla massa sottostante con placida morbidezza. L’antro è buio all’interno.
Gli uomini saltano su una bassa e larga imbarcazione, quasi una zattera di lusso. Un altro fischio della guardia, e un altro meccanismo scatta. Khaleman si ricorda appena in tempo di reggersi quando uno scossone accompagna lo schiocco della catena che, improvvisamente tesa da una mano misteriosa nelle profondità della roccia scura, emerge dallo Scynt vibrando come il corpo di un serpente meccanico infastidito dall’inattività e dalla sabbia che spesso lo opprime.
Ed è così che Khaleman entra a Merifet, inghiottito da umana mano, mentre la notte cala su Solariade, e lo Scynt comincia a reagire alla luce della luna.
“Ti stavo aspettando” dice Astalt, il reggente, quando portano Khaleman davanti a lui. “Il savio Knot mi ha avvisato del tuo arrivo.” lo scruta con curiosità: così è questo l’uomo che hanno scelto per la missione. Sembra giovane. Soprattutto il suo sguardo. Bene.
Khaleman accoglie la dichiarazione con un mezzo inchino. Ormai gli intrighi dei Savii non lo sorprendono più. Il tribolato viaggio in sella a Kirma lo ha reso molto più accondiscendente, pare.
“Sii il benvenuto nella mia Reggia, Merifet” declama Astalt. I funzionari della reggia si allontanano, lasciandoli soli. Astalt scende dal modesto trono rialzato di tre scalini dal resto della sala rivestita con elementi di pietra disposti e decorati a imitazione di pannellature di legno, con un effetto molto realistico. E’ una sala curiosamente elegante e modesta insieme. A Khaleman piace. Pensa sia lo stile giusto per un reggente.
“E’ un piacere e un onore per me giungere a fare visita a voi e alla vostra elegante dimora, specie per un motivo…” Astalt lo interrompe con un gesto. Gli mette una mano sulla spalla:
“Vieni, parliamo mentre camminiamo” lo conduce con sé lungo un corridoio. Lampade ardono alle pareti, in bacinelle metalliche circolari appese con catene bronzee alla luce delle fiamme; contrastano con le ritmiche finestre a ogiva che danno sull’esterno della Reggia. Il panorama è tipico della notte: la luce sopra, nella luna, nelle nubi, e lo scintillio dello Scynt, che si muove sotto il vento come una cosa viva, mutevole e irripetibile a ogni istante. Per il resto, sotto, il buio, cupo, di un abisso senza fondo.
Oltrepassano varie porte e sale. Astalt illustra i locali di quella parte della sua residenza. Infine, giungono dinanzi a un portone enorme, di pietra, massiccio, completamente lavorato in bassorilievo, con figure curvilinee, come serpenti che circondano una scena. Al centro, sui due battenti, divisi da una riga sottilissima, quasi invisibile, la scena di un giardino, di una foresta. Laghi, fiumi, alberi, e animali, persone. Le figure sembrano uscire fuori come sospinte dal desiderio dell’artista di riprodurre davvero la scena; i loro profili illuminati dalla luce ora azzurra che proviene da due luci diverse dalle altre, poste ai lati dell’ingresso, sembrano vibrare di una malinconica passione, come se la mano che gli aveva dato vita tanto tempo prima bramasse con tutta sé stessa essere parte di quella scena perduta.
“La leggenda del giardino” pensa Khaleman “I tempi della Caduta e Ascesa…”.
“Vieni” dice Astalt. E spalanca i due battenti come con un ordine segreto, magico. Khaleman rimane colpito dalla facilità con cui le sue mani spingono le due masse di roccia, aprendo il passaggio.
Meraviglia.
Khaleman è con Astalt il reggente di Merifet.
“Questo è il mio luogo più caro, il più protetto. Il mio piccolo giardino” dice il nobile al giovane stupefatto.
Un suono pervade l’aria, un frinire, un cicaleccio sommesso e diffuso, acuto, e gentile. Un odore, il profumo, va incontro a Khaleman, lo avvolge, lo conosce, si rende noto con garbo e fermezza. La luce entra dall’alto, sulla destra, obliqua giù verso la sinistra. Strali di luna, fasci di argento e blu striano dolcemente l’atmosfera di quello spazio impossibile. Rimbalzano sull’acqua – acqua! – e sulle foglie lucide – foglie…? – inquadrando come in poesia un albero, sì, un albero, l’essere vivente, vegetale, che affonda possenti radici in un rialzo di terra circondato di placida acqua blu notte. Protende i suoi rami verso la luce, riposando, in attesa che il sole giunga di nuovo a svegliarlo. La sua ombra è traforata e morbida, come una coperta fine distesa su quella che deve essere erba.
Astalt fa un lieve gesto e una luce azzurrina compare nella sua mano. Khaleman lo osserva stupito e infine lo segue. Il reggente procede verso l’albero. Passano su un ponticello di legno. Khaleman ormai ha oltrepassato il limite delle sorprese: nota appena che quello è il volume di legno, quel materiale rarissimo, più grande che abbia mai visto. Si siedono su una panchina di pietra, sotto i rami.
“Anche a Rannai avete un giardino, giusto? Ma in tutta la Terra non ve n’è un altro di paragonabile a questo! Qui vengono in visita Savii e studenti da tutta Solariade. Ovviamente in gruppi limitati e soltanto in alcuni giorni dell’anno. Il luogo è sacro e necessita di ansiosa protezione e cura da parte mia.”
Khaleman ripensa a quando Shalaiin era partita col sommo Joras per fare visita a questo posto si dice leggendario. Ed effettivamente è così, conclude nei suoi pensieri. Non aveva mai visto niente di vagamente simile. L’acqua, in superficie, e con essa la vita vegetale, era praticamente assente in tutta Solariade.
Astalt ha ripreso a parlare da un po’ quando Khaleman torna ad ascoltarlo. “…quindi non posso permettere che uomini empi, meschini, e gretti come Caturnio possano arrivare a minacciare un posto come questo.” Tace e guarda fisso il suo interlocutore.
Sono arrivato alla 2° riga sotto l’immagine, poi ho letto E’ e mi sono fermato…
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È
È
È
Sono disposto al massimo a premere un tasto in più per ogni lettera: esempio per fare la é basta premere è+shift; per fare € basta altgr+e; per fare la E con l’accento, visto che va tipograficamente da sempre bene l’apostrofo (che ricordo tipograficamente consente anche di andare a capo, mentre ortograficamente no) perché premere due-tre tasti al posto di uno (‘) ? Tu ottimizzi sempre il codice; la mia pigrizia può essere vista allo stesso modo.
Inoltre preferisco ottimizzare i contenuti!!
E smetti di condividere cose su “I Queen fanno cagare”…! Dicono troppe parolacce gli altri
Tratto dal tuo libro? Ma wattapad l’hai considerato?
Non tratto, è il libro in fase di scrittura. In effetti non conoscevo wattpad. Può darsi che quando finisco ci faccio un penserino..!